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Letture tassiane

Il Centro di studi tassiani, oltre a promuovere ricerche e studi sulla vita e le opere di Bernardo e Torquato Tasso, è sempre stato attento all’aspetto didattico, organizzando lezioni destinate alle scuole. Per il nuovo anno, la ripresa dell’attività didattica si rivolge soprattutto ai docenti, con un ciclo di conferenze che possano rientrare nell’offerta di aggiornamento, secondo le normative vigenti.
Organizzato a partire dal 14 novembre presso la Sala tassiana della Biblioteca, sede storica del Centro, con il patrocinio del Dipartimento di Lingue, letterature e culture straniere dell’Università di Bergamo, il ciclo di letture di canti della Gerusalemme liberata, e non solo, è indirizzato tuttavia anche a studenti e a tutti gli appassionati di Tasso che potranno così accostarsi ai testi del poeta con l’ausilio di relatori esperti.
Il primo appuntamento del 14 novembre, dalle 15.00 alle 17.00, è curato da Massimo Castellozzi (Università degli Studi di Bergamo – Centro studi tassiani) ed ha per titolo Filologia tassiana: manoscritti e stampe della Liberata.

Per informazioni e iscrizioni: info@centrodistuditassiani.it.
Scarica la locandina con il programma.

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I greci e gli altri

Venerdì 3 novembre, alle ore 18.00, prende avvio in Biblioteca il IX Ciclo di letture Voci dall’antico, proposto e curato dall’Associazione culturale K’epos, dal titolo I greci e gli altri. Cinque incontri tra novembre e dicembre che sviluppano il tema del confronto tra il mondo greco e le altre culture.
Il primo appuntamento ha per titolo Odisseo: la scoperta di sé attraverso l’incontro con l’altro, curato da Mauro Messi.

Ingresso libero. Scarica il programma completo.

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Torquato ed Ercole Tasso, la famiglia e il matrimonio

Bergamo – Biblioteca Civica Angelo Mai, Atrio scamozziano
Piazza Vecchia, Città Alta

22 settembre – 2 dicembre 2017

Presentazione venerdì 22 settembre, ore 18.00

 

Dell’ammogliarsi. Piacevole contesa fra i due moderni Tassi, Hercole, cioè, & Torquato, gentilhuomini bergamaschi

Ripercorrendo questa disputa ‘famigliare’, la Mostra Tassiana 2017 vuole offrire uno sguardo su Ercole Tasso, raffinato intellettuale nella Bergamo di fine Cinquecento e fiore all’occhiello delle edizioni di Comin Ventura, collocandolo nel vasto albero genealogico della famiglia Tasso.

Torquato ed Ercole Tasso, la famiglia e il matrimonio

«Molto magnifico signor parente, io prima intesi che avevate presa moglie, e poi vidi una vostra scrittura nella quale biasimate non solamente le donne, ma il maritarsi».

Così esordisce la lettera di Torquato Tasso in risposta al cugino bergamasco Ercole, il parente “filosofo” che si era sposato con Lelia Agosti e che, ciò malgrado, aveva composto il suo discorso anti-matrimoniale per inviarlo al poeta, rinchiuso nel carcere di Ferrara, nel settembre del 1585. La Mostra tassiana 2017 vuole dunque rendere omaggio sia alla figura di Ercole e al tema della famiglia in generale, frutto del matrimonio ed argomento della disputa fra i due cugini, sia alla famiglia Tasso in particolare, nota nel mondo tanto per aver fondato il moderno sistema postale, quanto per aver dato i natali al grande autore della Gerusalemme Liberata. Nello scenario culturale della Bergamo di fine Cinquecento, in cui fioriva l’impresa tipografica di Comin Ventura che si era ben presto guadagnato un ruolo primario nell’editoria italiana anche grazie alla stampa di alcuni libri tassiani, Ercole si distingue per la raffinatezza del suo gusto letterario, oltreché per la vastità dei propri interessi e della propria erudizione. Libro di indubbio pregio per le squisite incisioni che accompagnano il testo, è quello delle Poesie dedicate da Ercole a Virginia Bianchi; un’opera di complessa struttura cabalistica e vero e proprio monumento dell’“impresisitica”: l’arte di combinare armoniosamente immagini e motti a un pensiero o a un progetto di vita. Seguendo il filo delle “imprese”, la mostra illustra infine l’araldica dei Tasso, attraverso lo stemma della famiglia con il quale anche Torquato aveva fregiato molte delle sue lettere autografe, conservate, in parte, anche presso la Biblioteca Civica.

Ercole Tasso, 1540-1613

Più volte onorato di pubblici incarichi e ambascerie dalla città, letterato di vasta cultura, amico caro ai migliori del tempo suo, egli fu autore di non indegne poesie e prose, e fu chiamato «il filosofo», più che per opere di filosofia, per il suo temperamento riflessivo e pensoso, per cui doveva essergli singolarmente cara quella sua casa sulla strada di Seriate che porta ancora l’iscrizione VILLULA HERC. TASSI, PHIL. Ercole Tasso scrisse un Trattato della realtà et perfetione delle imprese (Bergamo, 1612), dedicato al cardinale Giustiniani, e ancora non privo di interesse per gli studi araldici; scrisse inoltre il Confortatore, ragionamenti a conforto di un morente, e finalmente Virginia, ovvero «Della dea dei nostri tempi per dimostrare al mondo che la molto illustre signora Virginia Bianchi sia dea et dea somma et non già donna, come falsamente è creduta». Basterebbe già il titolo di quest’opera per dimostrare come ormai, con Ercole Tasso, anche le lettere bergamasche fossero entrate nello spirito del Seicento: ma ad essa si aggiunge una sua curiosa declamazione contro il matrimonio, che provocò la cordiale polemica di Torquato, il quale invece difese l’istituzione: polemica pubblicata da Comino Ventura (1606) col titolo: Dell’ammogliarsi, piacevole contesa fra i due moderni Tassi, Hercole, cioè, e Torquato, Gentiluomini Bergamaschi. Quegli dando a vedere la infelicità de’ maritati; et Questi all’incontro che beati siano dimostrando. È però notevole che, nonostante la declamazione, Ercole Tasso sposò Lelia, figlia di Giovanni Battista Agosti: sicché essa non fu che una riprova di quel suo temperamento retorico, secondo lo spirito secentesco, per cui uno scrittore bergamasco, forse non a torto, credette di collocarlo fra quegli enciclopedici pieni di sussiego e di dottrina metafisica, de’ quali il Manzoni ci diede il tipo vivo e immortale in don Ferrante. Ercole Tasso morì il 6 agosto 1613.

Torquato Tasso, 1544-1595

L’11 marzo del 1544 nasceva in Sorrento l’immortale Torquato. Istruito nei primi rudimenti a Napoli, quindi col padre a Roma, fu poi mandato a Bergamo e qui ospitato nel palazzo di via Pignolo, dove ebbe specialmente consuetudine coi cugini Ercole ed Enea. Indi fu allo studio di Urbino e allo studio di Padova dove pubblicò il Rinaldo (1562). A Mantova fu preso d’affetto per Lucia Peperara; andò anche alla corte di Ferrara (1565) presso il cardinale Luigi d’Este; lo accompagnò in Francia (1570), poi tornò a Ferrara dove fu assunto fra i gentiluomini di Alfonso d’Este e dove, nel 1573, diede l’Aminta e, sullo scorcio del 1575, condusse a termine la Gerusalemme Liberata. Poco dopo cominciarono i suoi scrupoli religiosi e le preoccupazioni di rivedere il poema. Periodi di calma e momenti di eccitazione si susseguivano nel suo spirito; dopo vario pellegrinare a Mantova, a Padova, a Venezia, a Pesaro, a Torino, era nuovamente a Ferrara, inquieto e scontento. Alfonso allora, in parte sconoscente, in parte preso da timore per l’Inquisizione, rinchiudeva il poeta in Sant’Anna, siccome pazzo, e ve lo lasciava per ben sette anni. Fu dalla prigione di Sant’Anna che, dopo aver fatto ricorso ai Gonzaga e al cardinale Albani per avere la libertà, il Tasso si rivolse a Bergamo. Egli calcolava specialmente sul cavalier Grumelli, suo parente, su Gerolamo Benaglio e Marcantonio Spino oltre che sul padre Grillo e sul Licino. In realtà il poeta fu liberato (1586) per intercessione di Vincenzo Gonzaga, commosso e persuaso da quel vero amico di Tasso che fu Angelo Grillo. Quindi venne a Bergamo, bene accolto da tutti; nella villa di Zanica corresse il Torrismondo; tornò a Napoli per rivendicare la dote della madre; venne poi a Roma e, infermo, fu accolto nell’ospedale dei Bergamaschi (1590), quindi (1592) dal cardinale Cinzio Passeri o Personeni, illustre prelato di origine bergamasca, di famiglia nativa di Berbenno. Dopo un nuovo viaggio a Napoli tornò a Roma, vi finì il Mondo Creato e, nuovamente infermo, fu accolto nel monastero di Sant’Onofrio dove moriva il 21 aprile 1595.

La famiglia Tasso. La genealogia di Ercole e Torquato, gli stemmi famigliari

La famiglia Tasso, originaria dell’antico borgo brembano di Cornello, vanta una copiosa e ramificata genealogia. Nel corso dei secoli XIV e XV, alcuni rami della famiglia si trasferiscono in città; fra essi, quello di Pietro e di suo figlio Alessandro che si stabiliscono nella zona di Borgo Sant’Antonio, presso Borgo Palazzo. È da Pietro che discende il ramo principale dei Tasso di Bergamo al quale appartengono i due cugini Torquato ed Ercole. Torquato (1544-1595) è figlio di Bernardo, di Gabriele, di Giovanni, di Pietro; da Pietro discende anche Alessandro da cui Domenico, da cui Gabriele, da cui Giovanni Giacomo, padre di Ercole (1540-1613). La relazione fra i due rami familiari è costante e presenta frequentazioni comuni nell’ambito di attività e di interessi a Bergamo e a Roma. Ercole sposa nel 1583 Lelia Agosti dando origine al ramo di Sant’Agata che risiede in Bergamo nel palazzo di via Tassis, con villa di campagna alla Celadina (Bergamo). Dal figlio Enea ha origine il ramo di Pignolo-Zanica che, secondo la tradizione ospitò Torquato nel palazzo di borgo Pignolo. Altri rami della famiglia si stabiliscono in numerose città d’Italia e in altri paesi d’Europa dove avviano, in particolare ad opera di Francesco Tasso (1459?-1517), i moderni servizi postali. Ancor oggi a Regensburg, in Baviera, fiorisce la famiglia Thurn und Taxis, discendente da un fratello di Francesco. Lo stemma classico dei Tasso è costituito da uno scudo troncato da una linea orizzontale: nel 1° campo, in alto, figura un cornetto (solitamente d’oro in campo d’argento) e nel 2°, in basso, un tasso (d’argento o di nero in campo verde). Stemma doppiamente ‘parlante’ poiché allude sia a ‘Cornello’, luogo d’origine della famiglia, sia al ‘tasso’, da cui il nome comune del casato. Nel corso dei secoli e relativamente ai diversi rami italiani ed europei, lo stemma originario subisce molte varianti. Il ramo di Bergamo, forse sul finire del XV secolo e per rimarcare una certa prosperità, sostituisce il cornetto con due cornucopie intrecciate; dal XVII secolo aggiunge, per concessione imperiale, l’effigie di un’aquila. A Torquato Tasso sono attribuiti altri stemmi e, tra essi, quello classico del corno e del tasso risulta essere il più consueto. Tuttavia, un documento di questa Biblioteca testimonia che egli utilizzò anche lo stemma con due cornucopie del ramo bergamasco. In una lettera scritta da Bergamo il 19 agosto 1587 e diretta a Claudio Albani, a Milano, Torquato usa tale sigillo, nel quale la cornucopia è attorniata da una scritta in cui si può distinguere la parola ‘TASSVS’.

La disputa. Che bene sia di prender moglie

La lettera sul matrimonio viene scritta da Torquato Tasso nel settembre del 1585, dopo ben sei anni di prigionia. A causa del lungo periodo di reclusione le condizioni di salute del poeta, fisiche e mentali, sono precarie, e la richiesta di aiuto presso amici e parenti si fa sempre più pressante, com’è testimoniato proprio dalle lettere di quel periodo. Per questo è naturale pensare che la notizia del cugino bergamasco fosse per Torquato un’occasione più che propizia per ricercare la “benevolenza” dei due novelli sposi. È così che il poeta coglie finalmente lo spunto adatto per rispondere, con un intervento in favore delle donne e dunque del matrimonio, a quello scritto dai toni aspramente misogini che il cugino Ercole gli aveva già fatto pervenire probabilmente qualche mese prima. È questa l’origine della piacevole contesa fra i due moderni Tassi che sfocerà assai più tardi, nel 1593, nell’edizione congiunta dei due testi. Fin dall’epoca classica è frequentatissima la polemica contro le donne e la discussione sul tema del matrimonio ad essa correlata: un vero e proprio sottogenere dimostrativo sviluppato dai Greci, poi dai Romani che lo avevano riassunto nell’interrogativo: An uxor sit ducenda (se sia bene o meno prender moglie). Questo tema, che si prestava perfettamente come esercizio nelle scuole di retorica antica, durante il medioevo diventa un vero e proprio topos letterario e si consolida ancor di più come tale nel periodo dell’umanesimo. Anche Boccaccio e Petrarca infatti, rispettivamente nel Corbaccio e nell’epistola A Pandolfo Malatesta, lo affrontano rivestendolo di un significato filosofico. Nella prima metà del 1500 una ripresa autorevole della questione si deve a Sperone Speroni, legato all’università di Padova, nel suo dialogo Della dignità delle donne. È possibile che Tasso, nelle sua frequentazione giovanile dello studium padovano fosse stato testimone almeno della discussione nuovamente suscitata dal dialogo di Speroni e che quindi, molti anni più tardi, una volta ricevuto il discorso di Ercole Tasso l’argomento e il modo dell’argomentazione gli giungesse già famigliare.

La disputa. Contro l’ammogliarsi

Il discorso di Ercole si fondava su un ventaglio ampio di auctoritates, per lo più classiche, volte a dimostrare la malvagità delle donne e quanto fosse più conveniente per gli uomini non solo evitare il matrimonio, ma stare anche alla larga dal sesso femminile. La risposta di Torquato, che pure si avvale di molte citazioni erudite e dotte, è più sobria, a partire dalla dichiarazione iniziale di non voler entrare in competizione col cugino, né tanto meno demolire il suo discorso con una confutazione punto per punto. Il progetto è semmai quello di portare degli argomenti aggiuntivi che servano in qualche modo a integrare lo scritto di Ercole, facendo una sorta di «innesto amichevole». La volontà del Tasso prigioniero a Sant’Anna non è infatti certo quella di screditare lo scritto del parente, quanto piuttosto di farlo ricredere dalle proprie posizioni misogine, come del resto doveva essere già almeno in parte avvenuto per il fatto stesso che Ercole aveva preso moglie, e soprattutto di omaggiare i due novelli sposi con un pur tardivo regalo di nozze. La parte iniziale del testo tassiano è dunque tutta incentrata sulla difesa della donna, e si costruisce principalmente attraverso una ripresa puntuale del discorso del cugino, in particolare attraverso il riuso delle “fonti” da Ercole utilizzate, che Torquato sagacemente ripropone per evidenziare di volta in volta come uno stesso autore in opere diverse possa essersi espresso in maniera diversa, oppure come al peso di un’auctoritas se ne possano contrapporre molte altre. Tutta la prima parte del discorso di Torquato risulta dunque speculare alla struttura argomentativa di Ercole e sembra volta a dimostrare che la citazione colta non è di per sé sufficiente a sostenere in esclusiva il peso di un’argomentazione. Abbandonato poi il ricorso agli incalzanti riferimenti eruditi, la lettera di Torquato lascia il posto alla “dimostrazione” di una tesi specifica: quella cioè secondo cui non solo la donna non è un essere maligno, ma ha potenzialmente vizi e virtù connaturati, proprio come avviene nell’uomo: sta quindi ai singolo, indipendentemente dal sesso, saper esercitare al meglio le proprie potenzialità.

Le edizioni tassiane di Comin Ventura

Comin Ventura, stampatore di origini bresciane attivo a Bergamo tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII, ha un profilo di tutto rilievo nella storia dell’arte tipografica antica e la sua attività si distingue non solo per la ragguardevole quantità delle stampe, con 326 testi in volgare e 200 in latino, ma soprattutto per l’ampiezza tematica delle opere pubblicate. Accanto ai filoni più consolidati, Ventura procede in un sensibile ampliamento dell’offerta editoriale, esito tanto della sua personale effervescenza e di un suo estro sperimentatore, quanto di un significativo ampliamento della committenza: pubblica manuali scolastici e raccolte di lettere; testi medico-scientifici e resoconti storici; cronache d’attualità e saggi politici; raccolte di lettere dedicatorie ed epistolari. Nel catalogo di Comin Ventura, cultore delle humanae litterae e attento a mantenere legami con il territorio, con le istituzioni culturali laiche e conventuali, con gli autori e i maestri più noti del suo tempo, trovano spazio anche edizioni tassiane. Di Torquato Tasso pubblica esclusivamente le rime: Rime funerali in morte di Isotta Brembata Grumella (1587); Nuova scielta di rime (1592); Rime spirituali (1597 e 1605). L’edizione del 1592 è confezionata in 32° (un formato che non supera i dieci centimetri d’altezza) ed è stampata con caratteri minuscoli, i più piccoli che sia possibile leggere ad occhio nudo. Una scelta non bizzarra, questa, ma frutto della precisa volontà dell’editore di offrire al suo pubblico un’opera in formato assolutamente tascabile, che si presti alla lettura in ogni momento della giornata e in qualsiasi luogo la si voglia apprezzare. Le edizioni cominiane di Ercole Tasso, ‘filosofo’ – come egli stesso amava definirsi – e poeta, sono più numerose e varie e testimoniano la cultura di un autore già proteso verso lo spirito barocco e controriformistico del nuovo secolo. Dai torchi del Ventura escono un’Orazione in lode di Maria Soarda (1580); Esercizi e premi de’ confrati del Santiss. Crocifisso in Bergamo (1592); Poesie composte in giovanile età (1593); Dell’ammogliarsi. Piacevole contesa fra i due moderni Tassi (1593); La Virginia ovvero della dea de’ nostri tempi (1593); Il confortatore (1595); Della realtà, e perfezione delle Imprese (1612). Nel volumetto della Virginia, un nutrito corpus iconografico accompagna il testo: immagini, cornici, fregi floreali e architettonici, iniziali parlanti, ricorrono pagina dopo pagina a testimoniare come il tipografo-editore Comin Ventura riconoscesse l’importanza didascalica dell’iconografia. La marca tipografica che sceglie per la propria impresa ne è, del resto, il primo esempio: la dea Fortuna in mare, su un delfino, con vela al vento e sole; sullo sfondo, il motto ‘Bona fortuna’.

 

Mostra a cura di
Massimo Castellozzi, Centro di Studi Tassiani
Lorenza Maffioletti e Maria Elisabetta Manca, Biblioteca Civica Angelo Mai
Progetto grafico di Dario Carta
Si ringrazia Gabriele Medolago

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Disegni di Giacomo Quarenghi dalla Raccolta della Biblioteca Civica Angelo Mai

Bergamo – Biblioteca Civica Angelo Mai – Atrio scamozziano

2 marzo – 30 dicembre 2017
lunedì – venerdì: 8.45 – 17.30 | sabato: 8.45 – 13.00

La Biblioteca Civica Angelo Mai di Bergamo possiede la più grande collezione al mondo di opere di Giacomo Quarenghi (761 disegni), che costituisce il nucleo principale della più vasta raccolta di materiali riguardanti il grande architetto e disegnatore bergamasco, comprendente anche documenti, lettere, cimeli, ritratti, pubblicazioni e altro ancora. In occasione delle celebrazioni organizzate a livello internazionale per il secondo centenario della scomparsa dell’artista la Biblioteca presenta al pubblico una selezione di fogli di Quarenghi: dal 2 marzo, giorno anniversario della morte che segna l’avvio delle celebrazioni, sino alla fine dell’anno, ogni settimana viene esposto un disegno originale, accompagnato da una scheda (redatta da Piervaleriano Angelini, presidente di Osservatorio Quarenghi) che aiuta a comprendere meglio le caratteristiche delle sue architetture, della sua raffinata maniera grafica, del suo orizzonte estetico e della sua cultura. È possibile inoltre ‘sfogliare’ l’intera collezione dei disegni in formato digitale. Per chi fosse interessato è disponibile (al prezzo speciale di 10 €) il DVD che racchiude tutte le riproduzioni ad altissima definizione dei disegni, accompagnate da particolari risorse elettroniche che permettono di analizzarli in perfetta maniera, da accurati apparati informativi sulla storia e le caratteristiche della raccolta, e dal catalogo analitico dei fogli (il DVD non funziona con sistema operativo Windows 7 o superiore).

Tutte le iniziative dell’Anno quarenghiano sul sito dell’Associazione Osservatorio Quarenghi. Seguici anche su facebook.

Il disegno come diario dell’anima

Nella mente di un artista come Giacomo Quarenghi emozioni e sentimenti fluiscono prendendo forma anche attraverso lo strumento del disegno, della fantasia che diviene rappresentazione grafica la quale fissa e sublima i diversi stati d’animo, il dolore e le circostanze della vita. Il lutto, ma anche il ricordo di particolari momenti e situazioni della propria esistenza, sono espressi in questo gruppo di disegni che, come in una sorta di diario intimo, permettono di accostare più in profondità l’umanità dell’artista, e le sfumature della cultura della sua epoca.

38, 13-19 novembre 2017 – Valle Imagna. Il Santuario della Cornabusa, I-32

Il luogo qui raffigurato, la meta più cara alla religiosità popolare nella valle natia di Giacomo Quarenghi, appare nel disegno nella sua forma quasi primitiva, in tutta la sua diretta ed emozionante naturalità. Successive stratificazioni costruttive, e diverse superfetazioni, hanno per un verso sottolineato il valore di fede custodito dal Santuario, ma al contempo ne hanno sminuito la qualità primigenia e spontanea. Essa ci giunge in maniera più diretta attraverso questo disegno di Quarenghi, che appare testimonianza di un pellegrinaggio e, nella sua sinteticità che quasi lo vuole riconoscere come antico temenos cristianamente sacralizzato secondo la sua cultura, trasmette un sentimento di intensa partecipazione emotiva.

37, 6-12 novembre 2017 – La casa di Quarenghi e il Palazzo Inglese a Peterhof, M-28

Quello della fabbrica del Palazzo imperiale nel Parco inglese di Peterhof fu uno dei primissimi incarichi ricevuti dall’architetto all’arrivo in Russia (1780). Per le esigenze della sua permanenza in quella tenuta egli progettò anche gli edifici in legno a lui destinati, che vediamo al centro del foglio, successivamente trasferiti per l’umidità del luogo in altra parte del parco. Il soggetto della veduta ha un duplice rimando a Quarenghi, e pare quasi di avvertire il compiacimento dell’artista nel raffigurare la propria pur modesta abitazione estiva in quella tenuta in prossimità di una delle sue più insigni realizzazioni. Questa abitazione dovette comunque rimanere nel cuore dell’artista, che la raffigurò anche in altri disegni esistenti in varie raccolte, come ne sono conosciuti diversi della casa che si progettò e abitò a Tsarkoe Selo, e ciò rafforza il senso di diario personale avvertibile in questi suoi fogli.

36, 30 ottobre-5 novembre 2017 – Capriccio con urna e mausoleo, M-1

Il legame intellettuale, ma anche umano, con Caterina II fu grandissimo, e si può supporre che la morte nel 1796 dell’imperatrice, alla quale l’architetto doveva la propria fortuna, sia stato per lui un vero trauma anche emotivo. La scomparsa della zarina, che peraltro si era mostrata sensibile al lutto provocato nell’architetto dalla perdita della moglie nel 1793, non stupisce dunque che entri in scena in questo disegno, ove alla panoplia funeraria di eleganti bacili, urne e bruciaprofumi in primo piano sulla destra (bilanciati compositivamente sulla sinistra dal ricorrente gruppo arboreo) sia accostato sullo sfondo il richiamo a un mausoleo esemplato su quello di Cecilia Metella, sul quale una targa lo dichiara dedicato proprio a Caterina II. Nella composizione il rimando funerario è ribadito dal muro con cornice a meandro che divide il piano avanzato dallo sfondo, a rimarcare la definitiva separazione tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

34/35, 23-29 ottobre 2017 – Decorazione di una sala, F-8 A, B

Questi due disegni porgono diversi problemi nella loro interpretazione. Si tratta dello studio per decorazione a trompe l’oeil di una sala, e non solamente di composizioni di fantasia, come evidenziato dal profilo del soffitto e dall’indicazione precisa della sagoma della porta (in F-8 b) che si doveva aprire in una delle pareti. La principale contraddizione è contenuta nel foglio F-8 b, ove in basso a sinistra è annotato a matita «Projetée pour le Comte Sheremetoff», mentre nel disegno appare evidente il riferimento alla moglie dell’architetto, Maria Fortunata Mazzoleni, nell’iscrizione che sovrasta l’arco. Il conte Nikolaj P. Šeremetev, grande appassionato di teatro, legato da una profonda amicizia a Giacomo Quarenghi, sposò segretamente una serva della gleba che faceva parte della compagnia teatrale da lui organizzata, la quale morì assai precocemente nel 1803. Si potrebbe immaginare che nel comporre questa decorazione per il nobile amico russo, intrisa di una garbata intonazione elegiaca anche nel simbolismo delle figure che varcano una porta, Quarenghi abbia voluto sottolineare la condivisione del lutto dell’amico richiamando quello personale.

33, 16-22 ottobre 2017 – Fantasia architettonica commemorativa, K-1

Questo disegno di Giacomo Quarenghi è dedicato alla memoria della moglie Maria Fortunata Mazzoleni, morta di parto alla quattordicesima gravidanza il 2 settembre 1793. Il ricordo della persona amata si condensa nella dimensione elegiaca d’un monumento sepolcrale (è documentato che l’architetto conoscesse le poesie di Thomas Gray) recante l’iscrizione commemorativa, presso il quale sono un bacile e un bruciaprofumi riccamente ornati. Sullo sfondo, a separare lo spazio aperto dal bosco fitto di alti alberi, è un grandioso doppio colonnato circolare. Nella parte inferiore del foglio, in uno spazio neutro, è disegnata una targa che riecheggia l’espressione di Fedro «Dum nihil habemus maius, calamo ludimus». La particolarità di questa composizione potrebbe far pensare che sia ideata come studio per il frontespizio della raccolta di poesie in memoria della moglie che l’artista fece effettivamente stampare a Pietroburgo, ma nella quale invece appare la medaglia da lui fatta fondere per la consorte defunta, con la citazione oraziana «Non omnis moriar».

Gli anni romani

Dopo gli studi a Bergamo nelle scuole della Misericordia Maggiore, e l’avvio all’arte presso i pittori Giovanni Raggi e Paolo Bonomini, Giacomo Quarenghi si trasferisce a Roma nel 1761, entrando nello studio di Anton Raphael Mengs. Inizia così un percorso formativo piuttosto tortuoso: la scoperta della propria vocazione per l’architettura, senza però rinnegare la prima passione per la pittura, lo aiuterà a divenire disegnatore di indubbio valore e di sensibile fascino, tanto da essere ricordato, tra gli artisti del suo tempo, anche per queste doti.

1, 2-10 marzo 2017 – La casa natale di Giacomo Quarenghi, F-9

Per narrare attraverso una selezione di disegni originali l’avventura artistica ed esistenziale di Quarenghi è parso naturale iniziare dal principio. La scritta autografa in alto a destra dichiara in maniera inequivocabile il soggetto di questo disegno: La maison ou je suis né a Bergame. A essere raffigurato è l’edificio della contrada Capiatone di Rota d’Imagna, luogo d’origine della famiglia Quarenghi, ove Giacomo nacque il 20 (o il 21) settembre 1744. È da osservare che Giacomo Antonio Quarenghi, notaio e padre dell’architetto, già da anni si era trasferito a Bergamo, abitando con la moglie e il primogenito Francesco Maria in Contrada San Cassiano (oggi via Donizetti 21); la nascita di Giacomo avvenne a Capiatone poiché in settembre la famiglia vi si trovava in villeggiatura. Il disegno, probabilmente dei primi anni dell’Ottocento, rielabora sul filo della memoria il luogo natio, ingentilendo i caratteri rustici di quell’architettura della Valle Imagna e amplificandone gli spazi. Seguendo la chiave di lettura di un ricordo sentimentale si potrebbero identificare nella coppia di figure in primo piano i genitori dell’artista, e nei tre ragazzi sulla destra i tre fratelli Quarenghi: Francesco Maria, Giacomo e Leone.

2, 11-17 marzo 2017 – L’arco di Tito nel Foro romano, I-1

Questo disegno ci fa incontrare Quarenghi nell’ultimo periodo del soggiorno a Roma, intorno al 1777-1779, già in possesso di un linguaggio grafico sicuro e autonomo, attraverso il quale la declinazione dell’antico si unisce a una personale visione della luce di Roma nella quale viene privilegiata la chiarezza della vibrazione atmosferica. Questa veduta dell’Arco di Tito, uno dei soggetti privilegiati del vedutismo settecentesco a Roma, permette di cogliere anche l’autonomia intellettuale del giovane artista, che sceglie di raffigurare il monumento dall’interno del Foro, piuttosto che secondo la formula largamente prevalente che privilegiava la rappresentazione del fronte opposto.

3, 18-24 marzo 2017 – La Salara a Roma, I-22

L’immagine di questo luogo scomparso di Roma è stata a lungo identificata come l’antica Porta Salaria, mentre il soggetto è da riconoscere nei magazzini del sale della città, posti lungo il Tevere sotto il colle dell’Aventino (come suggerisce, oltre che l’annotazione autografa sul foglio, l’inconfondibile sagoma del campanile di Santa Maria in Cosmedin sullo sfondo). Il disegno, che non ha per soggetto alcun edificio monumentale antico o moderno, mette in luce una delle peculiari caratteristiche del vedutismo quarenghiano degli anni romani: l’attenzione antiretorica per angoli della vecchia città resi suggestivi principalmente da dati d’ambiente, dalla dimensione pittoresca delle costruzioni e dalle superfici dei muri e dei vecchi intonaci, sui quali il personale tratto grafico dell’artista si sofferma nella resa della materia e nel gioco delle ombre. Da questo disegno Giacomo Quarenghi trasse un’acquaforte, della quale l’unica copia nota è al Rijksmuseum di Amsterdam.

4, 25-31 marzo 2017 – Villa Medici, I-11

Con questa fluida immagine Quarenghi si inserisce in un filone iconografico particolarmente affollato. La visione di Villa Medici da Trinità dei Monti appartiene alla scelta galleria di topoi vedutistici di Roma almeno dalla fine del Seicento; si pensi ad esempio ai dipinti di Gaspar Van Wittel. Proprio confrontando il foglio del bergamasco con le immagini prodotte da questo artista, ma anche da altri che lo seguirono, si coglie meglio la specificità espressiva dell’interpretazione offerta da Quarenghi in questa veduta. Mentre in Van Wittel all’immagine della villa fa riscontro sulla sinistra il panorama di Piazza del Popolo, e la passeggiata di Trinità dei Monti è percorsa da gruppi di figure in scene di vita sociale, Quarenghi sceglie di stringere l’angolo di visione, isolando l’edificio cinquecentesco e l’area verde del Pincio che lo circonda. Ne scaturisce un diverso senso dell’immagine, un’atmosfera non più animata di vita e rumori della città, ma piuttosto pervasa da un silenzio sospeso, quasi di idillio campestre, accentuato dalla solitudine della figura seduta sul basso muretto sulla destra.

5, 1-7 aprile 2017 – Esterno del colonnato di San Pietro, I-13

Diversi disegni di Quarenghi del periodo trascorso a Roma (1761-1779) testimoniano, accanto all’attenzione per i monumenti antichi, uno specifico interesse per le grandi realizzazioni dell’epoca rinascimentale e barocca. Anche in questi fogli colpisce la capacità di autonomia nell’ideazione della composizione rispetto alle più ricorrenti formule stabilizzatesi all’interno del repertorio di immagini che venivano prodotte nel circuito legato ai viaggiatori del Grand Tour. Il giovane Quarenghi appare come un artista pienamente immerso in un percorso di ricerca di nuove formule, in una personale sperimentazione di soluzioni innovative sotto il profilo sia dell’organizzazione dell’immagine sia di quello espressivo. Nel caso di questo foglio è il grande colonnato berniniano a fare capolino, quasi come un pretesto e una curiosità, dall’enorme varco della finestra che, con la propria perentorietà, organizza in maniera inusuale sia lo spazio architettonico che quello dell’intera composizione. Il rigore lineare dell’immagine è movimentato e interrotto dinamicamente dalle due figure di Guardie svizzere in conversazione al centro, e dalla figura femminile che risale la rampa sulla sinistra.

6, 8-14 aprile 2017 – Il Vaticano e Monte Mario, I-5

La veduta è presa dalle pendici del Gianicolo, nei giardini di Villa Barberini, e mostra con non pedante accuratezza la grande massa architettonica della Basilica e del complesso dei Palazzi vaticani, mentre nello sfondo la rarefatta sagoma di Monte Mario si inserisce nei profili collinari circostanti. Nella composizione è la strutturante diagonale del muretto del giardino, bilanciato scenograficamente sulla sinistra dal pino marittimo (elemento vegetale tra i più amati da Quarenghi) a condurre lo sguardo verso il soggetto centrale. Anche in questo foglio il rigore della veduta è accompagnato da una calibrata vibrazione atmosferica, che stempera la perentorietà descrittiva dei dettagli fornendo al disegno l’emozione un poco trasognata di una visione a occhi socchiusi. Il repertorio della maniera grafica quarenghiana si riconosce compiutamente nelle varie parti del disegno: il fogliame arricciolato degli arbusti, il tratto a “serpentina schiacciata” a marcare effetti d’ombra e valori materici dei muri, la vibrante sinteticità del tratto nel costruire le masse architettoniche, e il sapiente controllo dell’intensità cromatica nella macchiatura a pennello che raccoglie la calda luminosità del cielo di Roma.

Architetto di corte a Pietroburgo

Dopo diciotto anni a Roma, ove era giunto per studiare pittura, e che lasciava da architetto colto e ormai formato, con al proprio attivo diversi progetti per la Gran Bretagna e la Svezia e, in Italia, il rinnovamento della chiesa di Santa Scolastica a Subiaco, Giacomo Quarenghi viene ingaggiato nell’estate del 1779 dall’Imperatrice Caterina II di Russia come Architetto di Corte. Si spalanca per lui, intriso dei semi dell’Antico e del Rinascimento, un campo di possibilità operative inimmaginabili nello stagnante clima economico del proprio Paese, che lo porteranno a concepire e realizzare negli oltre trent’anni trascorsi in Russia una quantità davvero straordinaria di opere e a divenire uno dei protagonisti dell’architettura neoclassica europea.

7, 17-21 aprile 2017 – Palazzo Inglese a Peterhof, A-10

Tra i primissimi incarichi che Quarenghi ricevette dall’imperatrice Caterina II al suo arrivo a Pietroburgo, vi è quello per il Palazzo imperiale nel Parco Inglese della tenuta suburbana di Peterhof, sul Golfo di Finlandia. I lavori per l’edificazione del Palazzo si protrassero per diverse stagioni e, anche dopo l’ultimazione dell’esterno, l’architetto si dedicò a ristudiare in più occasioni perfezionamenti degli interni. Il Palazzo Inglese, di marcato ascendente palladiano, fu uno degli edifici ai quali Quarenghi lavorò con maggiore dedizione. Questo suggestivo disegno presenta il fronte principale della costruzione insieme alla planimetria del parco paesaggistico, appunto “all’inglese”, nel quale era collocato, con il Grande Stagno e le vie che lo attraversavano, progettato dal britannico James Meaders. Il Palazzo Inglese fu completamente distrutto durante l’avanzata tedesca nella Seconda Guerra mondiale.

8, 24-30 aprile 2017 – Palazzo di Alessandro a Tsarkoe Selo, B-4

Intorno al 1792 Caterina II incaricò Quarenghi di concepire un grande palazzo per il prediletto nipote Alessandro (dal 1801 l’imperatore Alessandro I) nella parte nord-occidentale della tenuta suburbana di Tsarkoe Selo, ove risiedeva durante l’estate la famiglia imperiale. L’iter progettuale per questo palazzo fu complesso, ed è testimoniato dallo studio di numerose varianti planimetriche. Questo interessantissimo disegno è stato considerato sia come una di queste varianti progettuali, sia come testimonianza di quanto ideato, sempre su incarico di Caterina, per un secondo palazzo destinato al fratello minore di Alessandro, il Granduca Costantino. Ciò che qui preme mettere in evidenza, oltre alla qualità grafica che viene espressa da Quarenghi anche nei propri elaborati tecnici, che fanno trasparire le grandi doti di sensibilità e capacità del disegnatore, è la particolare modalità di composizione del disegno, che in un unico foglio riassume la pianta dell’edificio e gli aspetti salienti dei prospetti e delle sezioni, nelle quali le linee dell’architettura sono arricchite sino ai dettagli decorativi.

9, 2-7 maggio 2017 – Barriera dell’Ospedale Mariimskij a Pietroburgo, A-15

Il grande edificio assistenziale, realizzato tra il 1803 e il 1805 sulla grande Prospettiva Litejnyj di Pietroburgo come Ospedale per i poveri, fu concepito per celebrare il primo centenario della fondazione di San Pietroburgo. Esso è costituito da un lungo e disadorno corpo centrale marcato sull’asse principale da un portico timpanato con otto colonne di ordine gigante, affiancato da due corpi di fabbrica che racchiudono il cortile d’onore. Questo era separato dalla via dalla barriera raffigurata in questo disegno insieme alle edicole che delimitano i due accessi al cortile. Il foglio testimonia l’accurata ricerca progettuale che Quarenghi dedicava anche ai dettagli minori delle sue architetture, alla ricerca di calibrature e accordi espressivi estremamente raffinati. Il gruppo di figure che occupa il passaggio d’ingresso è delineato con particolare cura e costituisce una prova delle capacità di Quarenghi disegnatore. Le caratteristiche del personaggio sulla sinistra, che si intrattiene con tre individui elegantemente abbigliati, inducono a ipotizzare che possa essere una autoraffigurazione dello stesso artista.

10, 8-14 maggio 2017 – Palazzo Bežborodko per Mosca. Prospetto principale e sezione sull’ingresso, C-12

Il principe Aleksandr A. Bežborodko, importantissima figura della Corte imperiale, già dai primi anni Ottanta del Settecento si era rivolto a Quarenghi per la sistemazione della propria residenza pietroburghese, instaurando con l’architetto un rapporto duraturo e assai cordiale, proseguito con diversi altri importanti incarichi a lui affidati nel corso degli anni. Nel 1797 Bežborodko decise di fare edificare in Campo Voroncov a Mosca un grandioso palazzo, destinato ad accogliere le sue ricchissime raccolte, dichiarando che esso doveva «mostrare alla posterità che nel nostro secolo e nella nostra terra conoscevamo il buon gusto», e naturalmente l’incarico per il progetto fu affidato a Giacomo Quarenghi. I disegni dell’immenso edificio furono approntati velocemente, e ne venne avviata la realizzazione, che però fu presto interrotta dalla morte del committente. Questo disegno bene rende l’idea delle enormi proporzioni dell’edificio che l’architetto aveva concepito e del linguaggio magniloquente che, seguendo il desiderio di Bežborodko, aveva saputo infondervi.

11, 15-21 maggio 2017 – Palazzo Bežborodko per Mosca. Sezioni, C-14

Il principe Aleksandr A. Bežborodko, importantissima figura della Corte imperiale, già dai primi anni Ottanta del Settecento si era rivolto a Quarenghi per la sistemazione della propria residenza pietroburghese, instaurando con l’architetto un rapporto duraturo e assai cordiale, proseguito con diversi altri importanti incarichi a lui affidati nel corso degli anni. Nel 1797 Bežborodko decise di fare edificare in Campo Voroncov a Mosca un grandioso palazzo, destinato ad accogliere le sue ricchissime raccolte, dichiarando che esso doveva «mostrare alla posterità che nel nostro secolo e nella nostra terra conoscevamo il buon gusto», e naturalmente l’incarico per il progetto fu affidato a Giacomo Quarenghi. I disegni dell’immenso edificio furono approntati velocemente, e ne venne avviata la realizzazione, che però fu presto interrotta dalla morte del committente. Nella sezione in alto si noti l’attenzione posta dal disegnatore nella rappresentazione della grande biblioteca destinata ad accogliere la preziosa raccolta libraria del principe, e al piano superiore gli spazi per la ricchissima collezione d’arte.

12, 22-28 maggio 2017 – Palazzo Bežborodko per Mosca. Parte centrale del prospetto principale, C-15

Il principe Aleksandr A. Bežborodko, importantissima figura della Corte imperiale, già dai primi anni Ottanta del Settecento si era rivolto a Quarenghi per la sistemazione della propria residenza pietroburghese, instaurando con l’architetto un rapporto duraturo e assai cordiale, proseguito con diversi altri importanti incarichi a lui affidati nel coso degli anni. Nel 1797 Bežborodko decise di fare edificare in Campo Voroncov a Mosca un grandioso palazzo, destinato ad accogliere le sue ricchissime raccolte, dichiarando che esso doveva «mostrare alla posterità che nel nostro secolo e nella nostra terra conoscevamo il buon gusto», e naturalmente l’incarico per il progetto fu affidato a Giacomo Quarenghi. I disegni dell’immenso edificio furono approntati prontamente, e ne venne avviata la realizzazione, che però fu presto interrotta dalla morte del committente. Questo spettacolare disegno trasmette in modo diretto e con straordinaria efficacia la magnificenza del colossale edificio, e costituisce come un’epitome degli indirizzi formali e del linguaggio estetico di Giacomo Quarenghi.

13, 29 maggio-4 giugno 2017 – Teatro per Pietroburgo (?). Sezione, C-31

Nella lunga e straordinariamente intensa attività professionale Giacomo Quarenghi ebbe occasione di progettare praticamente ogni tipologia architettonica: palazzi pubblici e privati, di città e di campagna, edifici assistenziali, padiglioni per parchi, ponti, monumenti celebrativi e molto altro ancora. Di questa variegata produzione fanno parte anche i teatri, edifici di particolare importanze nel contesto della vita culturale e sociale del Settecento. I suoi progetti comprendono sia teatri pubblici che privati, cioè realizzati all’interno di prestigiosi palazzi per l’intrattenimento del proprietario e dei suoi ospiti. Per i teatri privati predilesse la struttura “all’antica”, cioè con cavea a gradoni, che aveva tratto dai teatri dell’antica Roma e dall’esempio palladiano del Teatro Olimpico di Vicenza, e aveva portato al massimo livello di eleganza nel Teatro dell’Ermitage per Caterina II. Questo raffinato disegno mostra un teatro pubblico a palchetti, nel quale la personale passione dell’architetto per il teatro e la musica traspare dalla compiaciuta disinvoltura con la quale egli inserisce i tocchi di verità costituiti dalle figurette che abitano l’architettura.

14, 5-11 giugno 2017 – Residenza di A. A. Bežborodko a Stol’noe. Sezione, C-37

Nella fantasia grafica e architettonica di Giacomo Quarenghi anche un disegno tecnico può divenire l’occasione per rendere palese a un pubblico non necessariamente esperto di architettura il funzionamento e la qualità del progetto, ed esplicitare anche il senso dello stile di vita per il quale l’edificio è concepito. In questo caso una grande villa di campagna mostra di comprendere tra le proprie caratteristiche tanto la magnificenza della grande sala con colonne, quanto il disimpegnato affaccio sul giardino, ove il disegnatore colloca significativamente un gruppo di personaggi in amena conversazione. Altri gruppi di figure sottolineano la versatile fruibilità dell’architettura: in compagnia sulla terrazza, o affacciantisi sul salone, indicano un approccio lieto e curioso a questa esperienza di elegante vita in campagna.

15, 12-18 giugno 2017 – Arco per l’incoronazione dell’Imperatore Paolo I a Mosca, C-33

Il grandioso progetto per questo Arco non mostra nella sua rappresentazione il proprio carattere effimero: esso apparteneva infatti a quel genere di realizzazioni provvisorie (in legno, tela e gesso) destinate a particolari occasioni celebrative. L’Arco, ideato in occasione dei festeggiamenti per l’incoronazione del nuovo imperatore, succeduto alla madre Caterina II nel 1796, ma destinato a un regno d’un solo lustro, diviene comunque per l’architetto occasione per elaborare personali idee su questa tipologia monumentale, alla quale negli anni a venire avrà occasione di attingere sia in Archi “per Napoleone” (a Bergamo nel 1810), sia “contro Napoleone” (a Pietroburgo nel 1814). Da notare in modo particolare in questo disegno, come in molti altri suoi fogli di presentazione dei progetti, il paesaggio italianizzante nel quale l’opera è collocata, ben diverso da quello nel quale avrebbe in realtà trovato realizzazione.

16, 19-25 giugno 2017 – Padiglione ovale. Prospetto, G-27

I padiglioni per parchi sono oggetto di particolare attenzione nell’architettura aristocratica del secondo Settecento, in quanto espressione di una concezione raffinata di vita che si correlava in Russia alla cultura di impronta occidentale sia attraverso i molti riferimenti alle architetture per parchi d’area britannica, sia mediante la suggestione quasi esotica pervasa di classicismo italiano e di recupero dell’Antichità. Quarenghi è sintesi di questi umori culturali, e la sua ispirazione palladiana, aggiornata sulle più recenti tendenze continentali, gli permette di calibrare perfettamente le diverse istanze, giungendo a produrre ideazioni di forte fascino ed equilibrio. Tale è il caso di questo disegno, nel quale il contesto paesaggistico di evidente rimando italiano amplifica i valori dell’architettura immergendoli in un’atmosfera mediterranea.

17, 26-30 giugno 2017 – Biblioteca, E-14

Non è stato ancora possibile identificare il palazzo per il quale Quarenghi ha progettato questa biblioteca, ma il fascino che promana da questo disegno bene si accorda con il luogo nel quale il foglio è conservato: la Biblioteca Civica di Bergamo. Il progetto rivela l’attualità dell’idea di biblioteca che aveva l’architetto, il quale era anche bibliofilo e possedeva una raccolta di libri davvero ricca ed importante. Egli concepisce in questo progetto il mobilio da inserire in un’architettura non coordinata al nuovo allestimento (è stato ipotizzato che fosse studiato per il Palazzo di Pavlovsk, ma le dimensioni dell’ambiente ne danno smentita), e proprio questo aspetto rafforza il senso pregnante della raccolta libraria, le cui esigenze finiscono per prevalere sul carattere del luogo che la ospita. L’orizzonte dell’Illuminismo maturo regola le scelte: due ordini di scaffalature, dalle linee semplici, regolari, funzionali, consentono il libero e facile accesso agli scaffali. Il gruppo di persone a colloquio indica, nello spirito del Lumi, la “casa dei libri” come luogo di incontro, di scambio, di vicendevole arricchimento culturale.

18, 3-7 luglio 2017 – Villa Stedingk a Elghammar (Svezia), B-3

Il conte Curt Stedingk, che combatté contro gli Inglesi per l’indipendenza degli Stati Uniti d’America, e fu poi ambasciatore di Svezia a San Pietroburgo per quasi vent’anni, domandò all’amico Quarenghi il progetto per una villa da erigere nei propri possedimenti in patria. L’architetto ebbe modo di riflettere sul progetto indicando diverse varianti, delle quali una è rispecchiata in questo foglio. Diversa è la soluzione che venne presentata da Giulio Quarenghi, figlio di Giacomo, nel pubblicare le opere paterne (Fabbriche e disegni di Giacomo Quarenghi, Milano 1821), scrivendo: «Il portico che s’innalza maestoso sopra il livello delle parti laterali della casa, sostenuto da sei colonne joniche ed ornato di elegante frontone e di statue, senza allontanarsi dallo stile caratteristico che campeggia in tutte le opere dell’autore, presenta con facile ardimento una di quelle palladiane invenzioni di cui s’incontrano così pochi esempi negli antichi e nei moderni edifici». Il disegno esposto è particolarmente interessante sia per le caratteristiche proprie di uno studio di progetto, sia per le annotazioni funzionali dei locali segnate sulla pianta, che aiutano a comprendere meglio la concatenazione delle funzioni nei diversi ambienti, e dunque le caratteristiche di vita che erano destinati ad ospitare.

19, 10-15 luglio 2017 – Palazzo per il principe Kurakin. Sezione, B-38 c

Aleksandr B. Kurakin fu un importante diplomatico russo, in amicizia con il Granduca Paolo, futuro imperatore Paolo I. Questo suo legame lo rese inviso a Caterina II, che lo allontanò dalla Russia ove poté rientrare solo alla sua scomparsa (1796). A Kurakin apparteneva il palazzo barocco sul Lungofiume degli Inglesi di Pietroburgo, che Quarenghi trasformò adeguandolo al nuovo gusto e che divenne sede del Collegio degli Affari Esteri. Il disegno che si presenta si riferisce però ad un ad un altro incarico affidato al bergamasco da Kurakin: il progetto di riattamento della propria dimora di campagna (che è documentato da due serie di disegni presso l’Accademia di Brera e le Gallerie dell’Accademia di Venezia). Questo foglio è estremamente indicativo del gusto architettonico di Giacomo Quarenghi, e rappresenta un lampante esempio della sua abilità grafica. Gli elementi decorativi felicemente schizzati a mano libera, le veloci figurette collocate nell’edificio, la vibrante modalità del tratteggio che occupa le aperture di porte e finestre sono caratteristiche che permettono di riconoscere con certezza l’autografia del disegno.

Decorazioni e interni nelle architetture di Giacomo Quarenghi

L’attività di Quarenghi si espande con frequenza dalla progettazione dell’edificio a quella degli apparati decorativi, sino a singoli dettagli dell’arredo. Lo studio delle architetture e degli ambienti, nella sua epoca, e in special modo nella sua personalità artistica, si prolunga senza soluzione di continuità a comprendere le decorazioni e gli allestimenti interni. Osservò nel 1823 l’architetto veneziano Antonio Diedo: «Nessun altro autore, ch’io sappia, si è meglio occupato, e con maggior cura e con più successo, anche della decorazione interna (…) essendosi dal suo multiforme ingegno pensato a ciò ch’è ufficio del quadraturista, del pittore e dello scultore, non altra parte rimane da lui intatta che quella già per sé esclusa dalla ristrettezza del foglio, cioè la parte dell’addobbo, serbata all’industria, e al gusto cangiante del paratore».

20, 17-21 luglio 2017 – Decorazione di una sala con vedute romane, E-10

Questa proposta di decorazione per la parete di una Sala è studiata nei minimi particolari anche nel collegamento al soffitto (che ricorda, con le figure negli angoli entro ghirlande, quella della Sala da Musica progettata in Campidoglio da Quarenghi per il Senatore di Roma Abbondio Rezzonico poco prima di partire per la Russia). Accanto agli eleganti partiti decorativi (candelabre, festoni, aquile) sono due grandi pannelli con soggetti romani a dominare l’effetto. Quello di sinistra è interamente dedicato a Piazza San Pietro, con una delle due fontane e una porzione del colonnato di Bernini, mentre quello di destra rappresenta un capriccio di monumenti antichi nei quali si riconoscono i riferimenti alle colonne Traiana e Antonina, al Colosseo e alla Piramide di Caio Cestio. L’abilità di Quarenghi disegnatore, e la sua cultura aggiornata circa la pittura della sua epoca, appaiono qui del tutto evidenti, producendo un effetto di grande suggestione. La somiglianza con un foglio conservato nel Museo dell’Ermitage di Pietroburgo, che si sa concepito per il Principe Bežborodko intorno al 1781, fa ritenere che anche questo disegno sia stato pensato per lo stesso committente, e la datazione prossima alla partenza dell’artista da Roma è avvalorata dalla scelta dei soggetti e dalla loro interpretazione.

21, 24-28 luglio 2017 – Decorazione di una sala per il principe Bežborodko a Pietroburgo, E-11 a

Gli apparati decorativi a candelabre e girali e l’inserimento di un grande pannello con un capriccio di architettura, risultano stilisticamente coerenti con quanto osservato nel disegno presentato la scorsa settimana, rafforzando l’ipotesi che anche quella decorazione sia stata concepita nel medesimo periodo per il Principe Aleksandr A. Bežborodko. Qui l’immagine dominante mostra un magnifico edificio cupolato con portico e timpano collocato su un terrazzamento d’un parco, preceduto da due colonne rostrate e da una passeggiata pensile su arcate. L’immagine è composta secondo la soluzione della prospettiva per angolo, di marcato ascendente scenografico. Una datazione al 1781 circa (epoca nella quale Quarenghi progettò il palazzo Pietroburghese di Bežborodko) ben si adatta al retaggio delle esperienze romane che permea il disegno nell’accentuata monumentalità e nei richiami a schemi già sperimentati da Giovan Battista Piranesi. L’impostazione del capriccio architettonico rimanda anche ad alcuni acquerelli e dipinti di Villa Madama realizzati da Hubert Robert, artista al quale Quarenghi fu particolarmente attento e che godette di grande fortuna in Russia. La scritta nella parte inferiore del foglio è autografa dell’architetto.

22, 31 luglio-4 agosto 2017 – Decorazione per la Galleria di palazzo Buturlin, E-8 a

Il destinatario di questo progetto di decorazione dovrebbe essere uno dei discendenti di Aleksandr B. Buturlin, nel primo Settecento generale in stretti rapporti con Pietro il Grande dal quale ricevette il titolo di conte. Si potrebbe trattare di Dmitrij P. Buturlin, appassionato bibliofilo che perdette una biblioteca di 40.000 volumi nell’incendio di Mosca del 1812, e ne ricompose una di 33.000 pezzi, tra libri e manoscritti, prima della morte (1830). Nel 1817 Dmitrij si era trasferito dalla Russia a Firenze. Non si hanno notizie di incarichi professionali a Quarenghi da parte di membri di questa famiglia, ma la scritta a matita in basso a sinistra del foglio, nonostante la non rara storpiatura della trascrizione del cognome, è inequivocabile indicazione del committente. In questa idea di decorazione l’architetto risolve la vasta parte centrale della parete con un trompe l’oeil d’una finta architettura che rappresenta una loggia con colonne affacciata su un paesaggio di richiamo italiano (così diverso da quello russo!). L’illusionistico sfondamento del piano della parete ha l’effetto di movimentare scenograficamente la galleria del palazzo proponendo un’apertura ariosa verso spazi esterni. Questo esempio mostra come le numerosissime fantasie di paesaggio dei capricci grafici di Quarenghi si possano anche interpretare quali ricerche figurative per bozzetti impiegabili in insiemi decorativi.

23, 7-11 agosto 2017 – Decorazione di parte del soffitto per la Sala di San Giorgio nel Palazzo Imperiale di Pietroburgo, E-2

Nei primi anni Novanta del Settecento Giacomo Quarenghi ricevette da Caterina II l’incarico di realizzare un nuovo vastissimo ambiente (800 mq) tra il Palazzo d’Inverno e il Piccolo Ermitage, che diventerà la Sala di San Giorgio, o Sala del Trono. L’enorme superficie del soffitto venne decorata dal pittore francese Gabriel-François Doyen, da poco giunto da Parigi, e dal decoratore italiano Antonio Della Giacoma. La composizione dell’intero soffitto, documentata in un disegno conservato nel Palazzo-museo di Gatcina presso Pietroburgo, presentava un grande campo centrale raffigurante un cielo percorso da figure allegoriche in volo, ai cui lati, con assi ruotati di 90 gradi, erano due riquadri minori, più allungati. Uno presentava un paesaggio bucolico, mentre quello qui raffigurato esibiva una fantasia di architetture monumentali con figure abbigliate all’antica. Il grande incendio del Palazzo d’Inverno del 1837 distrusse completamente questa decorazione.

24, 14-18 agosto 2017 – Decorazione di una sala per il principe Bežborodko a Pietroburgo, E-11 b

I disegni per il palazzo pietroburghese di Aleksandr A. Bežborodko bene si prestano a sondare il gusto di Quarenghi nella decorazione degli interni. Nel caso del foglio qui presentato appaiono chiaramente alcuni elementi caratteristici della sua maniera. Il primo decisivo aspetto da considerare è quello della gerarchica prevalenza degli elementi architettonici, alle cui partizioni si adegua il sistema decorativo. Da ciò discende una scansione ritmica ben precisata, e un effetto di equilibrio tra le parti dell’insieme. Questo disegno raffigura, nella sequenza porta-porzione con elementi decorativi-specchiera con consolle, solo la parte sinistra di una vasta parete che si può immaginare simmetricamente conclusa sul lato opposto, riservando probabilmente un episodio decorativo di primaria importanza (una grande veduta, o un capriccio di paesaggio) alla porzione centrale come nel caso del disegno E-11a già presentato. I campi tra il fregio a meandro e l’architrave sono occupati da tre pannelli con figure con quelle forme insieme eleganti e ridondanti che costituiscono quasi una cifra in questo genere di disegni di Quarenghi.

Giacomo Quarenghi pittore. Tra vedute di Russia e fantasie italiane

La prima formazione pittorica, avuta in gioventù, ma più probabilmente la mai abbandonata passione per quell’arte, aggiornata sugli indirizzi pittorici della propria epoca anche nella veste di acuto raccoglitore di opere d’arte e di esperto consigliere di collezionisti e di selezionatore di artisti da impiegare al servizio della Corte e dei magnati di Russia, ispirano la sua notevolissima produzione grafica non sempre direttamente legata all’attività progettuale. La maestria di Quarenghi in questo campo si somma a quella dell’architetto, rendendolo ancora di più una figura di primissimo spicco tra gli artisti della sua epoca. I registri della veduta di impronta illuministica, diretti e non retorici, si accompagnano nella sua produzione a fantasie di paesaggi e architetture nelle quali il ricordo del paesaggio italiano diviene paradigma di un mito che pervade la cultura d’Europa, e sembra caricarsi d’un sentimento privato di nostalgia.

25, 21-25 agosto 2017 – Veduta della chiesa di Gostilicy, F-12 a

Il trasferimento da Roma alla Russia nel 1780 dovette costituire per Quarenghi un cambio talmente radicale da sottoporre a dura prova non solo il fisico, ma anche la mente di un artista. Il suo rifiuto del barocco romano non gli ha impedito però di accostare le forme architettoniche che avevano dominato in Russia sotto Elisabetta I e che, in buona misura, egli era stato chiamato a sostituire con il nuovo linguaggio classicista. Diverse sue vedute sono dedicate proprio ad edifici della metà del XVIII secolo, che egli delinea con cura, come a tentare di penetrarne il carattere e le specificità che di certo dovettero colpirlo. In questo disegno è raffigurata la chiesa della Trinità a Gostilicy, villaggio nella regione di Pietroburgo a sud di Pavlovsk, eretta tra il 1755 e il 1764 nei possedimenti di Aleksej G. Razumovskij, favorito dell’imperatrice Elisabetta I, il quale vi aveva fatto erigere anche un palazzo poi rinnovato negli anni Ottanta dal fratello Kirill, e che appare in un altro disegno quarenghiano di questa raccolta (F-13 b). Per Kirill Razumovskij Quarenghi progettò un padiglione per parco contenente una replica della statua dell’Ercole Farnese (Album H-3, 4, 5).

26, 28 agosto-2 settembre 2017 – Tempietto provvisorio per una processione lungo la Neva, K-24

Giacomo Quarenghi fu evidentemente colpito dalla cerimonia della Benedizione dell’acqua, rito che a Pietroburgo aveva luogo il 6 gennaio lungo le sponde del grande fiume della capitale, davanti al Palazzo d’Inverno, in modo che la famiglia imperiale vi potesse comunque partecipare nonostante il rigido clima. L’immagine che restituisce l’evento ha la vibrante leggerezza di una visione nel suo organizzarsi in schemi semplificati, che fanno prevalere l’equilibrio riassuntivo e selettivo sulla profusione dei dettagli che pure, nella celebrazione di simile rito, non dovevano essere privi di fascino. La rotonda periptera con cupola posta su un alto podio, che costituisce il soggetto principale dell’immagine, è bilanciata sulla destra dalla struttura in granito delimitante la Neva. Il luogo ove è innalzato il tempietto è facilmente riconoscibile grazie alle architetture abbozzate sullo sfondo, che sono la cattedrale dei Santi Pietro e Paolo e la Fortezza, primo nucleo dell’insediamento fondato nel 1703 da Pietro il Grande.

27, 4-10 settembre 2017 – La Galleria Ionica a Tsarkoe Selo, F-10 c

L’architetto scozzese Charles Cameron, che aveva soggiornato a lungo a Roma, giunse in Russia su invito di Caterina II l’anno prima di Quarenghi, e realizzò importanti opere nella tenuta imperiale di Tsarkoe Selo (Giardino degli Zar in russo). Tra queste va annoverato, come una di quelle di maggior fortuna, il complesso con le Terme, il Padiglione d’Agata e la Galleria Ionica presso il Palazzo di Caterina. Si tratta di architetture di grande fantasia ed estrema, calibrata raffinatezza, che dovettero colpire non poco Quarenghi, anche per l’attualizzazione delle memorie dell’antichità, alle quali il bergamasco dedicò più di una veduta. In particolare la Galleria Ionica, che si nota in questo foglio, si può definire un unicum tipologico: si tratta di un lungo percorso pensile completamente aperto con vetrate sul parco e cinto da portici, realizzato per permettere all’imperatrice di passeggiare al chiuso durante la cattiva stagione e comunque al coperto in estate, sempre godendo del panorama della tenuta. Alla Galleria (ancora esistente e posta sopra le Terme) si accede attraverso il monumentale scalone che poi si apre in due rampe curvilinee convergenti, delimitato da alte mura sulle quali sono le repliche dell’Ercole e della Flora Farnese esistenti a Roma.

28, 11-17 settembre 2017 – Paesaggio con ponte ad arco acuto, F-5

Gli elementi che si trovano radunati in questo capriccio di paesaggio italianizzante con architetture ricorrono in numerosi fogli di Quarenghi presenti in varie raccolte: il ponte con accanto una torre, gli edifici del vicino villaggio, le alberature nelle quali la sagoma del pino marittimo spicca come elemento caratterizzante. Nel caso di questo foglio l’effetto d’insieme risulta particolarmente riuscito e la connotazione delle singole parti, grazie al formato più vasto che di consueto per simili soggetti, è suggestivamente dettagliata. Qui la fantasia pittorica e la maestria grafica dell’artista forniscono un saggio particolarmente convincente del suo modo di coordinare i richiami alle architetture di ispirazione rinascimentale con elementi più rustici, come nel caso del vivo accenno al portico su pilastri sotto il torrione o la locanda con insegna che marca l’inizio della via attraversante il villaggio sulla destra. Gli effetti di chiaroscuro e di luce, che via via vanno diradandosi nei piani lontani, trovano un efficace incremento cromatico nella raffigurazione dell’elegante tenda allestita presso il fiume in basso a sinistra, ove figure femminili, nella più caratteristica forma grafica quarenghiana, sono radunate come per la celebrazione di un rito conviviale.

29, 18-24 settembre 2017 – Fontana con sculture in un parco, L-7

Nella rigogliosa verzura di un parco, sicuramente italiano come evidenziano le sagome dei pini marittimi, tre figure femminili conversano all’ombra degli alberi presso la grande fontana con sfingi, concepita come raffinata simulazione di un risalto naturale dal quale scaturiscono cascate d’acqua e sul quale si erge simbolicamente la statua di una figura femminile assisa. Il muraglione balaustrato che taglia diagonalmente l’immagine, rafforzandone il senso di vastità, rappresenta un ulteriore rimando al gusto classicista di matrice italiana, amplificato nel rimando all’antico sullo sfondo dalla sagoma d’un edificio con cupola e dalla cuspide di un obelisco. Anche in questo foglio Quarenghi diluisce la concentrazione degli inchiostri sia nell’uso della penna sia in quello del pennello per delineare i piani lontani, modulando con sapienza di pittore o di scenografo il fluire della luce nella composizione.

30/31/32, 25 settembre – 15 ottobre 2017 – Invenzioni di paesaggio per pannelli decorativi, F-4, F-2, F-3


Questi disegni sono montati su un unico supporto, frutto della ricondizionatura degli anni Sessanta del Novecento, molto probabilmente seguendo lo schema con il quale erano disposti quando giunsero in Biblioteca. Essi rappresentano una significativa campionatura del repertorio impiegato da Quarenghi nelle proprie fantasie di paesaggi e architetture e mostrano quegli elementi figurativi che, via via diversamente assemblati, connotano simili composizioni nelle quali appare evidente l’identificazione del paesaggio ideale con il paesaggio italiano. Diversi disegni di architettura di Quarenghi mostrano sezioni con gallerie di quadri, o sequenze di pannelli decorativi, nelle quali è facile riconoscere i motivi caratteristici di queste sue composizioni. Si può dunque ipotizzare un rapporto organico tra queste invenzioni di paesaggio e un loro eventuale impiego all’interno della ricerca artistica e alla proposta espressiva dell’architetto. È da segnalare come in questo insieme di fogli quello in basso al centro si distingua stilisticamente dagli altri per la rapidità del tocco grafico. Questo fatto indica che non si è in presenza di insiemi decorativi organici ma, alla luce di quanto osservato più sopra, del formarsi di proposte che scaturiscono da un parallelo percorso di ricerca.

 

Mostra e testi a cura di
Piervaleriano Angelini
con la collaborazione di
Luca Guaschetti, Maria Elisabetta Manca

Un progetto di
Comune di Bergamo
Giorgio Gori, Sindaco
Nadia Ghisalberti, Assessore alla Cultura
Massimo Chizzolini, Dirigente Area Servizi ai Cittadini
Biblioteca Civica Angelo Mai
Maria Elisabetta Manca, Responsabile
Osservatorio Quarenghi
Piervaleriano Angelini, Presidente

Progetto grafico: Dario Carta

Si ringraziano
Studio Datei Nani, Rita Patelli,
Associazione Amici della Biblioteca Angelo Mai

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Il progetto di valorizzazione della storia letteraria bergamasca nelle lettere di Giuseppe Alessandro Furietti a Pietro Calepio (1715-1760)

Venerdì 20 ottobre 2017, alle ore 17.30, nella Sala del Cancelliere, Enrico Zucchi presenta i risultati della ricerca storica condotta quale vincitore della ‘Borsa di studio Luigi e Sandro Angelini’, edizione 2015-2016, bandita dall’Associazione Amici della Biblioteca e sostenuta dagli Eredi di Sandro Angelini.
La ricerca, dal titolo Il progetto di valorizzazione della storia letteraria bergamasca nelle lettere di Giuseppe Alessandro Furietti a Pietro Calepio (1715-1760), ha riguardato il carteggio fra i due più illustri intellettuali bergamaschi del Settecento, costituito da quasi cento lettere conservate in Biblioteca, ed ha offerto importanti e inediti ragguagli sulla vita dei due autori.
Ingresso libero.

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Giornate Europee del Patrimonio 2017

Sabato 23 settembre la Biblioteca Mai partecipa alle Giornate Europee del Patrimonio, manifestazione promossa dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione europea, cui aderisce il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo italiano.
Coordinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo, l’iniziativa Un patrimonio in comune. Tra cultura e natura coinvolge molti istituti culturali della città.

La natura rappresentata. Manoscritti e libri a stampa dalle collezioni della Biblioteca Civica Mai.
In Salone Furietti e in Sala Tassiana, dalle 15 alle 18, sono esposti preziosi codici e libri a stampa antichi e moderni con raffigurazioni realistiche o simboliche, realizzate con varie tecniche artistiche, del paesaggio e dell’ambiente naturale. Un ricco corredo di didascalie bibliograche e argomentative accompagna le immagini.  I volontari dell’Associazione Amici e il personale della Biblioteca saranno presenti nelle sale per illustrare i documenti ai visitatori.

Ingresso libero.

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Giornata tassiana 2017

Venerdì 22 settembre, dalle ore 17.00, si svolge in Biblioteca la tradizionale Giornata tassiana, organizzata dal Centro Studi tassiani di Bergamo. All’indirizzo di saluto della Direttrice della Biblioteca, Maria Elisabetta Manca e all’introduzione del Presidente del Centro, Luca Bani, segue l’incontro con Mariateresa Girardi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dal titolo La «Gerusalemme» tassiana e le cronache della prima crociata. Alle 17.45 proclamazione e assegnazione del Premio Tasso 2017 a Mauro Ramazzotti di Casalmorano (Cremona), vincitore con il saggio Un ‘nuovo’ autografo di Bernardo Tasso: l’epitalamio per le nozze di Federico II Gonzaga e Margherita Paleologo. In conclusione, alle ore 18.00, presentazione della mostra Torquato ed Ercole Tasso, la famiglia e il matrimonio, allestita nell’Atrio scamozziano in occasione della Giornata, per cura di Massimo Castellozzi (Centro Studi tassiani) e Lorenza Maffioletti (Biblioteca). Ingresso libero.

Programma completo della Gornata.

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Millegradini 2017

Domenica 17 settembre, per ospitare il passaggio della settima edizioe della Millegradini, l’Atrio scamozziano della Biblioteca resta aperto al pubblico dalle 9.00 alle 17.00.
Nell’occasione, l’Associazione Amici della Biblioteca, con il sostegno della Commissione culturale e la collaborazione dei Volontari, promuove una raccolta fondi: ai donatori verranno consegnati libri doppi ed edizioni della Biblioteca. Ingresso libero.

 

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Gli architetti Adamini a San Pietroburgo. Presentazione libro

Venerdì 15 settembre, alle ore 17.30, in Sala tassiana, nell’ambito delle Celebrazioni Quarenghiane, presentazione del libro di Nicola Navone Gli architetti Adamini a San Pietroburgo. La raccolta dei disegni conservati in Ticino, edito da Silvana Editoriale. Intervengono Piervaleriano Angelini (Osservatorio Quarenghi), Nicola Navone (Archivio del Moderno-Accademia di Architettura-Università della Svizzera italiana), Ornella Selvafolta (Politecnico di Milano). Ingresso libero.

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Buon compleanno, architetto Quarenghi

Il 20 settembre Giacomo Quarenghi compie 272 anni. Incontriamoci nell’Atrio scamozziano alle 17.30 per festeggiare il suo compleanno esplorando un aspetto peculiare e affascinante del suo raffinatissimo disegno: il paesaggio.
Quarenghi infatti non è stato progettista di giardini ma, straordinario disegnatore, rappresentava la natura a supporto dei suoi raffinatissimi progetti architettonici.
Per l’occasione, nell’atrio della Biblioteca, sarà esposto un gruppo di vedute e capricci di paesaggio, scelti dalla preziosa collezione di disegni dell’architetto conservati dalla Biblioteca Mai.
Piervaleriano Angelini ci guiderà nell’esplorazione della cifra artistica di Quarenghi caratterizzata da un fecondo travaso tra l’invenzione dell’architettura e il fascino rappresentativo del pittore. I prospetti dei progetti quarenghiani, ambientati in seducenti paesaggi di ascendente italiano, evocano il mito mediterraneo proprio della sua epoca.
Patrizia Berera ci accompagnerà alla scoperta della peculiare tecnica grafica che Quarenghi utilizzava per disegnare gli elementi vegetali, dalle foglie al portamento, senza dimenticare la sua grande capacità nell’uso delle ombre nella rappresentazione architettonica.
Berera infatti durante l’estate ha curato all’Orto Botanico “Lorenzo Rota”, nell’ambito delle iniziative per il bicentenario di Giacomo Quarenghi, l’iniziativa “Una finestra sul paesaggio”, laboratorio creativo di disegno e rappresentazione del paesaggio che viene riproposto sabato 23 settembre, nell’ambito della rassegna The Big Draw promossa in tutta Italia da Fabriano (ingresso libero senza necessità di prenotazione, ritrovo alle ore 16.00 in Città Alta, Scaletta di Colle Aperto). Nel laboratorio, si parte dall’osservazione dei disegni quarenghiani e contemporaneamente degli scenari unici che si presentano passeggiando per l’Orto Botanico. I partecipanti – muniti di tavolette, fogli, matite, cornici in cartoncino per inquadrare porzioni di paesaggio, lenti a forte ingrandimento per andare in cerca di micropaesaggi tra foglie e cortecce – andranno alla scoperta di forme, portamenti, strutture, prospettive, luci, ombre e nuove suggestioni del paesaggio, per dedicarsi, in modo molto “rilassante”, alla rappresentazione paesaggistica.

Il programma dell’Anno Quarenghiano è in continua evoluzione. Il calendario sempre aggiornato disponibile sul sito www.osservatorioquarenghi.org e su Facebook www.facebook.com/quarenghi2017