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E’ la stampa, bellezza!

Libri e tipografi nel Cinquecento
tra Venezia e Bergamo

Bergamo – Palazzo del Podestà, Museo del Cinquecento
Piazza Vecchia, Città Alta

21 maggio – 30 luglio 2017
martedì – venerdì 10.00 – 13.00 / 14.30 – 18.00 | sabato e festivi 10.00 – 19.00
Biblietti: Intero € 5,00 comprensivo della salita al Campanone. Gratuito: fino a 18 anni, disabili e giornalisti

Inaugurazione sabato 20 maggio, ore 17.00

 

La mostra È la stampa, bellezza! Libri e tipografi nel Cinquecento, tra Venezia e Bergamo ripercorre la storia di un’invenzione che dalla metà del Quattrocento cambia i destini del mondo. Da allora, il libro è al centro di una vera e propria rivoluzione tecnica e culturale. Ma come cambiano i libri? Come nasce l’editoria moderna?
Dai codici manoscritti, agli incunaboli, alle cinquecentine si assiste a un passaggio epocale nella trasmissione del sapere. Nel corso del Cinquecento si amplia il pubblico dei lettori e l’affinarsi delle tecniche di stampa permette la creazione di capolavori tipografici: anche il libro diventa così espressione della bellezza del Rinascimento. È Venezia la capitale della stampa, ma in tutto il territorio della Serenissima numerosi e prolifici sono incisori, compositori e tipografi, i nuovi professionisti del settore. Tra questi spicca il nome del celebre Aldo Manuzio, ideatore di raffinate tecniche tipografiche e di brillanti strategie editoriali, come il formato tascabile, che rendono il libro un prodotto bello e alla portata di tutti. Precursore della figura del moderno editore, Manuzio ispira le generazioni successive di stampatori.
A Bergamo, cinquant’anni dopo, Comino Ventura si cimenta in una produzione ricca e assai variegata, frutto di originali scelte di mercato, mediando con abilità tra esigenze di vendita e volontà di pubblicare opere di ampio respiro culturale. Esattamente a quattrocento anni dall’ultima edizione impressa dai torchi del Ventura, Bergamo ricorda l’importanza della diffusione della stampa in una mostra curata da Fondazione Bergamo nella storia e Biblioteca Civica Angelo Mai. Le sale del Museo del Cinquecento in Palazzo del Podestà offrono ai visitatori le coordinate per comprendere la temperie politica, economica e sociale che accompagna l’invenzione dell’arte tipografica.
In occasione della mostra il percorso museale si arricchisce della nuova “sala delle meraviglie”, un viaggio suggestivo tra le pagine più belle del Rinascimento.

Maggiori informazioni sulla pagina del sito della Fondazione.

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La Riforma Protestante

Nei libri e nei documenti della Biblioteca Civica A. Mai

Bergamo – Biblioteca Civica Angelo Mai – Atrio scamozziano

6 maggio – 14 luglio 2017
lunedì – venerdì: 8.45 – 17.30 | sabato: 8.45 – 13.00

Inaugurazione sabato 6 maggio, ore 10.30

 

Per la Riforma protestante, che si fondò sul libro della Bibbia come assoluta regola di fede, e che si giovò della stampa a caratteri mobili nella diffusione delle nuove dottrine, il libro e la lettura individuale assunsero notevole importanza. Nell’anno delle Celebrazioni per il Quinto Centenario della Riforma, la Biblioteca Civica ha allestito questa mostra per illustrare, per quanto glielo consentono le sue ricche collezioni, ciò che il libro ha rappresentato per il Protestantesimo.
Alcune edizioni di cultura protestante qui esposte sono di assoluta rarità non solo per l’Italia ma anche per l’area riformata Tra queste edizioni, quelle di due autori bergamaschi esuli per fede nel Cinquecento: del teologo Girolamo Zanchi, che fu celebre professore di teologia all’Università di Heidelberg, e del medico Guglielmo Grataroli, decano della Facoltà di medicina di Basilea e autore di fortunati opuscoli di divulgazione medica. La Biblioteca conserva inoltre una notevole raccolta di edizioni bibliche del XVI secolo. Alcune testimoniano l’impressionante lavoro filologico e linguistico compiuto da biblisti di cultura riformata con la pubblicazione dei testi originali ebraico e greco Non mancano edizioni della Bibbia tradotta nelle lingue parlate. Qui esposta è la famosa Bibbia in italiano di Antonio Brucioli, Venezia 1532, tra i libri più letti dagli italiani che furono inquisiti per eresia.
La Chiesa di Roma reagì al dilagare di opere di tendenza riformata con la pubblicazione di Indici di libri proibiti, di contenuto non solo religioso ma anche letterario e scientifico. Nonostante questo preventivo controllo della stampa, i libri comunque circolarono e furono letti in Italia e anche a Bergamo, se pure in misura assai limitata. Alcuni di questi libri sono in seguito finiti in Biblioteca. Una selezione è esposta in mostra con l’utile indicazione, quando espressa, degli antichi possessori. La mostra ha quindi anche la finalità di testimoniare un interessante fatto di cultura: il permanere, pure in momenti di divieti e di censure, della caparbia volontà e della passione per la cultura di lettori curiosi, esigenti, liberi.

Origine e primi sviluppi della Riforma protestante:  Martin Lutero a Wittenberg

La protesta di Lutero, che ebbe una vasta risonanza nei primi decenni del Cinquecento, da lungo tempo maturava nella coscienza della cristianità occidentale. Avevano auspicato una riforma della Chiesa i movimenti apocalittici e pauperistici del XII secolo, Wicliff in Inghilterra, Huss in Boemia, Savonarola in Italia, le correnti mistiche contrarie ad ogni formalismo religioso, le tendenze conciliariste del XV secolo, da ultimo umanisti, tra loro Erasmo, che criticavano la Chiesa mondanizzata dell’età rinascimentale contrapponendole la semplicità della Chiesa primitiva. Il frate agostiniano Martin Lutero, con la sua teologia della grazia e della giustificazione per sola fede, conferì a passate e spesso contrastanti aspirazioni nuovo e coerente senso teologico e forza persuasiva. La dura opposizione del papato lo fece riformatore. Rispetto al passato il movimento avviato da Lutero poté godere di due propizie circostanze: la stampa a caratteri mobili favorì un’ampia e veloce diffusione delle nuove dottrine; il consolidarsi dei principati territoriali e lo sviluppo di città indipendenti crearono condizioni politiche consone a un movimento religioso che negava il primato di un’autorità centrale, unica e lontana. Si indica il 1517 come l’anno in cui la Riforma prese avvio con la pubblicazione delle famose 95 Tesi. Si obbietta che a quella data il monaco sassone era ben lungi dal rompere col papato. C’è tuttavia un fondo di verità nella data del 31 ottobre 1517. Fu infatti a partire dalla pubbliaczione delle Tesi sulle indulgenze, che legavano temi teologici a istanze sociali molto sentite in Germania, che divamparono polemiche e dispute da cui emerse e si affinò un nuovo modo di concepire la fede cristiana e la Chiesa. La Biblioteca non possiede nulla in originale dei primi passi della Riforma. Ma un caso singolare e beffardo ha voluto che in uno scritto bergamasco del Seicento duramente polemico verso Lutero si sia conservato un ottimo ritratto inciso del riformatore e della moglie Katharina von Bora; mentre nel volume Civitates Orbis Terrarum, Colonia 1572, ammiriamo una bella incisione colorata della città di Wittenberg, dove Lutero insegnò e operò per tutta la vita.

La Bibbia, regola di fede per la riforma, edita nel testo originale e tradotta per il popolo

Lutero fu progressivamente liberato dal desolante senso di disperazione circa la possibilità della propria salvezza dallo studio e dalla meditazione della Scrittura. Essa gli rivelò non un Dio terribile giustiziere ma padre misericordioso nell’evento dell’Evangelo e della croce di Gesù Cristo. Questa rivelazione, tutta basata sulla Scrittura, liberò la teologia di Lutero dalle genericità e dagli astrattismi in cui era caduta la tarda teologia scolastica medievale. Non è quindi esagerato dire che Lutero ebbe, durante tutta la sua vita, un’unica passione, la Bibbia, sentita come percezione viva della Parola di Dio cui abbandonarsi con fiducia. Partendo da tale convinzione, Lutero e tutti i riformatori hanno sintetizzato la teologia e l’ecclesiologia del Protestantesimo nella lapidaria espressione sola scriptura, che intesero nel suo duplice senso: nel primo, che la Parola di Dio si esplica da sé con la testimonianza dello Spirito e non ha bisogno di giudizi umani; nel secondo senso, che la Parola di Dio è la sola regola di fede del cristiano e che, di conseguenza, solo su di essa la Chiesa va riformata nel culto, nella predicazione, nella pastorale, nella disciplina.
Nel conferire tale primato alla Scrittura, non fu estranea a Lutero e ai primi riformatori, molti dei quali provenivano da studi umanistici, la illuminante riscoperta operata dall’Umanesimo delle fonti originali della cultura occidentale, rilette con occhi nuovi su testi corretti e affidabili. Ciò valse per gli autori classici e per il testo biblico, riscoperto ed edito nell’originale ebraico e greco. Basilea fu per decenni il principale centro europeo di editoria biblica. Erasmo nel 1516 vi pubblicò il Nuovo Testamento greco, tappa fondamentale nell’aggiornamento degli studi biblici. Al lavoro editoriale di biblisti filologi, si accompagnò negli ambienti evangelici e nei paesi riformati quello della traduzione della Bibbia nelle lingue parlate. L’esempio lo diede Lutero nel 1522 con la pubblicazione del Nuovo Testamento in tedesco, cui subito seguirono una traduzione in francese nel 1523 dell’umanista Le Fèvre d’Etaples, in olandese nel 1524 di Cornelis Heyrickx, in inglese nel 1525 di William Tyndale.

La Riforma nelle città libere e repubblicane per opera di Bucer, Zwingli, Calvino

Nel volgere di pochi anni gli scritti di Lutero si diffusero in molte regioni e città europee; erano letti anche in Italia già nel 1519. Ma le nuove idee per volgersi in concrete riforme ebbero bisogno della parola e dell’azione di forti personalità dotate di senso religioso e di accorta diplomazia; ebbero bisogno soprattutto dell’appoggio politico dei prìncipi territoriali in Germania e dei Consigli municipali nelle città libere. Fu proprio in molte città della Germania meridionale e della Svizzera che la Riforma, adottata con decreti municipali, ebbe più immediato successo. Predicata da Martin Bucer, che aveva personalmente conosciuto Lutero, venne ufficialmente introdotta a Strasburgo nel 1524. A Zurigo Huldrich Zwingli, abolita la Messa, celebrò per la prima volta la Cena il 13 aprile 1525. Dopo tentennamenti e contrasti la Riforma fu decretata a Basilea l’1 aprile 1529, e pochi giorni dopo Erasmo lasciò la città. Il Consiglio approvò la Riforma a Ginevra il 31 ottobre 1536. Le confessioni di fede di queste città in parte divergevano dalla teologia di Lutero, in particolare sulla dottrina eucaristica. La rottura si consumò al Colloquio di Marburgo del 1529 dove Lutero sostenne che nel sacramento vi era la presenza reale del corpo e sangue di Cristo, mentre per Zwingli si trattava di una presenza puramente simbolica. Da allora si cominciò a distinguere, come ancora si fa oggi, tra chiese luterane e chiese riformate.
Rilegati in un volume da Samuel Pellikan, figlio dell’ebraista Conrad Pellikan, collaboratore di Zwingli a Zurigo, la Biblioteca possiede i catechismi, editi in latino, delle città di Ginevra (1538), di Zurigo (1525ca.), di Basilea (1544), e dell’esule italiano Celio Secondo Curione docente all’Università di Basilea (1549); mentre di Giovanni Calvino, il più noto e influente riformatore dopo Lutero, possiede il commento alla prima Lettera ai Corinzi, pubblicato nel 1546, ma tenuto alla Scuola di Strasburgo negli anni 1539-40, quando Calvino era pastore della comunità dei rifugiati francesi nella città alsaziana, nella quale attuò, prima ancora che a Ginevra, la sua concezione di Chiesa locale come comunità di eletti, fondata sulla Scrittura, concorde e rigorosamente disciplinata.

Venezia, la Bibbia in italiano di Antonio Brucioli (1532), il caso di Bergamo

Venezia, repubblicana e mercantile, fu nei primi decenni piuttosto tollerante nei confronti delle nuove idee giunte d’Oltralpe. Questa tolleranza durò sino al 1547, quando i prìncipi protestanti furono sconfitti dall’imperatore Carlo V nella battaglia di Mühlberg, che segnò una battuta d’arresto all’espansione della Riforma, e a Venezia una svolta nei confronti dei dissidenti. Nel 1532 era intanto uscita nella città lagunare la Bibbia in italiano del fiorentino Antonio Brucioli, bandito da Firenze con l’accusa di essere luterano. La Bibbia di Brucioli, messa all’Indice nel 1559, fu la versione più letta tra gli evangelici italiani sparsi per l’Europa fino alla comparsa della traduzione di Giovanni Diodati nel 1607. L’esemplare posseduto dalla Biblioteca è eccezionalmente integro: esemplari conservati in altre biblioteche italiane o mancano del frontespizio o dell’Introduzione o delle silografie di evidente satira antipapista che compaiono all’Apocalisse.
A Bergamo già nel 1524 circolavano libri di Lutero. Ma il primo drastico provvedimento fu preso nel 1539 con l’emanazione da parte dell’autorità ecclesiastica di un elenco di autori le cui opere non potevano essere né tenute né vendute dai librai pena la scomunica. Casi di eterodossia si ebbero in Città e nel territorio, in particolare nei villaggi di Ardesio e Gromo, negli anni 1536-1556. Nel marzo del 1551 anche il vescovo di Bergamo Vittore Soranzo finì a Roma sotto processo con l’accusa di luteranesimo. Dopo aver abiurato ed essere stato rimesso nel suo ufficio nel 1554, fu nuovamente processato e condannato nel 1558.
Nel 1551 due bergamaschi lasciarono l’Italia per motivi di fede; non furono i soli ma sicuramnente i più noti, e le cui opere sono conservate in questa Biblioteca: il medico Gugliemo Grataroli (1516-1568) si stabilì con la moglie Barbara Nicoli a Ginevra, dove pubblicò fortunati opuscoli di medicina pratica e fu decano della Facoltà di medicina; mentre il canonico regolare Girolamo Zanchi (1516-1590), dopo aver insegnato a Strasburgo ed essere stato per alcuni anni pastore a Chiavenna, divenne celebre professore all’Università di Heidelberg, ammirato e ascoltato teologo dell’ortodossia riformata.

La reazione della Chiesa di Roma con l’istituzione dell’Indice dei libri proibiti

La riforma protestante, già nei primissimi tempi, vide nella stampa a caratteri mobili un formidabile mezzo di diffusione delle nuove idee anche mediante opuscoli, manifesti, caricature, disegni satirici antipapisti. La Bibbia e le idee di Lutero, grazie a questo mezzo, si diffusero presto anche tradotte nelle varie lingue europee. Naturalmente anche il fronte cattolico fece ampio uso della stampa per sostenere e diffondere le proprie posizioni, ma volle anche porre un freno al dilagare delle idee riformate con forti restrizioni alla lettura di libri imponendo l’imprimatur e istituendo l’Indice dei libri proibiti, ovvero la periodica pubblicazione di un elenco di opere che era vietato possedere e leggere. La Chiesa di Roma pubblicò il primo Indice nel 1559, ma già ne erano stati prodotti in precedenza presso alcune università. Nei secoli successivi si succedettero moltissime ristampe e edizioni aggiornate fino alla sua definitiva abolizione nel 1966.
Gli Indici contengono elenchi di autori, opere, ma anche generi filosofici o letterari: canzoni disoneste o lascive, commedie, dialoghi, madrigali, facezie, lettere amorose, libri dei sogni, opere d’argomento religioso in versi. Diversi autori, come i riformatori, erano vietati per tutte le loro opere. Ad un secondo livello troviamo gli autori dei quali alcune opere erano vietate, altre ammesse: è il caso di Dante Alighieri e Erasmo da Rotterdam. Al terzo livello troviamo le opere anonime, comunque vietate perché giudicate intrinsecamente sospette. Venivano inseriti anche stampatori e luoghi di stampa proibiti, specialmente di area riformata. Nel 1562 il Concilio di Trento concesse anche la possibilità di ripubblicare alcune opere a condizione che si procedesse all’eliminazione o sostituzione di alcune parti di testo: si parla di libri proibiti «donec expurgentur» o «donec corrigatur». Le edizioni corrette furono proposte, in realtà, piuttosto raramente. L’Indice lasciò zone di ambiguità e la sua applicazione rimase teorica. La conseguenza fu una maggiore opportunità per editori e stampatori in terra riformata: si crearono formidabili poli di attrazione come Ginevra, Basilea, Amsterdam e Leida.

La cultura filosofica, letteraria e scientifica nell’editoria delle città protestanti

Le città europee interessate dalla Riforma protestante videro un’attività editoriale molto fiorente non solo in ambito religioso, ma anche in tutte le altre discipline umanistiche e scientifiche.
Le proibizioni della Chiesa di Roma nei confronti di autori e opere diedero un’ulteriore spinta all’editoria: gli editori protestanti prendevano spunto dall’Indice dei libri proibiti per proporre riedizioni di opere di sicuro successo destinate anche al mercato clandestino in terra cattolica e orientando l’editoria verso tendenze eterodosse, libertine e innovatrici: le case editrici diventarono spesso punti di riferimento cosmopoliti per scrittori, traduttori, curatori, bibliofili e mercanti. Molte le opere di autori famosi che finirono all’Indice per periodi più o meno lunghi e che furono puntualmente riproposte dagli editori protestanti. Pensiamo a opere letterarie come il De monarchia di Dante, il Decameron di Boccaccio e Il principe di Machiavelli, alle opere filosofiche di Cartesio, Bacone e Pascal, alle opere storiche di Paolo Sarpi, alla Bibliotheca collecta di Conrad Gesner considerata il primo repertorio bibliografico moderno. Nel settore scientifico la produzione editoriale aiutò innanzitutto gli stessi scienziati nelle loro ricerche in quanto poterono consultare molti più scritti in tempi brevi. È il caso di Niccolò Copernico che poté mettere più facilmente a confronto, rispetto agli astronomi delle generazioni precedenti, i dati raccolti nel corso di svariati secoli a partire dagli alessandrini e dagli arabi medievali. Numerose le proposte di opere dei grandi scienziati del tempo (Vesalio, Galileo, Newton), con un’ulteriore accelerazione dopo che la Chiesa di Roma mise al bando, nel 1616, proprio la teoria copernicana dell’eliocentrismo già nota dal 1543 con l’opera De revolutionibus orbium coelestium.
In Italia viceversa censure e autocensure limitarono le pubblicazioni scientifiche: «per gli studiosi italiani il ‘libro della natura’ non era aperto all’osservazione, ma era sottoposto a espurgazioni, e vaste distese erano dichiarate proibite. Le biblioteche furono saccheggiate e gli stampatori imprigionati. La paura della persecuzione produsse un tipo di auto-censura diverso da quello imposto ai membri della Royal Society, che dovevano evitare politica e teologia ma potevano vagare liberamente all’interno della natura» (Elizabeth L. Eisenstein, 1995).

Mostra e testi a cura di
Giulio Orazio Bravi e Marcello Eynard
con la collaborazione di
Maria Elisanetta Manca

Un progetto di
Comune di Bergamo
Giorgio Gori, Sindaco
Nadia Ghisalberti, Assessore alla Cultura
Massimo Chizzolini, Dirigente Area Servizi ai Cittadini
Biblioteca Civica Angelo Mai
Maria Elisabetta Manca, Responsabile

Progetto grafico: Dario Carta

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Disegni di Giacomo Quarenghi dalla Raccolta della Biblioteca Civica Angelo Mai

Bergamo – Biblioteca Civica Angelo Mai – Atrio scamozziano

2 marzo – 30 dicembre 2017
lunedì – venerdì: 8.45 – 17.30 | sabato: 8.45 – 13.00

La Biblioteca Civica Angelo Mai di Bergamo possiede la più grande collezione al mondo di opere di Giacomo Quarenghi (761 disegni), che costituisce il nucleo principale della più vasta raccolta di materiali riguardanti il grande architetto e disegnatore bergamasco, comprendente anche documenti, lettere, cimeli, ritratti, pubblicazioni e altro ancora. In occasione delle celebrazioni organizzate a livello internazionale per il secondo centenario della scomparsa dell’artista la Biblioteca presenta al pubblico una selezione di fogli di Quarenghi: dal 2 marzo, giorno anniversario della morte che segna l’avvio delle celebrazioni, sino alla fine dell’anno, ogni settimana viene esposto un disegno originale, accompagnato da una scheda (redatta da Piervaleriano Angelini, presidente di Osservatorio Quarenghi) che aiuta a comprendere meglio le caratteristiche delle sue architetture, della sua raffinata maniera grafica, del suo orizzonte estetico e della sua cultura. È possibile inoltre ‘sfogliare’ l’intera collezione dei disegni in formato digitale. Per chi fosse interessato è disponibile (al prezzo speciale di 10 €) il DVD che racchiude tutte le riproduzioni ad altissima definizione dei disegni, accompagnate da particolari risorse elettroniche che permettono di analizzarli in perfetta maniera, da accurati apparati informativi sulla storia e le caratteristiche della raccolta, e dal catalogo analitico dei fogli (il DVD non funziona con sistema operativo Windows 7 o superiore).

Tutte le iniziative dell’Anno quarenghiano sul sito dell’Associazione Osservatorio Quarenghi. Seguici anche su facebook.

Architetto di corte a Pietroburgo

Dopo diciotto anni a Roma, ove era giunto per studiare pittura, e che lasciava da architetto colto e ormai formato, con al proprio attivo diversi progetti per la Gran Bretagna e la Svezia e, in Italia, il rinnovamento della chiesa di Santa Scolastica a Subiaco, Giacomo Quarenghi viene ingaggiato nell’estate del 1779 dall’Imperatrice Caterina II di Russia come Architetto di Corte. Si spalanca per lui, intriso dei semi dell’Antico e del Rinascimento, un campo di possibilità operative inimmaginabili nello stagnante clima economico del proprio Paese, che lo porteranno a concepire e realizzare negli oltre trent’anni trascorsi in Russia una quantità davvero straordinaria di opere e a divenire uno dei protagonisti dell’architettura neoclassica europea.

13, 29 maggio-4 giugno 2017 – Teatro per Pietroburgo (?). Sezione, C-31

Nella lunga e straordinariamente intensa attività professionale Giacomo Quarenghi ebbe occasione di progettare praticamente ogni tipologia architettonica: palazzi pubblici e privati, di città e di campagna, edifici assistenziali, padiglioni per parchi, ponti, monumenti celebrativi e molto altro ancora. Di questa variegata produzione fanno parte anche i teatri, edifici di particolare importanze nel contesto della vita culturale e sociale del Settecento. I suoi progetti comprendono sia teatri pubblici che privati, cioè realizzati all’interno di prestigiosi palazzi per l’intrattenimento del proprietario e dei suoi ospiti. Per i teatri privati predilesse la struttura “all’antica”, cioè con cavea a gradoni, che aveva tratto dai teatri dell’antica Roma e dall’esempio palladiano del Teatro Olimpico di Vicenza, e aveva portato al massimo livello di eleganza nel Teatro dell’Ermitage per Caterina II. Questo raffinato disegno mostra un teatro pubblico a palchetti, nel quale la personale passione dell’architetto per il teatro e la musica traspare dalla compiaciuta disinvoltura con la quale egli inserisce i tocchi di verità costituiti dalle figurette che abitano l’architettura.

12, 22-28 maggio 2017 – Palazzo Bežborodko per Mosca. Parte centrale del prospetto principale, C-15

Il principe Aleksandr A. Bežborodko, importantissima figura della Corte imperiale, già dai primi anni Ottanta del Settecento si era rivolto a Quarenghi per la sistemazione della propria residenza pietroburghese, instaurando con l’architetto un rapporto duraturo e assai cordiale, proseguito con diversi altri importanti incarichi a lui affidati nel coso degli anni. Nel 1797 Bežborodko decise di fare edificare in Campo Voroncov a Mosca un grandioso palazzo, destinato ad accogliere le sue ricchissime raccolte, dichiarando che esso doveva «mostrare alla posterità che nel nostro secolo e nella nostra terra conoscevamo il buon gusto», e naturalmente l’incarico per il progetto fu affidato a Giacomo Quarenghi. I disegni dell’immenso edificio furono approntati prontamente, e ne venne avviata la realizzazione, che però fu presto interrotta dalla morte del committente. Questo spettacolare disegno trasmette in modo diretto e con straordinaria efficacia la magnificenza del colossale edificio, e costituisce come un’epitome degli indirizzi formali e del linguaggio estetico di Giacomo Quarenghi.

11, 15-21 maggio 2017 – Palazzo Bežborodko per Mosca. Sezioni, C-14

Il principe Aleksandr A. Bežborodko, importantissima figura della Corte imperiale, già dai primi anni Ottanta del Settecento si era rivolto a Quarenghi per la sistemazione della propria residenza pietroburghese, instaurando con l’architetto un rapporto duraturo e assai cordiale, proseguito con diversi altri importanti incarichi a lui affidati nel corso degli anni. Nel 1797 Bežborodko decise di fare edificare in Campo Voroncov a Mosca un grandioso palazzo, destinato ad accogliere le sue ricchissime raccolte, dichiarando che esso doveva «mostrare alla posterità che nel nostro secolo e nella nostra terra conoscevamo il buon gusto», e naturalmente l’incarico per il progetto fu affidato a Giacomo Quarenghi. I disegni dell’immenso edificio furono approntati velocemente, e ne venne avviata la realizzazione, che però fu presto interrotta dalla morte del committente. Nella sezione in alto si noti l’attenzione posta dal disegnatore nella rappresentazione della grande biblioteca destinata ad accogliere la preziosa raccolta libraria del principe, e al piano superiore gli spazi per la ricchissima collezione d’arte.

10, 8-14 maggio 2017 – Palazzo Bežborodko per Mosca. Prospetto principale e sezione sull’ingresso, C-12

Il principe Aleksandr A. Bežborodko, importantissima figura della Corte imperiale, già dai primi anni Ottanta del Settecento si era rivolto a Quarenghi per la sistemazione della propria residenza pietroburghese, instaurando con l’architetto un rapporto duraturo e assai cordiale, proseguito con diversi altri importanti incarichi a lui affidati nel corso degli anni. Nel 1797 Bežborodko decise di fare edificare in Campo Voroncov a Mosca un grandioso palazzo, destinato ad accogliere le sue ricchissime raccolte, dichiarando che esso doveva «mostrare alla posterità che nel nostro secolo e nella nostra terra conoscevamo il buon gusto», e naturalmente l’incarico per il progetto fu affidato a Giacomo Quarenghi. I disegni dell’immenso edificio furono approntati velocemente, e ne venne avviata la realizzazione, che però fu presto interrotta dalla morte del committente. Questo disegno bene rende l’idea delle enormi proporzioni dell’edificio che l’architetto aveva concepito e del linguaggio magniloquente che, seguendo il desiderio di Bežborodko, aveva saputo infondervi.

9, 2-7 maggio 2017 – Barriera dell’Ospedale Mariimskij a Pietroburgo, A-15

Il grande edificio assistenziale, realizzato tra il 1803 e il 1805 sulla grande Prospettiva Litejnyj di Pietroburgo come Ospedale per i poveri, fu concepito per celebrare il primo centenario della fondazione di San Pietroburgo. Esso è costituito da un lungo e disadorno corpo centrale marcato sull’asse principale da un portico timpanato con otto colonne di ordine gigante, affiancato da due corpi di fabbrica che racchiudono il cortile d’onore. Questo era separato dalla via dalla barriera raffigurata in questo disegno insieme alle edicole che delimitano i due accessi al cortile. Il foglio testimonia l’accurata ricerca progettuale che Quarenghi dedicava anche ai dettagli minori delle sue architetture, alla ricerca di calibrature e accordi espressivi estremamente raffinati. Il gruppo di figure che occupa il passaggio d’ingresso è delineato con particolare cura e costituisce una prova delle capacità di Quarenghi disegnatore. Le caratteristiche del personaggio sulla sinistra, che si intrattiene con tre individui elegantemente abbigliati, inducono a ipotizzare che possa essere una autoraffigurazione dello stesso artista.

8, 24-30 aprile 2017 – Palazzo di Alessandro a Tsarkoe Selo, B-4

Intorno al 1792 Caterina II incaricò Quarenghi di concepire un grande palazzo per il prediletto nipote Alessandro (dal 1801 l’imperatore Alessandro I) nella parte nord-occidentale della tenuta suburbana di Tsarkoe Selo, ove risiedeva durante l’estate la famiglia imperiale. L’iter progettuale per questo palazzo fu complesso, ed è testimoniato dallo studio di numerose varianti planimetriche. Questo interessantissimo disegno è stato considerato sia come una di queste varianti progettuali, sia come testimonianza di quanto ideato, sempre su incarico di Caterina, per un secondo palazzo destinato al fratello minore di Alessandro, il Granduca Costantino. Ciò che qui preme mettere in evidenza, oltre alla qualità grafica che viene espressa da Quarenghi anche nei propri elaborati tecnici, che fanno trasparire le grandi doti di sensibilità e capacità del disegnatore, è la particolare modalità di composizione del disegno, che in un unico foglio riassume la pianta dell’edificio e gli aspetti salienti dei prospetti e delle sezioni, nelle quali le linee dell’architettura sono arricchite sino ai dettagli decorativi.

7, 17-21 aprile 2017 – Palazzo Inglese a Peterhof, A-10

Tra i primissimi incarichi che Quarenghi ricevette dall’imperatrice Caterina II al suo arrivo a Pietroburgo, vi è quello per il Palazzo imperiale nel Parco Inglese della tenuta suburbana di Peterhof, sul Golfo di Finlandia. I lavori per l’edificazione del Palazzo si protrassero per diverse stagioni e, anche dopo l’ultimazione dell’esterno, l’architetto si dedicò a ristudiare in più occasioni perfezionamenti degli interni. Il Palazzo Inglese, di marcato ascendente palladiano, fu uno degli edifici ai quali Quarenghi lavorò con maggiore dedizione. Questo suggestivo disegno presenta il fronte principale della costruzione insieme alla planimetria del parco paesaggistico, appunto “all’inglese”, nel quale era collocato, con il Grande Stagno e le vie che lo attraversavano, progettato dal britannico James Meaders. Il Palazzo Inglese fu completamente distrutto durante l’avanzata tedesca nella Seconda Guerra mondiale.

Gli anni romani

Dopo gli studi a Bergamo nelle scuole della Misericordia Maggiore, e l’avvio all’arte presso i pittori Giovanni Raggi e Paolo Bonomini, Giacomo Quarenghi si trasferisce a Roma nel 1761, entrando nello studio di Anton Raphael Mengs. Inizia così un percorso formativo piuttosto tortuoso: la scoperta della propria vocazione per l’architettura, senza però rinnegare la prima passione per la pittura, lo aiuterà a divenire disegnatore di indubbio valore e di sensibile fascino, tanto da essere ricordato, tra gli artisti del suo tempo, anche per queste doti.

1, 2-10 marzo 2017 – La casa natale di Giacomo Quarenghi, F-9

Per narrare attraverso una selezione di disegni originali l’avventura artistica ed esistenziale di Quarenghi è parso naturale iniziare dal principio. La scritta autografa in alto a destra dichiara in maniera inequivocabile il soggetto di questo disegno: La maison ou je suis né a Bergame. A essere raffigurato è l’edificio della contrada Capiatone di Rota d’Imagna, luogo d’origine della famiglia Quarenghi, ove Giacomo nacque il 20 (o il 21) settembre 1744. È da osservare che Giacomo Antonio Quarenghi, notaio e padre dell’architetto, già da anni si era trasferito a Bergamo, abitando con la moglie e il primogenito Francesco Maria in Contrada San Cassiano (oggi via Donizetti 21); la nascita di Giacomo avvenne a Capiatone poiché in settembre la famiglia vi si trovava in villeggiatura. Il disegno, probabilmente dei primi anni dell’Ottocento, rielabora sul filo della memoria il luogo natio, ingentilendo i caratteri rustici di quell’architettura della Valle Imagna e amplificandone gli spazi. Seguendo la chiave di lettura di un ricordo sentimentale si potrebbero identificare nella coppia di figure in primo piano i genitori dell’artista, e nei tre ragazzi sulla destra i tre fratelli Quarenghi: Francesco Maria, Giacomo e Leone.

2, 11-17 marzo 2017 – L’arco di Tito nel Foro romano, I-1

Questo disegno ci fa incontrare Quarenghi nell’ultimo periodo del soggiorno a Roma, intorno al 1777-1779, già in possesso di un linguaggio grafico sicuro e autonomo, attraverso il quale la declinazione dell’antico si unisce a una personale visione della luce di Roma nella quale viene privilegiata la chiarezza della vibrazione atmosferica. Questa veduta dell’Arco di Tito, uno dei soggetti privilegiati del vedutismo settecentesco a Roma, permette di cogliere anche l’autonomia intellettuale del giovane artista, che sceglie di raffigurare il monumento dall’interno del Foro, piuttosto che secondo la formula largamente prevalente che privilegiava la rappresentazione del fronte opposto.

3, 18-24 marzo 2017 – La Salara a Roma, I-22

L’immagine di questo luogo scomparso di Roma è stata a lungo identificata come l’antica Porta Salaria, mentre il soggetto è da riconoscere nei magazzini del sale della città, posti lungo il Tevere sotto il colle dell’Aventino (come suggerisce, oltre che l’annotazione autografa sul foglio, l’inconfondibile sagoma del campanile di Santa Maria in Cosmedin sullo sfondo). Il disegno, che non ha per soggetto alcun edificio monumentale antico o moderno, mette in luce una delle peculiari caratteristiche del vedutismo quarenghiano degli anni romani: l’attenzione antiretorica per angoli della vecchia città resi suggestivi principalmente da dati d’ambiente, dalla dimensione pittoresca delle costruzioni e dalle superfici dei muri e dei vecchi intonaci, sui quali il personale tratto grafico dell’artista si sofferma nella resa della materia e nel gioco delle ombre. Da questo disegno Giacomo Quarenghi trasse un’acquaforte, della quale l’unica copia nota è al Rijksmuseum di Amsterdam.

4, 25-31 marzo 2017 – Villa Medici, I-11

Con questa fluida immagine Quarenghi si inserisce in un filone iconografico particolarmente affollato. La visione di Villa Medici da Trinità dei Monti appartiene alla scelta galleria di topoi vedutistici di Roma almeno dalla fine del Seicento; si pensi ad esempio ai dipinti di Gaspar Van Wittel. Proprio confrontando il foglio del bergamasco con le immagini prodotte da questo artista, ma anche da altri che lo seguirono, si coglie meglio la specificità espressiva dell’interpretazione offerta da Quarenghi in questa veduta. Mentre in Van Wittel all’immagine della villa fa riscontro sulla sinistra il panorama di Piazza del Popolo, e la passeggiata di Trinità dei Monti è percorsa da gruppi di figure in scene di vita sociale, Quarenghi sceglie di stringere l’angolo di visione, isolando l’edificio cinquecentesco e l’area verde del Pincio che lo circonda. Ne scaturisce un diverso senso dell’immagine, un’atmosfera non più animata di vita e rumori della città, ma piuttosto pervasa da un silenzio sospeso, quasi di idillio campestre, accentuato dalla solitudine della figura seduta sul basso muretto sulla destra.

5, 1-7 aprile 2017 – Esterno del colonnato di San Pietro, I-13

Diversi disegni di Quarenghi del periodo trascorso a Roma (1761-1779) testimoniano, accanto all’attenzione per i monumenti antichi, uno specifico interesse per le grandi realizzazioni dell’epoca rinascimentale e barocca. Anche in questi fogli colpisce la capacità di autonomia nell’ideazione della composizione rispetto alle più ricorrenti formule stabilizzatesi all’interno del repertorio di immagini che venivano prodotte nel circuito legato ai viaggiatori del Grand Tour. Il giovane Quarenghi appare come un artista pienamente immerso in un percorso di ricerca di nuove formule, in una personale sperimentazione di soluzioni innovative sotto il profilo sia dell’organizzazione dell’immagine sia di quello espressivo. Nel caso di questo foglio è il grande colonnato berniniano a fare capolino, quasi come un pretesto e una curiosità, dall’enorme varco della finestra che, con la propria perentorietà, organizza in maniera inusuale sia lo spazio architettonico che quello dell’intera composizione. Il rigore lineare dell’immagine è movimentato e interrotto dinamicamente dalle due figure di Guardie svizzere in conversazione al centro, e dalla figura femminile che risale la rampa sulla sinistra.

6, 8-14 aprile 2017 – Il Vaticano e Monte Mario, I-5

La veduta è presa dalle pendici del Gianicolo, nei giardini di Villa Barberini, e mostra con non pedante accuratezza la grande massa architettonica della Basilica e del complesso dei Palazzi vaticani, mentre nello sfondo la rarefatta sagoma di Monte Mario si inserisce nei profili collinari circostanti. Nella composizione è la strutturante diagonale del muretto del giardino, bilanciato scenograficamente sulla sinistra dal pino marittimo (elemento vegetale tra i più amati da Quarenghi) a condurre lo sguardo verso il soggetto centrale. Anche in questo foglio il rigore della veduta è accompagnato da una calibrata vibrazione atmosferica, che stempera la perentorietà descrittiva dei dettagli fornendo al disegno l’emozione un poco trasognata di una visione a occhi socchiusi. Il repertorio della maniera grafica quarenghiana si riconosce compiutamente nelle varie parti del disegno: il fogliame arricciolato degli arbusti, il tratto a “serpentina schiacciata” a marcare effetti d’ombra e valori materici dei muri, la vibrante sinteticità del tratto nel costruire le masse architettoniche, e il sapiente controllo dell’intensità cromatica nella macchiatura a pennello che raccoglie la calda luminosità del cielo di Roma.

 

Mostra e testi a cura di
Piervaleriano Angelini
con la collaborazione di
Luca Guaschetti, Maria Elisabetta Manca

Un progetto di
Comune di Bergamo
Giorgio Gori, Sindaco
Nadia Ghisalberti, Assessore alla Cultura
Massimo Chizzolini, Dirigente Area Servizi ai Cittadini
Biblioteca Civica Angelo Mai
Maria Elisabetta Manca, Responsabile
Osservatorio Quarenghi
Piervaleriano Angelini, Presidente

Progetto grafico: Dario Carta

Si ringraziano
Studio Datei Nani, Rita Patelli,
Associazione Amici della Biblioteca Angelo Mai

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#maididomenica

Itinerari domenicali tra i tesori della
Biblioteca Civica Angelo Mai

Visite guidate gratuite

 

A partire da domenica 28 maggio, la Biblioteca Civica Angelo Mai apre le porte con visite guidate gratuite.

Il progetto #maididomenica, realizzato grazie alla collaborazione dell’Associazione Amici della Biblioteca, prevede l’apertura straordinaria domenicale (l’ultima del mese, in emulazione con i musei nazionali) durante la quale i Bibliotecari, coadiuvati da Volontari e Soci dell’Associazione Amici, illustreranno la storia di Palazzo Nuovo, delle sue ornamentazioni, delle opere d’arte insieme alle vicende della formazione e dello sviluppo della Biblioteca Civica. Ai visitatori, organizzati in gruppi, oltre alla visita della mostra allestita nell’Atrio scamozziano, verranno anche offerti in visione diretta, ad ogni appuntamento domenicale, esemplari rari e di pregio dell’immenso patrimonio librario e documentario conservato dalla Biblioteca.

Le visite, della durata di circa 1 ora, inizieranno alle ore 10, 11 e 12 di ciascuna domenica di apertura. Queste tutte le date: 28 maggio, 25 giugno, 30 luglio, 27 agosto, 24 settembre, 29 ottobre, 26 novembre. Scarica il pieghevole.

Per prenotazioni inviare una mail a info@bibliotecamai.org indicando nome, cognome, recapito telefonico, numero di partecipanti e data e orario prescelto; oppure telefonare allo 035-399430.

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Metrica. Giornata di studi in ricordo di Franco Gavazzeni

Sabato 27 maggio, dalle ore 16.30, nel Salone Furietti della Biblioteca si svolge la tradizionale Giornata di studi in ricordo di Franco Gavazzeni, quest’anno a cura di Renzo Cremante, organizzata grazie alla collaborazione dell’Università degli Studi di Pavia, Dipartimento di Studi Umanistici, dal titolo Metrica.
Dopo il saluto istituzionale di Maria Elisabetta Manca, introduce Rossano Pestarino, che coordina gli interventi di Guido Lucchini, Arnaldo Bruni, Renzo Cremante e Lino Leonardi.

Nell’occasione, viene distribuito in omaggio il volume Filologia e critica. La scuola pavese e la Ricciardi, Atti della Giornata di studi 2016, sesto della collana “Per Franco Gavazzeni” edita dalla Biblioteca Civica A. Mai con il contributo della Fondazione Credito Bergamasco.

Ingresso libero. Scarica l’invito.

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E sono di vero cuore vostr’affezionatissimo fratello

Venerdì 12 maggio, alle ore 17.30, in Sala tassiana, Juanita Schiavini Trezzi presenta il suo ultimo libro dal titolo E sono di vero cuore vostr’affezionatissimo fratello. Lettere di Francesco Carrara al conte Giacomo Carrara (1737 – 1791), edito da Bergamo University Press-Sestante Edizioni. Con l’autrice intervengono Maria Cristina Rodeschini e Alessandra Veronese. Coordina Giulio Orazio Bravi. Introduce Maria Elisabetta Manca. Ingresso libero.

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“Conservare alla patria i parti dell’artistico suo ingegno”

L’architetto Giacomo Quarenghi
nella Biblioteca Civica Angelo Mai di Bergamo

Bergamo – Biblioteca Civica Angelo Mai – Atrio scamozziano

2 marzo – 30 aprile 2017
lunedì – venerdì: 8.45 – 17.30 | sabato: 8.45 – 13.00

 

Giacomo Quarenghi, Rota Imagna (Bergamo), 1744 – San Pietroburgo, 1817
Grande architetto e raffinato disegnatore, è uno degli artisti più illustri e prolifici del movimento neoclassico europeo. Dopo gli anni giovanili a Bergamo, nei quali si indirizza allo studio della pittura, meno che ventenne si trasferisce a Roma per formarsi come artista negli studi di Anton Raphael Mengs e poi di Stefano Pozzi. È qui che avverte la propria intima vocazione per l’architettura, non scordando però mai la passione per il disegno. I quasi vent’anni trascorsi nella straordinaria meta cosmopolita del Grand Tour, ove andava maturando il rinnovamento del gusto, sono occasione di profondi stimoli culturali, ma anche forieri di poche occasioni di realizzazione professionale. La svolta del suo destino è costituita dall’invito in Russia come Architetto di Corte da parte di Caterina II. Con l’arrivo a Pietroburgo all’inizio del 1780 prende subito avvio una stupefacente e frenetica carriera professionale: la sua arte appassionò Caterina, che vede in lui un interprete autentico delle proprie aspirazioni illuministiche. Sbalorditivo è il numero dei progetti e delle realizzazioni di Quarenghi a Pietroburgo, nelle tenute dei dintorni, ma anche a Mosca e in altri territori dell’impero. La sua fortuna prosegue con i successori di Caterina la Grande: Paolo I e Alessandro I. Il continuo susseguirsi di impegni professionali gli consente un solo breve rientro in patria (1810-1811), ma è in Russia che nuovi progetti attendono la sua arte, ed ove conclude la propria vita.

Luogo eletto della memoria di sé e di studio per le future generazioni
La Raccolta Quarenghi della Biblioteca Civica Angelo Mai conta 761 disegni, è la più vasta e nota al mondo ed è motivo di onore e di vanto per la Biblioteca e per la Città di Bergamo. Annovera non solo vedute, capricci e progetti architettonici ma pure lettere, documenti, cimeli, ritratti e una ricca e aggiornata bibliografia di studi italiani e stranieri. L’avvio in Biblioteca della eccezionale Raccolta si deve allo stesso celebre architetto. Consapevole della notorietà e dell’apprezzamento raggiunti dalla sua opera, inviò da San Pietroburgo progetti in dono alla Biblioteca della Patria lontana, luogo eletto della memoria di sé e di studio per le future generazioni. Giacomo era di famiglia nobile, aveva coscienza dell’importanza che riveste nella tradizione familiare il culto della memoria, aveva appreso negli anni trascorsi a Roma la peculiare utilità delle biblioteche per lo studio di personalità letterarie e artistiche. Gli eredi furono dello stesso avviso. Nel 1870, con la cessione di una straordinaria rccolta di disegni, seguita nel 1877 dalla donazione di lettere, documenti e cimeli, il figlio Giulio e la nipote Antonietta contribuiranno all’accrescimento della Raccolta, che si arricchirà ulteriormente nei decenni seguenti grazie a donazioni di illuminati cittadini. Degnamente collocata in Biblioteca e accessibile alla pubblica consultazione, la Raccolta stimolerà la ricerca; a sua volta la ricerca, suscitando conoscenza e ammirazione, sarà motivo d’incremento della Raccolta: caso esemplare di virtuosa azione non episodica nella storia della Biblioteca di Bergamo.

Il primo dono dell’architetto alla Biblioteca avvia la formazione della Raccolta

Quarenghi arriva diciassettenne a Roma nel 1761. Nelle intenzioni del padre avrebbe dovuto perfezionarsi nella pittura. Lascerà invece Roma da stimato architetto per raggiungere nel 1779 la Corte dell’imperatrice Caterina II a San Pietroburgo. Nella colta Roma del Settecento Giacomo è incantato dalle antiche vestigia classiche ed è affascinato dalle splendide biblioteche, che soddisfano la sua grande passione per i libri e per la lettura. Scriverà il 1° marzo 1785 a Luigi Marchesi: «se ho acquistato qualche cognizione in fatto di erudizione questo è dipeso dalla grande e continua lettura da me fatta in Roma, e dall’aver cercato la conversazione di gente colta ed erudita» A Roma Quarenghi apprende quanto sia conveniente e vantaggioso per una città desiderosa di lumi e di onori poter disporre di una biblioteca pubblica. È convinzione acquisita con la frequentazione dell’erudito bibliofilo e compatriota Pierantonio Serassi; è convinzione corroborata dall’assistere al nobile gesto del cardinale Giuseppe  Alessandro Furietti, che nel 1764 lascia la sua libreria alla Città di Bergamo, sua Patria, per essere iniziale nucleo di una Biblioteca Pubblica, che dovrà custodire le migliori edizioni e le eccellenti patrie memorie. Nei primi mesi del 1788, sicuramente memore delle condivise attese del cardinale, Quarenghi invia in dono al Comune di Bergamo, perché sia collocata nella Biblioteca appena eretta, la pubblicazione del suo progetto del Teatro dell’Ermitage, apparsa nel 1787. Con questo primo bellissimo dono prende avvio nella Biblioteca la felice avventura della Raccolta Quarenghiana.

Le opere pervenute in Biblioteca rinsaldano il legame di Quarenghi con la sua Città
Dopo il progetto del Teatro dell’Ermitage, giunge in Biblioteca, sempre per dono dell’architetto, anche il progetto della Banca Imperiale, pubblicato nel 1791. Quarenghi è all’apice della sua fama. In Italia ha scritto su di lui nel 1784 Ippolito Pindemonte, che ha pure fornito l’elenco delle opere eseguite dal bergamasco in Russia sino a quell’anno. Il 25 maggio 1788 è stato aggregato all’Accademia degli Eccitati di Bergamo, sodalizio fondato nel 1649 e che annovera le persone più illustri e intellettualmente meritevoli della Città. Quarenghi è acclamato «architetto primario alla Corte di Pietroburgo il cui nome è chiarissimo per tutta Europa». Nell’agosto 1791 ecco da San Pietroburgo un altro dono per la Biblioteca: i sette volumi di Nicolas Gabriel Le Clerc sulla storia, i costumi e i monumenti della Russia. A Bergamo si avrà così fondata notizia della lontana terra in cui l’artista opera e vive. Nel 1793 appare per la prima volta a stampa nelle Vite de’ pittori, scultori e architetti bergamaschi, opera postuma di Francesco Maria Tassi, il significativo avviso che presso la Biblioteca Pubblica di Bergamo sono conservati progetti di Quarenghi. La Biblioteca nel 1797 viene allocata negli ambienti della Canonica del Duomo, requisiti dalle autorità municipali. Il bibliotecario Agostino Salvioni avvia la catalogazione del patrimonio. Nel registro riservato alle opere di Belle arti e Antiquaria annota le opere giunte dalla Russia. Nel 1821 entra in Biblioteca il volume Fabbriche e disegni di Giacomo Quarenghi, edito dal figlio Giulio a Milano quattro anni dopo la scomparsa del padre, avvenuta a San Pietroburgo il 2 marzo 1817.

Nel maggio 1870 la Raccolta Quarenghi si arricchisce di 535 eccezionali disegni
Nel 1845 la Biblioteca dagli angusti ambienti della Canonica del Duomo è trasferita nell’ampio e prestigioso Palazzo della Ragione. L’apprezzamento dei cittadini per la nuova decorosa sistemazione più che nelle parole si manifesta nelle immediate belle donazioni. Tra i donatori Giulio Quarenghi, che nel 1846 reca in Biblioteca i due volumi di Fabbriche e disegni del padre Giacomo, Mantova 1843-1844, edizione che amplia la prima del 1821. Nel 1870 la Biblioteca acquisisce una eccezionale raccolta di 535 disegni quarenghiani, certa e specialissima testimonianza della cultura del grande architetto e disegnatore neoclassico. In un primo tempo Giulio ha proposto l’acquisto all’Accademia Carrara, che vi ha rinunciato. Il consigliere comunale Alessandro Malliani si adopera perché i disegni vengano acquistati dal Comune di Bergamo, ciò che avviene il 7 maggio 1870. I disegni sono depositati nella Biblioteca Civica dopo che il pittore Giuseppe Macinata ha provveduto a stenderne il catalogo. Considerato il prezzo pagato, Lire 1000 con l’aggiunta di Lire 200 di pensione annua, si può sicuramente dire che quella dell’ottuagenario Giulio Quarenghi è stata quasi una donazione più che una vera cessione. Il bibliotecario Antonio Alessandri compila la scheda di catalogo e colloca i disegni nei cassetti della Cassapanca II, posta al centro del monumentale Salone della Biblioteca. Nei decenni successivi, ai 535 disegni giunti nel 1870 se ne aggiungeranno molti altri, provenienti dai donatori Giovanni Battista Camozzi Vertova, Antonietta Quarenghi Gelmini, Francesco Tamassia.

Antonio Tiraboschi rende visibile la Raccolta Quarenghi ai frequentatori della Biblioteca
Venuto a sapere che a Bergamo è conservata una raccolta di disegni di Giacomo Quarenghi e che unite alla raccolta si trovano note autografe di Caterina II, il Console Generale di Russia di stanza a Genova scrive il 30 ottobre 1874 al direttore della Biblioteca per averne copia. Nel 1877 lo storico Pasino Locatelli pubblica su “Notizie Patrie” la prima biografia dell’architetto, per la cui redazione ha consultato la «preziosa raccolta dei disegni del Quarenghi che si conserva presso la Biblioteca di Bergamo». Scrive inoltre di aver attinto numerose notizie dal ricco epistolario dell’artista custodito dalla nipote Antonietta Quarenghi Gelmini, figlia di Giulio, residente in Almenno San Bartolomeo. Locatelli ha il grato e lungimirante intuito di mettere in contatto il direttore della Biblioteca, Antonio Tiraboschi, con i coniugi Gelmini. Il 28 febbraio 1877 questi donano alla Biblioteca il Minutario della corrispondenza, viva fonte di stile d’arte e di vita, e lo accompagnano con altri documenti e preziosi cimeli. Tiraboschi dà comunicazione dell’avvenuta donazione sulla stampa locale, loda il senso civico dei donatori e rimarca l’inestimabile valore della Raccolta Quarenghiana. A seguito dei nuovi accrescimenti, vari per tipologia e interesse, Tiraboschi decide di dare visibilità alla Raccolta, in cui opera e vita dell’architetto sono sempre più saldamente unite, allestendo sopra la Cassapanca II una vetrina in cui dispone album, documenti, cimeli, disegni. La vetrina della Cassapanca II forma con le altre vicine Cassapanche al centro del Salone una sorta di sacro memoriale dei personaggi più illustri della storia e della cultura di Bergamo.

Dai primi registri catalografici, alle schede mobili, ai cataloghi a stampa, al DVD
Non bastando più nemmeno gli spazi del Palazzo della Ragione, nel 1927 la Biblioteca cambia nuovamente sede e viene ordinata nel Palazzo Nuovo, ove si trova ancora oggi. La Cassapanca II con la sua vetrina è posta in Sala Tassiana, dove resterà sino ai primi anni Settanta dello scorso secolo, quando le vecchie Cassapanche saranno dismesse e la Raccolta Quarenghi finirà in una cassettiera dell’ufficio di direzione. Nel 1913 il bibliotecario Angelo Mazzi ha pubblicato sul “Bollettino” della Biblioteca il saggio Per la biografia dell’architetto Giacomo Quarenghi. L’occasione del saggio è offerta al direttore dal lavoro appena compiuto di riscontro inventariale dei materiali quarenghiani. Incremento della Raccolta, conservazione, ricerca sono fili magnetici che orientano l’opera di valorizzazione. Allestita nel Palazzo della Ragione, si tiene nel 1967 la prima grande mostra quarenghiana, che sarà fertile di germinazioni con il benefico seguito di studi, iniziative editoriali ed espositive. Nel 1984 Vanni Zanella pubblica il catalogo dei disegni conservati in Biblioteca in appendice al volume Giacomo Quarenghi di Vladimir Piljavskij, edito dal Credito Bergamasco. Nel 1995 è fondata l’associazione Osservatorio Quarenghi, che collabora con la direzione della Biblioteca alla cura della Raccolta. Nel 2008, per iniziativa di Osservatorio, tutti i 761 disegni, digitalizzati in alta definizione, sono divulgati su DVD. La qualità degli strumenti di consultazione e di conoscenza nel mutare dei tempi si mantiene all’altezza del valore della Raccolta e della fama universale dell’artista.

 

Mostra e testi a cura di
Piervaleriano Angelini e Giulio Orazio Bravi
con la collaborazione di
Luca Guaschetti, Maria Elisanetta Manca

Un progetto di
Comune di Bergamo
Giorgio Gori, Sindaco
Nadia Ghisalberti, Assessore alla Cultura
Massimo Chizzolini, Dirigente Area Servizi ai Cittadini
Biblioteca Civica Angelo Mai
Maria Elisabetta Manca, Responsabile
Osservatorio Quarenghi
Piervaleriano Angelini, Presidente

Progetto grafico: Dario Carta

Si ringraziano
Studio Datei Nani, Rita Patelli,
Associazione Amici della Biblioteca Angelo Mai

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Attilio Nani. La scultura disegnata

Venerdì 31 marzo, alle ore 18.30, presso l’Ex Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo, piazza Padre Reginaldo Giuliani, in Città Alta, viene inaugurata la mostra Attilio Nani. La scultura disegnata, un progetto di GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo che dedica un omaggio ad Attilio Nani (1901-1959), figura di riferimento per la storia dell’arte bergamasca del secolo scorso.

La mostra, a cura di M. Cristina Rodeschini e Valentina Raimondo e allestita presso l’Ex Ateneo dallo studio di architettura Datei Nani, presenta il percorso artistico e stilistico compiuto dall’artista a partire dalla fine degli anni Venti fino ai suoi esiti estremi nella seconda metà degli anni Cinquanta: sculture, oggetti di arredamento, disegni e incisioni che provengono da importanti istituzioni del territorio bergamasco (GAMeC, Biblioteca Civica Angelo Mai e Archivi Storici Comunali, MAT di Clusone, Casa Museo Fantoni di Rovetta) e fanno luce sul cammino artistico di Nani che, pur non essendo legato ad alcun movimento artistico, ha saputo attraversare alcuni dei momenti più complessi della storia dell’arte italiana del XX secolo, producendo opere di grande bellezza.

La mostra rimane allestita fino al 7 maggio 2017. Scarica l’invito e la presentazione.

 

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Visite guidate alle mostre quarenghiane

Domenica 2 e domenica 23 aprile apertura straordinaria dell’Atrio scamozziano per consentire la visita delle mostre quarenghiane allestite in Biblioteca: “Conservare alla patria i parti dell’artistico suo ingegno” e Disegni di Giacomo Quarenghi dalla Raccolta della Biblioteca Civica Angelo Mai.

Sono proposte tre visite guidate gratuite in ciascuna mattina, condotte dai curatori delle mostre, con partenza alle ore 10, 11 e 12. Prenotazione obbligatoria da inviare all’indirizzo info@bibliotecamai.org indicando i nomi dei partecipanti, il giorno e l’ora prescelti e un recapito telefonico. Gruppi di 25 persone.

 

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Bergamo Jazz 2017. Evan Parker solo

Venedrì 24 marzo, alle ore 18.00, nell’ambito della 39° edizione di Bergamo Jazz, che si svolge dal 19 al 26 marzo 2017, la Biblioteca ospita il concerto Evan Parker solo, tenuto dal sax tenore e soprano Evan Parker, britannico, esponente di spicco della musica improvvisata europea.

A seguire, alle ore 19.00, per la sezione Jazz Book del Festival, presentazione del libtro Conversazioni con Steve Lacy, in collaborazione con Libreria Ibs + Libraccio Bergamo. Interviene Francesco Martinelli, curatore dell’edizione italiana.

Ingresso libero a entrambi gli eventi fino ad esaurimento posti. ll programma del Festival sul sito del Teatro Donizetti.