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Giornate Europee del Patrimonio 2017

Sabato 23 settembre la Biblioteca Mai partecipa alle Giornate Europee del Patrimonio, manifestazione promossa dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione europea, cui aderisce il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo italiano.
Coordinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo, l’iniziativa Un patrimonio in comune. Tra cultura e natura coinvolge molti istituti culturali della città.

La natura rappresentata. Manoscritti e libri a stampa dalle collezioni della Biblioteca Civica Mai.
In Salone Furietti e in Sala Tassiana, dalle 15 alle 18, sono esposti preziosi codici e libri a stampa antichi e moderni con raffigurazioni realistiche o simboliche, realizzate con varie tecniche artistiche, del paesaggio e dell’ambiente naturale. Un ricco corredo di didascalie bibliograche e argomentative accompagna le immagini.  I volontari dell’Associazione Amici e il personale della Biblioteca saranno presenti nelle sale per illustrare i documenti ai visitatori.

Ingresso libero.

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Giornata tassiana 2017

Venerdì 22 settembre, dalle ore 17.00, si svolge in Biblioteca la tradizionale Giornata tassiana, organizzata dal Centro Studi tassiani di Bergamo. All’indirizzo di saluto della Direttrice della Biblioteca, Maria Elisabetta Manca e all’introduzione del Presidente del Centro, Luca Bani, segue l’incontro con Mariateresa Girardi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dal titolo La «Gerusalemme» tassiana e le cronache della prima crociata. Alle 17.45 proclamazione e assegnazione del Premio Tasso 2017 a Mauro Ramazzotti di Casalmorano (Cremona), vincitore con il saggio Un ‘nuovo’ autografo di Bernardo Tasso: l’epitalamio per le nozze di Federico II Gonzaga e Margherita Paleologo. In conclusione, alle ore 18.00, presentazione della mostra Torquato ed Ercole Tasso, la famiglia e il matrimonio, allestita nell’Atrio scamozziano in occasione della Giornata, per cura di Massimo Castellozzi (Centro Studi tassiani) e Lorenza Maffioletti (Biblioteca). Ingresso libero.

Programma completo della Gornata.

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Millegradini 2017

Domenica 17, per ospitare il passaggio della settima edizioe della Millegradini, l’Atrio scamozziano della Biblioteca resta aperto al pubblico dalle 9.00 alle 17.00.
Nell’occasione, l’Associazione Amici della Biblioteca, con il sostegno della Commissione culturale e la collaborazione dei Volontari, promuove una raccolta fondi: ai donatori verranno consegnati libri doppi ed edizioni della Biblioteca. Ingresso libero.

 

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Gli architetti Adamini a San Pietroburgo. Presentazione libro

Venerdì 15, alle ore 17.30, in Sala tassiana, nell’ambito delle Celebrazioni Quarenghiane, presentazione del libro di Nicola Navone Gli architetti Adamini a San Pietroburgo. La raccolta dei disegni conservati in Ticino, edito da Silvana Editoriale. Intervengono Piervaleriano Angelini (Osservatorio Quarenghi), Nicola Navone (Archivio del Moderno-Accademia di Architettura-Università della Svizzera italiana), Ornella Selvafolta (Politecnico di Milano). Ingresso libero.

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Buon compleanno, architetto Quarenghi

Il 20 settembre Giacomo Quarenghi compie 272 anni. Incontriamoci per festeggiare il suo compleanno esplorando un aspetto peculiare e affascinante del suo raffinatissimo disegno: il paesaggio.
Quarenghi infatti non è stato progettista di giardini ma, straordinario disegnatore, rappresentava la natura a supporto dei suoi raffinatissimi progetti architettonici.
Per l’occasione, nell’atrio della Biblioteca, sarà esposto un gruppo di vedute e capricci di paesaggio di Giacomo Quarenghi, scelti dalla preziosa collezione di disegni della Biblioteca Mai.
Piervaleriano Angelini ci guiderà nell’esplorazione della cifra artistica di Quarenghi caratterizzata da un fecondo travaso tra l’invenzione dell’architettura e il fascino rappresentativo del pittore. I prospetti dei progetti quarenghiani, ambientati in seducenti paesaggi di ascendente italiano, evocano il mito mediterraneo proprio della sua epoca.
Patrizia Berera ci accompagnerà alla scoperta della peculiare tecnica grafica che Quarenghi utilizzava per disegnare gli elementi vegetali, dalle foglie al portamento, senza dimenticare la sua grande capacità nell’uso delle ombre nella rappresentazione architettonica.
Berera infatti durante l’estate ha curato all’Orto Botanico “Lorenzo Rota”, nell’ambito delle iniziative per il bicentenario di Giacomo Quarenghi, l’iniziativa “Una finestra sul paesaggio”, laboratorio creativo di disegno e rappresentazione del paesaggio che viene riproposto sabato 23 settembre, nell’ambito della rassegna The Big Draw promossa in tutta Italia da Fabriano (ingresso libero senza necessità di prenotazione, ritrovo alle ore 16.00 in Città Alta, Scaletta di Colle Aperto). Nel laboratorio, si parte dall’osservazione dei disegni quarenghiani e contemporaneamente degli scenari unici che si presentano passeggiando per l’Orto Botanico. I partecipanti – muniti di tavolette, fogli, matite, cornici in cartoncino per inquadrare porzioni di paesaggio, lenti a forte ingrandimento per andare in cerca di micropaesaggi tra foglie e cortecce – andranno alla scoperta di forme, portamenti, strutture, prospettive, luci, ombre e nuove suggestioni del paesaggio, per dedicarsi, in modo molto “rilassante”, alla rappresentazione paesaggistica.

Il programma dell’Anno Quarenghiano è in continua evoluzione.
Il calendario sempre aggiornato disponibile sul sito www.osservatorioquarenghi.org

Facebook www.facebook.com/quarenghi2017

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Disegni di Giacomo Quarenghi dalla Raccolta della Biblioteca Civica Angelo Mai

Bergamo – Biblioteca Civica Angelo Mai – Atrio scamozziano

2 marzo – 30 dicembre 2017
lunedì – venerdì: 8.45 – 17.30 | sabato: 8.45 – 13.00

La Biblioteca Civica Angelo Mai di Bergamo possiede la più grande collezione al mondo di opere di Giacomo Quarenghi (761 disegni), che costituisce il nucleo principale della più vasta raccolta di materiali riguardanti il grande architetto e disegnatore bergamasco, comprendente anche documenti, lettere, cimeli, ritratti, pubblicazioni e altro ancora. In occasione delle celebrazioni organizzate a livello internazionale per il secondo centenario della scomparsa dell’artista la Biblioteca presenta al pubblico una selezione di fogli di Quarenghi: dal 2 marzo, giorno anniversario della morte che segna l’avvio delle celebrazioni, sino alla fine dell’anno, ogni settimana viene esposto un disegno originale, accompagnato da una scheda (redatta da Piervaleriano Angelini, presidente di Osservatorio Quarenghi) che aiuta a comprendere meglio le caratteristiche delle sue architetture, della sua raffinata maniera grafica, del suo orizzonte estetico e della sua cultura. È possibile inoltre ‘sfogliare’ l’intera collezione dei disegni in formato digitale. Per chi fosse interessato è disponibile (al prezzo speciale di 10 €) il DVD che racchiude tutte le riproduzioni ad altissima definizione dei disegni, accompagnate da particolari risorse elettroniche che permettono di analizzarli in perfetta maniera, da accurati apparati informativi sulla storia e le caratteristiche della raccolta, e dal catalogo analitico dei fogli (il DVD non funziona con sistema operativo Windows 7 o superiore).

Tutte le iniziative dell’Anno quarenghiano sul sito dell’Associazione Osservatorio Quarenghi. Seguici anche su facebook.

Giacomo Quarenghi pittore. Tra vedute di Russia e fantasie italiane

La prima formazione pittorica, avuta in gioventù, ma più probabilmente la mai abbandonata passione per quell’arte, aggiornata sugli indirizzi pittorici della propria epoca anche nella veste di acuto raccoglitore di opere d’arte e di esperto consigliere di collezionisti e di selezionatore di artisti da impiegare al servizio della Corte e dei magnati di Russia, ispirano la sua notevolissima produzione grafica non sempre direttamente legata all’attività progettuale. La maestria di Quarenghi in questo campo si somma a quella dell’architetto, rendendolo ancora di più una figura di primissimo spicco tra gli artisti della sua epoca. I registri della veduta di impronta illuministica, diretti e non retorici, si accompagnano nella sua produzione a fantasie di paesaggi e architetture nelle quali il ricordo del paesaggio italiano diviene paradigma di un mito che pervade la cultura d’Europa, e sembra caricarsi d’un sentimento privato di nostalgia.

29, 18-24 settembre 2017 – Fontana con sculture in un parco, L-7

Nella rigogliosa verzura di un parco, sicuramente italiano come evidenziano le sagome dei pini marittimi, tre figure femminili conversano all’ombra degli alberi presso la grande fontana con sfingi, concepita come raffinata simulazione di un risalto naturale dal quale scaturiscono cascate d’acqua e sul quale si erge simbolicamente la statua di una figura femminile assisa. Il muraglione balaustrato che taglia diagonalmente l’immagine, rafforzandone il senso di vastità, rappresenta un ulteriore rimando al gusto classicista di matrice italiana, amplificato nel rimando all’antico sullo sfondo dalla sagoma d’un edificio con cupola e dalla cuspide di un obelisco. Anche in questo foglio Quarenghi diluisce la concentrazione degli inchiostri sia nell’uso della penna sia in quello del pennello per delineare i piani lontani, modulando con sapienza di pittore o di scenografo il fluire della luce nella composizione.

28, 11-17 settembre 2017 – Paesaggio con ponte ad arco acuto, F-5

Gli elementi che si trovano radunati in questo capriccio di paesaggio italianizzante con architetture ricorrono in numerosi fogli di Quarenghi presenti in varie raccolte: il ponte con accanto una torre, gli edifici del vicino villaggio, le alberature nelle quali la sagoma del pino marittimo spicca come elemento caratterizzante. Nel caso di questo foglio l’effetto d’insieme risulta particolarmente riuscito e la connotazione delle singole parti, grazie al formato più vasto che di consueto per simili soggetti, è suggestivamente dettagliata. Qui la fantasia pittorica e la maestria grafica dell’artista forniscono un saggio particolarmente convincente del suo modo di coordinare i richiami alle architetture di ispirazione rinascimentale con elementi più rustici, come nel caso del vivo accenno al portico su pilastri sotto il torrione o la locanda con insegna che marca l’inizio della via attraversante il villaggio sulla destra. Gli effetti di chiaroscuro e di luce, che via via vanno diradandosi nei piani lontani, trovano un efficace incremento cromatico nella raffigurazione dell’elegante tenda allestita presso il fiume in basso a sinistra, ove figure femminili, nella più caratteristica forma grafica quarenghiana, sono radunate come per la celebrazione di un rito conviviale.

27, 4-10 settembre 2017 – La Galleria Ionica a Tsarkoe Selo, F-10 c

L’architetto scozzese Charles Cameron, che aveva soggiornato a lungo a Roma, giunse in Russia su invito di Caterina II l’anno prima di Quarenghi, e realizzò importanti opere nella tenuta imperiale di Tsarkoe Selo (Giardino degli Zar in russo). Tra queste va annoverato, come una di quelle di maggior fortuna, il complesso con le Terme, il Padiglione d’Agata e la Galleria Ionica presso il Palazzo di Caterina. Si tratta di architetture di grande fantasia ed estrema, calibrata raffinatezza, che dovettero colpire non poco Quarenghi, anche per l’attualizzazione delle memorie dell’antichità, alle quali il bergamasco dedicò più di una veduta. In particolare la Galleria Ionica, che si nota in questo foglio, si può definire un unicum tipologico: si tratta di un lungo percorso pensile completamente aperto con vetrate sul parco e cinto da portici, realizzato per permettere all’imperatrice di passeggiare al chiuso durante la cattiva stagione e comunque al coperto in estate, sempre godendo del panorama della tenuta. Alla Galleria (ancora esistente e posta sopra le Terme) si accede attraverso il monumentale scalone che poi si apre in due rampe curvilinee convergenti, delimitato da alte mura sulle quali sono le repliche dell’Ercole e della Flora Farnese esistenti a Roma.

26, 28 agosto-2 settembre 2017 – Tempietto provvisorio per una processione lungo la Neva, K-24

Giacomo Quarenghi fu evidentemente colpito dalla cerimonia della Benedizione dell’acqua, rito che a Pietroburgo aveva luogo il 6 gennaio lungo le sponde del grande fiume della capitale, davanti al Palazzo d’Inverno, in modo che la famiglia imperiale vi potesse comunque partecipare nonostante il rigido clima. L’immagine che restituisce l’evento ha la vibrante leggerezza di una visione nel suo organizzarsi in schemi semplificati, che fanno prevalere l’equilibrio riassuntivo e selettivo sulla profusione dei dettagli che pure, nella celebrazione di simile rito, non dovevano essere privi di fascino. La rotonda periptera con cupola posta su un alto podio, che costituisce il soggetto principale dell’immagine, è bilanciata sulla destra dalla struttura in granito delimitante la Neva. Il luogo ove è innalzato il tempietto è facilmente riconoscibile grazie alle architetture abbozzate sullo sfondo, che sono la cattedrale dei Santi Pietro e Paolo e la Fortezza, primo nucleo dell’insediamento fondato nel 1703 da Pietro il Grande.

25, 21-25 agosto 2017 – Veduta della chiesa di Gostilicy, F-12 a

Il trasferimento da Roma alla Russia nel 1780 dovette costituire per Quarenghi un cambio talmente radicale da sottoporre a dura prova non solo il fisico, ma anche la mente di un artista. Il suo rifiuto del barocco romano non gli ha impedito però di accostare le forme architettoniche che avevano dominato in Russia sotto Elisabetta I e che, in buona misura, egli era stato chiamato a sostituire con il nuovo linguaggio classicista. Diverse sue vedute sono dedicate proprio ad edifici della metà del XVIII secolo, che egli delinea con cura, come a tentare di penetrarne il carattere e le specificità che di certo dovettero colpirlo. In questo disegno è raffigurata la chiesa della Trinità a Gostilicy, villaggio nella regione di Pietroburgo a sud di Pavlovsk, eretta tra il 1755 e il 1764 nei possedimenti di Aleksej G. Razumovskij, favorito dell’imperatrice Elisabetta I, il quale vi aveva fatto erigere anche un palazzo poi rinnovato negli anni Ottanta dal fratello Kirill, e che appare in un altro disegno quarenghiano di questa raccolta (F-13 b). Per Kirill Razumovskij Quarenghi progettò un padiglione per parco contenente una replica della statua dell’Ercole Farnese (Album H-3, 4, 5).

Gli anni romani

Dopo gli studi a Bergamo nelle scuole della Misericordia Maggiore, e l’avvio all’arte presso i pittori Giovanni Raggi e Paolo Bonomini, Giacomo Quarenghi si trasferisce a Roma nel 1761, entrando nello studio di Anton Raphael Mengs. Inizia così un percorso formativo piuttosto tortuoso: la scoperta della propria vocazione per l’architettura, senza però rinnegare la prima passione per la pittura, lo aiuterà a divenire disegnatore di indubbio valore e di sensibile fascino, tanto da essere ricordato, tra gli artisti del suo tempo, anche per queste doti.

1, 2-10 marzo 2017 – La casa natale di Giacomo Quarenghi, F-9

Per narrare attraverso una selezione di disegni originali l’avventura artistica ed esistenziale di Quarenghi è parso naturale iniziare dal principio. La scritta autografa in alto a destra dichiara in maniera inequivocabile il soggetto di questo disegno: La maison ou je suis né a Bergame. A essere raffigurato è l’edificio della contrada Capiatone di Rota d’Imagna, luogo d’origine della famiglia Quarenghi, ove Giacomo nacque il 20 (o il 21) settembre 1744. È da osservare che Giacomo Antonio Quarenghi, notaio e padre dell’architetto, già da anni si era trasferito a Bergamo, abitando con la moglie e il primogenito Francesco Maria in Contrada San Cassiano (oggi via Donizetti 21); la nascita di Giacomo avvenne a Capiatone poiché in settembre la famiglia vi si trovava in villeggiatura. Il disegno, probabilmente dei primi anni dell’Ottocento, rielabora sul filo della memoria il luogo natio, ingentilendo i caratteri rustici di quell’architettura della Valle Imagna e amplificandone gli spazi. Seguendo la chiave di lettura di un ricordo sentimentale si potrebbero identificare nella coppia di figure in primo piano i genitori dell’artista, e nei tre ragazzi sulla destra i tre fratelli Quarenghi: Francesco Maria, Giacomo e Leone.

2, 11-17 marzo 2017 – L’arco di Tito nel Foro romano, I-1

Questo disegno ci fa incontrare Quarenghi nell’ultimo periodo del soggiorno a Roma, intorno al 1777-1779, già in possesso di un linguaggio grafico sicuro e autonomo, attraverso il quale la declinazione dell’antico si unisce a una personale visione della luce di Roma nella quale viene privilegiata la chiarezza della vibrazione atmosferica. Questa veduta dell’Arco di Tito, uno dei soggetti privilegiati del vedutismo settecentesco a Roma, permette di cogliere anche l’autonomia intellettuale del giovane artista, che sceglie di raffigurare il monumento dall’interno del Foro, piuttosto che secondo la formula largamente prevalente che privilegiava la rappresentazione del fronte opposto.

3, 18-24 marzo 2017 – La Salara a Roma, I-22

L’immagine di questo luogo scomparso di Roma è stata a lungo identificata come l’antica Porta Salaria, mentre il soggetto è da riconoscere nei magazzini del sale della città, posti lungo il Tevere sotto il colle dell’Aventino (come suggerisce, oltre che l’annotazione autografa sul foglio, l’inconfondibile sagoma del campanile di Santa Maria in Cosmedin sullo sfondo). Il disegno, che non ha per soggetto alcun edificio monumentale antico o moderno, mette in luce una delle peculiari caratteristiche del vedutismo quarenghiano degli anni romani: l’attenzione antiretorica per angoli della vecchia città resi suggestivi principalmente da dati d’ambiente, dalla dimensione pittoresca delle costruzioni e dalle superfici dei muri e dei vecchi intonaci, sui quali il personale tratto grafico dell’artista si sofferma nella resa della materia e nel gioco delle ombre. Da questo disegno Giacomo Quarenghi trasse un’acquaforte, della quale l’unica copia nota è al Rijksmuseum di Amsterdam.

4, 25-31 marzo 2017 – Villa Medici, I-11

Con questa fluida immagine Quarenghi si inserisce in un filone iconografico particolarmente affollato. La visione di Villa Medici da Trinità dei Monti appartiene alla scelta galleria di topoi vedutistici di Roma almeno dalla fine del Seicento; si pensi ad esempio ai dipinti di Gaspar Van Wittel. Proprio confrontando il foglio del bergamasco con le immagini prodotte da questo artista, ma anche da altri che lo seguirono, si coglie meglio la specificità espressiva dell’interpretazione offerta da Quarenghi in questa veduta. Mentre in Van Wittel all’immagine della villa fa riscontro sulla sinistra il panorama di Piazza del Popolo, e la passeggiata di Trinità dei Monti è percorsa da gruppi di figure in scene di vita sociale, Quarenghi sceglie di stringere l’angolo di visione, isolando l’edificio cinquecentesco e l’area verde del Pincio che lo circonda. Ne scaturisce un diverso senso dell’immagine, un’atmosfera non più animata di vita e rumori della città, ma piuttosto pervasa da un silenzio sospeso, quasi di idillio campestre, accentuato dalla solitudine della figura seduta sul basso muretto sulla destra.

5, 1-7 aprile 2017 – Esterno del colonnato di San Pietro, I-13

Diversi disegni di Quarenghi del periodo trascorso a Roma (1761-1779) testimoniano, accanto all’attenzione per i monumenti antichi, uno specifico interesse per le grandi realizzazioni dell’epoca rinascimentale e barocca. Anche in questi fogli colpisce la capacità di autonomia nell’ideazione della composizione rispetto alle più ricorrenti formule stabilizzatesi all’interno del repertorio di immagini che venivano prodotte nel circuito legato ai viaggiatori del Grand Tour. Il giovane Quarenghi appare come un artista pienamente immerso in un percorso di ricerca di nuove formule, in una personale sperimentazione di soluzioni innovative sotto il profilo sia dell’organizzazione dell’immagine sia di quello espressivo. Nel caso di questo foglio è il grande colonnato berniniano a fare capolino, quasi come un pretesto e una curiosità, dall’enorme varco della finestra che, con la propria perentorietà, organizza in maniera inusuale sia lo spazio architettonico che quello dell’intera composizione. Il rigore lineare dell’immagine è movimentato e interrotto dinamicamente dalle due figure di Guardie svizzere in conversazione al centro, e dalla figura femminile che risale la rampa sulla sinistra.

6, 8-14 aprile 2017 – Il Vaticano e Monte Mario, I-5

La veduta è presa dalle pendici del Gianicolo, nei giardini di Villa Barberini, e mostra con non pedante accuratezza la grande massa architettonica della Basilica e del complesso dei Palazzi vaticani, mentre nello sfondo la rarefatta sagoma di Monte Mario si inserisce nei profili collinari circostanti. Nella composizione è la strutturante diagonale del muretto del giardino, bilanciato scenograficamente sulla sinistra dal pino marittimo (elemento vegetale tra i più amati da Quarenghi) a condurre lo sguardo verso il soggetto centrale. Anche in questo foglio il rigore della veduta è accompagnato da una calibrata vibrazione atmosferica, che stempera la perentorietà descrittiva dei dettagli fornendo al disegno l’emozione un poco trasognata di una visione a occhi socchiusi. Il repertorio della maniera grafica quarenghiana si riconosce compiutamente nelle varie parti del disegno: il fogliame arricciolato degli arbusti, il tratto a “serpentina schiacciata” a marcare effetti d’ombra e valori materici dei muri, la vibrante sinteticità del tratto nel costruire le masse architettoniche, e il sapiente controllo dell’intensità cromatica nella macchiatura a pennello che raccoglie la calda luminosità del cielo di Roma.

Architetto di corte a Pietroburgo

Dopo diciotto anni a Roma, ove era giunto per studiare pittura, e che lasciava da architetto colto e ormai formato, con al proprio attivo diversi progetti per la Gran Bretagna e la Svezia e, in Italia, il rinnovamento della chiesa di Santa Scolastica a Subiaco, Giacomo Quarenghi viene ingaggiato nell’estate del 1779 dall’Imperatrice Caterina II di Russia come Architetto di Corte. Si spalanca per lui, intriso dei semi dell’Antico e del Rinascimento, un campo di possibilità operative inimmaginabili nello stagnante clima economico del proprio Paese, che lo porteranno a concepire e realizzare negli oltre trent’anni trascorsi in Russia una quantità davvero straordinaria di opere e a divenire uno dei protagonisti dell’architettura neoclassica europea.

7, 17-21 aprile 2017 – Palazzo Inglese a Peterhof, A-10

Tra i primissimi incarichi che Quarenghi ricevette dall’imperatrice Caterina II al suo arrivo a Pietroburgo, vi è quello per il Palazzo imperiale nel Parco Inglese della tenuta suburbana di Peterhof, sul Golfo di Finlandia. I lavori per l’edificazione del Palazzo si protrassero per diverse stagioni e, anche dopo l’ultimazione dell’esterno, l’architetto si dedicò a ristudiare in più occasioni perfezionamenti degli interni. Il Palazzo Inglese, di marcato ascendente palladiano, fu uno degli edifici ai quali Quarenghi lavorò con maggiore dedizione. Questo suggestivo disegno presenta il fronte principale della costruzione insieme alla planimetria del parco paesaggistico, appunto “all’inglese”, nel quale era collocato, con il Grande Stagno e le vie che lo attraversavano, progettato dal britannico James Meaders. Il Palazzo Inglese fu completamente distrutto durante l’avanzata tedesca nella Seconda Guerra mondiale.

8, 24-30 aprile 2017 – Palazzo di Alessandro a Tsarkoe Selo, B-4

Intorno al 1792 Caterina II incaricò Quarenghi di concepire un grande palazzo per il prediletto nipote Alessandro (dal 1801 l’imperatore Alessandro I) nella parte nord-occidentale della tenuta suburbana di Tsarkoe Selo, ove risiedeva durante l’estate la famiglia imperiale. L’iter progettuale per questo palazzo fu complesso, ed è testimoniato dallo studio di numerose varianti planimetriche. Questo interessantissimo disegno è stato considerato sia come una di queste varianti progettuali, sia come testimonianza di quanto ideato, sempre su incarico di Caterina, per un secondo palazzo destinato al fratello minore di Alessandro, il Granduca Costantino. Ciò che qui preme mettere in evidenza, oltre alla qualità grafica che viene espressa da Quarenghi anche nei propri elaborati tecnici, che fanno trasparire le grandi doti di sensibilità e capacità del disegnatore, è la particolare modalità di composizione del disegno, che in un unico foglio riassume la pianta dell’edificio e gli aspetti salienti dei prospetti e delle sezioni, nelle quali le linee dell’architettura sono arricchite sino ai dettagli decorativi.

9, 2-7 maggio 2017 – Barriera dell’Ospedale Mariimskij a Pietroburgo, A-15

Il grande edificio assistenziale, realizzato tra il 1803 e il 1805 sulla grande Prospettiva Litejnyj di Pietroburgo come Ospedale per i poveri, fu concepito per celebrare il primo centenario della fondazione di San Pietroburgo. Esso è costituito da un lungo e disadorno corpo centrale marcato sull’asse principale da un portico timpanato con otto colonne di ordine gigante, affiancato da due corpi di fabbrica che racchiudono il cortile d’onore. Questo era separato dalla via dalla barriera raffigurata in questo disegno insieme alle edicole che delimitano i due accessi al cortile. Il foglio testimonia l’accurata ricerca progettuale che Quarenghi dedicava anche ai dettagli minori delle sue architetture, alla ricerca di calibrature e accordi espressivi estremamente raffinati. Il gruppo di figure che occupa il passaggio d’ingresso è delineato con particolare cura e costituisce una prova delle capacità di Quarenghi disegnatore. Le caratteristiche del personaggio sulla sinistra, che si intrattiene con tre individui elegantemente abbigliati, inducono a ipotizzare che possa essere una autoraffigurazione dello stesso artista.

10, 8-14 maggio 2017 – Palazzo Bežborodko per Mosca. Prospetto principale e sezione sull’ingresso, C-12

Il principe Aleksandr A. Bežborodko, importantissima figura della Corte imperiale, già dai primi anni Ottanta del Settecento si era rivolto a Quarenghi per la sistemazione della propria residenza pietroburghese, instaurando con l’architetto un rapporto duraturo e assai cordiale, proseguito con diversi altri importanti incarichi a lui affidati nel corso degli anni. Nel 1797 Bežborodko decise di fare edificare in Campo Voroncov a Mosca un grandioso palazzo, destinato ad accogliere le sue ricchissime raccolte, dichiarando che esso doveva «mostrare alla posterità che nel nostro secolo e nella nostra terra conoscevamo il buon gusto», e naturalmente l’incarico per il progetto fu affidato a Giacomo Quarenghi. I disegni dell’immenso edificio furono approntati velocemente, e ne venne avviata la realizzazione, che però fu presto interrotta dalla morte del committente. Questo disegno bene rende l’idea delle enormi proporzioni dell’edificio che l’architetto aveva concepito e del linguaggio magniloquente che, seguendo il desiderio di Bežborodko, aveva saputo infondervi.

11, 15-21 maggio 2017 – Palazzo Bežborodko per Mosca. Sezioni, C-14

Il principe Aleksandr A. Bežborodko, importantissima figura della Corte imperiale, già dai primi anni Ottanta del Settecento si era rivolto a Quarenghi per la sistemazione della propria residenza pietroburghese, instaurando con l’architetto un rapporto duraturo e assai cordiale, proseguito con diversi altri importanti incarichi a lui affidati nel corso degli anni. Nel 1797 Bežborodko decise di fare edificare in Campo Voroncov a Mosca un grandioso palazzo, destinato ad accogliere le sue ricchissime raccolte, dichiarando che esso doveva «mostrare alla posterità che nel nostro secolo e nella nostra terra conoscevamo il buon gusto», e naturalmente l’incarico per il progetto fu affidato a Giacomo Quarenghi. I disegni dell’immenso edificio furono approntati velocemente, e ne venne avviata la realizzazione, che però fu presto interrotta dalla morte del committente. Nella sezione in alto si noti l’attenzione posta dal disegnatore nella rappresentazione della grande biblioteca destinata ad accogliere la preziosa raccolta libraria del principe, e al piano superiore gli spazi per la ricchissima collezione d’arte.

12, 22-28 maggio 2017 – Palazzo Bežborodko per Mosca. Parte centrale del prospetto principale, C-15

Il principe Aleksandr A. Bežborodko, importantissima figura della Corte imperiale, già dai primi anni Ottanta del Settecento si era rivolto a Quarenghi per la sistemazione della propria residenza pietroburghese, instaurando con l’architetto un rapporto duraturo e assai cordiale, proseguito con diversi altri importanti incarichi a lui affidati nel coso degli anni. Nel 1797 Bežborodko decise di fare edificare in Campo Voroncov a Mosca un grandioso palazzo, destinato ad accogliere le sue ricchissime raccolte, dichiarando che esso doveva «mostrare alla posterità che nel nostro secolo e nella nostra terra conoscevamo il buon gusto», e naturalmente l’incarico per il progetto fu affidato a Giacomo Quarenghi. I disegni dell’immenso edificio furono approntati prontamente, e ne venne avviata la realizzazione, che però fu presto interrotta dalla morte del committente. Questo spettacolare disegno trasmette in modo diretto e con straordinaria efficacia la magnificenza del colossale edificio, e costituisce come un’epitome degli indirizzi formali e del linguaggio estetico di Giacomo Quarenghi.

13, 29 maggio-4 giugno 2017 – Teatro per Pietroburgo (?). Sezione, C-31

Nella lunga e straordinariamente intensa attività professionale Giacomo Quarenghi ebbe occasione di progettare praticamente ogni tipologia architettonica: palazzi pubblici e privati, di città e di campagna, edifici assistenziali, padiglioni per parchi, ponti, monumenti celebrativi e molto altro ancora. Di questa variegata produzione fanno parte anche i teatri, edifici di particolare importanze nel contesto della vita culturale e sociale del Settecento. I suoi progetti comprendono sia teatri pubblici che privati, cioè realizzati all’interno di prestigiosi palazzi per l’intrattenimento del proprietario e dei suoi ospiti. Per i teatri privati predilesse la struttura “all’antica”, cioè con cavea a gradoni, che aveva tratto dai teatri dell’antica Roma e dall’esempio palladiano del Teatro Olimpico di Vicenza, e aveva portato al massimo livello di eleganza nel Teatro dell’Ermitage per Caterina II. Questo raffinato disegno mostra un teatro pubblico a palchetti, nel quale la personale passione dell’architetto per il teatro e la musica traspare dalla compiaciuta disinvoltura con la quale egli inserisce i tocchi di verità costituiti dalle figurette che abitano l’architettura.

14, 5-11 giugno 2017 – Residenza di A. A. Bežborodko a Stol’noe. Sezione, C-37

Nella fantasia grafica e architettonica di Giacomo Quarenghi anche un disegno tecnico può divenire l’occasione per rendere palese a un pubblico non necessariamente esperto di architettura il funzionamento e la qualità del progetto, ed esplicitare anche il senso dello stile di vita per il quale l’edificio è concepito. In questo caso una grande villa di campagna mostra di comprendere tra le proprie caratteristiche tanto la magnificenza della grande sala con colonne, quanto il disimpegnato affaccio sul giardino, ove il disegnatore colloca significativamente un gruppo di personaggi in amena conversazione. Altri gruppi di figure sottolineano la versatile fruibilità dell’architettura: in compagnia sulla terrazza, o affacciantisi sul salone, indicano un approccio lieto e curioso a questa esperienza di elegante vita in campagna.

15, 12-18 giugno 2017 – Arco per l’incoronazione dell’Imperatore Paolo I a Mosca, C-33

Il grandioso progetto per questo Arco non mostra nella sua rappresentazione il proprio carattere effimero: esso apparteneva infatti a quel genere di realizzazioni provvisorie (in legno, tela e gesso) destinate a particolari occasioni celebrative. L’Arco, ideato in occasione dei festeggiamenti per l’incoronazione del nuovo imperatore, succeduto alla madre Caterina II nel 1796, ma destinato a un regno d’un solo lustro, diviene comunque per l’architetto occasione per elaborare personali idee su questa tipologia monumentale, alla quale negli anni a venire avrà occasione di attingere sia in Archi “per Napoleone” (a Bergamo nel 1810), sia “contro Napoleone” (a Pietroburgo nel 1814). Da notare in modo particolare in questo disegno, come in molti altri suoi fogli di presentazione dei progetti, il paesaggio italianizzante nel quale l’opera è collocata, ben diverso da quello nel quale avrebbe in realtà trovato realizzazione.

16, 19-25 giugno 2017 – Padiglione ovale. Prospetto, G-27

I padiglioni per parchi sono oggetto di particolare attenzione nell’architettura aristocratica del secondo Settecento, in quanto espressione di una concezione raffinata di vita che si correlava in Russia alla cultura di impronta occidentale sia attraverso i molti riferimenti alle architetture per parchi d’area britannica, sia mediante la suggestione quasi esotica pervasa di classicismo italiano e di recupero dell’Antichità. Quarenghi è sintesi di questi umori culturali, e la sua ispirazione palladiana, aggiornata sulle più recenti tendenze continentali, gli permette di calibrare perfettamente le diverse istanze, giungendo a produrre ideazioni di forte fascino ed equilibrio. Tale è il caso di questo disegno, nel quale il contesto paesaggistico di evidente rimando italiano amplifica i valori dell’architettura immergendoli in un’atmosfera mediterranea.

17, 26-30 giugno 2017 – Biblioteca, E-14

Non è stato ancora possibile identificare il palazzo per il quale Quarenghi ha progettato questa biblioteca, ma il fascino che promana da questo disegno bene si accorda con il luogo nel quale il foglio è conservato: la Biblioteca Civica di Bergamo. Il progetto rivela l’attualità dell’idea di biblioteca che aveva l’architetto, il quale era anche bibliofilo e possedeva una raccolta di libri davvero ricca ed importante. Egli concepisce in questo progetto il mobilio da inserire in un’architettura non coordinata al nuovo allestimento (è stato ipotizzato che fosse studiato per il Palazzo di Pavlovsk, ma le dimensioni dell’ambiente ne danno smentita), e proprio questo aspetto rafforza il senso pregnante della raccolta libraria, le cui esigenze finiscono per prevalere sul carattere del luogo che la ospita. L’orizzonte dell’Illuminismo maturo regola le scelte: due ordini di scaffalature, dalle linee semplici, regolari, funzionali, consentono il libero e facile accesso agli scaffali. Il gruppo di persone a colloquio indica, nello spirito del Lumi, la “casa dei libri” come luogo di incontro, di scambio, di vicendevole arricchimento culturale.

18, 3-7 luglio 2017 – Villa Stedingk a Elghammar (Svezia), B-3

Il conte Curt Stedingk, che combatté contro gli Inglesi per l’indipendenza degli Stati Uniti d’America, e fu poi ambasciatore di Svezia a San Pietroburgo per quasi vent’anni, domandò all’amico Quarenghi il progetto per una villa da erigere nei propri possedimenti in patria. L’architetto ebbe modo di riflettere sul progetto indicando diverse varianti, delle quali una è rispecchiata in questo foglio. Diversa è la soluzione che venne presentata da Giulio Quarenghi, figlio di Giacomo, nel pubblicare le opere paterne (Fabbriche e disegni di Giacomo Quarenghi, Milano 1821), scrivendo: «Il portico che s’innalza maestoso sopra il livello delle parti laterali della casa, sostenuto da sei colonne joniche ed ornato di elegante frontone e di statue, senza allontanarsi dallo stile caratteristico che campeggia in tutte le opere dell’autore, presenta con facile ardimento una di quelle palladiane invenzioni di cui s’incontrano così pochi esempi negli antichi e nei moderni edifici». Il disegno esposto è particolarmente interessante sia per le caratteristiche proprie di uno studio di progetto, sia per le annotazioni funzionali dei locali segnate sulla pianta, che aiutano a comprendere meglio la concatenazione delle funzioni nei diversi ambienti, e dunque le caratteristiche di vita che erano destinati ad ospitare.

19, 10-15 luglio 2017 – Palazzo per il principe Kurakin. Sezione, B-38 c

Aleksandr B. Kurakin fu un importante diplomatico russo, in amicizia con il Granduca Paolo, futuro imperatore Paolo I. Questo suo legame lo rese inviso a Caterina II, che lo allontanò dalla Russia ove poté rientrare solo alla sua scomparsa (1796). A Kurakin apparteneva il palazzo barocco sul Lungofiume degli Inglesi di Pietroburgo, che Quarenghi trasformò adeguandolo al nuovo gusto e che divenne sede del Collegio degli Affari Esteri. Il disegno che si presenta si riferisce però ad un ad un altro incarico affidato al bergamasco da Kurakin: il progetto di riattamento della propria dimora di campagna (che è documentato da due serie di disegni presso l’Accademia di Brera e le Gallerie dell’Accademia di Venezia). Questo foglio è estremamente indicativo del gusto architettonico di Giacomo Quarenghi, e rappresenta un lampante esempio della sua abilità grafica. Gli elementi decorativi felicemente schizzati a mano libera, le veloci figurette collocate nell’edificio, la vibrante modalità del tratteggio che occupa le aperture di porte e finestre sono caratteristiche che permettono di riconoscere con certezza l’autografia del disegno.

Decorazioni e interni nelle architetture di Giacomo Quarenghi

L’attività di Quarenghi si espande con frequenza dalla progettazione dell’edificio a quella degli apparati decorativi, sino a singoli dettagli dell’arredo. Lo studio delle architetture e degli ambienti, nella sua epoca, e in special modo nella sua personalità artistica, si prolunga senza soluzione di continuità a comprendere le decorazioni e gli allestimenti interni. Osservò nel 1823 l’architetto veneziano Antonio Diedo: «Nessun altro autore, ch’io sappia, si è meglio occupato, e con maggior cura e con più successo, anche della decorazione interna (…) essendosi dal suo multiforme ingegno pensato a ciò ch’è ufficio del quadraturista, del pittore e dello scultore, non altra parte rimane da lui intatta che quella già per sé esclusa dalla ristrettezza del foglio, cioè la parte dell’addobbo, serbata all’industria, e al gusto cangiante del paratore».

20, 17-21 luglio 2017 – Decorazione di una sala con vedute romane, E-10

Questa proposta di decorazione per la parete di una Sala è studiata nei minimi particolari anche nel collegamento al soffitto (che ricorda, con le figure negli angoli entro ghirlande, quella della Sala da Musica progettata in Campidoglio da Quarenghi per il Senatore di Roma Abbondio Rezzonico poco prima di partire per la Russia). Accanto agli eleganti partiti decorativi (candelabre, festoni, aquile) sono due grandi pannelli con soggetti romani a dominare l’effetto. Quello di sinistra è interamente dedicato a Piazza San Pietro, con una delle due fontane e una porzione del colonnato di Bernini, mentre quello di destra rappresenta un capriccio di monumenti antichi nei quali si riconoscono i riferimenti alle colonne Traiana e Antonina, al Colosseo e alla Piramide di Caio Cestio. L’abilità di Quarenghi disegnatore, e la sua cultura aggiornata circa la pittura della sua epoca, appaiono qui del tutto evidenti, producendo un effetto di grande suggestione. La somiglianza con un foglio conservato nel Museo dell’Ermitage di Pietroburgo, che si sa concepito per il Principe Bežborodko intorno al 1781, fa ritenere che anche questo disegno sia stato pensato per lo stesso committente, e la datazione prossima alla partenza dell’artista da Roma è avvalorata dalla scelta dei soggetti e dalla loro interpretazione.

21, 24-28 luglio 2017 – Decorazione di una sala per il principe Bežborodko a Pietroburgo, E-11 a

Gli apparati decorativi a candelabre e girali e l’inserimento di un grande pannello con un capriccio di architettura, risultano stilisticamente coerenti con quanto osservato nel disegno presentato la scorsa settimana, rafforzando l’ipotesi che anche quella decorazione sia stata concepita nel medesimo periodo per il Principe Aleksandr A. Bežborodko. Qui l’immagine dominante mostra un magnifico edificio cupolato con portico e timpano collocato su un terrazzamento d’un parco, preceduto da due colonne rostrate e da una passeggiata pensile su arcate. L’immagine è composta secondo la soluzione della prospettiva per angolo, di marcato ascendente scenografico. Una datazione al 1781 circa (epoca nella quale Quarenghi progettò il palazzo Pietroburghese di Bežborodko) ben si adatta al retaggio delle esperienze romane che permea il disegno nell’accentuata monumentalità e nei richiami a schemi già sperimentati da Giovan Battista Piranesi. L’impostazione del capriccio architettonico rimanda anche ad alcuni acquerelli e dipinti di Villa Madama realizzati da Hubert Robert, artista al quale Quarenghi fu particolarmente attento e che godette di grande fortuna in Russia. La scritta nella parte inferiore del foglio è autografa dell’architetto.

22, 31 luglio-4 agosto 2017 – Decorazione per la Galleria di palazzo Buturlin, E-8 a

Il destinatario di questo progetto di decorazione dovrebbe essere uno dei discendenti di Aleksandr B. Buturlin, nel primo Settecento generale in stretti rapporti con Pietro il Grande dal quale ricevette il titolo di conte. Si potrebbe trattare di Dmitrij P. Buturlin, appassionato bibliofilo che perdette una biblioteca di 40.000 volumi nell’incendio di Mosca del 1812, e ne ricompose una di 33.000 pezzi, tra libri e manoscritti, prima della morte (1830). Nel 1817 Dmitrij si era trasferito dalla Russia a Firenze. Non si hanno notizie di incarichi professionali a Quarenghi da parte di membri di questa famiglia, ma la scritta a matita in basso a sinistra del foglio, nonostante la non rara storpiatura della trascrizione del cognome, è inequivocabile indicazione del committente. In questa idea di decorazione l’architetto risolve la vasta parte centrale della parete con un trompe l’oeil d’una finta architettura che rappresenta una loggia con colonne affacciata su un paesaggio di richiamo italiano (così diverso da quello russo!). L’illusionistico sfondamento del piano della parete ha l’effetto di movimentare scenograficamente la galleria del palazzo proponendo un’apertura ariosa verso spazi esterni. Questo esempio mostra come le numerosissime fantasie di paesaggio dei capricci grafici di Quarenghi si possano anche interpretare quali ricerche figurative per bozzetti impiegabili in insiemi decorativi.

23, 7-11 agosto 2017 – Decorazione di parte del soffitto per la Sala di San Giorgio nel Palazzo Imperiale di Pietroburgo, E-2

Nei primi anni Novanta del Settecento Giacomo Quarenghi ricevette da Caterina II l’incarico di realizzare un nuovo vastissimo ambiente (800 mq) tra il Palazzo d’Inverno e il Piccolo Ermitage, che diventerà la Sala di San Giorgio, o Sala del Trono. L’enorme superficie del soffitto venne decorata dal pittore francese Gabriel-François Doyen, da poco giunto da Parigi, e dal decoratore italiano Antonio Della Giacoma. La composizione dell’intero soffitto, documentata in un disegno conservato nel Palazzo-museo di Gatcina presso Pietroburgo, presentava un grande campo centrale raffigurante un cielo percorso da figure allegoriche in volo, ai cui lati, con assi ruotati di 90 gradi, erano due riquadri minori, più allungati. Uno presentava un paesaggio bucolico, mentre quello qui raffigurato esibiva una fantasia di architetture monumentali con figure abbigliate all’antica. Il grande incendio del Palazzo d’Inverno del 1837 distrusse completamente questa decorazione.

24, 14-18 agosto 2017 – Decorazione di una sala per il principe Bežborodko a Pietroburgo, E-11 b

I disegni per il palazzo pietroburghese di Aleksandr A. Bežborodko bene si prestano a sondare il gusto di Quarenghi nella decorazione degli interni. Nel caso del foglio qui presentato appaiono chiaramente alcuni elementi caratteristici della sua maniera. Il primo decisivo aspetto da considerare è quello della gerarchica prevalenza degli elementi architettonici, alle cui partizioni si adegua il sistema decorativo. Da ciò discende una scansione ritmica ben precisata, e un effetto di equilibrio tra le parti dell’insieme. Questo disegno raffigura, nella sequenza porta-porzione con elementi decorativi-specchiera con consolle, solo la parte sinistra di una vasta parete che si può immaginare simmetricamente conclusa sul lato opposto, riservando probabilmente un episodio decorativo di primaria importanza (una grande veduta, o un capriccio di paesaggio) alla porzione centrale come nel caso del disegno E-11a già presentato. I campi tra il fregio a meandro e l’architrave sono occupati da tre pannelli con figure con quelle forme insieme eleganti e ridondanti che costituiscono quasi una cifra in questo genere di disegni di Quarenghi.

 

Mostra e testi a cura di
Piervaleriano Angelini
con la collaborazione di
Luca Guaschetti, Maria Elisabetta Manca

Un progetto di
Comune di Bergamo
Giorgio Gori, Sindaco
Nadia Ghisalberti, Assessore alla Cultura
Massimo Chizzolini, Dirigente Area Servizi ai Cittadini
Biblioteca Civica Angelo Mai
Maria Elisabetta Manca, Responsabile
Osservatorio Quarenghi
Piervaleriano Angelini, Presidente

Progetto grafico: Dario Carta

Si ringraziano
Studio Datei Nani, Rita Patelli,
Associazione Amici della Biblioteca Angelo Mai

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E’ la stampa, bellezza!

Libri e tipografi nel Cinquecento
tra Venezia e Bergamo

Bergamo – Palazzo del Podestà, Museo del Cinquecento
Piazza Vecchia, Città Alta

21 maggio – 15 ottobre 2017
martedì – venerdì 10.00 – 13.00 / 14.30 – 18.00 | sabato e festivi 10.00 – 19.00
Biblietti: Intero € 5,00 comprensivo della salita al Campanone. Gratuito: fino a 18 anni, disabili e giornalisti

Inaugurazione sabato 20 maggio, ore 17.00

 

La mostra È la stampa, bellezza! Libri e tipografi nel Cinquecento, tra Venezia e Bergamo ripercorre la storia di un’invenzione che dalla metà del Quattrocento cambia i destini del mondo. Da allora, il libro è al centro di una vera e propria rivoluzione tecnica e culturale. Ma come cambiano i libri? Come nasce l’editoria moderna?
Dai codici manoscritti, agli incunaboli, alle cinquecentine si assiste a un passaggio epocale nella trasmissione del sapere. Nel corso del Cinquecento si amplia il pubblico dei lettori e l’affinarsi delle tecniche di stampa permette la creazione di capolavori tipografici: anche il libro diventa così espressione della bellezza del Rinascimento. È Venezia la capitale della stampa, ma in tutto il territorio della Serenissima numerosi e prolifici sono incisori, compositori e tipografi, i nuovi professionisti del settore. Tra questi spicca il nome del celebre Aldo Manuzio, ideatore di raffinate tecniche tipografiche e di brillanti strategie editoriali, come il formato tascabile, che rendono il libro un prodotto bello e alla portata di tutti. Precursore della figura del moderno editore, Manuzio ispira le generazioni successive di stampatori.
A Bergamo, cinquant’anni dopo, Comino Ventura si cimenta in una produzione ricca e assai variegata, frutto di originali scelte di mercato, mediando con abilità tra esigenze di vendita e volontà di pubblicare opere di ampio respiro culturale. Esattamente a quattrocento anni dall’ultima edizione impressa dai torchi del Ventura, Bergamo ricorda l’importanza della diffusione della stampa in una mostra curata da Fondazione Bergamo nella storia e Biblioteca Civica Angelo Mai. Le sale del Museo del Cinquecento in Palazzo del Podestà offrono ai visitatori le coordinate per comprendere la temperie politica, economica e sociale che accompagna l’invenzione dell’arte tipografica.
In occasione della mostra il percorso museale si arricchisce della nuova “sala delle meraviglie”, un viaggio suggestivo tra le pagine più belle del Rinascimento.

Maggiori informazioni sulla pagina del sito della Fondazione.

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La Riforma Protestante

Nei libri e nei documenti della Biblioteca Civica A. Mai

Bergamo – Biblioteca Civica Angelo Mai – Atrio scamozziano

6 maggio – 14 luglio 2017
Prorogata fino al 30 agosto 2017

lunedì – venerdì: 8.45 – 17.30 | sabato: 8.45 – 13.00

Inaugurazione sabato 6 maggio, ore 10.30

 

Per la Riforma protestante, che si fondò sul libro della Bibbia come assoluta regola di fede, e che si giovò della stampa a caratteri mobili nella diffusione delle nuove dottrine, il libro e la lettura individuale assunsero notevole importanza. Nell’anno delle Celebrazioni per il Quinto Centenario della Riforma, la Biblioteca Civica ha allestito questa mostra per illustrare, per quanto glielo consentono le sue ricche collezioni, ciò che il libro ha rappresentato per il Protestantesimo.
Alcune edizioni di cultura protestante qui esposte sono di assoluta rarità non solo per l’Italia ma anche per l’area riformata Tra queste edizioni, quelle di due autori bergamaschi esuli per fede nel Cinquecento: del teologo Girolamo Zanchi, che fu celebre professore di teologia all’Università di Heidelberg, e del medico Guglielmo Grataroli, decano della Facoltà di medicina di Basilea e autore di fortunati opuscoli di divulgazione medica. La Biblioteca conserva inoltre una notevole raccolta di edizioni bibliche del XVI secolo. Alcune testimoniano l’impressionante lavoro filologico e linguistico compiuto da biblisti di cultura riformata con la pubblicazione dei testi originali ebraico e greco Non mancano edizioni della Bibbia tradotta nelle lingue parlate. Qui esposta è la famosa Bibbia in italiano di Antonio Brucioli, Venezia 1532, tra i libri più letti dagli italiani che furono inquisiti per eresia.
La Chiesa di Roma reagì al dilagare di opere di tendenza riformata con la pubblicazione di Indici di libri proibiti, di contenuto non solo religioso ma anche letterario e scientifico. Nonostante questo preventivo controllo della stampa, i libri comunque circolarono e furono letti in Italia e anche a Bergamo, se pure in misura assai limitata. Alcuni di questi libri sono in seguito finiti in Biblioteca. Una selezione è esposta in mostra con l’utile indicazione, quando espressa, degli antichi possessori. La mostra ha quindi anche la finalità di testimoniare un interessante fatto di cultura: il permanere, pure in momenti di divieti e di censure, della caparbia volontà e della passione per la cultura di lettori curiosi, esigenti, liberi.

Scarica il catalogo completo della mostra in formato pdf.

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#maididomenica

Itinerari domenicali tra i tesori della
Biblioteca Civica Angelo Mai

Visite guidate gratuite

 

A partire da domenica 28 maggio, la Biblioteca Civica Angelo Mai apre le porte con visite guidate gratuite.

Il progetto #maididomenica, realizzato grazie alla collaborazione dell’Associazione Amici della Biblioteca, prevede l’apertura straordinaria domenicale (l’ultima del mese, in emulazione con i musei nazionali) durante la quale i Bibliotecari, coadiuvati da Volontari e Soci dell’Associazione Amici, illustreranno la storia di Palazzo Nuovo, delle sue ornamentazioni, delle opere d’arte insieme alle vicende della formazione e dello sviluppo della Biblioteca Civica. Ai visitatori, organizzati in gruppi, oltre alla visita della mostra allestita nell’Atrio scamozziano, verranno anche offerti in visione diretta, ad ogni appuntamento domenicale, esemplari rari e di pregio dell’immenso patrimonio librario e documentario conservato dalla Biblioteca.

Le visite, della durata di circa 1 ora, inizieranno alle ore 10, 11 e 12 di ciascuna domenica di apertura. Queste tutte le date: 28 maggio, 25 giugno, 30 luglio, 27 agosto, 24 settembre, 29 ottobre, 26 novembre. Scarica il pieghevole.

Per prenotazioni inviare una mail a info@bibliotecamai.org indicando nome, cognome, recapito telefonico, numero di partecipanti e data e orario prescelto; oppure telefonare allo 035-399430.

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Metrica. Giornata di studi in ricordo di Franco Gavazzeni

Sabato 27 maggio, dalle ore 16.30, nel Salone Furietti della Biblioteca si svolge la tradizionale Giornata di studi in ricordo di Franco Gavazzeni, quest’anno a cura di Renzo Cremante, organizzata grazie alla collaborazione dell’Università degli Studi di Pavia, Dipartimento di Studi Umanistici, dal titolo Metrica.
Dopo il saluto istituzionale di Maria Elisabetta Manca, introduce Rossano Pestarino, che coordina gli interventi di Guido Lucchini, Arnaldo Bruni, Renzo Cremante e Lino Leonardi.

Nell’occasione, viene distribuito in omaggio il volume Filologia e critica. La scuola pavese e la Ricciardi, Atti della Giornata di studi 2016, sesto della collana “Per Franco Gavazzeni” edita dalla Biblioteca Civica A. Mai con il contributo della Fondazione Credito Bergamasco.

Ingresso libero. Scarica l’invito.