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Bergamo – Biblioteca Civica Angelo Mai – Atrio scamozziano

2 marzo – 30 dicembre 2017
lunedì – venerdì: 8.45 – 17.30 | sabato: 8.45 – 13.00

La Biblioteca Civica Angelo Mai di Bergamo possiede la più grande collezione al mondo di opere di Giacomo Quarenghi (761 disegni), che costituisce il nucleo principale della più vasta raccolta di materiali riguardanti il grande architetto e disegnatore bergamasco, comprendente anche documenti, lettere, cimeli, ritratti, pubblicazioni e altro ancora. In occasione delle celebrazioni organizzate a livello internazionale per il secondo centenario della scomparsa dell’artista la Biblioteca presenta al pubblico una selezione di fogli di Quarenghi: dal 2 marzo, giorno anniversario della morte che segna l’avvio delle celebrazioni, sino alla fine dell’anno, ogni settimana viene esposto un disegno originale, accompagnato da una scheda (redatta da Piervaleriano Angelini, presidente di Osservatorio Quarenghi) che aiuta a comprendere meglio le caratteristiche delle sue architetture, della sua raffinata maniera grafica, del suo orizzonte estetico e della sua cultura. È possibile inoltre ‘sfogliare’ l’intera collezione dei disegni in formato digitale. Per chi fosse interessato è disponibile (al prezzo speciale di 10 €) il DVD che racchiude tutte le riproduzioni ad altissima definizione dei disegni, accompagnate da particolari risorse elettroniche che permettono di analizzarli in perfetta maniera, da accurati apparati informativi sulla storia e le caratteristiche della raccolta, e dal catalogo analitico dei fogli (il DVD non funziona con sistema operativo Windows 7 o superiore).

Tutte le iniziative dell’Anno quarenghiano sul sito dell’Associazione Osservatorio Quarenghi. Seguici anche su facebook.

Gli anni romani

Dopo gli studi a Bergamo nelle scuole della Misericordia Maggiore, e l’avvio all’arte presso i pittori Giovanni Raggi e Paolo Bonomini, Giacomo Quarenghi si trasferisce a Roma nel 1761, entrando nello studio di Anton Raphael Mengs. Inizia così un percorso formativo piuttosto tortuoso: la scoperta della propria vocazione per l’architettura, senza però rinnegare la prima passione per la pittura, lo aiuterà a divenire disegnatore di indubbio valore e di sensibile fascino, tanto da essere ricordato, tra gli artisti del suo tempo, anche per queste doti.

4, 25-31 marzo 2017 – Villa Medici, I-11

Con questa fluida immagine Quarenghi si inserisce in un filone iconografico particolarmente affollato. La visione di Villa Medici da Trinità dei Monti appartiene alla scelta galleria di topoi vedutistici di Roma almeno dalla fine del Seicento; si pensi ad esempio ai dipinti di Gaspar Van Wittel. Proprio confrontando il foglio del bergamasco con le immagini prodotte da questo artista, ma anche da altri che lo seguirono, si coglie meglio la specificità espressiva dell’interpretazione offerta da Quarenghi in questa veduta. Mentre in Van Wittel all’immagine della villa fa riscontro sulla sinistra il panorama di Piazza del Popolo, e la passeggiata di Trinità dei Monti è percorsa da gruppi di figure in scene di vita sociale, Quarenghi sceglie di stringere l’angolo di visione, isolando l’edificio cinquecentesco e l’area verde del Pincio che lo circonda. Ne scaturisce un diverso senso dell’immagine, un’atmosfera non più animata di vita e rumori della città, ma piuttosto pervasa da un silenzio sospeso, quasi di idillio campestre, accentuato dalla solitudine della figura seduta sul basso muretto sulla destra.

3, 18-24 marzo 2017 – La Salara a Roma, I-22

L’immagine di questo luogo scomparso di Roma è stata a lungo identificata come l’antica Porta Salaria, mentre il soggetto è da riconoscere nei magazzini del sale della città, posti lungo il Tevere sotto il colle dell’Aventino (come suggerisce, oltre che l’annotazione autografa sul foglio, l’inconfondibile sagoma del campanile di Santa Maria in Cosmedin sullo sfondo). Il disegno, che non ha per soggetto alcun edificio monumentale antico o moderno, mette in luce una delle peculiari caratteristiche del vedutismo quarenghiano degli anni romani: l’attenzione antiretorica per angoli della vecchia città resi suggestivi principalmente da dati d’ambiente, dalla dimensione pittoresca delle costruzioni e dalle superfici dei muri e dei vecchi intonaci, sui quali il personale tratto grafico dell’artista si sofferma nella resa della materia e nel gioco delle ombre. Da questo disegno Giacomo Quarenghi trasse un’acquaforte, della quale l’unica copia nota è al Rijksmuseum di Amsterdam.

2, 11-17 marzo 2017 – L’arco di Tito nel Foro romano, I-1

Questo disegno ci fa incontrare Quarenghi nell’ultimo periodo del soggiorno a Roma, intorno al 1777-1779, già in possesso di un linguaggio grafico sicuro e autonomo, attraverso il quale la declinazione dell’antico si unisce a una personale visione della luce di Roma nella quale viene privilegiata la chiarezza della vibrazione atmosferica. Questa veduta dell’Arco di Tito, uno dei soggetti privilegiati del vedutismo settecentesco a Roma, permette di cogliere anche l’autonomia intellettuale del giovane artista, che sceglie di raffigurare il monumento dall’interno del Foro, piuttosto che secondo la formula largamente prevalente che privilegiava la rappresentazione del fronte opposto.

1, 2-10 marzo 2017 – La casa natale di Giacomo Quarenghi, F-9

Per narrare attraverso una selezione di disegni originali l’avventura artistica ed esistenziale di Quarenghi è parso naturale iniziare dal principio. La scritta autografa in alto a destra dichiara in maniera inequivocabile il soggetto di questo disegno: La maison ou je suis né a Bergame. A essere raffigurato è l’edificio della contrada Capiatone di Rota d’Imagna, luogo d’origine della famiglia Quarenghi, ove Giacomo nacque il 20 (o il 21) settembre 1744. È da osservare che Giacomo Antonio Quarenghi, notaio e padre dell’architetto, già da anni si era trasferito a Bergamo, abitando con la moglie e il primogenito Francesco Maria in Contrada San Cassiano (oggi via Donizetti 21); la nascita di Giacomo avvenne a Capiatone poiché in settembre la famiglia vi si trovava in villeggiatura. Il disegno, probabilmente dei primi anni dell’Ottocento, rielabora sul filo della memoria il luogo natio, ingentilendo i caratteri rustici di quell’architettura della Valle Imagna e amplificandone gli spazi. Seguendo la chiave di lettura di un ricordo sentimentale si potrebbero identificare nella coppia di figure in primo piano i genitori dell’artista, e nei tre ragazzi sulla destra i tre fratelli Quarenghi: Francesco Maria, Giacomo e Leone.

 

Mostra e testi a cura di
Piervaleriano Angelini
con la collaborazione di
Luca Guaschetti, Maria Elisabetta Manca

Un progetto di
Comune di Bergamo
Giorgio Gori, Sindaco
Nadia Ghisalberti, Assessore alla Cultura
Massimo Chizzolini, Dirigente Area Servizi ai Cittadini
Biblioteca Civica Angelo Mai
Maria Elisabetta Manca, Responsabile
Osservatorio Quarenghi
Piervaleriano Angelini, Presidente

Progetto grafico: Dario Carta

Si ringraziano
Studio Datei Nani, Rita Patelli,
Associazione Amici della Biblioteca Angelo Mai