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Bergamo – Biblioteca Civica Angelo Mai – Atrio scamozziano

2 marzo – 30 dicembre 2017
lunedì – venerdì: 8.45 – 17.30 | sabato: 8.45 – 13.00

La Biblioteca Civica Angelo Mai di Bergamo possiede la più grande collezione al mondo di opere di Giacomo Quarenghi (761 disegni), che costituisce il nucleo principale della più vasta raccolta di materiali riguardanti il grande architetto e disegnatore bergamasco, comprendente anche documenti, lettere, cimeli, ritratti, pubblicazioni e altro ancora. In occasione delle celebrazioni organizzate a livello internazionale per il secondo centenario della scomparsa dell’artista la Biblioteca presenta al pubblico una selezione di fogli di Quarenghi: dal 2 marzo, giorno anniversario della morte che segna l’avvio delle celebrazioni, sino alla fine dell’anno, ogni settimana viene esposto un disegno originale, accompagnato da una scheda (redatta da Piervaleriano Angelini, presidente di Osservatorio Quarenghi) che aiuta a comprendere meglio le caratteristiche delle sue architetture, della sua raffinata maniera grafica, del suo orizzonte estetico e della sua cultura. È possibile inoltre ‘sfogliare’ l’intera collezione dei disegni in formato digitale. Per chi fosse interessato è disponibile (al prezzo speciale di 10 €) il DVD che racchiude tutte le riproduzioni ad altissima definizione dei disegni, accompagnate da particolari risorse elettroniche che permettono di analizzarli in perfetta maniera, da accurati apparati informativi sulla storia e le caratteristiche della raccolta, e dal catalogo analitico dei fogli (il DVD non funziona con sistema operativo Windows 7 o superiore).

Tutte le iniziative dell’Anno quarenghiano sul sito dell’Associazione Osservatorio Quarenghi. Seguici anche su facebook.

Decorazioni e interni nelle architetture di Giacomo Quarenghi

L’attività di Quarenghi si espande con frequenza dalla progettazione dell’edificio a quella degli apparati decorativi, sino a singoli dettagli dell’arredo. Lo studio delle architetture e degli ambienti, nella sua epoca, e in special modo nella sua personalità artistica, si prolunga senza soluzione di continuità a comprendere le decorazioni e gli allestimenti interni. Osservò nel 1823 l’architetto veneziano Antonio Diedo: «Nessun altro autore, ch’io sappia, si è meglio occupato, e con maggior cura e con più successo, anche della decorazione interna (…) essendosi dal suo multiforme ingegno pensato a ciò ch’è ufficio del quadraturista, del pittore e dello scultore, non altra parte rimane da lui intatta che quella già per sé esclusa dalla ristrettezza del foglio, cioè la parte dell’addobbo, serbata all’industria, e al gusto cangiante del paratore»..

21, 24-28 luglio 2017 – Decorazione di una sala per il principe Bežborodko a Pietroburgo, E-11 a

Gli apparati decorativi a candelabre e girali e l’inserimento di un grande pannello con un capriccio di architettura, risultano stilisticamente coerenti con quanto osservato nel disegno presentato la scorsa settimana, rafforzando l’ipotesi che anche quella decorazione sia stata concepita nel medesimo periodo per il Principe Aleksandr A. Bežborodko. Qui l’immagine dominante mostra un magnifico edificio cupolato con portico e timpano collocato su un terrazzamento d’un parco, preceduto da due colonne rostrate e da una passeggiata pensile su arcate. L’immagine è composta secondo la soluzione della prospettiva per angolo, di marcato ascendente scenografico. Una datazione al 1781 circa (epoca nella quale Quarenghi progettò il palazzo Pietroburghese di Bežborodko) ben si adatta al retaggio delle esperienze romane che permea il disegno nell’accentuata monumentalità e nei richiami a schemi già sperimentati da Giovan Battista Piranesi. L’impostazione del capriccio architettonico rimanda anche ad alcuni acquerelli e dipinti di Villa Madama realizzati da Hubert Robert, artista al quale Quarenghi fu particolarmente attento e che godette di grande fortuna in Russia. La scritta nella parte inferiore del foglio è autografa dell’architetto.

20, 17-21 luglio 2017 – Decorazione di una sala con vedute romane, E-10

Questa proposta di decorazione per la parete di una Sala è studiata nei minimi particolari anche nel collegamento al soffitto (che ricorda, con le figure negli angoli entro ghirlande, quella della Sala da Musica progettata in Campidoglio da Quarenghi per il Senatore di Roma Abbondio Rezzonico poco prima di partire per la Russia). Accanto agli eleganti partiti decorativi (candelabre, festoni, aquile) sono due grandi pannelli con soggetti romani a dominare l’effetto. Quello di sinistra è interamente dedicato a Piazza San Pietro, con una delle due fontane e una porzione del colonnato di Bernini, mentre quello di destra rappresenta un capriccio di monumenti antichi nei quali si riconoscono i riferimenti alle colonne Traiana e Antonina, al Colosseo e alla Piramide di Caio Cestio. L’abilità di Quarenghi disegnatore, e la sua cultura aggiornata circa la pittura della sua epoca, appaiono qui del tutto evidenti, producendo un effetto di grande suggestione. La somiglianza con un foglio conservato nel Museo dell’Ermitage di Pietroburgo, che si sa concepito per il Principe Bežborodko intorno al 1781, fa ritenere che anche questo disegno sia stato pensato per lo stesso committente, e la datazione prossima alla partenza dell’artista da Roma è avvalorata dalla scelta dei soggetti e dalla loro interpretazione.

Gli anni romani

Dopo gli studi a Bergamo nelle scuole della Misericordia Maggiore, e l’avvio all’arte presso i pittori Giovanni Raggi e Paolo Bonomini, Giacomo Quarenghi si trasferisce a Roma nel 1761, entrando nello studio di Anton Raphael Mengs. Inizia così un percorso formativo piuttosto tortuoso: la scoperta della propria vocazione per l’architettura, senza però rinnegare la prima passione per la pittura, lo aiuterà a divenire disegnatore di indubbio valore e di sensibile fascino, tanto da essere ricordato, tra gli artisti del suo tempo, anche per queste doti.

1, 2-10 marzo 2017 – La casa natale di Giacomo Quarenghi, F-9

Per narrare attraverso una selezione di disegni originali l’avventura artistica ed esistenziale di Quarenghi è parso naturale iniziare dal principio. La scritta autografa in alto a destra dichiara in maniera inequivocabile il soggetto di questo disegno: La maison ou je suis né a Bergame. A essere raffigurato è l’edificio della contrada Capiatone di Rota d’Imagna, luogo d’origine della famiglia Quarenghi, ove Giacomo nacque il 20 (o il 21) settembre 1744. È da osservare che Giacomo Antonio Quarenghi, notaio e padre dell’architetto, già da anni si era trasferito a Bergamo, abitando con la moglie e il primogenito Francesco Maria in Contrada San Cassiano (oggi via Donizetti 21); la nascita di Giacomo avvenne a Capiatone poiché in settembre la famiglia vi si trovava in villeggiatura. Il disegno, probabilmente dei primi anni dell’Ottocento, rielabora sul filo della memoria il luogo natio, ingentilendo i caratteri rustici di quell’architettura della Valle Imagna e amplificandone gli spazi. Seguendo la chiave di lettura di un ricordo sentimentale si potrebbero identificare nella coppia di figure in primo piano i genitori dell’artista, e nei tre ragazzi sulla destra i tre fratelli Quarenghi: Francesco Maria, Giacomo e Leone.

2, 11-17 marzo 2017 – L’arco di Tito nel Foro romano, I-1

Questo disegno ci fa incontrare Quarenghi nell’ultimo periodo del soggiorno a Roma, intorno al 1777-1779, già in possesso di un linguaggio grafico sicuro e autonomo, attraverso il quale la declinazione dell’antico si unisce a una personale visione della luce di Roma nella quale viene privilegiata la chiarezza della vibrazione atmosferica. Questa veduta dell’Arco di Tito, uno dei soggetti privilegiati del vedutismo settecentesco a Roma, permette di cogliere anche l’autonomia intellettuale del giovane artista, che sceglie di raffigurare il monumento dall’interno del Foro, piuttosto che secondo la formula largamente prevalente che privilegiava la rappresentazione del fronte opposto.

3, 18-24 marzo 2017 – La Salara a Roma, I-22

L’immagine di questo luogo scomparso di Roma è stata a lungo identificata come l’antica Porta Salaria, mentre il soggetto è da riconoscere nei magazzini del sale della città, posti lungo il Tevere sotto il colle dell’Aventino (come suggerisce, oltre che l’annotazione autografa sul foglio, l’inconfondibile sagoma del campanile di Santa Maria in Cosmedin sullo sfondo). Il disegno, che non ha per soggetto alcun edificio monumentale antico o moderno, mette in luce una delle peculiari caratteristiche del vedutismo quarenghiano degli anni romani: l’attenzione antiretorica per angoli della vecchia città resi suggestivi principalmente da dati d’ambiente, dalla dimensione pittoresca delle costruzioni e dalle superfici dei muri e dei vecchi intonaci, sui quali il personale tratto grafico dell’artista si sofferma nella resa della materia e nel gioco delle ombre. Da questo disegno Giacomo Quarenghi trasse un’acquaforte, della quale l’unica copia nota è al Rijksmuseum di Amsterdam.

4, 25-31 marzo 2017 – Villa Medici, I-11

Con questa fluida immagine Quarenghi si inserisce in un filone iconografico particolarmente affollato. La visione di Villa Medici da Trinità dei Monti appartiene alla scelta galleria di topoi vedutistici di Roma almeno dalla fine del Seicento; si pensi ad esempio ai dipinti di Gaspar Van Wittel. Proprio confrontando il foglio del bergamasco con le immagini prodotte da questo artista, ma anche da altri che lo seguirono, si coglie meglio la specificità espressiva dell’interpretazione offerta da Quarenghi in questa veduta. Mentre in Van Wittel all’immagine della villa fa riscontro sulla sinistra il panorama di Piazza del Popolo, e la passeggiata di Trinità dei Monti è percorsa da gruppi di figure in scene di vita sociale, Quarenghi sceglie di stringere l’angolo di visione, isolando l’edificio cinquecentesco e l’area verde del Pincio che lo circonda. Ne scaturisce un diverso senso dell’immagine, un’atmosfera non più animata di vita e rumori della città, ma piuttosto pervasa da un silenzio sospeso, quasi di idillio campestre, accentuato dalla solitudine della figura seduta sul basso muretto sulla destra.

5, 1-7 aprile 2017 – Esterno del colonnato di San Pietro, I-13

Diversi disegni di Quarenghi del periodo trascorso a Roma (1761-1779) testimoniano, accanto all’attenzione per i monumenti antichi, uno specifico interesse per le grandi realizzazioni dell’epoca rinascimentale e barocca. Anche in questi fogli colpisce la capacità di autonomia nell’ideazione della composizione rispetto alle più ricorrenti formule stabilizzatesi all’interno del repertorio di immagini che venivano prodotte nel circuito legato ai viaggiatori del Grand Tour. Il giovane Quarenghi appare come un artista pienamente immerso in un percorso di ricerca di nuove formule, in una personale sperimentazione di soluzioni innovative sotto il profilo sia dell’organizzazione dell’immagine sia di quello espressivo. Nel caso di questo foglio è il grande colonnato berniniano a fare capolino, quasi come un pretesto e una curiosità, dall’enorme varco della finestra che, con la propria perentorietà, organizza in maniera inusuale sia lo spazio architettonico che quello dell’intera composizione. Il rigore lineare dell’immagine è movimentato e interrotto dinamicamente dalle due figure di Guardie svizzere in conversazione al centro, e dalla figura femminile che risale la rampa sulla sinistra.

6, 8-14 aprile 2017 – Il Vaticano e Monte Mario, I-5

La veduta è presa dalle pendici del Gianicolo, nei giardini di Villa Barberini, e mostra con non pedante accuratezza la grande massa architettonica della Basilica e del complesso dei Palazzi vaticani, mentre nello sfondo la rarefatta sagoma di Monte Mario si inserisce nei profili collinari circostanti. Nella composizione è la strutturante diagonale del muretto del giardino, bilanciato scenograficamente sulla sinistra dal pino marittimo (elemento vegetale tra i più amati da Quarenghi) a condurre lo sguardo verso il soggetto centrale. Anche in questo foglio il rigore della veduta è accompagnato da una calibrata vibrazione atmosferica, che stempera la perentorietà descrittiva dei dettagli fornendo al disegno l’emozione un poco trasognata di una visione a occhi socchiusi. Il repertorio della maniera grafica quarenghiana si riconosce compiutamente nelle varie parti del disegno: il fogliame arricciolato degli arbusti, il tratto a “serpentina schiacciata” a marcare effetti d’ombra e valori materici dei muri, la vibrante sinteticità del tratto nel costruire le masse architettoniche, e il sapiente controllo dell’intensità cromatica nella macchiatura a pennello che raccoglie la calda luminosità del cielo di Roma.

Architetto di corte a Pietroburgo

Dopo diciotto anni a Roma, ove era giunto per studiare pittura, e che lasciava da architetto colto e ormai formato, con al proprio attivo diversi progetti per la Gran Bretagna e la Svezia e, in Italia, il rinnovamento della chiesa di Santa Scolastica a Subiaco, Giacomo Quarenghi viene ingaggiato nell’estate del 1779 dall’Imperatrice Caterina II di Russia come Architetto di Corte. Si spalanca per lui, intriso dei semi dell’Antico e del Rinascimento, un campo di possibilità operative inimmaginabili nello stagnante clima economico del proprio Paese, che lo porteranno a concepire e realizzare negli oltre trent’anni trascorsi in Russia una quantità davvero straordinaria di opere e a divenire uno dei protagonisti dell’architettura neoclassica europea.

7, 17-21 aprile 2017 – Palazzo Inglese a Peterhof, A-10

Tra i primissimi incarichi che Quarenghi ricevette dall’imperatrice Caterina II al suo arrivo a Pietroburgo, vi è quello per il Palazzo imperiale nel Parco Inglese della tenuta suburbana di Peterhof, sul Golfo di Finlandia. I lavori per l’edificazione del Palazzo si protrassero per diverse stagioni e, anche dopo l’ultimazione dell’esterno, l’architetto si dedicò a ristudiare in più occasioni perfezionamenti degli interni. Il Palazzo Inglese, di marcato ascendente palladiano, fu uno degli edifici ai quali Quarenghi lavorò con maggiore dedizione. Questo suggestivo disegno presenta il fronte principale della costruzione insieme alla planimetria del parco paesaggistico, appunto “all’inglese”, nel quale era collocato, con il Grande Stagno e le vie che lo attraversavano, progettato dal britannico James Meaders. Il Palazzo Inglese fu completamente distrutto durante l’avanzata tedesca nella Seconda Guerra mondiale.

8, 24-30 aprile 2017 – Palazzo di Alessandro a Tsarkoe Selo, B-4

Intorno al 1792 Caterina II incaricò Quarenghi di concepire un grande palazzo per il prediletto nipote Alessandro (dal 1801 l’imperatore Alessandro I) nella parte nord-occidentale della tenuta suburbana di Tsarkoe Selo, ove risiedeva durante l’estate la famiglia imperiale. L’iter progettuale per questo palazzo fu complesso, ed è testimoniato dallo studio di numerose varianti planimetriche. Questo interessantissimo disegno è stato considerato sia come una di queste varianti progettuali, sia come testimonianza di quanto ideato, sempre su incarico di Caterina, per un secondo palazzo destinato al fratello minore di Alessandro, il Granduca Costantino. Ciò che qui preme mettere in evidenza, oltre alla qualità grafica che viene espressa da Quarenghi anche nei propri elaborati tecnici, che fanno trasparire le grandi doti di sensibilità e capacità del disegnatore, è la particolare modalità di composizione del disegno, che in un unico foglio riassume la pianta dell’edificio e gli aspetti salienti dei prospetti e delle sezioni, nelle quali le linee dell’architettura sono arricchite sino ai dettagli decorativi.

9, 2-7 maggio 2017 – Barriera dell’Ospedale Mariimskij a Pietroburgo, A-15

Il grande edificio assistenziale, realizzato tra il 1803 e il 1805 sulla grande Prospettiva Litejnyj di Pietroburgo come Ospedale per i poveri, fu concepito per celebrare il primo centenario della fondazione di San Pietroburgo. Esso è costituito da un lungo e disadorno corpo centrale marcato sull’asse principale da un portico timpanato con otto colonne di ordine gigante, affiancato da due corpi di fabbrica che racchiudono il cortile d’onore. Questo era separato dalla via dalla barriera raffigurata in questo disegno insieme alle edicole che delimitano i due accessi al cortile. Il foglio testimonia l’accurata ricerca progettuale che Quarenghi dedicava anche ai dettagli minori delle sue architetture, alla ricerca di calibrature e accordi espressivi estremamente raffinati. Il gruppo di figure che occupa il passaggio d’ingresso è delineato con particolare cura e costituisce una prova delle capacità di Quarenghi disegnatore. Le caratteristiche del personaggio sulla sinistra, che si intrattiene con tre individui elegantemente abbigliati, inducono a ipotizzare che possa essere una autoraffigurazione dello stesso artista.

10, 8-14 maggio 2017 – Palazzo Bežborodko per Mosca. Prospetto principale e sezione sull’ingresso, C-12

Il principe Aleksandr A. Bežborodko, importantissima figura della Corte imperiale, già dai primi anni Ottanta del Settecento si era rivolto a Quarenghi per la sistemazione della propria residenza pietroburghese, instaurando con l’architetto un rapporto duraturo e assai cordiale, proseguito con diversi altri importanti incarichi a lui affidati nel corso degli anni. Nel 1797 Bežborodko decise di fare edificare in Campo Voroncov a Mosca un grandioso palazzo, destinato ad accogliere le sue ricchissime raccolte, dichiarando che esso doveva «mostrare alla posterità che nel nostro secolo e nella nostra terra conoscevamo il buon gusto», e naturalmente l’incarico per il progetto fu affidato a Giacomo Quarenghi. I disegni dell’immenso edificio furono approntati velocemente, e ne venne avviata la realizzazione, che però fu presto interrotta dalla morte del committente. Questo disegno bene rende l’idea delle enormi proporzioni dell’edificio che l’architetto aveva concepito e del linguaggio magniloquente che, seguendo il desiderio di Bežborodko, aveva saputo infondervi.

11, 15-21 maggio 2017 – Palazzo Bežborodko per Mosca. Sezioni, C-14

Il principe Aleksandr A. Bežborodko, importantissima figura della Corte imperiale, già dai primi anni Ottanta del Settecento si era rivolto a Quarenghi per la sistemazione della propria residenza pietroburghese, instaurando con l’architetto un rapporto duraturo e assai cordiale, proseguito con diversi altri importanti incarichi a lui affidati nel corso degli anni. Nel 1797 Bežborodko decise di fare edificare in Campo Voroncov a Mosca un grandioso palazzo, destinato ad accogliere le sue ricchissime raccolte, dichiarando che esso doveva «mostrare alla posterità che nel nostro secolo e nella nostra terra conoscevamo il buon gusto», e naturalmente l’incarico per il progetto fu affidato a Giacomo Quarenghi. I disegni dell’immenso edificio furono approntati velocemente, e ne venne avviata la realizzazione, che però fu presto interrotta dalla morte del committente. Nella sezione in alto si noti l’attenzione posta dal disegnatore nella rappresentazione della grande biblioteca destinata ad accogliere la preziosa raccolta libraria del principe, e al piano superiore gli spazi per la ricchissima collezione d’arte.

12, 22-28 maggio 2017 – Palazzo Bežborodko per Mosca. Parte centrale del prospetto principale, C-15

Il principe Aleksandr A. Bežborodko, importantissima figura della Corte imperiale, già dai primi anni Ottanta del Settecento si era rivolto a Quarenghi per la sistemazione della propria residenza pietroburghese, instaurando con l’architetto un rapporto duraturo e assai cordiale, proseguito con diversi altri importanti incarichi a lui affidati nel coso degli anni. Nel 1797 Bežborodko decise di fare edificare in Campo Voroncov a Mosca un grandioso palazzo, destinato ad accogliere le sue ricchissime raccolte, dichiarando che esso doveva «mostrare alla posterità che nel nostro secolo e nella nostra terra conoscevamo il buon gusto», e naturalmente l’incarico per il progetto fu affidato a Giacomo Quarenghi. I disegni dell’immenso edificio furono approntati prontamente, e ne venne avviata la realizzazione, che però fu presto interrotta dalla morte del committente. Questo spettacolare disegno trasmette in modo diretto e con straordinaria efficacia la magnificenza del colossale edificio, e costituisce come un’epitome degli indirizzi formali e del linguaggio estetico di Giacomo Quarenghi.

13, 29 maggio-4 giugno 2017 – Teatro per Pietroburgo (?). Sezione, C-31

Nella lunga e straordinariamente intensa attività professionale Giacomo Quarenghi ebbe occasione di progettare praticamente ogni tipologia architettonica: palazzi pubblici e privati, di città e di campagna, edifici assistenziali, padiglioni per parchi, ponti, monumenti celebrativi e molto altro ancora. Di questa variegata produzione fanno parte anche i teatri, edifici di particolare importanze nel contesto della vita culturale e sociale del Settecento. I suoi progetti comprendono sia teatri pubblici che privati, cioè realizzati all’interno di prestigiosi palazzi per l’intrattenimento del proprietario e dei suoi ospiti. Per i teatri privati predilesse la struttura “all’antica”, cioè con cavea a gradoni, che aveva tratto dai teatri dell’antica Roma e dall’esempio palladiano del Teatro Olimpico di Vicenza, e aveva portato al massimo livello di eleganza nel Teatro dell’Ermitage per Caterina II. Questo raffinato disegno mostra un teatro pubblico a palchetti, nel quale la personale passione dell’architetto per il teatro e la musica traspare dalla compiaciuta disinvoltura con la quale egli inserisce i tocchi di verità costituiti dalle figurette che abitano l’architettura.

14, 5-11 giugno 2017 – Residenza di A. A. Bežborodko a Stol’noe. Sezione, C-37

Nella fantasia grafica e architettonica di Giacomo Quarenghi anche un disegno tecnico può divenire l’occasione per rendere palese a un pubblico non necessariamente esperto di architettura il funzionamento e la qualità del progetto, ed esplicitare anche il senso dello stile di vita per il quale l’edificio è concepito. In questo caso una grande villa di campagna mostra di comprendere tra le proprie caratteristiche tanto la magnificenza della grande sala con colonne, quanto il disimpegnato affaccio sul giardino, ove il disegnatore colloca significativamente un gruppo di personaggi in amena conversazione. Altri gruppi di figure sottolineano la versatile fruibilità dell’architettura: in compagnia sulla terrazza, o affacciantisi sul salone, indicano un approccio lieto e curioso a questa esperienza di elegante vita in campagna.

15, 12-18 giugno 2017 – Arco per l’incoronazione dell’Imperatore Paolo I a Mosca, C-33

Il grandioso progetto per questo Arco non mostra nella sua rappresentazione il proprio carattere effimero: esso apparteneva infatti a quel genere di realizzazioni provvisorie (in legno, tela e gesso) destinate a particolari occasioni celebrative. L’Arco, ideato in occasione dei festeggiamenti per l’incoronazione del nuovo imperatore, succeduto alla madre Caterina II nel 1796, ma destinato a un regno d’un solo lustro, diviene comunque per l’architetto occasione per elaborare personali idee su questa tipologia monumentale, alla quale negli anni a venire avrà occasione di attingere sia in Archi “per Napoleone” (a Bergamo nel 1810), sia “contro Napoleone” (a Pietroburgo nel 1814). Da notare in modo particolare in questo disegno, come in molti altri suoi fogli di presentazione dei progetti, il paesaggio italianizzante nel quale l’opera è collocata, ben diverso da quello nel quale avrebbe in realtà trovato realizzazione.

16, 19-25 giugno 2017 – Padiglione ovale. Prospetto, G-27

I padiglioni per parchi sono oggetto di particolare attenzione nell’architettura aristocratica del secondo Settecento, in quanto espressione di una concezione raffinata di vita che si correlava in Russia alla cultura di impronta occidentale sia attraverso i molti riferimenti alle architetture per parchi d’area britannica, sia mediante la suggestione quasi esotica pervasa di classicismo italiano e di recupero dell’Antichità. Quarenghi è sintesi di questi umori culturali, e la sua ispirazione palladiana, aggiornata sulle più recenti tendenze continentali, gli permette di calibrare perfettamente le diverse istanze, giungendo a produrre ideazioni di forte fascino ed equilibrio. Tale è il caso di questo disegno, nel quale il contesto paesaggistico di evidente rimando italiano amplifica i valori dell’architettura immergendoli in un’atmosfera mediterranea.

17, 26-30 giugno 2017 – Biblioteca, E-14

Non è stato ancora possibile identificare il palazzo per il quale Quarenghi ha progettato questa biblioteca, ma il fascino che promana da questo disegno bene si accorda con il luogo nel quale il foglio è conservato: la Biblioteca Civica di Bergamo. Il progetto rivela l’attualità dell’idea di biblioteca che aveva l’architetto, il quale era anche bibliofilo e possedeva una raccolta di libri davvero ricca ed importante. Egli concepisce in questo progetto il mobilio da inserire in un’architettura non coordinata al nuovo allestimento (è stato ipotizzato che fosse studiato per il Palazzo di Pavlovsk, ma le dimensioni dell’ambiente ne danno smentita), e proprio questo aspetto rafforza il senso pregnante della raccolta libraria, le cui esigenze finiscono per prevalere sul carattere del luogo che la ospita. L’orizzonte dell’Illuminismo maturo regola le scelte: due ordini di scaffalature, dalle linee semplici, regolari, funzionali, consentono il libero e facile accesso agli scaffali. Il gruppo di persone a colloquio indica, nello spirito del Lumi, la “casa dei libri” come luogo di incontro, di scambio, di vicendevole arricchimento culturale.

18, 3-7 luglio 2017 – Villa Stedingk a Elghammar (Svezia), B-3

Il conte Curt Stedingk, che combatté contro gli Inglesi per l’indipendenza degli Stati Uniti d’America, e fu poi ambasciatore di Svezia a San Pietroburgo per quasi vent’anni, domandò all’amico Quarenghi il progetto per una villa da erigere nei propri possedimenti in patria. L’architetto ebbe modo di riflettere sul progetto indicando diverse varianti, delle quali una è rispecchiata in questo foglio. Diversa è la soluzione che venne presentata da Giulio Quarenghi, figlio di Giacomo, nel pubblicare le opere paterne (Fabbriche e disegni di Giacomo Quarenghi, Milano 1821), scrivendo: «Il portico che s’innalza maestoso sopra il livello delle parti laterali della casa, sostenuto da sei colonne joniche ed ornato di elegante frontone e di statue, senza allontanarsi dallo stile caratteristico che campeggia in tutte le opere dell’autore, presenta con facile ardimento una di quelle palladiane invenzioni di cui s’incontrano così pochi esempi negli antichi e nei moderni edifici». Il disegno esposto è particolarmente interessante sia per le caratteristiche proprie di uno studio di progetto, sia per le annotazioni funzionali dei locali segnate sulla pianta, che aiutano a comprendere meglio la concatenazione delle funzioni nei diversi ambienti, e dunque le caratteristiche di vita che erano destinati ad ospitare.

19, 10-15 luglio 2017 – Palazzo per il principe Kurakin. Sezione, B-38 c

Aleksandr B. Kurakin fu un importante diplomatico russo, in amicizia con il Granduca Paolo, futuro imperatore Paolo I. Questo suo legame lo rese inviso a Caterina II, che lo allontanò dalla Russia ove poté rientrare solo alla sua scomparsa (1796). A Kurakin apparteneva il palazzo barocco sul Lungofiume degli Inglesi di Pietroburgo, che Quarenghi trasformò adeguandolo al nuovo gusto e che divenne sede del Collegio degli Affari Esteri. Il disegno che si presenta si riferisce però ad un ad un altro incarico affidato al bergamasco da Kurakin: il progetto di riattamento della propria dimora di campagna (che è documentato da due serie di disegni presso l’Accademia di Brera e le Gallerie dell’Accademia di Venezia). Questo foglio è estremamente indicativo del gusto architettonico di Giacomo Quarenghi, e rappresenta un lampante esempio della sua abilità grafica. Gli elementi decorativi felicemente schizzati a mano libera, le veloci figurette collocate nell’edificio, la vibrante modalità del tratteggio che occupa le aperture di porte e finestre sono caratteristiche che permettono di riconoscere con certezza l’autografia del disegno.

 

Mostra e testi a cura di
Piervaleriano Angelini
con la collaborazione di
Luca Guaschetti, Maria Elisabetta Manca

Un progetto di
Comune di Bergamo
Giorgio Gori, Sindaco
Nadia Ghisalberti, Assessore alla Cultura
Massimo Chizzolini, Dirigente Area Servizi ai Cittadini
Biblioteca Civica Angelo Mai
Maria Elisabetta Manca, Responsabile
Osservatorio Quarenghi
Piervaleriano Angelini, Presidente

Progetto grafico: Dario Carta

Si ringraziano
Studio Datei Nani, Rita Patelli,
Associazione Amici della Biblioteca Angelo Mai