Orario

9-14
lunedì-venerdì
9-13 sabato

Bergamo

Piazza Vecchia, 15

035.399430/431

Orario

9-14
lunedì-venerdì
9-13 sabato

Bergamo

Piazza Vecchia, 15

035.399430/431

Biblioteca Civica Angelo Mai e Archivi storici comunali

Scaffale novità

Memoria rende liberi

Enrico Mentana, Liliana Segre
La memoria rende liberi. La vita interrotta di una bambina nella Shoah

BUR, 2019

«Un conto è guardare e un conto è vedere, e io per troppi anni ho guardato senza voler vedere». Liliana ha otto anni quando, nel 1938, le leggi razziali fasciste si abbattono con violenza su di lei e sulla sua famiglia. Discriminata come ‘alunna di razza ebraica’, viene espulsa da scuola e a poco a poco il suo mondo si sgretola: diventa ‘invisibile’ agli occhi delle sue amiche, è costretta a nascondersi e a fuggire fino al drammatico arresto sul confine svizzero che aprirà a lei e al suo papà i cancelli di Auschwitz. Dal lager ritornerà sola, ragazzina orfana tra le macerie di una Milano appena uscita dalla guerra, in un Paese che non ha nessuna voglia di ricordare il recente passato né di ascoltarla. Dopo trent’anni di silenzio, una drammatica depressione la costringe a fare i conti con la sua storia e la sua identità ebraica a lungo rimossa. «Scegliere di raccontare è stato come accogliere nella mia vita la delusione che avevo cercato di dimenticare di quella bambina di otto anni espulsa dal suo mondo. E con lei il mio essere ebrea». Enrico Mentana raccoglie le memorie di una testimone d’eccezione in un libro crudo e commovente, ripercorrendo la sua infanzia, il rapporto con l’adorato papà Alberto, le persecuzioni razziali, il lager, la vita libera e la gioia ritrovata grazie all’amore del marito Alfredo e ai tre figli.

Mafia mondiale

Aldo Giannuli
Mafia mondiale. Le grandi organizzazioni criminali all’epoca della globalizzazione

Ponte alle Grazie, 2019

La mafia, anzi le mafie, sono cambiate immensamente negli ultimi decenni. Fanno meno morti, forse, ma sono molto più potenti, ramificate, ricche. Si sono internazionalizzate, spesso hanno lasciato gli affari ‘piccoli’ (prostituzione, gioco d’azzardo ecc.) ad organizzazioni minori per concentrarsi su nuovi e ben più redditizi business (dal traffico d’armi a quello di organi ed esseri umani, all’emigrazione, al traffico delle scorie radioattive ecc,). Ma, soprattutto, hanno stabilito un tacito patto di spartizione degli affari che ha dato vita ad un sistema organizzativo mondiale, con le sue regole e i suoi rapporti di forza riconosciuti. È arrivato ormai il momento di parlare di ‘geopolitica della Mafia’, e questo libro lo fa in maniera chiara e accessibile a tutti.

Imperi islamici

Justin Marozzi
Imperi islamici. Quindici città che riflettono una civiltà

Einaudi, 2020

Dalla Mecca a Damasco, da Baghdad a Córdoba, da Gerusalemme al Cairo, da Samarcanda a Costantinopoli e Beirut… la storia della ricca e multiforme civiltà islamica raccontata attraverso le sue piú fulgide città. Una storia lunga quindici secoli, dagli inizi nel VII secolo fino all’incredibile ascesa di Doha nel XXI secolo. La civiltà islamica è stata per molto tempo invidiata dal resto del mondo. Grazie a un susseguirsi di capitali scintillanti e cosmopolite, gli imperi islamici hanno dominato in Medio Oriente, in Nord Africa, nell’Asia centrale e nelle fasce del subcontinente indiano, mentre l’Europa indietreggiava ai margini. Per secoli il califfato era al tempo stesso vittorioso sul campo di battaglia e trionfante in quello delle idee, le sue città erano ineguagliabili per bellezze artistiche, potenza commerciale, spiritualità e raffinata cultura. Justin Marozzi si sofferma sulle dinastie piú importanti alla guida del mondo musulmano – gli Abbasidi di Baghdad, gli Omayyadi di Damasco e Córdoba, i Merinidi di Fez, gli Ottomani di Istanbul, i Moghul dell’India e i Safavidi di Isfahan – e su alcuni dei piú carismatici leader della storia musulmana, dal Saladino del Cairo e il potente Tamerlano di Samarcanda al poeta-principe Babur nel regno montano di Kabul e l’irrefrenabile dinastia Maktum di Dubai. L’autore descrive in modo brillante tutte queste grandi dinastie e le loro capitali, inquadrandole all’interno dei momenti decisivi della storia islamica: dalla rivelazione a Maometto alla Mecca e la prima crociata (1096-99) alla conquista di Costantinopoli nel 1453 e la repubblica mercantile di Beirut nell’Ottocento, per toccare infine i paradossi della Dubai contemporanea.

Demone della perfezione

Roberto Cotroneo
Il demone della perfezione. Il genio di Arturo Benedetti Michelangeli

Neri Pozza, 2020

Questo piccolo libro narra una storia vertiginosa, la storia di ABM, di Arturo Benedetti Michelangeli, uno dei più grandi geni dell’arte pianistica. Algido e distaccato, cristallino e passionale, con un carattere musicale inarrivabile, quando irruppe sulla scena, ABM mutò radicalmente lo spirito e la tecnica dell’esecuzione pianistica. Paderewski, Cortot, Rubinstein, Rachmaninov, Horowitz, Gilel’s: prima di lui grandi talenti avevano stupito il mondo con la forza delle loro esecuzioni, nel segno di una libertà interpretativa che si concedeva anche qualche errore in nome del temperamento. Con ABM, tutto cambiò. «È nato un nuovo Liszt!» disse Cortot cogliendone la grandezza in un concerto a Ginevra. Ma non era semplicemente così. Con ABM era nato il genio che, nell’esecuzione, cercava l’assoluta limpidezza del suono, cercava… la perfezione. Narrando la sua storia e omaggiandone la figura, Roberto Cotroneo racconta la vicenda di un uomo che non è semplicemente riconducibile al ristretto ambito della musica classica. Nelle sue pagine, ABM è la porta su un mondo apparentemente perduto: quello della forza del talento, della perfezione, della disciplina e dell’intransigenza, virtù che appaiono oggi lontane, irrecuperabili. Per questo, “Il demone della perfezione” «è un libro sul genio ma è anche un origami, un esercizio di meditazione, uno studio di esecuzione trascendentale, per immergersi nella musica che possa aprirci gli occhi».

Microliti

Paul Celan
Microliti (Testo tedesco a fronte)

Mondadori, 2020

Figura di assoluto rilievo nella poesia del Novecento e autore tra i più amati pur nella sua vertiginosa oscurità, Paul Celan ha saputo porsi come testimone degli orrori della storia e dare vita – in immagini e metafore ardite, nell’acutezza tagliente della parola – a una lirica di incisiva verticalità ieratica. Un’opera, la sua, in cui il testo si pone come folgorante realtà poetica autonoma, nata dal silenzio e dalla sofferenza. Accanto ai percorsi della poesia, fin dagli anni giovanili e nelle sue diverse lingue (dal rumeno al francese, quasi ‘attraversando’ il tedesco) Celan ha costruito una sorta di controcanto in prosa per frammenti – aforismi, abbozzi narrativi e di poetica – che negli ultimi anni virano verso l’epigramma e l’apologo in uno stile di intrinseca brevità, ‘lapidar’. Nel 1956 è lo stesso Celan a definire questi frammenti, i suoi «microliti», appunto, come «pietruzze appena percepibili, lapilli minuscoli nel tufo denso dell’esistenza»; ormai «povero di parole e forse già irrevocabilmente condannato al silenzio», il poeta dispera però «di raccoglierli a cristalli». Ciò nonostante, continuerà ad accumulare ostinatamente i suoi microliti fino alla morte. «Pubblicarli postumi – scrive Dario Borso, che questi microliti ha scelto, ordinato e tradotto sulla base dell’edizione Wiedemann-Badiou – significa quindi ricomporre, per quanto irregolare e accidentato, il mosaico di un’intera vita.» E permettere ai lettori di entrare in modo più partecipe nel complesso e profondo mondo poetico dell’autore.

Sciame umano

Mark W. Moffett
Lo sciame umano. Una storia naturale delle società

Einaudi, 2020

Immaginate un aeroporto gremito di gente che attende tranquilla il proprio volo. Ora sostituite quel pacifico ed eterogeneo gruppo di uomini con degli scimpanzé: vedrete ben presto subentrare inquietudine e panico, ed è certo che di lí a poco avrà luogo una carneficina. Infatti, se uno scimpanzé si avventurasse nel territorio di un altro gruppo di scimmie verrebbe quasi certamente aggredito e ucciso. Viceversa, noi umani possiamo coesistere armoniosamente in luoghi pubblici insieme a una quantità di persone che non conosciamo. Com’è possibile? Nel suo rivoluzionario libro, il biologo Mark W. Moffett utilizza gli strumenti dell’osservazione etologica incrociandoli con le piú recenti scoperte in ambito antropologico, psicologico, sociologico e storico per spiegare i comportamenti alla base delle società umane; s’interroga sulle origini e le implicazioni della nostra complessa organizzazione sociale e su come le nostre differenze etniche e nazionali trovino corrispondenza in quelle di altre specie animali. Per farlo, studia le forme di convivenza di primati e formiche cosí come delle comunità umane nell’età dei cacciatori-raccoglitori, e mette a fuoco le relazioni tra identità di gruppo e anonimato, chiave di volta per capire come sorgono, si sviluppano, funzionano e declinano le società. Lo sciame umano, nello stile del celebre Armi, acciaio e malattie di Jared Diamond, studia le origini delle nostre caotiche e fragili civiltà, sottolineando infine cosa sia necessario affinché continuino a esistere.

Storie di incisori

Daniela Vasta
Storie di incisori. Opere e protagonisti della grafica moderna e contemporanea

Gangemi, 2019

La ricerca artistica del Novecento è stata fondamentale per la messa a fuoco delle caratteristiche poetiche ed espressive dell’incisione. Nel corso del XX secolo la stampa d’arte si è via via emancipata da compiti di riproduzione e di illustrazione, definendosi come genere artistico autonomo e specifico. Attraverso le personalità scelte come oggetto di studio in questo volume – Lorenzo Viani, Stanis Dessy, Paul Nash, Pietro Annigoni, Emilio Greco, Bruno Caruso, Vincenzo Piazza e Sandro Bracchitta – si analizza l’incisione nelle sue peculiarità tecniche e tematiche, evidenziando come il “bianco e nero” sia stato una modalità pacata e versatile per raccontare temi sociali e politici e per celebrare la donna, l’amore, il sogno, il lavoro, la bellezza della città e della natura. Premessa di Lamberto Pignotti.

Io, il popolo

Nadia Urbinati
Io, il popolo. Come il populismo trasforma la democrazia

Il Mulino, 2020

Da non confondersi con i regimi dittatoriali e autoritari, il populismo – nella prospettiva dell’autrice – va considerato una variante del governo rappresentativo, basata sul rapporto diretto tra un leader e il «suo popolo», rivendicato come «vero» contro l’establishment. Il rischio democratico non risiede allora nella domanda di espansione della democrazia, o nell’enfasi posta sul richiamo al popolo, ma nella selettività con cui il leader individua il suo popolo, facendone un’arma di parte da brandire contro l’altro. Il popolo dei populisti di fatto rifugge dall’inclusività e dalla generalità del popolo sovrano. Un contributo illuminante alla comprensione di un atteggiamento e di una prassi politica segnati da un crescente successo.

Berlino. Storia di una metropoli

Alexandra Richie
Berlino. Storia di una metropoli

Mondadori, 2019

Forse mai in nessun luogo come a Berlino si sono dati appuntamento gli alterni destini della storia. Capitale della Prussia e centro culturale d’importanza europea sotto il regno di Federico il Grande, simbolo del militarismo e del fasto dell’impero di Guglielmo I e Bismarck, dilaniata dalla cieca follia di Hitler, ridotta a un cumulo di macerie e capace di risorgere dopo l’«anno zero», spaccata in due da un muro di cemento – bieca materializzazione della guerra fredda e della minaccia atomica – e oggi unita nel segno della nuova Europa, Berlino ha alimentato miti e leggende, ha saputo ricreare il proprio passato, è stata la vetrina dell’Occidente, ma anche lo scenario delle violente proteste sessantottine e delle vite bruciate dei «ragazzi dello zoo», la prima metropoli multietnica e «alternativa» del Vecchio Continente. In un teso equilibrio fra la vita dei grandi e quella del popolo, fra le trame della politica e gli slanci della cultura, fra un retaggio di antica magnificenza e la nuda realtà degli avvenimenti storici, Alexandra Richie ci offre un quadro ricco e complesso della «sua» città: denso, documentato, mai di difficile lettura, il libro è un omaggio a tutto quanto Berlino ha rappresentato dalla sua fondazione nel XII secolo fino alle vicende del dopo Muro, vera e propria città dalle due anime, «metropoli di Faust».

Contro la democrazia diretta

Francesco Pallante
Contro la democrazia diretta

Einaudi, 2020

Lungi dall’essere la cura per la crisi istituzionale in atto, la democrazia diretta rischia di incarnarne la fase piú acuta e conclusiva. È tirannia della maggioranza, dominio della folla. La democrazia diretta ci affascina perché promette di realizzare l’ideale dell’autogoverno: chi meglio del singolo sa cos’è per lui preferibile? Se per lungo tempo la dimensione delle società di massa ne ha impedito la realizzazione, la rivoluzione informatica sembra oggi aver cambiato tutto. Sembra. Perché il punto di caduta della democrazia diretta non è di ordine pratico, bensí concettuale. Le istituzioni pubbliche non possono funzionare sottoponendo di continuo al popolo decisioni che provocano divisioni e fratture sociali. Scrive Bobbio: «Nulla uccide piú la democrazia che l’eccesso di democrazia». Democrazia è discussione, non decisione. Democratico è chi si confronta apertamente con gli altri: a partire dalle proprie convinzioni, ma alla ricerca di un compromesso. La mera conta dei voti non produce decisioni democratiche, ma imposizioni di parte. Riducendo la politica a matematica, la democrazia diretta ci espone al rischio del dominio di una maggioranza avversa. L’esatto opposto dell’autogoverno. Lungi dall’essere la cura per la crisi istituzionale in atto, la democrazia diretta rischia di incarnarne la fase piú acuta e conclusiva. È tirannia della maggioranza, dominio della folla.

Dizionario alternativo500

Aldo Antonelli
Dizionario alternativo

Gabrielli, 2020

«È un singolare dizionario quello che viene presentato qui, con una caratteristica che lo differenzia da tutti gli altri. Mentre i dizionari si presentano con sussiego, esibendo una loro presunta oggettività e completezza, questo si presenta con umiltà, come una costruzione del tutto personale e di parte, mettendo insieme citazioni e detti di personaggi che si parlano attraverso i secoli. Un assortimento che dimostra non solo la varietà e ricchezza delle letture dell’Autore, ma anche come in tutto il corso della storia sui grandi temi che hanno investito la vita dell’uomo sulla terra si sono rincorsi i pensieri, i moniti di quanti sono stati creatori e protagonisti della cultura vivente che ha cercato di darne ragione. In effetti le parole assunte in questo dizionario sono (quasi) tutte cruciali e decisive per il destino dell’uomo. Non c’è nulla di casuale nell’aver messo insieme Kant e Ivan Illich, Marx e padre Balducci, Lévinas e Panikkar, Gramsci e Turoldo. Se si uniscono con un filo rosso tutti i punti di questa mappa, appare una storia intellettuale e spirituale, appaiono le tessere di un mosaico in cui è impressa un’immagine del mondo» (dalla Prefazione di Raniero La Valle).

Arpa e l'ombra

Alejo Carpentier
L’arpa e l’ombra

Sellerio, 2020

L’avventura di Colombo liberata dal mito che aveva circondato la scoperta dell’America. Non un ritratto biografico, bensì un vero romanzo che sottrae la vicenda di Colombo agli storici e la restituisce agli uomini, facendone al contempo un inesauribile e divertente motivo di finzione letteraria: l’intrepida traversata verso l’ignoto si colora di una umanità nuova, tra desideri e illusioni, senza enfasi, lontana da inutili idealizzazioni.

Exodos

Exodus. Storia di un vocabolo
a cura di Eberhard Bons, Anna Mambelli, Daniela Scialabba

Il Mulino, 2019

Il libro indaga i diversi usi del vocabolo exodos, a partire dalla letteratura greca antica fino alla letteratura cristiana dei primi secoli, attraverso un percorso unitario e sistematico. Sono tre le domande principali che costituiscono il filo conduttore della riflessione: perché la partenza degli israeliti dall’Egitto viene chiamata exodos? la storia di tale sostantivo nella letteratura di lingua greca può spiegare questa scelta terminologica? fino a che punto tale scelta ha influenzato la ricezione dell’idea dell’esodo? Nella ricerca storica, filologica e biblica questa tematica non era stata finora affrontata in maniera sistematica ed esaustiva. Utilizzando un approccio lessicale, filologico e storico, il volume intende colmare una lacuna importante nella conoscenza di un termine che ha segnato la nostra storia sin dall’antichità.

Libero arbitrio

Christian List
Il libero arbitrio. Una realtà contestata

Einaudi, 2020

I filosofi hanno discusso per secoli sull’esistenza e sulla natura del libero arbitrio. Oggi, molti studiosi di orientamento scientifico negano che esista, contestando in particolare che si possa scegliere tra possibilità alternative. Se le leggi della fisica regolano tutto ciò che accade, come possono le nostre scelte essere libere? Chi crede nel libero arbitrio sarebbe dunque ingannato dall’abitudine, da una convinzione o da una dottrina religiosa. Questo libro sfida l’ortodossia scientifica, e propone una nuova e accorata difesa del libero arbitrio impugnando gli stessi criteri naturalistici che di solito vengono impiegati per confutarlo. Christian List ammette che il libero arbitrio, insieme ai suoi prerequisiti – intenzionalità, possibilità alternative, controllo causale sulle nostre azioni -, non fa parte della fisica, e sostiene che esso vada invece considerato un fenomeno di «livello superiore», appartenente all’ambito della psicologia. È uno di quei fenomeni che, pur emergendo dai processi fisici, al pari di un ecosistema o dell’economia, resta autonomo da essi. Quando il libero arbitrio viene contestualizzato in modo corretto, ammettere che è reale non solo è scientificamente onesto, ma diventa indispensabile per spiegare il nostro mondo.

Per Scrivere bene

Giuseppe Pontiggia
Per scrivere bene imparate a nuotare. Trentasette lezioni di scrittura

Mondadori, 2020

«Quello non lo insegno.» Così rispondeva Giuseppe Pontiggia a chi gli chiedeva come diventare scrittore. Non basta infatti avere l’attitudine, la volontà, l’ambizione. Come per il nuoto, si possono però ottenere buoni risultati impadronendosi della tecnica, osservando i modelli, allenandosi duramente. Per scrivere «bene» (con stile) bisogna prima liberarsi da una serie di pregiudizi: che scrittori si nasca, che il talento e l’ispirazione contino più di un severo apprendistato, che un testo letterario (e in generale un testo efficace) nasca già perfetto anziché perfettibile. Di questo era convinto Pontiggia quando, nel 1985, inaugurava la prima scuola di scrittura in Italia. Una scuola in cui si imparava innanzitutto a leggere. Leggere in senso forte, cominciando dai classici, in un «corpo a corpo» con il testo pensato per affinare la capacità di giudizio e scoprire insieme le potenzialità e i limiti delle proprie risorse espressive. Ma soprattutto per lasciarsi emozionare dalle parole, per esplorarne le stratificazioni, per imparare a usarle in modo responsabile. Scrivere, per Pontiggia, non è trascrivere le proprie esperienze, sensazioni o memorie, ma andare incontro all’inatteso che sorprende, al nuovo che disorienta: pronti a tornare indietro, e a riscrivere se necessario, per dire nel modo migliore quanto si va scoprendo attraverso il linguaggio. Perché la scrittura è un viaggio che non si lascia pianificare, ma anche il risultato di un lavoro paziente, fatto di un rapporto concreto con il testo, in tutto simile a quello dell’artigiano all’opera nel suo laboratorio. Un laboratorio che Pontiggia ha allestito per anni durante i suoi incontri settimanali al Teatro Verdi di Milano, dialogando con un pubblico eterogeneo (studenti, professionisti, aspiranti scrittori). Le sue lezioni, pubblicate a metà degli anni Novanta su due riviste («Wimbledon» e «Sette»), sono ora raccolte in un unico volume. Trentatré conversazioni in cui l’autore, in forma di intervista, affronta i molteplici aspetti della scrittura «espressiva», a cui si aggiungono altre quattro lezioni, «per addetti ai lavori ma non solo», in cui la riflessione sulla scrittura diventa essa stessa un alto esempio di scrittura saggistica, ricca di aforismi e battute fulminanti; dove il confronto con i classici, ancora una volta, ci introduce nella biblioteca e nell’officina dello scrittore, pronti a carpirne i segreti.

Poesie e prose - Vittorio Sereni

Vittorio Sereni
Poesie e prose

Mondadori, 2020

Per poche altre figure della lirica italiana novecentesca si può dire, come scrisse di Vittorio Sereni l’amico e critico Pier Vincenzo Mengaldo, che «l’uomo e il poeta facevano tutt’uno». Per il poeta di Luino, infatti, la poesia era una divorante passione, vissuta senza falsi pudori; una passione fatta di attese, della capacità di selezionare i componimenti, tanto che ognuno appare a noi inevitabile. Come Leopardi, come Mallarmé, Sereni concentra il suo estro su pochi testi, essenziali, derivati da una assoluta necessità interiore e dotati di una impareggiabile finitezza formale. Ma accanto all’esigenza di scrivere versi, Sereni sentì altrettanto potente quella che egli stesso chiamava «la tentazione della prosa». Dell’una e dell’altra produzione dà conto questo ricco volume che riunisce integralmente le raccolte poetiche, da «Frontiera» (1941) a «Diario d’Algeria» (1947) a «Gli strumenti umani» (1965) a «Stella variabile» (1981), la sua scelta di traduzioni «Il musicante di Saint-Merry», i due volumi di prose, «Gli immediati dintorni» e «La traversata di Milano», infine un’ampia scelta di testi critici dedicati all’arte e alla letteratura.

Italia di piazza Fontana

Davide Conti
L’Italia di piazza Fontana. Alle origini della crisi repubblicana

Einaudi, 2020

I primi 365 giorni dei due governi Rumor: un punto d’osservazione essenziale per interpretare i tragici fatti degli anni Settanta e le loro ripercussioni sull’Italia di oggi. Nel frangente compreso tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta del Novecento si esprime in Italia la sincronia del ’69 operaio con il ’68 studentesco; si chiude la fase espansiva del ciclo storico capitalista del ventennio postbellico; si esaurisce la formula politica del centro-sinistra nel quadro di un sistema dei partiti bloccato e senza alternative di governo; si determinano le caratteristiche dell’anomalia italiana del decennio ’68-78; si esplicita un diretto intervento paramilitare contro civili inermi, la strage di piazza Fontana, che non solo si colloca all’interno del conflitto sociale di un Paese democratico ma apre una «stagione delle stragi» non limitata al fatto episodico. Lo strumento per restituire alcuni dei principali nodi della crisi italiana, delle sue anomalie e delle complessità politico-sociali che le determinarono non poteva che essere un racconto polifonico di piú fonti e soprattutto di molteplici voci: dagli operai agli industriali, dagli studenti ai poliziotti; dai dirigenti politici ai braccianti; dagli emigrati ai militari. Punti di osservazione essenziali che esplicitano i limiti stessi del governo dei processi storici. Attraversando rotture e continuità, torsioni e trasformazioni, crisi e modernità, è questo il Paese che giunge al 12 dicembre 1969, giorno in cui il Senato approva lo Statuto dei lavoratori mentre a Milano si prepara la strage di piazza Fontana. Il Giano bifronte della storia nazionale.

Miscredente e il professore

Dennis C. Rasmussen
Il miscredente e il professore. David Hume e Adam Smith: storia di un’amicizia

Einaudi, 2020

David Hume e Adam Smith, pur cosí diversi, diedero vita alla piú grande e feconda amicizia di tutta la filosofia occidentale. Un’amicizia ricostruita in questo libro nel piú ampio contesto sociale e intellettuale di quella straordinaria stagione dell’Illuminismo scozzese, capace di influenzare aspetti decisivi dell’età moderna. Oggi David Hume è considerato il maggior filosofo di lingua inglese, ma durante la sua vita fu attaccato perché ritenuto «il grande miscredente» a causa delle sue scandalose idee sulla religione. Viceversa, Adam Smith fu uno stimato professore di filosofia morale, spesso salutato come il padre fondatore del capitalismo. Pur cosí diversi, Hume e Smith diedero vita alla piú grande e feconda amicizia di tutta la filosofia occidentale. Un’amicizia qui ricostruita nel piú ampio contesto sociale e intellettuale di quella straordinaria stagione dell’Illuminismo scozzese, capace di influenzare aspetti decisivi dell’età moderna. Questo libro segue lo svolgersi dell’amicizia tra David Hume e Adam Smith, dal loro primo incontro nel 1749 fino alla morte del primo nel 1776. Descrive come i due si leggessero l’un l’altro, si aiutassero reciprocamente nella carriera e nelle ambizioni editoriali, spesso consultandosi su questioni personali, in particolare dopo la drammatica lite di Hume con Jean-Jacques Rousseau. Membri della vivacissima scena intellettuale dell’Illuminismo scozzese, Hume e Smith ebbero amici (e nemici) in comune, frequentarono gli stessi club e s’interessarono agli stessi argomenti, e non solo di filosofia ed economia: dalla psicologia alla storia, dalla politica al conflitto britannico nelle colonie americane.

Nella terra di Iside

Dora Marchese
Nella terra di Iside. L’Egitto nell’immaginario letterario italiano

Carocci, 2019

Il volume narra un’esotica avventura umana e letteraria che parte dalla spedizione napoleonica in Egitto, passando dalla realizzazione del Canale di Suez e dall’Aida di Giuseppe Verdi, dalle battaglie di Dogali e Adua, per giungere al periodo delle politiche giolittiane e fasciste e alla Radio Cairo con cui Fausta Cialente informava gli italiani durante la Seconda guerra mondiale. Proprio Il Cairo e Alessandria sono, tra Otto e Novecento, un grande palcoscenico per gli italiani, siano essi viaggiatori, esuli, emigrati, avventurieri, scienziati, portatori di ideali risorgimentali o anarchici convenuti intorno alla “Baracca rossa” di Enrico Pea. Queste straordinarie esperienze vengono raccontate in poesie, romanzi, testi teatrali, da D’Annunzio, Marinetti, Ungaretti, Rafanelli. “L’Egitto antico e moderno” di Giuseppe Regaldi e “Le figlie dei faraoni” di Emilio Salgari conquistano l’Italia e nelle “Memorie sull’Egitto” di Amalia Nizzoli sono descritti per la prima volta gli harem. Nello stesso periodo lo studioso siciliano Emanuele Ciaceri scopre che il culto di sant’Agata, patrona di Catania – ricordato da Giovanni Verga -, è modellato su quello di Iside, e un viaggiatore etneo, Natale Condorelli, immagina l’Egitto naturale sponda culturale ed economica della Sicilia, crocevia del Mediterraneo. Nota introduttiva di Christian Greco. Prefazione di Lorenzo Braccesi.

Oltre lo specismo

Valerio Pocar
Oltre lo specismo. Scritti per i diritti degli animali

Mimesis, 2020

Il volume raccoglie saggi in gran parte inediti su temi che hanno sollecitato l’attenzione dell’autore negli ultimi trent’anni: riflessioni sui rapporti tra l’etica animalista e quella ambientalista, tra i diritti umani e quelli degli animali, nell’intento di proporre argomenti utili a superare le discriminazioni fondate sulle differenze, anzitutto quelle di specie, e a costruire un’etica capace di riconoscere i diritti di tutti gli esseri senzienti.

Opera interminabile

Vincenzo Trione
L’opera interminabile. Arte e XXI secolo

Einaudi, 2019

Cosa accomuna artisti come Kiefer, Kentridge, Boltanski, Barney e Hirst, scrittori e poeti con una profonda vocazione visiva come Pamuk e Balestrini, cineasti come Iñárritu e Greenaway, musicisti visionari come Björk e creatori di celebri scenografie come Es Devlin? Sono artisti molto diversi tra loro, con storie e sensibilità uniche: eppure, tutti condividono l’idea di un’arte creatrice di opere-mondo monumentali, plurali, ambiziose, a volte impossibili da trasferire o riallestire. I quindici artisti al centro di questo libro sono creatori di mondi: le loro opere sono autentiche cosmogonie, territori aperti, mobili e ubiqui, in cui pratiche e linguaggi lontani – pittura, scultura, fotografia, cinema, video, musica, letteratura – si intersecano e si reinventano: reinventando cosí il mondo, il nostro mondo, quello caotico e frammentato del nuovo millennio. Vincenzo Trione allestisce per il lettore un originale museo allo stesso tempo immaginario e possibile, reale e potenziale, ibrido e multiforme. E, come in un museo, Trione parte dalle opere, raccontandone la genesi, i sensi molteplici, i misteri (anche con il supporto degli schizzi preparatori, dei progetti, delle testimonianze dirette degli artisti). Ma è la somma delle parti che fa emergere l’ambizioso e inaspettato disegno che opere e artisti vanno a comporre: la ripresa e il rilancio dell’utopia rinascimentale e romantica dell’opera d’arte totale. L’opera interminabile è un primo, fondamentale, necessario canone dell’arte del XXI secolo.

Per antiche strade

Mathijs Deen
Per antiche strade. Un viaggio nella storia d’Europa

Iperborea, 2020

Con una prosa elegante e coinvolgente, attraverso un meticoloso lavoro di documentazione che si alterna all’esperienza in prima persona, Mathijs Deen ci regala un saggio narrativo capace di gettare uno sguardo originale sul continente europeo, sulla sua storia e i suoi abitanti. Le strade europee esistono da migliaia di anni e sono state consumate dai piedi e dalle ruote di tutti coloro che le hanno usate per emigrare, per commerciare, per attaccare eserciti nemici o semplicemente per fare ritorno a casa. Straordinario viaggio nel tempo e nella cultura d’Europa, Per antiche strade è un libro capace di trasformare le strade in storie e di dar voce a tutti gli uomini che le hanno percorse.
Nell’ultimo milione di anni moltissimi viaggiatori hanno vagato per l’Europa, dal misterioso Homo antecessor le cui impronte sono state trovate sulla costa dell’Inghilterra, fino ai guidatori sulle autostrade di oggi. Sotto ogni traccia se ne trova una più antica, sotto ogni strada asfaltata c’è una vecchia mulattiera, su ogni sentiero le impronte di antichi cacciatori o delle loro prede. Eppure, a differenza delle celebri highways statunitensi che hanno contribuito a dare forma all’identità di un paese, le strade europee hanno un ruolo ambivalente e non sempre sono state viste come un bene comune che ha contribuito a unificare il continente. Alla ricerca di una spiegazione, lo scrittore olandese Mathijs Deen segue le orme di rifugiati, banditi, pellegrini, ciclisti, cercatori di fortuna e conquistatori che si sono fatti strada lungo le coste, i fiumi e le vie d’Europa. Ripercorrendo lui stesso quelle strade, ci racconta del bandito Bulla che terrorizzò la Via Appia intorno al 200 d.C.; di Gudrid, la prima donna islandese a toccare suolo americano, viaggiatrice instancabile che intorno all’anno 1000 intraprese un pellegrinaggio verso Roma; di un ebreo sefardita che portò il meglio del teatro spagnolo ad Amsterdam nel 1640; di Coenraad Nell, un suo antenato asmatico costretto a seguire in Russia l’esercito di Napoleone; del figlio di un fabbro londinese che a inizio Novecento guidò alle prime gare su strada.

Prospettiva rovesciata

Pavel Aleksandrovic Florenskij
La prospettiva rovesciata

Adelphi, 2020

A un primo sguardo, molte delle più significative icone russe del XIV e XV secolo sembrano viziate da assurde incongruenze, violazioni inspiegabili del canone prospettico e della conseguente ‘unità’ della rappresentazione: edifici di cui vengono raffigurati insieme la facciata e i muri laterali; libri (i Vangeli) di cui si scorgono tre o addirittura tutte e quattro le coste; volti con «superfici del naso e di altre parti» che non dovrebbero vedersi; e, a sintesi di tutto, un policentrismo che fa coesistere «piani dorsali e frontali». Eppure, simili icone ‘difettose’ – fondate proprio sull’eresia di prospettive «rovesciate» – risultano infinitamente più creative ed espressive rispetto ad altre più corrette, ma inerti. Come mostra Pavel Florenskij in questa perorazione fiammeggiante – con un excursus storico che si estende dalle scenografie del teatro tragico greco ai vertici della pittura rinascimentale e oltre –, quelle violazioni, lungi dal dipendere da una « grossolana imperizia nel disegno», sono «estremamente premeditate e consapevoli». Di più: riassumono una ribellione, cognitiva prima che estetica, alla stessa egemonia della rappresentazione prospettica e alla sua presunzione di detenere «l’autentica parola del mondo». Ne deriva una sorta di invettiva, in cui il regesto delle carenze della prospettiva lineare e della visione del mondo che la presuppone si traduce, a contrario, in quello dei caratteri richiesti dall’«arte pura»: la sola che ci permetta di accedere – come le dorate «porte regali» dell’iconostasi – all’«essenza delle cose» e alla «verità dell’essere».

Scolpiti nel marmo

Teresa Signorini
Scolpiti nel marmo. Le storie di chi ha costruito il Duomo di Milano

Mondadori, 2020

Il Duomo di Milano, impassibile nello scandire la vita cittadina, ha rappresentato per generazioni un catalizzatore straordinario di storie. Sin dal 1386, con la posa della prima pietra, il Monumento è stato plasmato dal lavoro di un cantiere che ha attraversato indenne, quasi prodigiosamente, un arco temporale lunghissimo, fronteggiando gli urti della storia, senza mai venire meno al proprio impegno. Ma quali possono essere state le emozioni di chi, nei secoli, si è trovato ad avere a che fare con la costruzione della Cattedrale di Milano? È possibile che un filo invisibile abbia unito le vite di chi l’ha vista nascere e crescere? Teresa Signorini immagina di sì e ci racconta, dal Medioevo al Rinascimento, dall’età borromaica all’Illuminismo, dalle Cinque Giornate alle guerre mondiali, fino ai giorni nostri, il grande cammino di Milano e dei suoi cittadini, segnato da un legame indissolubile e speciale col loro Duomo. Nel succedersi di epoche, mode e regnanti, l’imponente quinta scenica, la piazza che circonda la Cattedrale, ha accolto tutti, osservando non solo la Storia e le mosse dei suoi grandi protagonisti, ma anche le vicende dei più piccoli. È questo intreccio di vite, desideri, pensieri e volontà ad aver forgiato il marmo di Candoglia, dandogli una forma unica al mondo. Ed è questo intreccio che l’autrice ridisegna, soffermandosi sugli episodi più rilevanti della storia del Duomo, facendo dialogare personaggi fittizi con personaggi storici come Gian Galeazzo Visconti, Leonardo da Vinci, Carlo Borromeo, Napoleone. Un racconto in cui passato, presente e futuro si mescolano e si confondono, perché certamente qualcosa perisce, ma qualcos’altro è destinato a durare, ben oltre la finitezza della condizione umana. Chiunque sia entrato in relazione con il Monumento «ha lasciato qualcosa di sé dentro al Duomo». A ciascuno è dato di ricercare la propria parte, traendo insegnamento dalle storie di chi è venuto prima, onorando le emozioni di una città che ha scolpito la sua storia nel marmo della sua Cattedrale.

Storia meravigliosa dei viaggi in treno

Per J. Andersson
Storia meravigliosa dei viaggi in treno. Sui binari del mondo dall’Orient Express all’Interrail, dalla conquista del West al futuro

Utet, 2020

«Quando Watt e Stephenson costruirono la prima locomotiva, si può dire che così facendo inventarono il tempo.» Era il 1936 e Aldous Huxley rifletteva sulla portata rivoluzionaria del treno a vapore; già da un secolo la terra si stava coprendo di uno scintillante reticolo di binari, su cui correvano, puntuali come l’orologio di Greenwich, le icone della velocità e del progresso. Oggi, invece, ai lunghi viaggi su rotaia associamo un sentimento diverso. Un desiderio di fuga nel passato, la fantasia dell’attesa prima di raggiungere la meta, la volontà di perdersi e confondersi tra i passeggeri. Sembra quasi che il treno risvegli non più la speranza in un futuro migliore, ma la nostalgia per un mondo quasi scomparso. Queste due sensibilità, apparentemente così distanti, animano entrambe lo spirito girovago di Per J. Andersson e del suo libro, che è sia una storia delle ferrovie dalle origini ai giorni nostri, sia un invito a mettersi in viaggio alla riscoperta dello slow travel. Il reporter svedese guida il nostro sguardo fuori dal finestrino e racconta i segreti nascosti sotto la ruggine: dai sanguinosi delitti letterari tra gli scompartimenti dell’Orient Express alla vera e tragica fine del primo finanziatore dell’impresa ferroviaria, travolto sui binari dalla locomotiva Rocket all’arrivo inaugurale in stazione; dalle grandi rapine ai vagoni in corsa sulle praterie nel West più selvaggio al cuore della giungla indiana, dove un treno azzurro arrampicandosi sulle cime del Nilgiri all’incontrario va… E a ritroso sembriamo andare anche noi, trasportati magicamente da un paese all’altro oltre i confini di quella che crederemmo essere solo immaginazione e invece è la Storia che, secondo Andersson, possiamo continuare a scrivere: la Storia meravigliosa dei viaggi in treno.

Teoria della dittatura

Michel Onfray
Teoria della dittatura

Ponte alle Grazie, 2020

Attraverso un’argomentazione lucida, mai pessimista ma brillante, rapida e inarrestabile, Onfray dipinge il ritratto di un’epoca, la nostra, che sembra aver smarrito ogni saldo riferimento e procede senza apparenti ostacoli verso la dittatura prossima ventura. La nostra è una società libera? Le dittature che hanno caratterizzato così duramente il secolo scorso sono davvero e per sempre scomparse? Per rispondere a queste domande Onfray si basa sull’analisi di due straordinarie opere di George Orwell: 1984 e La fattoria degli animali, testi capitali per comprendere i maggiori totalitarismi del Novecento, lo stalinismo e il nazionalsocialismo. Ma l’intento di Onfray è di utilizzarli come strumenti per l’interpretazione dell’oggi: a partire da essi, l’autore descrive sette «fasi» o «comandamenti» necessari e sufficienti a far sì che il pericolo di una dittatura si realizzi concretamente: distruggere la libertà; impoverire la lingua; abolire la verità; sopprimere la storia; negare la natura; propagare l’odio; aspirare all’Impero. Ciascun comandamento viene poi analizzato in dettaglio nelle sue implicazioni, che l’autore definisce «principi», trentatré in tutto; a titolo di esempio, Praticare una lingua nuova, Usare un linguaggio a doppia valenza, Distruggere parole, Piegare la lingua all’oralità, Parlare una lingua unica, Eliminare i classici sono i principi del «comandamento», Impoverire la lingua.

Città o l'altra

Bill Bryson
Una città o l’altra. Viaggi in Europa

Tea, 2018

Una città o l’altra è un diario di viaggio. L’autore, in balia di autisti dall’istinto omicida e di albergatori stravaganti, attraversa da Nord a Sud l’Europa partendo da Hammerfest, la città più settentrionale del mondo, per arrivare fino a Istanbul, alle porte dell’Oriente. In mezzo, per fissare ognuna delle tappe successive, sul taccuino del viaggiatore finiscono inedite istantanee di alcune tra le più suggestive città d’Europa, scorci di monumenti, ritratti di personaggi irripetibili, insieme a contrattempi esilaranti, inevitabili incidenti di percorso, osservazioni acute, disavventure gastronomiche, flashback dei viaggi precedenti.

Viaggiatori dell'utopia

Mario Biagioni
Viaggiatori dell’utopia. La Riforma radicale del Cinquecento e le origini del mondo moderno

Carocci, 2020

Il viaggio e l’utopia sono le dimensioni che uniscono le storie raccontate nel volume. I protagonisti provengono dal mondo della Riforma radicale del Cinquecento (Bernardino Ochino, Celio Secondo Curione, Lelio e Fausto Sozzini, Francesco Pucci, Christian Francken), ma anche dalla società ‘savante’ dell’Europa tra Sei e Settecento (Grozio, Spinoza, La Mothe Le Vayer, Bayle, Locke, Montesquieu). Ritenuti spesso rappresentanti di realtà culturali in conflitto tra loro (le aspettative religiose del XVI secolo contro il razionalismo e il secolarismo dell’età dei Lumi), essi risultano invece collegati da percorsi intellettuali che conducono alle origini di principi oggi ritenuti irrinunciabili nelle democrazie dell’Occidente: la libertà di coscienza e di pensiero, la dignità del relativismo e dell’ateismo, la tolleranza e l’antidogmatismo. La Riforma radicale fu uno straordinario laboratorio di idee dal quale uscirono proposte alternative alla logica di confessionalizzazione che spinse l’Europa verso le guerre di religione. In molti casi fu l’eredità di quelle idee ad alimentare la “crisi della coscienza europea” della quale conosciamo l’importanza per la nascita del mondo moderno.

Cultura orizzontale

Giovanni Solimine, Giorgio Zanchini
La cultura orizzontale

Laterza, 2020

L’avvento di quello che viene definito l’ecosistema comunicativo Internet ha cambiato il modo in cui si produce, trasmette e riceve conoscenza. Il campo che è stato più disarticolato dalla rivoluzione digitale è quello informativo: la rivoluzione digitale è stato un cambio di paradigma, un game changer. Oggi abbiamo la possibilità di essere informati in modi differenti, da fonti differenti, usando media differenti. È una metamorfosi che le generazioni nate sino agli anni ’80 hanno potuto osservare nel suo svolgersi, ma che la generazione delle reti ha sostanzialmente trovato, è una generazione cresciuta con la rete, e con strumenti che le permettono di accedere all’informazione senza limiti di tempo, spazio, luogo. Tra gli effetti più evidenti del cambio di paradigma c’è stata anche un’accelerazione dei processi di disintermediazione. La possibilità di un accesso immediato e diretto a saperi e informazioni ha messo in discussione il metodo con il quale ci siamo trasmessi le conoscenze per secoli, e cioè in modo organizzato e mediato dall’autorevolezza ovvero dalla competenza. La rete ha indebolito i corpi intermedi in qualsiasi ambito: da quello politico fino a quello culturale – pensiamo a insegnanti, critici, giornalisti, editori, bibliotecari, librai –, figure che bene o male organizzavano il nostro accesso ai saperi. Questo significa che la rete ha scardinato il sistema di accesso alla conoscenza dalle fondamenta? A questa e a molte altre domande si cercherà di dare una risposta.

Cacciateli!

Concetto Vecchio
Cacciateli! Quando i migranti eravamo noi

Feltrinelli, 2019

James Schwarzenbach, cugino della scrittrice Annemarie Schwarzenbach, è un editore colto e raffinato di Zurigo. La sua è una delle famiglie industriali più ricche della Svizzera. A metà degli anni Sessanta entra a sorpresa in Parlamento a Berna, unico deputato del partito di estrema destra Nationale Aktion. Come suo primo atto promuove un referendum per espellere dal Paese trecentomila stranieri, perlopiù italiani. È l’inizio di una campagna di odio contro i nostri emigrati che durerà anni, e che sfocerà nel voto del 7 giugno 1970, quando Schwarzenbach, solo contro tutti, perderà la sua sfida solitaria per un pelo. Com’è stato possibile? Cosa ci dice del presente questa storia dimenticata? E come si spiega il successo della propaganda xenofoba, posto che la Svizzera dal 1962 al 1974 ha un tasso di disoccupazione inesistente e sono proprio i nostri lavoratori, richiamati in massa dal boom economico, a proiettare il Paese in un benessere che non ha eguali nel mondo? Eppure Schwarzenbach, a capo del primo partito anti-stranieri d’Europa, con toni e parole d’ordine che sembrano usciti dall’odierna retorica populista, fa presa su vasti strati della popolazione spaesata dalla modernizzazione, dalle trasformazioni economiche e sociali e dal ’68. Fiuta le insicurezze identitarie e le esaspera. “Svizzeri svegliatevi! Prima gli svizzeri!” sono i suoi slogan, mentre gli annunci immobiliari specificano: “Non si affitta a cani e italiani”. In una serrata inchiesta fra racconto e giornalismo, Concetto Vecchio fa rivivere la stagione dell’emigrazione di massa, quando dalle campagne del Meridione e dalle montagne del Nord si andava in cerca di fortuna all’estero. E in un viaggio nella memoria collettiva del nostro Paese, nell’Italia povera del dopoguerra, raccoglie le voci degli emigrati di allora e sottrae all’oblio una storia di ordinario razzismo di cui i nostri connazionali furono vittime.

Top