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Biblioteca Civica Angelo Mai e Archivi storici comunali

Scaffale novità

Stile moderno

Georg Simmel
Stile moderno. Saggi di estetica sociale

Einaudi, 2020

Il filo che lega le riflessioni di Simmel, nella prospettiva originale proposta dai curatori, è quello dell’estetica sociale, ovvero lo studio dei fenomeni sociali alla luce dei metodi attinti dall’estetica, intesa sia come teoria della percezione sensibile sia come teoria dell’arte. Unendo l’interesse per le costanti antropologiche a un più sociologico «senso intensissimo del presente», Simmel ci insegna a riconoscere nell’estetica una dimensione costitutiva della società umana e a distinguere le modificazioni storiche del sensorio promosse dall’avvento del moderno stile di vita. Giochi di sguardi e di odori, ornamenti e corteggiamenti, ponti e porte, manici e cornici, mode e tipi urbani, fiere industriali e trasformazioni della sensibilità: l’estetica sociale non è solo un capitolo imprescindibile della filosofia di Simmel, ma un pensiero vivente, ancora valido per esplorare la nostra estetica quotidiana e per comprendere le trasformazioni della società contemporanea.

Matematica e la sua storia

Bruno D’Amore, Silvia Sbaragli
La matematica e la sua storia. Vol. 3: Dal Rinascimento al XVIII secolo

Dedalo, 2019

Il terzo volume di un viaggio nella grande storia della matematica. Il periodo qui raccontato, dal XVI al XVIII secolo, è un momento di generosa fecondità, con risultati sempre più sottili, complessi e, allo stesso tempo, significativi e di ampio respiro culturale. Con un linguaggio volutamente esente da tecnicismi, adatto a lettori curiosi ma non specialisti, gli autori narrano una storia che parla di esseri umani, delle loro idee e dei loro sogni, e presenta i grandi protagonisti della matematica come uomini immersi nel loro tempo, che lottano per dare visibilità e spiegazioni plausibili alle loro intuizioni, talvolta creando ex novo teorie opportune. Un libro pensato anche a fini didattici, utile agli insegnanti come strumento attivo, non solo per cercare di attribuire alla matematica un volto interessante e umano, ma anche per far conoscere i personaggi che hanno creato questo grandioso edificio. La prefazione è di Luigi Pepe.

Riferire all'autorità

Maria Giuseppina Muzzarelli
Riferire all’autorità. Denuncia e delazione tra Medioevo ed Età Moderna

Viella, 2020

Quale confine separa la denuncia dalla delazione? Legislatori che invitano a tenere gli occhi aperti e a collaborare e denuncianti forse attratti dal premio derivante dalla multa sono al centro dell’attenzione degli studiosi qui impegnati a chiarire, a partire da diverse specificità disciplinari, i caratteri comuni e insieme gli elementi distintivi della complessa questione. Denunciare può essere concepito come una forma di collaborazione alla governabilità e al bene comune ma anche come un comportamento che infrange la solidarietà del gruppo e dissemina sospetti. Esaminando denunce di fatti politicamente rilevanti o di frodi commerciali e spaziando cronologicamente dal Medioevo all’Età moderna questo lavoro collettivo offre spunti per riflettere sul bisogno di sapere proprio delle autorità e sull’atteggiamento dei cittadini chiamati e disposti, ma non sempre, a collaborare.

Andreas o i riuniti

Hugo von Hofmannsthal
Andreas o i riuniti

Del Vecchio Editore

Nelle intenzioni stesse dell’autore espresse in una lettera all’amico Herman Bahr, il romanzo Andreas o i ritrovati avrebbe dovuto essere il racconto di “gioventù e crisi di un giovane austriaco in viaggio per Venezia, nell’anno della morte di Maria Teresa”. In questa telegrafica descrizione troviamo il riflesso del costante richiamo alla maschera e alla mistificazione che permea il romanzo e che apre a infinite possibilità senza renderne assoluta e reale alcuna. Andreas lascia in effetti Vienna alla volta di Venezia e non è un caso che giunto nella terra delle maschere si ritrovi invischiato in intrighi e messe in scena dal sapore grottesco e inquietante. Tutto della città e dei suoi abitanti lo disorienta e allo stesso tempo lo lega a quella terra in modo pressoché indissolubile. Il viaggio si trasforma come nella migliore delle tradizioni, in un percorso di formazione ma nelle mani di Hofmannsthal questo percorso assume le tinte fosche di un rito iniziatico.

Altra Patria

Marco Labbate
Un’altra patria. L’obiezione di coscienza nell’Italia repubblicana

Pacini Editore, 2020

La legge n. 772 del 15 dicembre 1972 riconosce per la prima volta l’obiezione di coscienza al servizio militare. È l’esito di una lotta durata oltre 25 anni che ha coinvolto movimenti, intellettuali, uomini politici, sacerdoti, cristiani di diverse confessioni, libertari, anarchici, e soprattutto quei 706 giovani, alla cui richiesta di poter servire la patria senza armi, lo Stato ha opposto un duro rifiuto e pene detentive. Il libro scava in questa storia e ne ripercorre caratteristiche e sviluppi nei primi decenni dell’Italia repubblicana. Non si tratta solo di un percorso lungo i tracciati individuali di un idealismo pagato sulla propria pelle. Le lotte di quei giovani intersecano le ripercussioni del secondo conflitto mondiale, la guerra fredda, la minaccia atomica, il rinnovamento del cattolicesimo, la contestazione giovanile. Alcuni casi eclatanti proiettano l’obiezione di coscienza al centro della discussione pubblica e al tempo stesso rendono tale scelta oggetto di silenzi, reticenze, repressioni. Essa si rivela dunque un punto di osservazione importante per guardare da un’angolazione originale le trasformazioni politiche, sociali e culturali che investono l’Italia in una fase cruciale della sua evoluzione.

Editing duemila

Paola Italia
Editing Duemila. Per una filologia dei testi digitali

Salerno, 2020

Quali testi leggiamo e leggeremo in rete? Come sono cambiati i rapporti fra autore, curatore e lettore nel passaggio dai testi materiali a quelli immateriali? E quali possibilità si aprono alla filologia nel mondo digitale? Dopo il fortunato Editing Novecento (2013), Paola Italia torna a riflettere sui temi legati alla produzione, cura e trasmissione dei testi, allargando il campo al mondo digitale: dall’instabilità delle lezioni, alla molteplice volontà dell’autore, dalla scomparsa del mediatore editoriale, all’interazione del lettore; intrecciando riflessioni sviluppate in un decennio di pratiche di filologia digitale, dedicate a Manzoni e Leopardi, casi di studio del volume. Si offre al lettore e allo studioso un panorama aggiornato alle riflessioni elaborate dalle Digital Humanities, con una particolare attenzione al tradizionale metodo filologico e alla responsabilità che ancora abbiamo come produttori, curatori e lettori.

Linguistica e antropologia nell'età dei lumi

Carlo Enrico Roggia
Melchiorre Cesarotti. Linguistica e antropologia nell’età dei Lumi

Carocci, 2020

Figura centrale per la cultura italiana del secondo Settecento, Melchiorre Cesarotti è un caso esemplare dell’efficacia delle reti sociali e intellettuali che attraversavano l’Europa dei Lumi. Nelle opere dedicate alle lingue e al linguaggio di questo philosophe radicato in quella che ormai era una prestigiosa periferia dell’Europa intellettuale (Padova, con la sua gloriosa Università), si riverberano tutti i temi cruciali che animavano la più avanzata riflessione coeva: dai rapporti fra linguaggio, pensiero e realtà ai fondamenti del mutamento linguistico e della ricerca etimologica, fino alla relazione tra linguaggio e mito nel quadro di una vera e propria antropologia dell’antico. Una ricchezza e profondità di pensiero a cui il contatto con la peculiare condizione storica e linguistica dell’Italia settecentesca fa assumere una curvatura originale e un rilievo autonomo nel panorama tanto italiano che europeo. Contributi di: Franco Arato, Daniele Baglioni, Andrea Battistini, Silvia Contarini, Andrea Dardi, Francesca M. Dovetto, Stefano Gensini, Giorgio Graffi, Claudio Marazzini, Sara Pacaccio, Alessio Ricci, Carlo Enrico Roggia, Alberto Roncaccia.

Tempo e sangue

Mirza Mehmedovic
Tempo e sangue. Totalitarismo, genocidio e stupro in Bosnia ed Erzegovina

Mimesis, 2020

Questo lavoro presenta uno sguardo particolare sulle circostanze che caratterizzarono il conflitto in Bosnia ed Erzegovina nel periodo 1992-1995. Partendo dal concetto di totalitarismo, l’autore ha inteso ricostruire quei rapporti tra cultura, religione, storia e politica che troppo spesso sono passati nel silenzio e che, tuttavia, sono fondamentali per chiunque voglia comprendere le condizioni che hanno determinato il tentativo di eliminare un’intera etnia da quella che, ancora oggi, la politica e i media vogliono condannata a un’impercettibile ambiguità ontologica: essere o non essere Europa. Attraversando la storia dei programmi per una Grande Serbia, il lettore dovrà confrontarsi con le verità sui genocidi e sugli stupri, ma soprattutto sulle responsabilità e sul debito morale che la comunità internazionale ha contratto con quello che William Miller ha definito come il curioso fenomeno di un’etnia slava per razza, maomettana per fede, che mai accettò il fondamentalismo ottomano.

Vescovi, re, imperatori

Giulia Co’
Vescovi, re, imperatori. Anastasio Bibliotecario fra Occidente e Oriente

Il Mulino, 2019

Anastasio Bibliotecario fu uno degli uomini più eminenti nella Roma della fine del IX secolo. Profondo conoscitore della lingua greca ed eccezionale erudito, il suo nome è indissolubilmente legato alle traduzioni in latino di numerose opere greche, per le quali scrisse sovente lettere prefatorie. Inoltre partecipò attivamente alle lotte di potere della città di Roma, cosa che se da un lato gli procurò due scomuniche, dall’altro gli permise, nella ridistribuzione delle cariche ecclesiastiche tra i diversi esponenti delle fazioni, di accedere a importanti incarichi all’interno del palazzo lateranense, come quello di bibliothecarius e di dictator delle lettere dei papi Niccolò I, Adriano II, Giovanni VIII. Collaborò inoltre con l’imperatore Ludovico II sia come dictator sia come ambasciatore. Obiettivo di questo studio, che si fonda sull’analisi delle fonti di prima mano, è porne in evidenza il ruolo svolto nella gestione delle comunicazioni epistolari, in occasione sia dei momenti di redazione autonoma delle lettere prefatorie sia delle collaborazioni con i tre papi e con l’imperatore.

Vie del cibo

Marina Cavallera, Silvia A. Conca Messina, Alice Raviola Blythe
Le vie del cibo. Italia settentrionale (secc. XVI-XX)

Carocci, 2019

L’interesse per il cibo non è solo parte della quotidianità, ma è al centro dell’attenzione sia delle grandi organizzazioni internazionali – in correlazione con i problemi della fame e del cambiamento climatico globale – sia dei media, con tutto il portato ludico e voyeuristico delle pubblicazioni e dei programmi di cucina. Lo studio della cultura alimentare è da tempo anche un filone storiografico consolidato, che si misura con le questioni della carestia, del divario sociale, della produttività economica, del gusto e dell’autorappresentazione delle corti attraverso la tavola. Il volume affronta l’argomento con particolare riferimento all’area padana, grande motore economico sin dal Medioevo, attraverso l’articolazione in cinque percorsi: la conservazione per mezzo di sale e di acqua; i prodotti derivati dal mondo vegetale; le carni, i pesci e i latticini; i generi di lusso; l’iconografia. Emerge un panorama mosso, dinamico, che induce a riflettere sul mito contemporaneo del “chilometro zero” e a valorizzare il concetto di cibo in movimento fra età moderna e contemporanea.

Bellezza e liturgia

Pavel Aleksandrovic Florenskij
Bellezza e liturgia. Scritti su cristianesimo e cultura

SE, 2020

«In un ritratto il volto è l’idea della persona. L’icona. Il volto è l’idea di chi è raffigurato. L’icona è il tentativo di fissare ed esprimere la visione artistica somma con la quale veniamo a contatto nel momento della creazione. Se l’altare è luogo intelligibile, significa che il confine tra di esso e il mondo dovrà essere segnato da guardie vive e santi reali. L’iconostasi che separa l’altare è una cintura di angeli che sbarra il nostro accesso spirituale al mondo celeste, al luogo intelligibile. E poiché la loro presenza non è sempre evidente a tutti quanti, a ricordarcelo ci sono le icone, tramite le quali ascendiamo dall’immagine all’archetipo».

Vita di Giovanni Morelli

Jaynie Anderson
La vita di Giovanni Morelli nell’Italia del Risorgimento

Officina Libraria, 2019

Prima di Morelli (1816-1891) l’attribuzione di un dipinto a un artista o a una scuola si fondava spesso sulla tradizione o su un’impressione generale, quando non addirittura sull’istinto. La sua formazione medica lo indusse a osservare da vicino i particolari anatomici e a esaminare con rigore scientifico le opere dei grandi maestri rinascimentali. Combinando il vaglio attento, l’analisi e il confronto di dettagli per lo più trascurati da collezionisti, critici ed esperti museali, il metodo morelliano divenne la base della moderna connoisseurship. Fiero patriota italiano di origini svizzere protestanti, Morelli prese parte al Risorgimento rischiando la vita nelle guerre d’Indipendenza. Servì per quattro mandati come deputato nel Parlamento del Regno di Sardegna e in quello dell’Italia unita, per poi essere nominato, nel 1873, senatore a vita. In un’epoca in cui tante grandi raccolte della Penisola erano preda di collezionisti e musei stranieri, si fece promotore di misure legislative, tra le prime al mondo, volte alla tutela delle opere d’arte. La vita di Morelli fu segnata da profonde amicizie e relazioni sentimentali con grandi donne quali Clementina Frizzoni, Laura Acton, Vittoria, figlia della regina d’Inghilterra e principessa ereditaria, poi imperatrice, di Germania. Per lascito testamentario, la collezione di Morelli è passata all’Accademia Carrara di Bergamo, città natale della madre e luogo cui restò sempre legato.

Nemici degli italiani

Amedeo Feniello, Alessandro Vanoli
I nemici degli italiani

Laterza, 2020

Nella storia della nostra Penisola al centro di tutto c’è sempre stato lui: il Nemico. E la sua storia racconta meglio di qualunque altra cosa chi siamo stati e come siamo diventati. Il nemico ha cercato nello Stivale tante cose: una terra ricca e florida da conquistare e depredare, oppure una casa in cui trovare sicurezza e speranze. I nemici in Italia si sono affastellati da secoli, l’uno dopo l’altro, in un gigantesco effetto domino che ci appartiene e costituisce la nostra essenza, multipla e complessa: arrivavano spingendo via chi da tempo abitava luoghi e città. Quando arrivavano i barbari, i nemici di turno, un mondo finiva e un altro iniziava, senza soluzione di continuità. Poi, bisognava aspettare: che i barbari diventassero meno barbari, si amalgamassero con gli altri e cominciassero, anche loro, a temere nuovi stranieri. Insomma, ci sono nemici che vanno e altri che vengono, in un susseguirsi secolare dove, ogni volta, il tempo passa e la storia si sedimenta, la paura diventa oblio e ciascuno degli antichi nemici si ritrova a temere nuovi invasori, nuove minacce alla propria storia e alla propria identità. Questo racconto sarà veloce, composto da scene nelle quali ogni nemico si mostra quando la sua minaccia, sommandosi progressivamente ad altre minacce, diventa sensibile e coerente, per spiegare, molto banalmente, che quei nemici siamo noi. Sono le tante parti che compongono la nostra storia, la nostra cultura, la nostra lingua e la nostra genetica. Senza nessuna retorica e senza alcuna ironia: quelli che sono stati i nemici degli italiani, sono oggi gli italiani.

Ferrarina - Taverna

Franca Valeri
La Ferrarina – Taverna

Einaudi, 2020

Nel 1970 andarono in onda quattro atti unici che la Rai aveva commissionato a Franca Valeri: La cosiddetta fidanzata, La cocca rapita, L’intervista e La Ferrarina – Taverna. Nonostante sia forse uno dei testi piú belli dell’attrice-autrice, quest’ultimo era rimasto fino a oggi inedito. È una commedia nera molto divertente nella quale un uomo e una donna, in palese crisi di coppia, vengono inondati di parole dalla proprietaria di una trattoria (interpretata in tv dalla stessa Valeri). In un crescendo di tensione e comicità, l’ostessa, erede di un intera tradizione di «scocciatori» teatrali, non cessa un attimo di glorificare con intempestiva loquacità la poco verosimile cucina del suo locale e la «distinta» clientela che lo frequenta. Tutta compresa nel suo orgoglio professionale, millantato alquanto, è incapace di percepire la reale situazione e di prevederne l’epilogo. L’ostessa della commedia rappresenta uno dei leggendari personaggi chiacchieroni disegnati in quegli anni dalla Valeri, catafratti nel mondo rimbombante delle proprie parole e insensibili a qualsiasi voce altrui. Ma qui il personaggio è inserito in un perfetto meccanismo a orologeria in cui la sua logorrea inciampa negli inquietanti silenzi e nelle poche gelide parole della coppia per precipitare, insieme a tutta la scena, in un finale memorabile.

Dichiarazione universale dei diritti umani

Raffaella Gherardi
La Dichiarazione universale dei diritti umani. Storia, tradizioni, sviluppi contemporanei

Viella, 2020

L’approvazione della Dichiarazione universale dei diritti umani (1948) è unanimemente riconosciuta come un evento storico cruciale, una pietra miliare nel lungo cammino delle idee e delle norme sui diritti umani e nella riconfigurazione delle relazioni tra gli Stati, oltre che tra Stati e cittadini. Se nel corso degli anni i diritti umani sono innegabilmente divenuti un paradigma etico-politico, un linguaggio e un corpus normativo saldo, potente (talvolta prepotente?), i problemi connessi al loro fondamento, alla loro giustificazione e alla loro universalità, così come alla loro violazione, applicazione selettiva ed esportazione paternalistica, continuano a rimanere aperti.

Impero del cibo

Andrea Casadio
L’ impero del cibo. Come le grandi multinazionali ci ingozzano, ci affamano, ci ingannano

Piemme, 2020

Questo libro vuole essere un manuale di sopravvivenza per sfuggire all’impero del cibo: grazie a decine di esempi, interviste, dati storici e studi neuroscientifici, Andrea Casadio smonta tutti i falsi miti sull’alimentazione e ci insegna che per condurre una vita sana ed equilibrata il segreto è recuperare un rapporto più sereno con ciò che mangiamo. Il cibo incarna tutte le grandi contraddizioni del nostro tempo. Se nel resto del pianeta milioni di esseri umani soffrono la fame, nei paesi occidentali più della metà degli abitanti è sovrappeso, e gran parte di chi non ha reali problemi di peso si sottopone comunque a diete ossessive quanto inutili, che spesso provocano gravi disturbi del comportamento. Non siamo tutti impazziti: il problema è che le grandi multinazionali alimentari speculano sulle nostre fragilità. Per loro il cibo è solo una merce, e se da una parte si ingegnano in tutti i modi per farci diventare schiavi dei loro prodotti, dall’altra ci ingannano vendendoci alimenti dietetici inefficaci, quando non inutili o dannosi. Nel frattempo, in tv spopolano cuochi-star e dietologi-guru. Tutti parlano di come e cosa mangiare, eppure la maggior parte di noi consuma i pasti sempre più in fretta, e la tavola ormai non è più il luogo della famiglia, ma il teatro delle nostre solitudini e delle nostre ansie. Se un tempo il cibo era nutrimento, convivialità, amore, oggi è soprattutto una merce, uno spettacolo, un simbolo a cui attribuiamo un valore salvifico o nefasto, un’ossessione. E può diventare una droga, perché i colossi dell’alimentazione sanno fin troppo bene che la giusta dose di certi ingredienti crea dipendenza.

Da Minosse a Omero

Louis Godart
Da Minosse a Omero. Genesi della prima civiltà europea

Einaudi, 2020

L’Egeo è il mare su cui sta l’Arcipelago in cui si scrive, come una profezia, l’origine dell’Occidente. Oltre che per lo splendore di mare e isole, all’Egeo si ritorna con quell’idea non dichiarata di rifare un percorso verso le fonti da cui proveniamo e verso l’irriducibile differenza che ci ha generato. Louis Godart inizia il suo viaggio antichissimo da storie che si svolgono fra Ottocento e Novecento e che hanno per protagonisti Heinrich Schliemann, Arthur John Evans e Michael Ventris, che attraverso gli scavi di Troia, Micene, Cnosso e la decifrazione della Lineare B hanno restituito alla storia i mondi scomparsi dell’epopea omerica. Dalle vicissitudini di questi uomini, dalla loro passione individuale, Louis Godart, con un itinerario fondato su fonti archeologiche anche di prima mano, parte alla scoperta delle antiche radici della storia dell’Egeo. Dal Paleolitico si arriva fino alla glittica del Bronzo Antico e alle statuette cicladiche, primissima, insuperata testimonianza della venerazione per la dea madre che attraversa tutto il Mediterraneo. Da qui si continua con le tracce delle nove città di Troia e con un’ipotesi per quella di Priamo, e poi ancora con il complesso della civiltà cicladica, al cui centro sta l’evento distruttivo e capitale dell’esplosione del vulcano di Santorini, che distrugge la città di Thera, ne conserva le pitture murali, come in una Pompei cicladica, e forse fonda il mito non tramontato di Atlantide. E poi Creta, che in questo libro splende più che mai al centro di un Mediterraneo fitto di traffici che vanno dall’interno del continente asiatico attraverso le coste dell’attuale Siria fino all’Egitto dei Faraoni. Un’isola di cui si seguono le ragioni possibili del passaggio dalla civiltà palaziale minoica, figurata nel mito di Minosse, a quella piú concreta e mercantile, ma ugualmente raffinata, dei greci micenei, il transito dallo Stato minoico a quello miceneo. Creta e l’Egeo, la loro cultura, l’apparizione della scrittura , i luoghi di culto, i poteri, i commerci, gli scambi e i miti, vengono scolpiti da Louis Godart in questo libro come crocevia di mondi fra oriente e occidente, come luogo di trasformazioni, di guerre e certamente di rapine, un universo di conflitti che portarono per vie affini all’epopea di Gilgames come a quelle dell’Iliade e dell’Odissea. Più seducenti di una leggenda, più icastiche di un mito, le ipotesi scientifiche di Godart trasformano il nostro sguardo su ciò che credevamo di conoscere.

Ultimo classico

Antonio De Simone
L’ ultimo classico. Max Weber. Filosofo, politico, sociologo

Mimesis, 2019

Nelle gradazioni del possibile in cui si configura l’orizzonte di senso della realtà, dove si rappresentano le immagini del mondo e si interpretano nella storia le forme della soggettività e della politica, ovvero le frequenze, i casi e i destini dell’umano evento, Max Weber si appalesa come «un classico nostro contemporaneo», forse “l’ultimo classico” che, pur nelle sue interne e irresolubili contraddizioni vitali e di pensiero, può ancora rappresentare una guida essenziale per comprendere la complessità costitutiva dell’agire umano dotato di senso. Il “paradigma weberiano”, con i suoi sviluppi critici e problematici, entro e oltre il Novecento, non ha smesso, anche nelle trasformazioni della filosofia, della politica e delle scienze umane e sociali contemporanee, di declinarci, con la sua originale Zeitdiagnose, nella nostra “ontologia dell’attualità”, quali sono i problemi rilevanti del conflitto della ragione nel disincanto moderno. Nelle pagine di questo libro Antonio De Simone ricostruisce i motivi salienti in cui si articolano gli esercizi di pensiero nei quali rilegge alcuni dei principali temi che possono, nel loro insieme, restituire i diagrammi principali dell’antropologia dell’umano che Weber diagnostica criticamente nella sua enciclopedica opera filosofica, politica, storica, giuridica, etica e sociologica. Un’analitica e un’ermeneutica della modernità che, con accenti diversi, hanno continuamente attratto l’attenzione dei grandi interpreti contemporanei che all’opera di Weber hanno rivolto il loro ascolto per decifrarne l’ineffabile destino, e che questo volume recepisce non solo nella sua storica e determinata Wirkungsgeschichte ma anche come lascito problematico di una grande “lezione” e di una difficile e indispensabile “eredità” di pensiero di un genio poliedrico inteso appunto come “filosofo, politico e sociologo”.

Vivo che passa

Claude Lanzmann
Un vivo che passa. Auscwitz 1943 – Theresienstadt 1944

Cronopio, 2020

“Cerchi di andare all’interno dei campi, cerchi di vedere tutto quello che può”. Essere soprattutto due occhi e vedere, cercare di vedere al di là di ciò che gli veniva mostrato: questo era il compito di Maurice Rossel, delegato della Croce Rossa Internazionale cui fu concesso di visitare il campo di Auschwitz nel 1943 e, qualche mese dopo, il ghetto di Theresienstadt. Eppure questa intervista che egli ha concesso a Claude Lanzmann nel 1979 diventata un film autonomo, parla solo della sua cecità, del suo aver visto senza vedere ed è in grado di interrogare, oggi, lo sguardo opaco che caratterizza il nostro presente.

Libero arbitrio

Christian List
Il libero arbitrio. Una realtà contestata

Einaudi, 2020

I filosofi hanno discusso per secoli sull’esistenza e sulla natura del libero arbitrio. Oggi, molti studiosi di orientamento scientifico negano che esista, contestando in particolare che si possa scegliere tra possibilità alternative. Se le leggi della fisica regolano tutto ciò che accade, come possono le nostre scelte essere libere? Chi crede nel libero arbitrio sarebbe dunque ingannato dall’abitudine, da una convinzione o da una dottrina religiosa. Questo libro sfida l’ortodossia scientifica, e propone una nuova e accorata difesa del libero arbitrio impugnando gli stessi criteri naturalistici che di solito vengono impiegati per confutarlo. Christian List ammette che il libero arbitrio, insieme ai suoi prerequisiti – intenzionalità, possibilità alternative, controllo causale sulle nostre azioni -, non fa parte della fisica, e sostiene che esso vada invece considerato un fenomeno di «livello superiore», appartenente all’ambito della psicologia. È uno di quei fenomeni che, pur emergendo dai processi fisici, al pari di un ecosistema o dell’economia, resta autonomo da essi. Quando il libero arbitrio viene contestualizzato in modo corretto, ammettere che è reale non solo è scientificamente onesto, ma diventa indispensabile per spiegare il nostro mondo.

Io, il popolo

Nadia Urbinati
Io il popolo. Come il populismo trasforma la democrazia

Il Mulino, 2020

Da non confondersi con i regimi dittatoriali e autoritari, il populismo – nella prospettiva dell’autrice – va considerato una variante del governo rappresentativo, basata sul rapporto diretto tra un leader e il «suo popolo», rivendicato come «vero» contro l’establishment. Il rischio democratico non risiede allora nella domanda di espansione della democrazia, o nell’enfasi posta sul richiamo al popolo, ma nella selettività con cui il leader individua il suo popolo, facendone un’arma di parte da brandire contro l’altro. Il popolo dei populisti di fatto rifugge dall’inclusività e dalla generalità del popolo sovrano. Un contributo illuminante alla comprensione di un atteggiamento e di una prassi politica segnati da un crescente successo.

Impero nascosto

Daniel Immerwahr
L’impero nascosto. Breve storia dei grandi Stati Uniti d’America

Einaudi, 2020

Ricco di sorprese e analisi innovative, sempre animato da una concezione originale di cosa significhino oggi impero e globalizzazione, questo libro getta una luce piena di contrasti sul ruolo degli Stati Uniti nella storia mondiale. La storia degli Stati Uniti al di fuori degli Stati Uniti, dalle conquiste ottocentesche dell’Alaska, delle Hawai’i, delle Filippine e di Puerto Rico alla miriade di isole, arcipelaghi e basi militari intorno al globo dove sventola la bandiera a stelle e strisce. La vicenda di un impero che ha sempre negato di essere tale. L’America si è sempre vantata di essere un esempio di sovranità e indipendenza. Sappiamo che ha diffuso il suo denaro, la sua lingua e cultura in giro per il mondo, ma continuiamo a pensare ad essa come a un universo geo-graficamente ben definito, limitato a nord dal Canada, a sud dal Messico e dagli oceani ai lati. Nulla di meno vero. A partire dall’Ottocento, gli Stati Uniti cominciarono ad annettere numerosissimi territori oltremare e dopo la Seconda guerra mondiale l’impero americano raggiunse la sua massima espansione, con piú persone che vivevano al di fuori del continente che al suo interno. Tuttavia, negli anni che seguirono, si concepí un nuovo tipo di influenza che non richiedesse il controllo delle colonie, anche grazie a innovazioni in diversi campi (dall’elettronica ai trasporti e dalla medicina alla cultura popolare). La pillola anticoncezionale, la chemioterapia, la plastica, Godzilla, i Beatles, lo stesso nome «America»: non possiamo capire niente di tutto ciò senza comprendere il concetto di impero territoriale. Ricco di sorprese e analisi innovative, sempre animato da una concezione originale di cosa significhino oggi impero e globalizzazione, questo libro getta una luce piena di contrasti sul ruolo degli Stati Uniti nella storia mondiale.

Accademia degli agiati

Stefano Ferrari
L’Accademia degli Agiati nel Settecento europeo: irradiazioni culturali

Edizioni del Grifo, 2007

Il volume raccoglie le storie intellettuali di dieci personaggi della cultura italiana ed europea del ‘700 che hanno come denominatore comune quello di essere stati associati, in momenti diversi, all’Accademia degli Agiati di Rovereto. Alcuni di loro sono figure di primissimo piano, conosciute dal grande pubblico e note alla grande storiografia. Le peculiarità intellettuali di questi dieci personaggi hanno comportato delle indagini di prima mano, spesso costruite su una documentazione archivistica inedita, in settori lasciati ai margini da una storiografia non allenata all’esplorazione di nessi e transferts tra spazi e realtà culturali diversi.

Nuovo illuminismo radicale

Marina Garcés
Il nuovo illuminismo radicale

Nutrimenti, 2019

Autoritarismo, fanatismo, catastrofismo, terrorismo. Questi sono solo alcuni dei volti di un’imponente reazione anti-illuminista che caratterizza, e spesso domina, il racconto del nostro presente. Di fronte all’attuale crisi di civiltà, la risposta sembra contemplare soltanto due vie d’uscita: condanna o salvezza. Ma ciò che si nasconde dietro questa divisione manichea è in realtà una resa: la nostra rinuncia alla libertà, vale a dire a migliorare insieme le nostre condizioni di vita. Perché crediamo in questi racconti apocalittici? Quali paure e quale opportunismo li alimentano? In questo agile pamphlet, la filosofa Marina Garcés teorizza un nuovo illuminismo radicale, un atteggiamento che sia in grado di contrastare le facili credulità del nostro tempo e di opporsi alle conseguenti forme di oppressione. Prefazione di Michela Murgia.

Mondi mediterranei

Daniel Baloup, David Bramoullé, Bernard Doumerc
I mondi mediterranei nel Medioevo

Il Mulino, 2020

«Triplex confinium», zona divisa tra Africa, Asia ed Europa, il Mediterraneo è un grande mare chiuso su cui si affacciano mondi differenti. Nel Medioevo i loro rapporti si sono costruiti sulla mescolanza di volta in volta prodotta dallo spostamento dei luoghi di potere, dalle concentrazioni economiche e commerciali e dal confronto tra culture. Il libro porta uno sguardo originale su questo turbolento crogiolo di civiltà, cogliendolo nella sua complessità non riducibile alla mera contrapposizione fra cristianesimo e islam. La prima parte tratta la frammentazione dell’unità mediterranea romana, il controllo delle isole e degli stretti, il rapporto con l’entroterra; la seconda la costruzione di società diverse con la convivenza o scontro fra religioni e identità differenti, e l’integrazione dei migranti; la terza la circolazione terrestre e marittima, le diaspore, gli scambi culturali.

Elegie

Massimiano
Elegie

Mondadori, 2020

Poeta dotto, che riassume la tradizione elegiaca latina, che si colloca all’insegna di Boezio, e che ha assimilato la cultura biblica e cristiana al punto di utilizzarne espressioni e frasi, Massimiano «recepisce e interiorizza il cosiddetto “pessimismo greco”, che trova la sua espressione nelle parole del satiro Sileno, secondo il quale la cosa migliore per l’uomo è non essere nato e, una volta nato, morire presto. Il non essere è l’unico modo per sottrarsi all’infelicità che appartiene all’essere, anche e soprattutto nella vecchiaia, l’esperienza più tragica della vita». Se le figure femminili – Licoride, Aquilina, Candida e la Graia puella – si situano al centro delle “Elegie”, è “Senectus” la vera donna alla quale Massimiano soggiace come un amante alla propria Dama. Realista a oltranza, egli non rifugge dalle immagini più forti e più crude. Scrittore latino nell’Italia ostrogota del VI secolo, Massimiano è il poeta della senescenza: dell’uomo e dell’intero mondo antico.

Centro e periferia

Enrico Castelnuovo, Carlo Ginzburg
Centro e periferia nella storia dell’arte italiana

Officina Libraria, 2019

«In un’età di imperialismi e di subimperialismi, in cui anche le bottiglie di Coca-Cola si configurano come segno tangibile di vincoli non solo culturali, il problema della dominazione simbolica, delle sue forme, delle possibilità e dei modi di contrastarla, ci tocca inevitabilmente da vicino». A quarant’anni esatti di distanza dalla prima pubblicazione di questo testo nella Storia dell’arte italiana Einaudi, l’attualità di queste parole non si è affievolita. Al contrario: se alla fine degli anni Settanta tale giudizio valeva per un’Italia che assisteva alla definitiva perdita della complessità di fronte all’omologazione culturale, alle migrazioni interne e all’inurbamento di massa, oggi, nell’età della globalizzazione, la «dominazione simbolica» si è estesa su scala mondiale. Motivo per cui ripubblicare questo saggio in forma di libro è utile sia agli storici dell’arte per capire come si è evoluta la carta geografica della produzione artistica italiana, che a chiunque sia interessato a comprendere come dei modelli estetici estendano la loro presa sulla società e, eventualmente, come ribaltare quello stato di cose. Il libro rilegge la storia dell’arte italiana mettendo in discussione uno dei dogmi su cui si era basata per secoli: l’identificazione del centro (o dei centri) come luogo della creazione artistica, e della periferia come luogo di ricezione tardiva. Contro questa visione semplicistica, il libro racconta i rapporti tra «centro» e «periferia» in maniera meno gerarchica (evitando di parlare di una mera diffusione dei modelli artistici dal primo verso la seconda), ma anche meno pacifica. Spesso infatti, anche quando sembrano adeguarsi alle indicazioni del centro, le periferie lo fanno in maniera creativa o comunque a prezzo di resistenze da conoscere e comprendere.

Marx e il marxismo

Gregory Claeys
Marx e il marxismo

Einaudi, 2020

Karl Marx continua a essere il piú importante pensatore della storia. I movimenti politici che si rifanno al suo nome hanno ridato speranza alle innumerevoli vittime della tirannia e dell’oppressione. Ma una volta raggiunto il potere, essi si sono rivelati spesso disastrosi e hanno mietuto milioni di vittime. Il pensiero marxiano conserva intatta la sua rilevanza anche a fronte delle problematiche poste dal mondo contemporaneo. Se dopo il crollo dell’Unione Sovietica la reputazione del grande pensatore appariva compromessa, una nuova generazione ha cominciato a leggere Marx al cospetto delle ricorrenti crisi finanziarie, della crescente disuguaglianza sociale e di un acuito senso di ingiustizia e distruttività propri del capitalismo di oggi.

Pedagogia, la scuola, la cultura

Giovanni Gentile
La pedagogia, la scuola, la cultura

Scholè, 2019

Giovanni Gentile (1875-1944) è uno dei massimi filosofi del Novecento. Ha avuto una profonda influenza su tutta la cultura italiana non solo attraverso la sua opera di filosofo e di pedagogista, ma altresì come riformatore della scuola e dell’università italiana e grande fondatore e organizzatore di istituzioni culturali. Il presente volume, diviso in tre sezioni (La pedagogia e la didattica – La riforma della scuola – La cultura) è una raccolta organica di scritti pedagogici del filosofo, organizzati in ordine cronologico sì da consentire di comprendere la sua azione di teorico dell’educazione, di ministro della Pubblica istruzione, di promotore di cultura nell’intento di connettere in modo inscindibile la vita pubblica con l’etica.

Dal fascismo alla repubblica

Marco De Nicolò, Enzo Fimiani
Dal fascismo alla Repubblica: quanta continuità? Numeri, questioni, biografie

Viella, 2019

La transizione dalla dittatura fascista allo Stato democratico repubblicano è questione cruciale dell’Italia contemporanea, ancora oggi alle prese con una sua complicata vicenda civile. L’analisi di quel passaggio, già affrontata da autorevoli storici in anni passati (Pavone, Gallerano, Quazza, Franco De Felice), viene ora ripresa in questo volume attraverso nuove indagini su apparati dello Stato di grande rilievo (Prefetture, Pubblica Sicurezza, Magistratura) e su ambienti poco “illuminati” dalla ricerca precedente (archivi, istituti bancari, forze socio-economiche, sindacali e culturali, giornali, istituzioni sportive). L’intento è di scavare nei dettagli quantitativi e biografici senza però rinunciare ad analisi e interpretazioni critiche di largo respiro, per restituire a quella fase fondamentale un posto di rilievo nel dibattito storiografico. Le domande non si fermano al quesito primario, ovvero quanta parte del personale fascista sia riemersa in posizioni chiave dopo il 1945, ma si spingono fino a chiedersi quanto del modello illiberale e della formazione ricevuta nel regime sia filtrato nella nuova vita democratica del Paese.

Apri gli occhi e resisti

Riccardo Donati
Apri gli occhi e resisti. L’opera in versi e in prosa di Antonella Anedda

Carocci, 2020

Tra le voci maggiori della poesia contemporanea italiana, Antonella Anedda meritava da tempo una monografia che ne ricostruisse complessivamente il ricco itinerario creativo. Un percorso ormai trentennale che si è imposto all’attenzione della critica, e di numerosi lettori, per il non comune rigore etico e formale, per la penetrante acutezza dello sguardo e l’altissima qualità della scrittura. Il saggio illustra le tappe salienti dell’opera in versi e in prosa di Anedda per poi concentrarsi sull’analisi di alcuni aspetti peculiari del suo lavoro. Nel corso del testo vengono presi in considerazione tutti i nodi essenziali, di lunga durata, che ne caratterizzano la ricerca: dal rapporto con la storia e con l’attualità alla dimensione domestica e familiare, dalla passione per le arti visive all’interesse per la filosofia, la scienza e le tecnologie, dalle scelte di stile al legame con il paesaggio e la cultura della Sardegna. Il volume offre quindi a studenti, studiosi e lettori appassionati uno strumento criticamente puntuale, approfondito e scientificamente aggiornato.

Amazzonia verde d'acqua

Márcia Theóphilo
Amazzonia verde d’acqua. Poesia bilingue

Mondadori, 2020

Con strenua vitalità, Márcia Theóphilo ci parla di un mondo dove la natura – di cui gli umani sono semplice parte – «lavora senza posa», e dove agisce un’energia diffusa e inarrestabile, nel movimento di un continuo rinascere. La poesia di Márcia Theóphilo, nota fin dagli esordi in ambito internazionale, si impone per una rara ampiezza di respiro, che le consente di convocare sulla pagina umani personaggi e figure mitologiche, in un vorticare prodigioso degli elementi, dove «non solo gli animali ma tutto in natura ha un’anima», o dove operano senza sosta «memorie di verdi immensità». In questa esoticissima realtà troviamo la dea Giaguaro, che «si trasforma in tutte le cose / che vivono sulla terra / piante e animali / fiumi e piogge», mentre anche «gli alberi raccontano la loro storia». Ma è l’io stesso dell’autrice a mescolarsi alle molteplici presenze di un reale magico e immenso, fatto di «impensate foreste senza fine / di fiori e frutti tropicali / e cuori di antichi animali», su cui la nostra ormai plurisecolare “civiltà” opera con colpevole indifferenza o ottuso disprezzo. Ed ecco, allora, il suggestivo spargersi di Márcia Theóphilo nei suoi versi e il continuo rigenerarsi della sua opera, in simbiosi intatta con l’habitat delle sue radici, con l’orizzonte naturale in cui da sempre si esprime e ci comunica la sua inconfondibile, preziosissima, testimoniale presenza poetica.

Diario in caratteri latini

Takuboku Ishikawa
Diario in caratteri latini

Carocci, 2020

Ishikawa Takuboku (1886-1912) è uno dei poeti moderni giapponesi più popolari e amati in patria, ma poco considerato dalla critica letteraria occidentale. La sua vita si intreccia con i radicali cambiamenti sociali e culturali del Giappone di primo Novecento, caratterizzato da un rapido processo di modernizzazione che tuttavia genera anche una realtà percepita come profondamente contraddittoria, smarrita com’è tra modernità e perdita dei valori tradizionali. Forse proprio l’appartenenza a questo momento storico spiega l’inquietudine esistenziale di Takuboku e la sua incapacità a porvi rimedio. Qui presentiamo per la prima volta in forma integrale il diario, che scrisse dal 7 aprile al 16 giugno del 1909, in cui descrive senza veli la sua realtà interiore, anche nei suoi aspetti più degradanti, sempre alla ricerca di un Io in bilico tra l’autoesaltazione e l’autocommiserazione. Le sue annotazioni giornaliere tratteggiano vividamente non solo la sua vita ma anche l’ambiente dei letterati attivi a Tokyo, con le loro contraddizioni e le loro istanze per una nuova letteratura. Per profondità psicologica e sperimentazione letteraria, il diario occupa una posizione unica nel panorama della letteratura giapponese moderna.

Storia spezzata

Aldo Schiavone
La storia spezzata. Roma antica e Occidente moderno

Einaudi, 2020

«Perché mai la civiltà moderna dovette costruirsi a fatica come qualcosa di nuovo sulle rovine dell’antica, invece di essere la sua diretta continuazione?» La storia spezzata è interamente costruita intorno a questa domanda cruciale, formulata da Michail Rostovzev nelle ultime pagine del suo gran libro sull’impero romano. La risposta di Schiavone è entrata nelle cronache dell’antichistica di questi decenni. Ed è un racconto avvincente, che unisce storia economica, sociale, intellettuale in un continuo contrappunto fra antico e moderno, fra passati lontani ed epoche a noi molto piú vicine.

Tragedia e filosofia

Ágnes Heller
Tragedia e filosofia. Una storia parallela

Castelvecchi, 2020

Ultima opera che Ágnes Heller concluse prima della sua scomparsa, questo libro ricostruisce la storia culturale dell’Occidente negli intrecci fra produzione drammaturgica e riflessione filosofica. Sin dalla loro nascita, tragedia e filosofia sono unite da un”affinità elettiva’: la tragedia rappresenta le tensioni che caratterizzano un dato presente storico e ne introduce la sua comprensione filosofica. A sua volta la filosofia, pensando il proprio tempo (Hegel), pone nuovi concetti e scenari che faranno da materiale per successive rappresentazioni drammaturgiche, in una mutua influenza che imprime movimento all’intero sviluppo storico. Antigone, Amleto, Fedra, la Nora di Ibsen, il Galileo di Brecht condividono il palcoscenico di questo libro con l’etica aristotelica, la teoria secentesca delle passioni, l’utopia marxiana, l’esistenzialismo, la decostruzione. Solo attraverso questa profonda e originale ricomposizione è possibile porre la domanda sul futuro di filosofia e tragedia – e tentare di rispondere.

Charles Darwin

Denis Buican
Charles Darwin

Armando, 2019

La monumentale opera di Darwin rappresenta un vero e proprio rovesciamento del pensiero scientifico. La ‘rivoluzione dell’evoluzione’ ha segnato il sapere moderno con un’impronta durevole. In occasione dei 210 anni dalla nascita di Charles Darwin, l’autore di questo libro analizza in modo critico il prima e il dopo Darwin, dunque ‘l’evoluzione dell’evoluzionismo, con particolare attenzione alle sue acquisizioni e senza nascondere le ombre delle sue controversie. Buican apre nuovi punti di vista che dal darwinismo attraversano la teoria sintetica e la sociobiologia, per approdare nella teoria sinergica dell’evoluzione.

Nemee

Pindaro
Le Nemee

Fondazione Valla, 2020

Se quelli di Nemea, che si tenevano ogni due anni presso il tempio di Zeus in una vallata boscosa del Peloponneso, erano considerati giochi minori rispetto a quelli quadriennali di Olimpia e di Delfi, le Nemee non sono meno affascinanti delle Olimpiche o delle Pitiche, e certo pari alle Istmiche. È sufficiente ascoltare la voce di Pindaro per andare oltre le definizioni di poesia cortigiana e poesia civile tra le quali la critica ha ondeggiato per secoli. La sua è poesia e basta, agonistica certo e d’occasione, perché celebra la vittoria in una competizione atletica, ma è lirica, come diceva l’autore del Sublime, che nel suo trasporto creativo infiamma ogni cosa. Eccolo, il Pindaro delle Nemee, spingersi verso i limiti del mondo, le Colonne di Eracle, e raccontare i miti con la velocità e l’aura che gli hanno dato la fama: le nozze splendide di Peleo e Teti; Achille, biondo fanciullo, a caccia di leoni, cinghiali e cervi; la contesa tra il forte Aiace e l’astuto Odisseo per le armi del Pelide; ed Eracle, e Telamone, e Castore e Polideuce. Un commento molto ricco, e una traduzione bellissima, accompagnano queste Nemee.

Letteratura tardolatina

Fabio Gasti
La letteratura tardolatina. Un profilo storico (secoli III-VII d.C.)

Carocci, 2020

Superato l’orientamento pregiudiziale a considerare la tarda antichità un’età di decadenza, la critica ne sta rivelando caratteri originali, capaci di interessare non soltanto gli specialisti ma anche il pubblico più vasto. Il volume illustra la produzione letteraria della tarda latinità, secondo un percorso storico-letterario che è anche approfondimento culturale, in un arco di secoli in cui l’affermazione del cristianesimo progressivamente investe tutti gli ambiti della produzione letteraria senza che tuttavia venga meno l’importanza riconosciuta alla letteratura precedente. La storia letteraria di questo periodo, dall’età severiana agli albori del Medioevo, trova infatti la propria cifra culturalmente significativa nell’articolata dialettica fra la persistenza della tradizione classica, assicurata dalla scuola e dall’autorevolezza dei modelli, e la nuova cultura cristiana, alla costante, faticosa e controversa ricerca di un adeguato spazio anche in campo letterario. L’indubbia varietà dei prodotti artistici rivela atteggiamenti diversi da parte degli scrittori, spettatori di un’evoluzione storico-politica spesso drammatica che li spinge all’introspezione o al gioco letterario fine a sé: si tratta di uno scenario molto complesso e composito in cui si trovano elementi di modernità nelle idee e nei sentimenti.

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