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Biblioteca Civica Angelo Mai e Archivi storici comunali

Scaffale novità

Grande incantatrice

Attilio Brilli
La grande incantatrice. Il fascino dell’Italia per i viaggiatori di ogni tempo

UTET, 2022

Tutti sanno che nel 1817 Stendhal, giunto al cospetto dei marmi di Santa Croce a Firenze, si sentì mancare. Ma le cronache sono piene di viaggiatori che in tutte le epoche, giunti per mare, a cavallo, in carrozza, treno o automobile, restano avvinti dalle meraviglie conturbanti dell’Italia. È una sensazione indefinibile, un misto di eccitazione, smarrimento, gioia e timore, qualcosa di simile insomma all’azione portentosa di un filtro d’amore. Non si tratta soltanto di “bellezza”, un termine tanto generico e ammansito da non fare quasi più effetto. Tutt’altro. Il fascino dell’Italia è vertiginoso, sbalestrante, assoluto. Charles Dickens, giunto alla sala dei Giganti di palazzo Te a Mantova, disse irritato che gli affreschi «facevano venire l’apoplessia», il contrario del «senso di armonia che dovrebbe comunicare un’opera d’arte». Charles de Brosses, dal canto suo, trovava la santa Teresa di Bernini troppo eccitante per una chiesa: «Se questo è amore divino, lo conosco anch’io perché se ne vedono tante copie in natura». E Lord Byron rimase stregato dalla cascata delle Marmore «orribilmente bella». Ma cos’è questa malia? Cos’è questo fascino violento che da secoli piega le ginocchia di viaggiatrici e viaggiatori, costringendoli a una sensuale devozione? Attilio Brilli scava tra i resoconti noti e meno noti, restituendo al mito del viaggio in Italia le sue radici più complete, che risalgono a ben prima della moda del Grand Tour. Con i suoi giardini ordinati oppure selvaggi, le ville magnifiche e le rovine romantiche, i borghi scavati nella roccia e il dedalo opulento di Roma, i dolci declivi collinari e le aguzze montagne, La grande incantatrice ha sempre saputo soggiogare le menti più brillanti del mondo. Eppure, da sempre, tutta questa bellezza noi italiani sappiamo come sperperarla, se già Montaigne, arrivato a Urbino nel 1581, non poté coronare il sogno di una visita alla biblioteca di Federico da Montefeltro perché purtroppo, come gli spiegarono gli imbarazzati cortigiani, le chiavi erano andate smarrite. È forse il nostro destino, essere gli svagati custodi di un tesoro inestimabile. Possiamo solo sperare che nonostante la nostra noncuranza l’Italia continui a essere, come sosteneva Vernon Lee, quella «favolosa soffitta colma di carabattole misteriose e di ammiccanti fantasmi nella quale soddisfare gli istinti elementari della finzione e del romanzesco».

Massoneria nel parlamento

Luca Irwin Fragale
La massoneria nel Parlamento. Primo Novecento e fascismo

Morlacchi

Qual è stato, realmente, il peso della Massoneria italiana nella vita politica del Paese? Quali risultati la Massoneria avrebbe realmente conseguito per sé o fatto conseguire all’Italia? Quest’opera analizza la presenza e l’azione dei deputati e dei senatori massoni nella prima porzione del XX secolo, soprattutto al fine di confutare o ridimensionare alcune teorie diffuse ma non sufficientemente fondate. Il minuzioso lavoro archivistico di certificazione della qualità di massone in capo alle figure politiche menzionate fa di questo saggio una fonte di robusta affidabilità e pertanto un volume indispensabile anche per chi voglia cimentarsi in ulteriori ricerche scientifiche sulla storia massonica. Il volume affronta dapprima i principali eventi politici dall’alba del Novecento fino al Fascismo, per poi immergersi in una profonda ed esauriente analisi del comportamento dei ben 267 parlamentari massoni in carica nei tre anni che corrono dall’insediamento del governo Mussolini fino al giorno della messa al bando delle associazioni, comprese (se non in primis) quelle massoniche: gli unici anni in cui Fascismo e Massoneria hanno convissuto necessariamente. Prefazione di Fulvio Conti.

Me paìs

Andrea Rauch
Il racconto della grafica. Storie e immagini del graphic design italiano e internazionale dal 1890 a oggi. Ediz. ampliata

La Casa Usher

A tre anni dalla fortunata prima edizione de “Il racconto della grafica”, esce l’attesa seconda edizione della prima grande storia sistematica e riccamente illustrata dei graphic designer, cioè dei progettisti della comunicazione visiva, comunemente detti grafici. Il racconto parte dalla Parigi tra Ottocento e Novecento, nei decenni della Belle Époque e di Toulouse-Lautrec, quando operava la prima grande figura di grafico moderno: il livornese Leonetto Cappiello, con il quale il manifesto si afferma come strumento fondamentale di comunicazione e propaganda. Dai primi del Novecento è l’industria che adotta la comunicazione visiva come momento decisivo dell’affermazione dei propri prodotti, con la nascita dei marchi e della Brand Image. Nel contempo le avanguardie artistiche spingono la grafica su terreni inesplorati. Nell’Età delle catastrofi, tra la Prima e la Seconda guerra mondiale, la grafica è al servizio della propaganda politica del totalitarismo, ma anche del dissenso; negli stessi anni comincia a consolidarsi la professione moderna del grafico. Tra i molti protagonisti, i movimenti e i contesti della comunicazione visiva della seconda metà del Novecento e dei primi anni Duemila raccontati da Rauch emergono tra gli altri le personalità di Albe Steiner, Max Huber, Bruno Munari e Armando Testa, l’utopia di Olivetti, il Razionalismo europeo, la Scuola milanese, la grafica svizzera, la Scuola di Ulm, le immagini della contestazione giovanile del Maggio francese, Milton Glaser, Seymour Chwst, Paul Davis, gli interpreti della rinascita culturale del Giappone come Shigeo Fakuda, la grafica di pubblica utilità, i grafici delle ultime generazioni. Il racconto si conclude con uno sguardo ravvicinato agli aspetti più identitari di tre storie tematiche: la grafica del manifesto cinematografico, la grafica editoriale e quella politica.

Racconto della grafica

Giandomenico Curi
«Il me paìs al è colòur smarit». Pier Paolo Pasolini e Giovanna Marini

Besa Muci, 2022

«Pasolini è stato per me una grandissima sorpresa, un regalo della vita. Lui è stato il primo a mettermi sulle tracce della musica popolare. Prima di Bosio e di Leydi. Era una persona che quando parlava ti insegnava il mondo. Bisognava starlo a sentire. L’ultima volta che l’ho visto mi ha parlato dei Treni per Reggio Calabria, una ballata che amava molto, e della bellezza tenera del dialetto friulano. Pochi mesi dopo la sua morte orribile ha distrutto i nostri sogni di collaborazione. Potevo solo piangerlo, ed è così che è nato il Lamento per la morte di Pasolini. Ma la sua assenza era insopportabile come la mancanza di un braccio. Allora ho cominciato a guardare il mondo, e a cantarlo, attraverso i suoi occhi. E lentamente ma inesorabilmente la sua voce ha invaso sempre di più la mia musica… è attraverso queste opere che mi sono inventato il mio Pasolini…» (Giovanna Marini)

Punto di Giano

Julian Barbour
Il punto di Giano. Una nuova teoria del tempo

Einaudi, 2022

Il tempo è forse il piú grande mistero della fisica. Sebbene le leggi fondamentali della fisica non distinguano tra passato e futuro, noi lo facciamo. E cosí, per oltre un secolo, tutte le piú grandi menti hanno cercato di capire perché il tempo sembra scorrere in una sola direzione, sempre in avanti. Con Il punto di Giano, Julian Barbour, autore del classico La fine del tempo, dimostra che le cose non stanno cosí. Se il mondo della fisica è convinto che la seconda legge della termodinamica, e l’aumento del disordine che descrive, imponga un flusso del tempo irreversibile e unidirezionale, Barbour dimostra invece che il nostro universo non si sta dirigendo verso il disordine, ma ne è emerso. Al centro della sua argomentazione vi è una nuova visione del Big Bang che il celebre fisico chiama «Il punto di Giano», in cui il tempo scorre da un passato comune verso due futuri che se ne allontanano in direzioni opposte, spinti dall’espansione dell’universo e dal crescere dell’ordine nelle galassie, nei pianeti e nella vita stessa. Opera di grande rilievo e ambizione, Il punto di Giano non costituisce solo una nuova teoria del tempo, ma rappresenta un messaggio pieno di speranza sul destino dell’universo. Mentre la maggior parte dei fisici è concorde sul fatto che l’universo sia destinato a impantanarsi nel disordine, per Julian Barbour è possibile che l’ordine – la sostanza della vita – cresca senza limiti.

Nave di Palmira

Maurice Sartre
Generazione Settanta. Storia del decennio piú lungo del secolo breve (1966-1982)

Einaudi, 2022

Fin dall’antichità, Europa, Africa e Asia furono in contatto. Non dobbiamo aspettare Marco Polo o le grandi scoperte del Cinquecento per vedere uomini e donne che si muovono e si scambiano merci e conoscenze a enorme distanza. Dall’Islanda al Vietnam, dalle coste dell’Africa alle steppe della Mongolia, sospinti dal vento monsonico come la barca del ricco capitano di Palmira Honainu in viaggio verso l’India o al ritmo lento delle carovane che attraversavano il bacino del Tarim, marinai, mercanti e ambasciatori viaggiarono e raccontarono di paesi lontani. Percorrendo le pagine di questo sorprendente saggio, scopriamo ciò che i Greci sanno e ricevono dall’India, quello che i Cinesi conoscono di Roma, quanto l’India prende in prestito dall’arte e dal pensiero greco, senza trascurare le spedizioni dirette al Nord Europa o verso l’Africa subsahariana; e Indiani dispersi sulle coste danesi, greci trascinati via dai venti a Zanzibar o a Ceylon, mentre un ambasciatore cinese esita ad avventurarsi nel Golfo Persico. A partire da testi, resti archeologici e iscrizioni, Maurice Sartre racconta i primi incontri di tre continenti, svelandoci la nascita di un mondo unico.

Generazione Settanta

Miguel Gotor
Generazione Settanta. Storia del decennio piú lungo del secolo breve (1966-1982)

Einaudi, 2022

Anni Settanta: il decennio piú lungo del secolo breve inizia nel 1966 con gli «angeli del fango» che accorrono a Firenze invasa dall’Arno e finisce nel 1982 con il trionfo ai mondiali di calcio. Tra questi due poli corre una storia piena di speranze e di ferocia, di sogni e di violenza in cui l’Italia, condizionata con forza dal contesto internazionale, vive trasformazioni profonde all’inseguimento di una sempre difficile modernizzazione. Questo libro racconta quegli anni generosi e terribili in cui tutto è sembrato possibile con uno sguardo generazionale non del testimone ma dello storico. Un segnale tangibile della presenza di un risveglio giovanile non legato esclusivamente alla nuova classe operaia, bensí riguardante anche la piccola e media borghesia, coinvolta nel processo di scolarizzazione di massa allora in corso, si registrò in occasione dell’alluvione di Firenze nel novembre 1966. Tantissimi giovani, mossi da una volontà d’impegno collettivo, accorsero in modo spontaneo nella città da ogni parte d’Italia per rispondere anche al bisogno di un nuovo protagonismo generazionale. Nell’immaginario comune quei ragazzi divennero i cosiddetti «angeli del fango», che s’impegnarono volontari per salvare almeno una parte del patrimonio artistico e librario custodito nei musei e nelle biblioteche fiorentine sommerse dalle acque dell’Arno. La voglia di contare si mescolava con un’ansia pungente di ribellione, che contestava i valori perbenisti e i modelli di vita borghesi. Quell’irrequietezza esistenziale poteva trasformarsi in una rabbia sorda e impotente. È da qui che Miguel Gotor inizia a raccontare i momenti chiave del «decennio piú lungo del secolo breve» arrivando fino al 1982, data del trionfo dell’Italia nei mondiali di calcio. Un decennio turbinoso, ove le contraddizioni della modernizzazione sono il basso continuo su cui si muovono la contestazione giovanile e quella operaia, e ancora la strategia della tensione, lo stragismo e la lotta armata, la solidarietà nazionale, il movimento del Settantasette e il femminismo fino al tramonto della guerra fredda.

Guerre perdute

Pierre Sautreuil
Le guerre perdute di Jurij Beljaev

Einaudi, 2022

Quando arriva in Ucraina nel 2014 per coprire la guerra del Donbass, il ventunenne Pierre Sautreuil entra in contatto con «il Gatto», tale Jurij Beljaev. Ex poliziotto diventato mafioso, milionario in rovina, leader di un partito di estrema destra, militare durante la guerra nell’ex Iugoslavia e accusato di aver ucciso piú di sessanta bosniaci, sospettato di aver tentato di uccidere Boris El’cin, latitante ricercato in Russia, Beljaev ha deciso di rifugiarsi sul fronte di Lugansk. Quando Pierre Sautreuil lo incontra, in lui vede un uomo anziano un po’ stanco, braccio destro di Aleksandr Bednov, comandante del battaglione Batman, milizia filorussa impegnata ad accaparrarsi una parte del bottino ucraino senza guardare in faccia nessuno – tantomeno la legge internazionale. Presto, però, il giornalista alle prime armi stringe con il mercenario incallito un legame fatto di confessioni ambigue, di fascinazione e repulsione. Mentre la guerra devasta il paesaggio ghiacciato del Donbass, Pierre insegue il protagonista per conoscere la sua storia: Jurij sparisce, si nasconde, e nel frattempo racconta di essere sopravvissuto a un attentato, di incarcerazioni ed evasioni, lasciando l’autore in balía delle sue preoccupazioni e della sua ricerca di risposte. Sautreuil con la storia di Jurij ripercorre gli ultimi trent’anni di storia russa, dal crollo dell’Unione sovietica alle mai sopite aspirazioni imperiali sempre piú imbevute di nazionalismo sovranista. Le guerre perdute di Jurij Beljaev attraverso il ritratto di un personaggio tragicamente unico e allo stesso tempo «banale», a suo modo tipico prodotto del disfacimento di un impero, mediocre come spesso è mediocre il male, è una discesa nei territori piú neri d’Europa, dal Donbass a Mosca, dalla Bosnia alla Cecenia. «Un ritratto a tinte forti, una storia vera avventurosa, piena di colpi di scena: attraverso la vita del suo antieroe, Sautreuil racconta la grande Storia dell’Est»

Le notti della peste

Orhan Pamuk
Le notti della peste

Einaudi, 2022

1901. La peste dilaga sull’isola di Mingher e l’uomo chiamato a fermarla viene ucciso in circostanze misteriose. Nel destino di quella piccola isola e dei suoi abitanti Orhan Pamuk ha ricreato un mondo, parlando al nostro presente con una forza e un’intensità che sono quelle della grande letteratura. Nell’aprile del 1901 un piroscafo si avvicina silenzioso all’isola di Mingher, «perla del Mediterraneo orientale». Dall’imbarcazione scendono due persone: il dottor Bonkowski – il maggior specialista di malattie infettive dell’Impero ottomano – e il suo assistente. Bonkowski è lí per conto del sultano: deve indagare su un nemico invisibile ma mortale, che rischia di mettere in ginocchio un Impero già da molti definito il «grande malato d’Europa» e innescare cosí una reazione a catena nei delicatissimi equilibri continentali. Sull’isola di Mingher, si dice, c’è la peste. Il morbo viene rapidamente confermato, ma imporre le corrette misure sanitarie rappresenta la vera sfida, soprattutto quando le esigenze della scienza e della medicina piú nuova si scontrano con le credenze religiose. In quest’isola multiculturale dove musulmani e cristiani ortodossi cercano di convivere pacificamente, la malattia funge da acceleratore delle tensioni sociali e non solo: poco dopo aver parlato con il governatore e chiesto che venga imposta la quarantena, il corpo del dottor Bonkowski viene trovato senza vita in un vicolo. In un drammatico crescendo la peste dilaga, spingendo le autorità a rafforzare le misure di contenimento: queste però aumentano le frizioni tra le varie identità dell’isola (e dell’Impero), tra chi le asseconda e chi nega l’esistenza stessa della malattia, o l’efficacia della quarantena, gettando la comunità nelle tenebre di una notte non soltanto sanitaria. Le notti della peste è un’opera-mondo grandiosa, universale, attraversata da echi di Tolstoj, di Manzoni, del Conrad di Nostromo, di Camus. Romanzo storico e allegorico (tra le righe si legge la deriva di ogni nazionalismo verso l’autocrazia dell’uomo forte), brulicante di personaggi e di storie, di guerre, amori e immortali tensioni etiche. In cui il particolare – le esistenze dei singoli individui travolti dalla Storia – si apre all’universale – il rapporto tra paura e potere, tra vita e destini generali, tra fede e ragione, tra modernità e tradizione.

Storia dell'emigrazione

Toni Ricciardi
Storia dell’emigrazione italiana in Europa. Vol. 1: Dalla Rivoluzione francese a Marcinelle (1786-1956).

Donzelli, 2022

La Rivoluzione francese ha generato molteplici ondate di migrazione di massa. Gli emigranti, come venivano chiamati, hanno plasmato una geografia di città di accoglienza costellata da luoghi che offrivano l’asilo della libertà. Per la prima volta nella storia europea, questo diritto è stato ufficialmente offerto a chi era perseguitato per motivi politici o religiosi. In realtà, già durante il medioevo veniva garantita una sorta d’immunità a chi fuggiva da persecuzioni di varia natura, tanto che, verso la fine del XVII secolo, si erano sempre più rafforzate in tutta Europa le migrazioni temporanee, creando un imponente potenziale umano mobile e, dunque, mobilitabile. Due secoli prima della costruzione delle ferrovie, l’intero continente era quindi percorso da lavoratori migranti, a dimostrazione che la vita non era così sedentaria come spesso si pensa e che la circolazione delle persone era assai più consistente di quella delle merci. L’imperialismo europeo sconvolse il mondo e la geopolitica, vide la nascita di quanto ancora caratterizza l’odierna società urbana, dalla cultura di massa agli spettacoli sportivi, dai giornali al cinema, e creò l’economia mondiale e il capitalismo moderno.

Spazio delle donne

Daniela Brogi
Lo spazio delle donne

Einaudi, 2022

Per molti secoli sono state ritenute interessanti solo le opere e i libri degli uomini, mentre le donne sono state addestrate a non avere talento. Sono state silenziate, dimenticate, messe fuori. La soluzione ora è ricostruire l’intero campo su cui si gioca la partita della cultura. La tesi di fondo di questo libro è: come smettere di considerare il mondo solo in termini maschili. Uscire da questa “naturalezza” e da questa “normalità” pregiudiziali non è un obiettivo polemico, ma un’opportunità critica di crescita e di confronto, anche interculturale. Per smettere di considerare il mondo e la cultura solo in termini maschili non si tratta di guardare il paesaggio culturale del Novecento, per esempio, aggiungendo anche le donne, né di ripetere la logica dell’harem, dell’aiuola, o del club per soli uomini. Bensí di far contare la presenza e l’importanza delle donne, anche quando sono state ammutolite o oscurate.

Vedo cose meravigliose

Christina Riggs
Vedo cose meravigliose. Come la tomba di Tutankhamon ha plasmato cento anni di storia

Bollati Boringhieri, 2022

Quando fu scoperta nel 1922 – in un Egitto appena diventato indipendente dall’Impero Britannico – la tomba di Tutankhamon, vecchia di 3300 anni, produsse un’enorme onda d’urto in tutto il mondo. Da un giorno all’altro il nome del «faraone bambino» divenne familiare, dando vita a un’ossessione internazionale che dura ancora oggi. Dalla cultura pop alla politica, dal turismo all’economia della cultura, è impossibile immaginare gli ultimi cento anni senza Tutankhamon. Eppure gran parte della storia del ritrovamento della tomba e delle molte vicende che seguirono rimane sconosciuta. Chi si ricorda che Jacqueline Kennedy fu la prima ad accogliere il giovane faraone in America? Che un revival di Tutankhamon negli anni sessanta ha contribuito a salvare gli antichi templi della Nubia egizia? O che la grande mostra di Tutankhamon al British Museum, nel 1972, rimane il maggior successo di sempre del museo? Ma non tutto ciò che riguarda il «Re Tut» luccica: le esposizioni dei suoi tesori negli anni settanta andavano mano nella mano con gli eccessi del capitalismo e la politica della guerra fredda; i suoi resti sono stati sfruttati in nome della scienza e il racconto della scoperta della sua tomba ha escluso gli archeologi egiziani – che pure ne sono stati protagonisti. Christina Riggs intreccia le avvincenti analisi storiche con i racconti delle vite toccate o, come la sua, cambiate per sempre dall’incontro con Tutankhamon. La storia del giovane faraone che ne emerge è nuova e audace, e ha tanto da dirci sul nostro mondo quanto sul suo. Perché l’archeologia, nello stesso modo di molte altre discipline, non è affatto un sapere neutrale: si alimenta invece delle convinzioni e degli interessi della cultura che l’ha prodotta. La storia del rinvenimento e della notorietà della tomba di Tutankhamon riflette gli squilibri di potere fra gli Stati coinvolti e le tante contraddizioni che ne derivano: ipocrisie e infingimenti, cupidigia e ambizione, nazionalismi e velleità neoimperiali. L’ombra scura celata dietro l’ammaliante splendore della maschera del faraone bambino.

Fuoco e ghiaccio

Robert Frost
Fuoco e ghiaccio. Testo originale a fronte

Adelphi, 2022

«Come un pezzo di ghiaccio su una stufa rovente la poesia deve cavalcare il proprio scioglimento». Questa spiazzante formula di poetica racchiude i due estremi del fuoco e del ghiaccio, al centro della visione di Frost come di molti suoi versi – estremi inestricabilmente complementari, di quelli che fanno il tormento e la delizia di critici e lettori. «Ma il bello sta nel modo in cui lo dici» recita un suo verso. Così, dietro i grandi monologhi drammatici espressi in un parlato popolare, come dietro i sonetti e le altre composizioni formalmente ineccepibili da lui predilette – del verso libero diceva che era come «giocare a tennis senza rete» -, c’è sempre qualcos’altro. Qualcosa che ci turba, che ci mette in discussione, e non si lascia domare. Sarà per questo che le sue poesie, anche a leggerle cento volte, manterranno sempre la loro freschezza, continueranno a custodire il loro segreto. In questa vastissima scelta, tratta da tutta la sua produzione, il lettore avrà modo di incontrare il maggiore poeta americano del Novecento, diventato paradossalmente, come tutto ciò che lo riguarda, il più ‘moderno’, forse perché il più refrattario, ingannevole, e a modo suo audace, fra i grandi modernisti. Quello con cui bisogna ogni volta tornare a fare i conti.

Fantasma di Lucrezio

Valentina Prosperi
Il fantasma di Lucrezio. La perduta traduzione del De rerum natura di Giovan Francesco Muscettola

Scuola Normale Superiore, 2022

Una traduzione perduta, un nobiluomo di spirito, un pericoloso poeta antico troppo affascinante per essere ignorato: sono gli elementi che tracciano i contorni di uno spaccato culturale del nostro Rinascimento nel quale letterati, accademie, alti prelati e circoli aristocratici si confrontano con la poesia di Lucrezio e il suo irresistibile messaggio materialista. Attraverso la lente di un episodio quasi dimenticato, questo libro indaga una costellazione di ambienti e personaggi toccati a vario titolo dall’ombra di Lucrezio sullo sfondo della Napoli del Cinquecento: è l’occasione per scoprire ancora una volta come, dietro i proclami di condanna per la filosofia epicurea, il De rerum natura abbia lasciato la sua impronta profonda su tutti gli attori della cultura italiana del tempo.

Evoluzione divina

Édouard Schuré
L’ evoluzione divina dalla Sfinge al Cristo

La vita felice, 2022

In questo excursus che attraversa secoli e distanze geografiche, l’autore ci descrive l’approccio dei popoli alla vita interiore, una continua oscillazione tra un misticismo travolgente guidato dalla fede cieca e un individualismo concreto e inattaccabile che spinge gli uomini fino alla negazione di Dio. Una lotta tra due estremi che solo una volta nella storia ha raggiunto un equilibrio: con la predicazione evangelica e le prime comunità cristiane, quando non c’era più il sommo sacerdote che tuonava verità assolute dal tempio, né la sapienza razionale del filosofo, ma la voce di un uomo che predicava un messaggio di semplicità e fanciullesca purezza.

Estate sui laghi

Margaret Fuller
Estate sui laghi

Robin, 2022

“Estate sui laghi” (Summer on the lakes) è il racconto introspettivo del viaggio di Margaret Fuller nella regione dei Grandi Laghi nel 1843, organizzato come una serie di episodi di viaggio intervallati da commenti letterari e sociali. Oltre ai suoi pensieri sui paesaggi naturali e gli incontri umani, Fuller include aneddoti, leggende, dialoghi allegorici, poesie ed estratti dalle opere di altri autori. Accompagnata durante parte del viaggio dai suoi amici James e Sarah Clarke, si è spostata in treno, battello a vapore, carrozza e a piedi dalle Cascate del Niagara a nord fino all’isola di Mackinac e Sault St. Marie, a ovest fino a Milwaukee, a sud fino a Pawpaw, Illinois, e di nuovo a Buffalo. Un commentario riguardante le difficoltà della vita da pioniera per le donne e il degrado del suggestivo ambiente naturale della regione, per la prima volta proposto in Italia in questa edizione. Con il saggio introduttivo “L’estate indiana di Margaret Fuller”

Donne, una storia

Rosanna Marcodoppido
Donne, una storia di lotta e di libertà. L’Udi tra il 1944 e il 2004

Futura, 2022

Il libro ripercorre parte della storia dell’Udi, associazione nata nel 1944 come Unione donne italiane dall’esperienza femminile della Resistenza. L’autrice evoca figure e ricostruisce eventi in un gioco di rimandi tra storia e memoria, attraverso una complessa ricerca di tracce: ricordi, agende, libri, carte del suo archivio privato e preziosi documenti custoditi nell’archivio centrale dell’associazione. Racconta una storia di alfabetizzazione politica di donne in cerca di autonomia e dignità, in una società retta da un sistema patriarcale con un alto tasso di misoginia. Donne tra felici intuizioni, gesti coraggiosi, ambivalenze ed errori. Nella prima parte del libro Rosanna Marcodoppido rilegge, tra dimensione nazionale e realtà territoriali, la lunga ed esaltante stagione dell’emancipazione, la conquista dei diritti nel nome dell’uguaglianza. Nella seconda affronta un percorso mai raccontato prima: riannoda i fili dell’incontro con il femminismo e ricostruisce la lunga e inedita sperimentazione delle forme della politica, avviata con l’XI congresso del 1982 e conclusasi nel 2003 con il cambio del nome in Unione donne in Italia. Al centro c’è, sempre, il desiderio di libertà, un desiderio carico di emozioni, intelligenza, passione e fatica. L’obiettivo costante e tenace è la costruzione di una nuova civiltà delle relazioni per una società più libera, più giusta, più inclusiva. Prefazione di Susanna Camusso

Paese che vai

Michela Nacci, Emilio Mazza
Paese che vai. I caratteri nazionali fra teoria e senso comune

Marsilio, 2022

Quando affermiamo che i francesi sono effeminati e gli inglesi tenaci utilizziamo un attrezzo che fa parte della nostra cultura dal tempo di Ippocrate: l’idea di carattere nazionale. Bodin e Du Bos, Montesquieu e Hume, Herder e Madame de Staël, Michelet e Hegel, Tocqueville e Spencer, Weil e Bateson hanno contribuito a costruirlo. La teoria dei caratteri ci restituisce l’immagine che nel tempo i vari popoli hanno dato di se stessi e degli altri, le loro idee di contatto e scambio oppure di chiusura. E oggi? La scommessa è mostrare che una nazione può possedere un carattere e al contempo riuscire a mantenere apertura e libertà.

Tieniti stretto il cappello

Kurt Vonnegut
Tieniti stretto il cappello. Potremmo arrivare molto lontano

Bompiani, 2021

Chi non conosce Kurt Vonnegut aprendo questo libro potrà farsi un’idea precisa del ragazzo che era prima della terribile esperienza che ispirò il suo libro più famoso, Mattatoio n. 5, ovvero il bombardamento di Dresda mentre era prigioniero di guerra, e dell’uomo che fu dopo. Chi ha letto le sue opere capirà dalle lettere come diventò il grande scrittore che è, e avrà il privilegio di scoprirne la grande umanità dentro le pieghe più personali della sua esistenza. Qui sono raccolte, pubblicate per la prima volta in Italia, le lettere più significative che Vonnegut scrisse nell’arco di sessant’anni. Oltre che prolifico romanziere fu infatti un divertente oratore e un instancabile utilizzatore della posta. Qui si legge di come fu attratto dalla cospicua cifra corrisposta per il primo racconto da un importante settimanale, e giurò a sé stesso di diventare uno scrittore. Ma la prima vacca grassa fu seguita da un codazzo di vacche magre. Almeno fino ai grandi successi, che lo proiettarono nel firmamento della letteratura come una stella di prima grandezza. Una vita vissuta con passione e coraggio, raccontata senza risparmio come in un’autobiografia.

Libri pericolosi

Giorgio Caravale
Libri pericolosi. Censura e cultura italiana in età moderna

Laterza, 2022

Nei secoli racchiusi tra l’invenzione della stampa e la nascita del diritto d’autore anche gli uomini e le donne più illuminati credevano nella necessità di sorvegliare la circolazione libraria e reprimere le idee considerate dannose per la società. Cosa distinse il sistema di censura romano dai meccanismi di controllo vigenti in altre parti d’Europa? E, soprattutto, in che modo la censura ecclesiastica influì sugli sviluppi della cultura italiana nel corso dell’età moderna? Tenendo insieme in un unico grande affresco dotti e ‘senza lettere’, letteratura e arte, scienza e filosofia, politica e teologia, questo libro restituisce la voce ai tanti attori che animarono la scena culturale della penisola italiana. Ricostruisce gli strumenti con cui Roma cercò di impedire la diffusione dei libri ritenuti pericolosi e allo stesso tempo gli stratagemmi con cui autori, stampatori e lettori cercarono di aggirare tali controlli. La censura fu eliminazione, soppressione, cancellazione, ma anche sostituzione, restituzione, riscrittura. Il successo della politica religiosa e culturale della Controriforma passò anche per la capacità di restituire ai fedeli una serie di testi atti a sostituire i libri non più disponibili. Il libro scomparve e poi ricomparve sotto forme diverse, lontane ma non del tutto nuove rispetto al loro aspetto originario.

Oh William

Elizabeth Strout
Oh William!

Einaudi, 2022

«Vorrei dire alcune cose sul mio primo marito, William», esordisce una Lucy Barton oggi sessantaquattrenne aprendo questo capitolo della sua storia, e nell’immediatezza del suo proposito s’intuisce il lavorio di riflessioni a lungo maturate. Sono passati decenni da quando Lucy, convalescente in un letto di ospedale, aspettava la visita delle sue bambine per mano al loro papà; decenni da che, con pochi vestiti in un sacco dell’immondizia, lasciava quel marito tante volte infedele e si trasferiva in una nuova identità. Oggi Lucy è un’autrice di successo, benché ancora si senta invisibile, con le figlie ormai adulte ha un rapporto vitale e premuroso, e da un anno piange la scomparsa del suo adorato secondo marito, David, un violoncellista della New York Philharmonic Orchestra, nato povero come lei. William di anni ne ha settantuno, è sposato con la sua terza moglie, Estelle, di ventidue anni piú giovane, e la sua carriera di scienziato sembra agli sgoccioli. Tanta vita si è accumulata su quella che lui e Lucy avevano condiviso. Perché dunque William? Perché tornare a quell’uomo alto e soffuso d’autorità, con una faccia «sigillata in una simpatia impenetrabile» e un cognome tedesco ereditato dal padre prigioniero di guerra nel Maine? Corrente carsica che scorre silente per emergere in imprevedibili fiotti di senso e sentimento, questo matrimonio è ricostruito per ricordi apparentemente casuali – una vacanza di imbarazzi alle Cayman, una festa tra amici non riuscita, un viaggio di risate in macchina, un amaro caffè mattutino – ma capaci di illuminare i sentieri sicuri e i passi falsi di una vita coniugale, dove le piccole miserie e gli asti biliosi convivono con i segni di un’imperitura, ineludibile intimità. Cosí è William il primo che Lucy chiama quando viene a sapere della malattia di David; ed è a Lucy che William chiede di accompagnarlo in un viaggio nel Maine alla spaventosa scoperta delle proprie origini e di verità mai conosciute. «Oh William», torna a ripetere Lucy, e in quell’interiezione c’è un misto eloquente di esasperazione per le sue mancanze e tenerezza per le sue illusioni. Un sentimento caldo che si allarga in un abbraccio universale: «Ma quando penso Oh William!, non voglio dire anche Oh Lucy!? Non voglio dire Oh Tutti Quanti, Oh Ciascun Individuo di questo vasto mondo, visto che non ne conosciamo nessuno, a partire da noi stessi?»

Nostri più vecchi amici

Pat Shipman
I nostri più vecchi amici. La storia dei primi cani

Einaudi, 2022

I cani e gli uomini sono inseparabili da piú di 40 000 anni. Una relazione fondamentale per la nostra storia evolutiva come per quella dei nostri amici canidi; ma come e perché ci siamo scelti a vicenda? Fu un caso? Era inevitabile? L’antropologa Pat Shipman rintraccia ogni risposta scavando nel passato dell’umanità. Dalla tundra ghiacciata dell’estremo nord agli infuocati deserti australiani o le umide foreste pluviali dell’Amazzonia, abbiamo sempre domesticato dei canidi, sperimentandone enormi vantaggi. Ma quando iniziammo a domesticare i lupi, non prevedevamo certo la profonda comunicazione e il forte legame di cui oggi godiamo. I lupi, infatti, erano allora temuti e considerati un pericoloso e feroce concorrente nella caccia alle prede. Eppure, questa sorprendente trasformazione riuscí con dei lupi evoluti, e con reciproci benefici. Lungo il percorso, i cani cambiarono fisicamente, nel comportamento ed emotivamente, come del resto è accaduto anche a noi. La collaborazione dei cani ha notevolmente ampliato la gamma delle capacità umane, ci ha modificato diete e habitat, contribuendo alla nostra stessa sopravvivenza. Shipman dimostra che non possiamo comprendere appieno la storia della nostra specie senza riconoscere il ruolo centrale che in essa ha svolto il miglior amico dell’uomo.

Da Bergamo al Mediterraneo

Monica Resmini, Roberta Frigeni
Da Bergamo al Mediterraneo. Fortezze alla moderna della Repubblica di Venezia

Nomos Edizioni, 2022

Bergamo è stata nel Cinquecento una delle fortezze del sistema difensivo della Serenissima e oggi è una delle sei città del sito Unesco “Opere di difesa veneziane del XVI e XVII secolo: Stato da Terra – Stato da Mar occidentale”. Parte da qui il viaggio del lettore che, attraverso le riflessioni di storici delle istituzioni, dell’economia e dell’architettura, inserisce il tema delle ‘fortezze alla moderna’ entro il più ampio contesto delle trasformazioni dell’Europa del Rinascimento. Gli otto saggi, corredati da un ampio e suggestivo apparato iconografico, tracciano – a partire dai turbolenti anni delle guerre d’Italia – la parabola dei ragionamenti, delle decisioni, delle strategie che hanno portato la Serenissima a ripensare la propria “macchina” difensiva, tanto delle città di Terraferma quanto dei possedimenti ultramarini, nel tentativo di adeguarla alla maggiore efficacia delle moderne armi da fuoco. Completano il volume le schede di approfondimento, a cura del Segretariato Unesco del Comune di Bergamo, delle fortezze facenti parte del sito Unesco seriale e transnazionale: Bergamo, Cattaro, Palmanova, Peschiera del Garda, Sebenico, Zara. Presentazione di Giorgio Gori.

Bandiere nella polvere

William Faulkner
Bandiere nella polvere. Nuova ediz.

La nave di Teseo, 2021

La famiglia Sartoris è un’istituzione della contea di Yoknapatawpha, Mississippi: il colonnello John, il patriarca, dopo aver combattuto i nordisti ha costruito la ferrovia che collega questo sperduto angolo di sud al resto degli Stati Uniti, ed è considerato un eroe locale. Ma ora che il vecchio John non c’è più e la prima guerra mondiale è finita, gli eredi della casata devono affrontare molti cambiamenti insieme alla loro servitù, una famiglia nella famiglia che abita la grande tenuta alle porte di Jackson. La guerra lascia un segno indelebile sulla generazione più giovane dei Sartoris, contro il quale nulla possono il capofamiglia Bayard Sr. e la vispa zia Jenny. Bayard Jr. torna dall’Europa senza il gemello John, abbattuto in azione ai comandi del suo caccia. Il senso di colpa per la perdita del fratello, benvoluto da tutta la comunità, trova quiete solo nell’alcol e nella ricerca della velocità su qualunque mezzo, da uno stallone selvaggio fino alla macchina e all’aereo, in una sfrenata attrazione per il rischio che è l’eredità fatale dei Sartoris, e che neppure l’arrivo di un amore, Narcissa Benbow, sembra in grado di frenare. Il vitalismo di Bayard Jr. contrasta con l’elegante compostezza di Horace, un avvocato con velleità poetiche – diviso tra un sentimento incestuoso per la sorella Narcissa, «che aveva gli occhi violetti, e sul suo viso c’era la quiete placida dei gigli», e l’attrazione per Belle, la malmaritata, che emanava un «afrore di tigre» –, mentre l’inquieto Byron Snopes, contabile di fiducia della banca Sartoris, è sempre più morbosamente ossessionato da Narcissa.

Venere seduttrice

Attilio Brilli
Venere seduttrice. Incanti e turbamenti del viaggiatore

Il Mulino, 2022

Eterno mito della bellezza e della seduzione, Venere ha sempre avvinto artisti, scrittori e viaggiatori di talento sin da quando, in epoca umanistica, hanno riscoperto, e poi a loro modo riproposto, le antiche effigi della dea. Tuttavia non è stata tanto la percezione della bellezza ideale, unita alla suggestione dell’antico, a incantare il viaggiatore, quanto una sorta di sindrome di Pigmalione, ovverosia il desiderio istintivo di suscitare una qualche animazione in quelle forme marmoree. Poi, con il tramonto dei canoni della classicità, allorché il nudo venne avvolto nelle spire del pudore, la dea dell’amore fu costretta a una dolente, malevola, metamorfosi. All’esemplare icona della seduzione non restò che trasmigrare nelle forme impalpabili e inquiete della scrittura.

Tra bugiardi e patrioti

Anna Scannapieco
Tra bugiardi e patrioti. Studi sul teatro di Carlo Goldoni

Bulzoni, 2021

Da circa un trentennio, grazie al lavoro di scavo documentario e di aggiornamento interpretativo prodottosi nell’ambito dell’Edizione Nazionale delle Opere di Goldoni (Venezia, Marsilio, 1993), nonché a un salutare ritorno alla ricerca archivistica, il profilo dell’autore veneziano e il significato della sua eccezionale vicenda artistica ha subito una progressiva e radicale revisione, al punto che si è potuto giustamente parlare di una vera e propria Goldoni renaissance. Alla renovatio del canone critico hanno concorso anche i saggi riuniti in questo volume. Si tratta di un drappelletto di contributi che hanno punteggiato il tragitto di una “lunga fedeltà” a Goldoni, per lo più assorbita nelle complesse problematiche filologiche che hanno sino all’altrieri opacizzato il suo corpus teatrale, nonché nel dissodamento di quella storia materiale dello spettacolo che ad esse risulta intimamente intrecciata. I contributi qui raccolti, nonostante l’apparente distanza dal tema centrale dell’indagine, ne restano tuttavia intimamente imparentati. In essi infatti l’officina drammaturgica del “Molière italiano” viene perlustrata e illuminata di una luce nuova, diversa. Attraverso la scoperta di documenti inediti e il relativo “restauro”, che scompagina inossidabili topoi della tradizione critica; o attraverso un’analisi della “grammatica” compositiva di alcune commedie, attenta al dialogo, dialettico ed evolutivo, che esse intrattengono con la tradizione, analisi spesso impegnata nella ricreazione più ampia possibile dei contesti socioculturali di riferimento e naturalmente non dimentica della genetica relazione che il poiein goldoniano intrattiene con le potenzialità drammaturgiche dei suoi attori.

Fabbrica del Rinascimento

Guido Beltramini, Davide Gasparotto, Mattia Vinco
La fabbrica del Rinascimento. Processi creativi, mercato e produzione a Vicenza

Marsilio Arte, 2022

Quanto valevano un dipinto o una scultura rispetto a un arazzo o a un oggetto di uso comune? Un artista era libero nella sua creazione? Quali erano i suoi rapporti con il committente? Quali erano le sue fonti di ispirazione? Insomma, come prendeva forma un capolavoro? La storia economica dà risposte sorprendenti rispetto alla sensibilità di oggi: il Ritratto di due cani di Jacopo Bassano, conservato al Louvre, vale la metà di un paio di guanti “da signore” e quasi mille volte di più valgono gli splendidi cristalli incisi di Valerio Belli, dei Musei Vaticani. La pittura è al fondo della scala dell’arte, ben meno costosa dei ritratti in marmo o degli arazzi, mentre la rarità delle opere antiche moltiplica il loro valore. I curatori ci raccontano cinquant’anni di vita artistica nella terraferma veneta, dal 1550 alla fine del secolo, con uno sguardo particolare su Vicenza, i suoi artisti Andrea Palladio e Jacopo Bassano, Alessandro Vittoria e Paolo Veronese. È un momento in cui l’arte veneta è investita dall’impatto rivoluzionario di Raffaello e Michelangelo, che scardinano le scuole regionali proponendo un linguaggio nuovo, che trionferà in tutta Europa nei secoli successivi. È il linguaggio del Rinascimento italiano, la “maniera” di Giorgio Vasari. Il cambiamento è repentino e coinvolge committenti e artisti. Gli artisti diventano più visibili nella società e scalano i ranghi sociali. Di arte si parla non più solo in ristrette cerchie di specialisti ma in libri che hanno circolazione presso un pubblico più vasto di amatori e collezionisti. Le discipline si caratterizzano sempre di più e le botteghe si strutturano con modalità di produzione sempre più efficaci al fine di aumentare la produzione di opere. Nasce il “mercato dell’arte”.

Segreti di New York

Corrado Augias
I segreti di New York. Storie, luoghi e personaggi di una metropoli

Einaudi, 2022

Da sempre simbolo del luogo in cui tutto può succedere, New York è la città che non dorme mai, dove persone e occasioni sembrano correre alla velocità della luce. Molto si è scritto di New York, in tanti l’hanno inseguita, cantata e descritta. Eppure dietro le pietre e i cristalli di Manhattan ci sono infinite storie da raccontare. E negli angoli della città ancora oggi immutati Augias ha rintracciato, con il puntiglio del detective esperto, i luoghi dove vissero miliardari e cortigiane, uomini di genio e di coltello, poeti e marinai, i locali dove si consumarono amori e delitti, gli isolati, oggi a volte trasformati, dove hanno lasciato le loro tracce «tutto il bene e tutto il male del mondo, tutta la luce e tutta la piú nera oscurità». Dalla casa di Meucci a Staten Island, in cui visse anche Garibaldi, a quella di Alan Turing, l’inventore del computer morto addentando una mela avvelenata; dal lussuoso palazzo che vide l’infelice amore di Marilyn Monroe e Arthur Miller alle montagne russe di Coney Island: gli scenari, le vicende e i protagonisti che hanno alimentato il mito della Grande Mela.

Mio passato

William Burroughs
Il mio passato è un fiume malvagio. Lettere 1946-1973

Adelphi, 2022

Le lettere di questo stupefacente epistolario sono in gran parte indirizzate ad Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Paul Bowles e pochi altri, uniti dalla convinzione di essere destinati a qualcosa di grandioso, e guidati dallo stesso Burroughs, guru sui generis e artefice di un «lungo, immenso e ragionato sregolamento di tutti i sensi». Seguiremo così el hombre invisible – come lo avevano soprannominato gli arabi – per i vicoli di Tangeri, lo vedremo sperimentare, fino al limite, ogni tipo di droga e cercare ovunque strumenti per scardinare «il film fraudolento» della realtà. Come un ricercatore folle chiuso nel suo laboratorio, che coincide con il cosiddetto mondo, Burroughs si espone a tutti i virus, a partire dalla parola, ma sonda anche altre vie, meglio se astruse e pericolose: dall’orgone di Wilhelm Reich alla dream machine di Brion Gysin, dal mitico yage amazzonico a Scientology. E riesce a sopravvivere. Il racconto di amori, amicizie, avventure esotiche ilari e turpi, prigionie, ricoveri, e perfino dell’uccisione accidentale della moglie, documenta inoltre la nascita di quella singolare forma narrativa che verrà poi identificata con Pasto nudo, dove Burroughs trasforma le sue ossessioni, quasi sempre di carattere sessuale, in brani di una musica verbale distorta, acida, aliena. Rivolgendo il suo occhio clinico in primo luogo verso se stesso, Burroughs coglie anche manie e fobie americane, dal dopoguerra a oggi, patite sulla propria pelle e restituite con gli interessi alla comunità – e l’autoritratto disegnato dalle lettere si rivela così un’impietosa radiografia del suo paese.

Nostro silenzio

Elisabetta Colombo, Anna Modena, Giovanni Scirocco
Il nostro silenzio avrà una voce. Piazzale Loreto: fatti e memoria

Il Mulino, 2021

All’alba del 10 agosto 1944, a Milano, tra piazzale Loreto e via Andrea Doria, su ordine degli occupanti tedeschi, quindici prigionieri antifascisti sono fucilati. Per ore i loro corpi restano esposti al pubblico, e chi li vede non dimentica. Poeti e scrittori, attivi nella politica e nella Resistenza, come Alfonso Gatto e Padre Turoldo, o residenti nella zona, come i giovani Tadini e Loi, vivono l’episodio come culmine dell’offesa all’uomo attuata nella guerra civile. Sul fatto grava una lunga rimozione storica, soverchiata dalla ben più nota esibizione dei corpi di Mussolini e dei suoi gerarchi. Fatti e interpretazioni si ripropongono qui, attraverso fonti d’archivio anche inedite: il coraggio della resistenza, la pretestuosità della rappresaglia, le strategie degli occupanti e i ruoli dei collaborazionisti, l’esposizione della morte, l’elaborazione del credo e della liturgia per pensare la strage. Riappaiono così i due volti del Piazzale in un percorso tra storia, memoria e letteratura. Se un luogo dell’antifascismo e della collettività è diventato emblema della rimozione, malgrado le tragedie che rappresenta, se nessuno sa più dove fosse «quel» distributore di benzina, allora vale la pena di porsi degli interrogativi.

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