Orario

8.45-17.30
lunedì-venerdì
8.45-13.00
sabato

Bergamo

Piazza Vecchia, 15

035.399430/431

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Biblioteca Civica Angelo Mai e Archivi storici comunali

Scaffale novità

Origini dello Stato moderno

Luigi Blanco
Le origini dello Stato moderno. Secoli XI-XV

Carocci, 2020

Il volume affronta il tema, al centro di un rinnovato interesse storiografico, delle origini medievali dello Stato moderno. Attraverso una prospettiva storico-istituzionale si individuano le strutture fondamentali e si delineano le vicende ritenute più interessanti che hanno portato alla contrastata formazione dello Stato nell’Occidente europeo, precisando al contempo le possibili alternative (cittadine, imperiali, confederali). Lo scopo della ricostruzione storica e politica è quello di superare la troppo rigida divisione tra Medioevo ed età moderna, cercando di far emergere il pluralismo costitutivo del processo di formazione dello Stato e le molteplici traiettorie di sviluppo. La ricostruzione si arresta alle soglie della modernità evidenziando sia il quadro unitario di riferimento sia le profonde differenze, istituzionali, sociali e territoriali, che connotano la complessa vicenda dello Stato moderno in Occidente, troppo spesso riferita alle sole esperienze monarchiche.

Male strano

Ausias March
Un male strano. Testo catalano a fronte

Einaudi, 2020

Ausiàs March (1400-1459) è uno dei grandi poeti lirici del suo tempo. Rispetto a Petrarca la sua concezione dell’amore è piú assoluta, piú laica, in definitiva piú moderna. Dal punto di vista della profondità di pensiero, March è un vero poeta filosofo con un’apertura di conoscenze che la cultura umanistica dei suoi tempi aveva arricchito enormemente rispetto al secolo precedente. Se March era cosí importante e famoso, come mai oggi è cosí poco conosciuto? La risposta è semplice: scriveva in catalano, una lingua che viene emarginata quando Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia hanno unificato la Spagna sotto un unico regno e scelto il castigliano come idioma ufficiale (1469). Solo tra Otto e Novecento il catalano risorge, tuttavia perseguitato durante il quarantennio franchista. La lunga minorizzazione linguistica ha emarginato March dal Parnaso della poesia europea riducendolo a oggetto di studio per specialisti. La scelta qui proposta dall’ingente corpus delle poesie di March (circa mille versi su oltre diecimila) vuole essere un modo per riportare il poeta a un pubblico piú largo. Con questo obiettivo, i curatori hanno approntato una traduzione che cerca di rispettare il piú possibile lo statuto poetico di questi testi anche usando qualche libertà, e un commento filologicamente rigoroso, che chiarisce la struttura di ogni poesia e ne suggerisce il senso piú profondo.

Trionfi di Petrarca

Maria Antonietta Terzoli, Muriel Maria Stella Barbero
I «Trionfi» di Petrarca. Indagini e ricognizioni

Carocci, 2020

Nelle visioni dei “Trionfi” sei entità emblematiche – Amore, Castità, Morte, Fama, Tempo ed Eternità – trionfano progressivamente l’una sull’altra e la vicenda del poeta assurge a paradigma universale, a specchio della stessa condizione umana. Sottoposto a molteplici rifacimenti e modifiche, il poema è incompiuto e presenta ancora molte incognite. Il libro propone l’avvincente lettura di un’opera che fino al Cinquecento ha avuto straordinaria fortuna di lettori e interpreti, e grande rilevanza per le arti figurative. Il primo capitolo tenta di identificare il misterioso personaggio che fa da guida al protagonista: la sua identità costituisce una chiave per l’interpretazione del poema e del rapporto dell’autore coi suoi modelli. Il secondo capitolo mostra come il Trionfo della Fama svolga una funzione strutturante per l’intera opera. Il terzo e il quarto riflettono su una possibile struttura sinusoidale e sulla funzione metapoetica del paesaggio.

Andreas o i riuniti

Hugo von Hofmannsthal
Andreas o i riuniti

Del Vecchio Editore

“Nelle intenzioni stesse dell’autore espresse in una lettera all’amico Herman Bahr, il romanzo Andreas o i ritrovati avrebbe dovuto essere il racconto di “gioventù e crisi di un giovane austriaco in viaggio per Venezia, nell’anno della morte di Maria Teresa”. In questa telegrafica descrizione troviamo il riflesso del costante richiamo alla maschera e alla mistificazione che permea il romanzo e che apre a infinite possibilità senza renderne assoluta e reale alcuna. Andreas lascia in effetti Vienna alla volta di Venezia e non è un caso che giunto nella terra delle maschere si ritrovi invischiato in intrighi e messe in scena dal sapore grottesco e inquietante. Tutto della città e dei suoi abitanti lo disorienta e allo stesso tempo lo lega a quella terra in modo pressoché indissolubile. Il viaggio si trasforma come nella migliore delle tradizioni, in un percorso di formazione ma nelle mani di Hofmannsthal questo percorso assume le tinte fosche di un rito iniziatico.

E non si sa a chi chiedere

Anna Maria Carpi
E non si sa a chi chiedere

Marcos y Marcos, 2020

“E non si sa a chi chiedere è un titolo ironico che vorrebbe tirare le somme più che sui dolori sulle “incertezze” di cui consiste il nostro male di vivere. Ma chiamo in causa la nostra mai spenta gioia di guardare il mondo insieme con gli altri, i “cari altri”, e di cercare di capirlo, anche se nulla è come credevamo. Ne viene una sorta di diario postmoderno. Perché in versi? Forse perché il verso risponde alla nostra residua sete di trascendenza. I poeti italiani che amo: Saba e Penna, Caproni e Giudici, fra loro così diversi”.

Diavolo in Francia

Lion Feuchtwanger
Il diavolo in Francia

Einaudi, 2020

Racconto acuto, ironico nella sua drammaticità, scritto in una prosa asciutta e al contempo riflessiva in cui l’autore riesce a vedere se stesso con l’occhio di uno scrittore e non di una vittima. Con la consapevolezza di narrare, in prima persona, una serie di episodi che preludono alla fine di un mondo. (…) L’opera piú importante di Feuchtwanger è la trilogia su Flavio Giuseppe, comandante delle truppe ebraiche ai tempi della guerra contro Roma, passato dalla parte dei Romani. Flavio Giuseppe era un traditore? O piuttosto un uomo colto che odiava i fanatici integralisti ebrei e ammirava il cosmopolitismo dei Romani? In ogni caso è lui il fondatore del canone della narrazione laica ebraica e forse il primo vero cronista di guerra. Feuchtwanger con ogni probabilità si identificava con Flavio Giuseppe, se non altro perché professava il cosmopolitismo come un modo di vivere e pensare. Ma capiva anche che l’Europa non era piú un luogo per i cosmopoliti. (…) E, amara ironia della storia, Il Diavolo in Francia , in questa Europa di oggi, dove la condizione del profugo e dell’apolide ci interpella perché specchio deforme e quindi fedele della nostra condizione umana, si rivela un testo piú che mai attuale.

Italia chiamò

Gabriella Airaldi
«L’ Italia chiamò». Goffredo Mameli poeta e guerriero

Salerno

Un libro che, attraverso una scrittura biografica, cerca di rivivere la stagione risorgimentale senza cadere in facili miti e nei luoghi comuni del patriottismo. Suddiviso in quattro sezioni, nella prima si analizzano il contesto familiare di Goffredo Mameli e l’ambiente della sua crescita; si tratta di fattori assai importanti considerando le forti personalità che vi agiscono. La seconda parte è dedicata alla formazione di Mameli fino alla giovinezza, alla sua maturazione intellettuale e politica con l’essenziale punto di riferimento nel pensiero e nell’azione di Giuseppe Mazzini. Da questo intenso incontro nasce la stesura dell’Inno. La terza sezione del libro esamina l’azione intellettuale e politica di Mameli, il suo impegno attivo pronto allo scontro, da Genova alle Cinque Giornate di Milano, fino alle esperienze in Toscana e nella Prima Guerra d’Indipendenza . La Questione Romana, la nascita della Repubblica Romana, l’insurrezione e la strage di Genova, le battaglie combattute fino alla morte e la successiva caduta della Repubblica Romana sono lo sfondo storico della pur breve ma straordinaria parabola di vita di Goffredo Mameli, erede del programma mazziniano. Il capitolo conclusivo “La gloria del maestro” intende sottolineare la novità di una biografia connotata finalmente dal desiderio di prefigurare nell’Inno l’azione di un popolo.

Piccoli eroi

Massimo Castoldi
Piccoli eroi. Libri e scrittori per ragazzi durante il ventennio fascista

Franco Angeli

In dieci saggi Mariella Colin, Enzo R. Laforgia, Giorgio Bacci, Ada Gigli Marchetti, Elisa Marazzi, Sabrina Fava, Giorgio Montecchi, Elena Surdi, Martino Negri, Massimo Castoldi rileggono e interpretano scrittori, editori e illustratori di libri per l’infanzia, attivi in Italia tra gli anni Trenta e Quaranta del Novecento. A partire dal «romanzo di formazione fascista» per ragazzi, che presentava tutti i topoi della mitologia mussoliniana, ma soprattutto insisteva sulla contiguità tra celebrazione della Grande guerra e affermazione della dittatura, il volume indaga la progressiva elargizione di miti razzisti, xenofobi e antisemiti, imposti dalle direttive del Convegno nazionale per la letteratura infantile e giovanile tenutosi a Bologna nel 1938. In questo contesto, piuttosto uniforme, si distinguono scrittori, editori e illustratori, che seppero mantenersi al di qua della propaganda ufficiale, cercando di affermare una propria autonomia: a volte disegnando personaggi anacronistici, a volte suggerendo modelli educativi divergenti da quelli imposti dalla cultura dominante. In qualche autore si riconosce una non esplicita, ma ferma, opposizione al fascismo.

Verità

Platone
La verità

Edizioni Theoria, 2019

Nel Teeteto Platone si misura con un tema tra i più spinosi e irrisolti della storia della conoscenza: quello della ricerca della verità. Una ricerca che ha messo alla prova le forze dei più grandi pensatori di ogni tempo. Al metodo da lui elaborato, Platone dà il nome di scienza. Ed è proprio a partire da questo dialogo, scritto dal grande filosofo in tarda età, che i problemi decisivi della teoria della conoscenza prendono l’avvio e si manifestano compiutamente nella cultura occidentale.

Maria Gaetana Agnesi

Massimo Mazzotti
Maria Gaetana Agnesi e il suo mondo. Una vita tra scienza e carità

Carocci, 2019

Durante la prima metà del Settecento emergono in Italia alcune tra le più famose “filosofesse” d’Europa. Tra loro spicca la figura enigmatica di Maria Gaetana Agnesi (1718-1799), “enfant prodige” e poi giovane colta e brillante, che incanta gli ospiti del palazzo paterno. Nel 1748 Agnesi è la prima donna a pubblicare un libro di matematica: un compendio aggiornato ed elegante di calcolo infinitesimale. Il testo gode di un significativo successo, e viene tradotto in francese e inglese. Ma perché una donna agiata mostra tanto interesse per questa materia, di cui a Milano si sa ancora poco o nulla? E come è possibile che una donna venga ritenuta credibile in quanto autore di un testo di matematica avanzata, in un’epoca in cui non avrebbe potuto neanche mettere piede in un’università? Grazie a un approfondito studio archivistico, questo volume ricostruisce le strategie familiari degli Agnesi e i momenti salienti della vita di Maria Gaetana. I suoi studi e la sua passione per la matematica, come anche la sua intensa devozione e la sua attività caritatevole a favore delle donne milanesi, delineano un mondo ancora poco conosciuto. È il mondo dell’Illuminismo cattolico di stampo muratoriano, che trova nello Stato e nella Chiesa milanesi di metà Settecento uno dei suoi snodi chiave e che crea le condizioni per lo sviluppo di una cultura scientifica antibarocca, aperta a nuovi temi e a nuovi referenti sociali.

Introduzione all'information literacy

Maurizio Lana
Introduzione all’information literacy. Storia, modelli, pratiche

Editrice bibliografica, 2020

L’information literacy è l’insieme delle competenze oggi necessarie per poter esercitare pienamente i diritti di cittadinanza, per operare al meglio nei mondi dello studio e del lavoro, per migliorare e valorizzare le proprie conoscenze nell’intero corso della vita. È dunque importante che i percorsi di formazione, oltre alle competenze relative al mondo della stampa tradizionale, costruiscano anche competenze relative al mondo digitale e all’integrazione di questi due universi. Essere parte di un ambiente informativo smisurato e “ibrido” implica infatti una necessità crescente di trovare, valutare, organizzare, usare informazione di qualità, in una prospettiva secondo cui le biblioteche possono esercitare una funzione essenziale. Questo volume offre ai lettori un quadro ampio e sfaccettato di conoscenze sull’information literacy, prendendo in esame argomenti come la formazione permanente, l’accesso aperto, le fake news, e include presentazioni, analisi e commenti di casi reali, strumenti software, risorse web, articoli scientifici e divulgativi. Sullo sfondo rimangono le complesse questioni del grande mutamento, per cui nel mondo digitale tutti possiamo diventare autori di contenuti, oltreché consumatori, con la responsabilità che ne deriva per i singoli e per la società nel suo insieme.

Io, Pierre Riviere

Michel Foucault
Io, Pierre Rivière, avendo sgozzato mia madre, mia sorella e mio fratello… Un caso di parricidio del XIX secolo

Einaudi, 2020

A distanza di quasi mezzo secolo, ritorna in una nuova edizione, accompagnato da un saggio di Mauro Bertani, uno dei libri piú emblematici del grande filosofo francese, punto di partenza di molte delle sue ricerche ulteriori. Nel giugno 1835 un giovane contadino normanno che passa per l’idiota del villaggio, Pierre Rivière, sgozza una sorella, un fratello e la madre per «liberare » il padre dalle persecuzioni della moglie. Perché? Attraverso le perizie medico-legali, le dichiarazioni dei testimoni, gli articoli dei giornali, la «memoria» dello stesso Rivière, Michel Foucault e i suoi collaboratori al seminario del Collège de France raccontano la storia della sua famiglia e provano a spiegare i moventi dell’insano gesto, rinunciando di proposito agli scandagli delle varie forme di psicologia e dell’antropologia culturale per concentrare la loro analisi sui rapporti tra scienza e potere, tra individuo e strutture sociali di controllo. Per questa via il libro offre un contributo originale al dibattito sulle grandi istituzioni custodialistiche e repressive, cui lo stesso Foucault ha partecipato da protagonista con le sue magistrali ricerche sulla clinica, il manicomio, la prigione. A distanza di quasi mezzo secolo, ritorna in una nuova edizione, accompagnato da un saggio di Mauro Bertani, uno dei libri piú emblematici del grande filosofo francese, punto di partenza di molte delle sue ricerche ulteriori.

Memoria, i traumi, la storia

Gabriella Gribaudi
La memoria, i traumi, la storia. La guerra e le catastrofi nel Novecento

Viella, 2020

Questo volume propone un’analisi critica intorno a due grandi oggetti di studio: le memorie pubbliche e individuali legate alla Seconda guerra mondiale in Europa e quelle connesse alle catastrofi “naturali” che, attraverso la distruzione dei luoghi, spezzano oltre alle vite dei singoli quelle delle comunità. Esperienze diverse che mettono in moto dinamiche di memoria e di oblio e attivano processi complessi, talvolta conflittuali, di elaborazione del ricordo: la costruzione del passato mitico, la dimensione del lutto e la sua trasmissione attraverso le generazioni, la pluralità dei discorsi che riconfigurano gli spazi geografici e politici. Sulla base del proprio percorso di ricerca, a partire da un’ampia riflessione sulle categorie di memoria, l’autrice passa in rassegna i testi che pongono al centro i soggetti sociali in un articolato rapporto tra “basso” e “alto”, tra vissuti individuali e macronarrazioni.

Garibaldi corruzione e tradimento

Alfio Caruso
Garibaldi, corruzione e tradimento. Così crollò il Regno delle Due Sicilie

Neri Pozza, 2020

Nel maggio del 1860, il Regno delle Due Sicilie rappresentava ancora la più grande e longeva realtà statuale dell’antico regime, un regno – con la sua passata storia di Regno di Napoli e Regno di Sicilia – plurisecolare che appariva, sulla carta, come la principale potenza della Penisola. Con l’impresa dei Mille, in soli sei mesi si dissolse. Una caduta tanto rapida quanto stupefacente, le cui cause sono tuttora oggetto di indagine e interrogazione da parte degli storici. Narrando dell’impresa dei Mille come mai è stata raccontata, nel chiaro dei suoi eroismi e nello scuro di pettegolezzi, congiure di palazzo, voltafaccia improvvisi, diserzioni ben remunerate, Caruso mostra, in queste pagine, come corruzione e tradimento, insieme naturalmente alla risolutezza garibaldina, siano tra le principali cause della fine dei Borbone. Usando testi più celebrati, testimonianze quasi ignote e l’intrigante memoir di padre Giuseppe Buttà, cappellano del IX battaglione cacciatori di Francesco II, cui rimarrà fedele sino alla fine, il racconto non trascura nessuno dei capitoli e dei personaggi in gioco in quella pagina fondamentale della nostra storia. Così si apprende che nella scaramuccia di Calatafimi le camicie rosse di Garibaldi furono sempre il doppio dell’esangue battaglione borbonico spedito dal pavido generale Landi, più preoccupato di avere libera la via per Palermo che di ributtare a mare il nemico. La leggendaria incapacità del luogotenente Lanza, intessuta di vigliaccheria e rassegnazione al punto tale da consegnare Palermo a un Garibaldi sul punto di abbandonarla, si unisce alle mille indecisioni di Francesco, sopraffatto dall’opportunismo di ministri e cortigiani, spesso a libro paga di Cavour. E nel libro campeggiano gli spericolati intrighi del Gran Conte, che ignorava l’Italia oltre Firenze e tuttavia non si lasciò sfuggire l’occasione di farla.

Origini della seconda guerra mondiale

Richard J. Overy
Le origini della seconda guerra mondiale

Il Mulino, 2020

Il primo settembre 1939 le truppe tedesche attaccavano la Polonia, due giorni dopo Francia e Gran Bretagna dichiaravano guerra alla Germania. Iniziava un conflitto europeo che nel 1941, con l’ingresso di Urss, Giappone e Stati Uniti, avrebbe raggiunto le dimensioni di una guerra mondiale. Il libro mette in luce come il conflitto non fu soltanto la «guerra di Hitler», ma più in generale l’esito di una fondamentale instabilità del quadro internazionale, su cui pesavano le conseguenze traumatiche della Grande guerra. Un quadro che, accanto al declino dei vecchi imperi coloniali di Gran Bretagna e Francia, vedeva l’emergere di nuove potenze ambiziose e aggressive come la Germania, l’Italia e il Giappone.

Vaticano e Hitler

Alessandro Bellino
Il Vaticano e Hitler. Santa Sede, Chiesa tedesca e nazismo (1922-1939)

Guerini e Associati, 2019

Il nazismo ha costituito una terribile sfida per la Chiesa cattolica, che, in un certo senso, continua fino a oggi: molti giudizi sul cattolicesimo contemporaneo ruotano ancora intorno al rapporto di Pio XI e di Pio XII con Hitler. Innanzitutto, il nazismo ha disorientato la Chiesa tedesca, stretta tra minacce gravissime e crimini che non tolleravano il silenzio. Alessandro Bellino ricostruisce l’accidentato percorso di questa Chiesa, ripercorrendo un vasto dibattito storiografico e mettendo a fuoco vicende poco conosciute, come i processi per scandali finanziari e sessuali del clero, che il regime usò come pesanti mezzi di pressione. Ciò che accadeva in Germania coinvolse subito anche la Santa Sede. Dai documenti vaticani, qui ampiamente esplorati, emerge una gestione quotidiana della sfida nazista, che non seguì inizialmente un disegno chiaro e organico, ma che poi acquistò un orientamento sempre più severo. Lungo questa strada, la condanna della Mit Brennender Sorge non è stata un punto d’arrivo definitivo, ma la base di una sistematica strategia diplomatica finalizzata a contrastare l’influenza nazista nel mondo. La Santa Sede agì come un collettivo al cui interno non c’era spazio per contrapposizioni radicali, tuttavia dai documenti emergono differenze di giudizio, di atteggiamento, di azione. Il Segretario di Stato Eugenio Pacelli appare pienamente coinvolto nel progressivo indurimento della linea vaticana e il pontificato di Pio XI si chiuse con una ferma presa di posizione, proposta dal Segretario di Stato a sostegno del card. Mundelein, contro l’«imbianchino austriaco e per giunta inetto». Prefazione di Agostino Giovagnoli.

Montagne di mezzo

Mauro Varotto
Montagne di mezzo. Una nuova geografia

Einaudi, 2020

Il Novecento ha portato a compimento nella montagna italiana il disegno della modernità. Abbandono e marginalità diffusi da una parte, divertissement turistico dall’altra hanno scavato divari territoriali profondi che richiedono oggi di essere ripensati. Obiettivo di questo libro è uscire da tale schema, puntando l’attenzione sui fenomeni sempre piú diffusi di ritorno alle «terre alte» e inquadrandoli entro un’inedita cornice. Luoghi apparentemente perdenti sono tornati infatti al centro di movimenti di «nuova resistenza» ai modelli dominanti di standardizzazione, specializzazione e intensificazione produttiva che hanno decretato la crisi della montagna contemporanea o le sue effimere fortune. “Montagne di mezzo” traccia così i contorni di un’idea nuova di territorio, diversa da quella tuttora dominante nei media e nell’opinione pubblica, propone un alfabeto per dare valore a realtà minori, in posizione intermedia tra vette celebrate e fondivalle congestionati. Le montagne di mezzo non sono solo una realtà altimetrica, bensì luoghi che tengono insieme passato e futuro, rilanciando un’idea di abitare che concilia istanze climatiche sempre più stringenti, nuove energie sociali e modelli virtuosi di gestione e sviluppo della montagna.

Riflessioni sulla questione antisemita

Delphine Horvilleur
Riflessioni sulla questione antisemita

Einaudi, 2020

In questo saggio Delphine Horvilleur esplora l’antisemitismo attraverso i testi sacri, la tradizione rabbinica e le leggende ebraiche. Analizza la particolare coscienza che gli ebrei hanno di ciò che abita la psiche antisemita nel corso del tempo. Sartre aveva mostrato nelle Riflessioni sulla questione ebraica come l’ebreo sia definito in forma inversa attraverso lo sguardo dell’antisemita. Delphine Horvilleur sceglie qui di fare il contrario: esplorare l’antisemitismo attraverso i testi sacri, la tradizione rabbinica e le leggende ebraiche. Horvilleur analizza la particolare coscienza che gli ebrei hanno di ciò che abita la psiche antisemita nel corso del tempo: l’ebreo è di volta in volta rimproverato di impedire al mondo di fare «tutto»; di confiscare qualche cosa al gruppo, alla nazione o all’individuo; di mancare di virilità e di incarnare il femminile, la manchevolezza, il «buco», la ferita, la faglia identitaria che minaccia l’integrità della comunità. L’esegesi di questa letteratura è a maggior ragione piú rilevante in quanto i motivi ricorrenti dell’antisemitismo sono oggi rivitalizzati nel discorso dell’estrema destra e dell’estrema sinistra. Questo libro offre gli strumenti di resilienza per sfuggire al ripiegamento identitario: la tradizione rabbinica non si preoccupa tanto di venire a capo dell’odio verso gli ebrei (fatica sprecata…) quanto di offrire armi per premunirsi. Esso inoltre, per chi lo sappia leggere, rappresenta una via d’uscita dalla competizione vittimistica che caratterizza i nostri tempi di odio ed esclusione.

Inquietudine dell'Europa

Peter Gatrell
L’ inquietudine dell’Europa. Come la migrazione ha rimodellato un continente

Einaudi, 2020

In fuga da guerre o povertà, in cerca di una vita migliore, i migranti sono sempre stati al centro degli eventi dell’Europa contemporanea. Questo libro raccoglie in un’unica prospettiva le mille migrazioni che hanno caratterizzato la storia dell’Europa contemporanea. Le narra in modo avvincente racchiudendole tra due periodi da incubo: le grandi convulsioni seguite alla caduta del Terzo Reich e i recenti tentativi di massa dei migranti di attraversare il Mediterraneo per giungere in Europa. L’autore considera sia i movimenti di milioni di persone (come le epiche ondate della migrazione tedesca, dei turchi e degli italiani), sia quelli di gruppi molto piú esigui, come i careliani, gli armeni, i molucchesi o gli «asiatici ugandesi». Un saggio che fa rivivere i numerosi e incredibili viaggi intrapresi da tantissime persone alla ricerca di lavoro, sicurezza e dignità, in ogni tempo. Un libro di riferimento su un argomento sempre piú imprescindibile.

Sogno verticale

Angelo Ponta
Walter Bonatti. Il sogno verticale. Cronache, immagini e taccuini inediti di montagna

Mondadori, 2020

“Nella sua lunga e puntigliosa pubblicistica, Bonatti ci ha restituito quasi tutto della sua avventura, prima nella verticalità siderea dei monti poi nell’orizzontalità sconfinata dei suoi viaggi. Non era un intellettuale ma scriveva bene, con il tenace orgoglio del quasi autodidatta, con il puntiglio del resocontista onesto che non vuole omettere i dettagli del suo percorso. Ma qui, nella sequenza di fotografie private, appunti, ritagli di giornale, lettere, fogli di calendario; nelle testimonianze schiette e vibranti dei suoi non molti compagni di avventura ancora viventi; nelle minute tracce che il curatore ha tratto dal fondo dei cassetti e dal profondo della memoria, anche grazie al prezioso lavoro d’archivio svolto da Rossana Podestà, compagna di Walter in vita e oggi a lui riunita per sempre in chissà quale parete o sentiero di quale mondo; qui, in questo libro non è più Walter che ci parla; è direttamente la sua vita a parlarci, è la sua vita il vero autore di questo libro.” (dall’introduzione di Michele Serra). Centinaia di foto mai viste, lettere, appunti, diari delle spedizioni, relazioni tecniche delle arrampicate. Dai tesori nascosti nell’archivio di Bonatti riemergono i suoi vent’anni di alpinismo, dai primi passi sulla Grigna fino alla parete Nord del Cervino nel 1965. Nelle parole di coloro che furono accanto a Walter (alpinisti, giornalisti, fotografi, filosofi, amici) si svela il racconto corale e sorprendente del suo “sogno verticale”. Con scritti e testimonianze di Domenico Agasso, Tino Albani, Camillo Barzaghi, Mario Bianchi “Saramei”, Florio Casati, Mario Curnis, Giorgio Lotti, Roberto Mantovani, Dino Perolari, Gianni Vattimo, Marco Zappelli.

Storia controversa del vino Aglianico

Gaetano Cappelli
Storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo

Marsilio, 2007

Strana davvero la vita! Il brillante Riccardo Fusco sembrava destinato a grandi cose e ora trascina la sua esistenza schiacciato dal successo della moglie regista che lo ha ridotto al ruolo umiliante di baby-sitter delle quattro figlie, tradendolo inoltre col primo attore di passaggio. Graziantonio Dell’Arco, una vecchia conoscenza del liceo su cui nessuno avrebbe scommesso una lira, è invece divenuto uno degli uomini più ricchi e famosi d’Italia. Ma anche lui ha i suoi guai, insolentito com’è dall’inimitabile dandy Yarno Cantini che lo ha additato alla nazione intera come il principe dei neo-cafoni. L’incontro fortuito tra i due amici di un tempo sembrerà dare a Riccardo una via di fuga dalla sua piatta esistenza catapultandolo nel mondo dorato del jet set, e a Graziantonio l’occasione di vendicarsi di Yarno, attraverso una storia piena di colpi di scena, dove in un esilarante gioco d’incastro tra presente e passato s’incontrano personaggi come Chatryn Wally Triny, la sofisticata critica newyorkese cui spetta di stabilire qual è il vino migliore del mondo, e la ributtante strega Lia la Bavosa detentrice dei segreti della magia lucana; l’avido latifondista Michelantonio Dell’Arco che da improbabile re del gas metano si trasformerà in re della gassosa, e il subdolo giocatore di biliardo Carmine Addario suo complice; l’artista Mikail Nikolaevic Trepulov, costretto a dipingere ritratti di Stalin e lo sfortunato pittore italiano Ernesto Dell’Arco.

Stile moderno

Georg Simmel
Stile moderno. Saggi di estetica sociale

Einaudi, 2020

Il filo che lega le riflessioni di Simmel, nella prospettiva originale proposta dai curatori, è quello dell’estetica sociale, ovvero lo studio dei fenomeni sociali alla luce dei metodi attinti dall’estetica, intesa sia come teoria della percezione sensibile sia come teoria dell’arte. Unendo l’interesse per le costanti antropologiche a un più sociologico «senso intensissimo del presente», Simmel ci insegna a riconoscere nell’estetica una dimensione costitutiva della società umana e a distinguere le modificazioni storiche del sensorio promosse dall’avvento del moderno stile di vita. Giochi di sguardi e di odori, ornamenti e corteggiamenti, ponti e porte, manici e cornici, mode e tipi urbani, fiere industriali e trasformazioni della sensibilità: l’estetica sociale non è solo un capitolo imprescindibile della filosofia di Simmel, ma un pensiero vivente, ancora valido per esplorare la nostra estetica quotidiana e per comprendere le trasformazioni della società contemporanea.

Matematica e la sua storia

Bruno D’Amore, Silvia Sbaragli
La matematica e la sua storia. Vol. 3: Dal Rinascimento al XVIII secolo

Dedalo, 2019

Il terzo volume di un viaggio nella grande storia della matematica. Il periodo qui raccontato, dal XVI al XVIII secolo, è un momento di generosa fecondità, con risultati sempre più sottili, complessi e, allo stesso tempo, significativi e di ampio respiro culturale. Con un linguaggio volutamente esente da tecnicismi, adatto a lettori curiosi ma non specialisti, gli autori narrano una storia che parla di esseri umani, delle loro idee e dei loro sogni, e presenta i grandi protagonisti della matematica come uomini immersi nel loro tempo, che lottano per dare visibilità e spiegazioni plausibili alle loro intuizioni, talvolta creando ex novo teorie opportune. Un libro pensato anche a fini didattici, utile agli insegnanti come strumento attivo, non solo per cercare di attribuire alla matematica un volto interessante e umano, ma anche per far conoscere i personaggi che hanno creato questo grandioso edificio. La prefazione è di Luigi Pepe.

Riferire all'autorità

Maria Giuseppina Muzzarelli
Riferire all’autorità. Denuncia e delazione tra Medioevo ed Età Moderna

Viella, 2020

Quale confine separa la denuncia dalla delazione? Legislatori che invitano a tenere gli occhi aperti e a collaborare e denuncianti forse attratti dal premio derivante dalla multa sono al centro dell’attenzione degli studiosi qui impegnati a chiarire, a partire da diverse specificità disciplinari, i caratteri comuni e insieme gli elementi distintivi della complessa questione. Denunciare può essere concepito come una forma di collaborazione alla governabilità e al bene comune ma anche come un comportamento che infrange la solidarietà del gruppo e dissemina sospetti. Esaminando denunce di fatti politicamente rilevanti o di frodi commerciali e spaziando cronologicamente dal Medioevo all’Età moderna questo lavoro collettivo offre spunti per riflettere sul bisogno di sapere proprio delle autorità e sull’atteggiamento dei cittadini chiamati e disposti, ma non sempre, a collaborare.

Andreas o i riuniti

Hugo von Hofmannsthal
Andreas o i riuniti

Del Vecchio Editore

Nelle intenzioni stesse dell’autore espresse in una lettera all’amico Herman Bahr, il romanzo Andreas o i ritrovati avrebbe dovuto essere il racconto di “gioventù e crisi di un giovane austriaco in viaggio per Venezia, nell’anno della morte di Maria Teresa”. In questa telegrafica descrizione troviamo il riflesso del costante richiamo alla maschera e alla mistificazione che permea il romanzo e che apre a infinite possibilità senza renderne assoluta e reale alcuna. Andreas lascia in effetti Vienna alla volta di Venezia e non è un caso che giunto nella terra delle maschere si ritrovi invischiato in intrighi e messe in scena dal sapore grottesco e inquietante. Tutto della città e dei suoi abitanti lo disorienta e allo stesso tempo lo lega a quella terra in modo pressoché indissolubile. Il viaggio si trasforma come nella migliore delle tradizioni, in un percorso di formazione ma nelle mani di Hofmannsthal questo percorso assume le tinte fosche di un rito iniziatico.

Altra Patria

Marco Labbate
Un’altra patria. L’obiezione di coscienza nell’Italia repubblicana

Pacini Editore, 2020

La legge n. 772 del 15 dicembre 1972 riconosce per la prima volta l’obiezione di coscienza al servizio militare. È l’esito di una lotta durata oltre 25 anni che ha coinvolto movimenti, intellettuali, uomini politici, sacerdoti, cristiani di diverse confessioni, libertari, anarchici, e soprattutto quei 706 giovani, alla cui richiesta di poter servire la patria senza armi, lo Stato ha opposto un duro rifiuto e pene detentive. Il libro scava in questa storia e ne ripercorre caratteristiche e sviluppi nei primi decenni dell’Italia repubblicana. Non si tratta solo di un percorso lungo i tracciati individuali di un idealismo pagato sulla propria pelle. Le lotte di quei giovani intersecano le ripercussioni del secondo conflitto mondiale, la guerra fredda, la minaccia atomica, il rinnovamento del cattolicesimo, la contestazione giovanile. Alcuni casi eclatanti proiettano l’obiezione di coscienza al centro della discussione pubblica e al tempo stesso rendono tale scelta oggetto di silenzi, reticenze, repressioni. Essa si rivela dunque un punto di osservazione importante per guardare da un’angolazione originale le trasformazioni politiche, sociali e culturali che investono l’Italia in una fase cruciale della sua evoluzione.

Editing duemila

Paola Italia
Editing Duemila. Per una filologia dei testi digitali

Salerno, 2020

Quali testi leggiamo e leggeremo in rete? Come sono cambiati i rapporti fra autore, curatore e lettore nel passaggio dai testi materiali a quelli immateriali? E quali possibilità si aprono alla filologia nel mondo digitale? Dopo il fortunato Editing Novecento (2013), Paola Italia torna a riflettere sui temi legati alla produzione, cura e trasmissione dei testi, allargando il campo al mondo digitale: dall’instabilità delle lezioni, alla molteplice volontà dell’autore, dalla scomparsa del mediatore editoriale, all’interazione del lettore; intrecciando riflessioni sviluppate in un decennio di pratiche di filologia digitale, dedicate a Manzoni e Leopardi, casi di studio del volume. Si offre al lettore e allo studioso un panorama aggiornato alle riflessioni elaborate dalle Digital Humanities, con una particolare attenzione al tradizionale metodo filologico e alla responsabilità che ancora abbiamo come produttori, curatori e lettori.

Linguistica e antropologia nell'età dei lumi

Carlo Enrico Roggia
Melchiorre Cesarotti. Linguistica e antropologia nell’età dei Lumi

Carocci, 2020

Figura centrale per la cultura italiana del secondo Settecento, Melchiorre Cesarotti è un caso esemplare dell’efficacia delle reti sociali e intellettuali che attraversavano l’Europa dei Lumi. Nelle opere dedicate alle lingue e al linguaggio di questo philosophe radicato in quella che ormai era una prestigiosa periferia dell’Europa intellettuale (Padova, con la sua gloriosa Università), si riverberano tutti i temi cruciali che animavano la più avanzata riflessione coeva: dai rapporti fra linguaggio, pensiero e realtà ai fondamenti del mutamento linguistico e della ricerca etimologica, fino alla relazione tra linguaggio e mito nel quadro di una vera e propria antropologia dell’antico. Una ricchezza e profondità di pensiero a cui il contatto con la peculiare condizione storica e linguistica dell’Italia settecentesca fa assumere una curvatura originale e un rilievo autonomo nel panorama tanto italiano che europeo. Contributi di: Franco Arato, Daniele Baglioni, Andrea Battistini, Silvia Contarini, Andrea Dardi, Francesca M. Dovetto, Stefano Gensini, Giorgio Graffi, Claudio Marazzini, Sara Pacaccio, Alessio Ricci, Carlo Enrico Roggia, Alberto Roncaccia.

Tempo e sangue

Mirza Mehmedovic
Tempo e sangue. Totalitarismo, genocidio e stupro in Bosnia ed Erzegovina

Mimesis, 2020

Questo lavoro presenta uno sguardo particolare sulle circostanze che caratterizzarono il conflitto in Bosnia ed Erzegovina nel periodo 1992-1995. Partendo dal concetto di totalitarismo, l’autore ha inteso ricostruire quei rapporti tra cultura, religione, storia e politica che troppo spesso sono passati nel silenzio e che, tuttavia, sono fondamentali per chiunque voglia comprendere le condizioni che hanno determinato il tentativo di eliminare un’intera etnia da quella che, ancora oggi, la politica e i media vogliono condannata a un’impercettibile ambiguità ontologica: essere o non essere Europa. Attraversando la storia dei programmi per una Grande Serbia, il lettore dovrà confrontarsi con le verità sui genocidi e sugli stupri, ma soprattutto sulle responsabilità e sul debito morale che la comunità internazionale ha contratto con quello che William Miller ha definito come il curioso fenomeno di un’etnia slava per razza, maomettana per fede, che mai accettò il fondamentalismo ottomano.

Vescovi, re, imperatori

Giulia Co’
Vescovi, re, imperatori. Anastasio Bibliotecario fra Occidente e Oriente

Il Mulino, 2019

Anastasio Bibliotecario fu uno degli uomini più eminenti nella Roma della fine del IX secolo. Profondo conoscitore della lingua greca ed eccezionale erudito, il suo nome è indissolubilmente legato alle traduzioni in latino di numerose opere greche, per le quali scrisse sovente lettere prefatorie. Inoltre partecipò attivamente alle lotte di potere della città di Roma, cosa che se da un lato gli procurò due scomuniche, dall’altro gli permise, nella ridistribuzione delle cariche ecclesiastiche tra i diversi esponenti delle fazioni, di accedere a importanti incarichi all’interno del palazzo lateranense, come quello di bibliothecarius e di dictator delle lettere dei papi Niccolò I, Adriano II, Giovanni VIII. Collaborò inoltre con l’imperatore Ludovico II sia come dictator sia come ambasciatore. Obiettivo di questo studio, che si fonda sull’analisi delle fonti di prima mano, è porne in evidenza il ruolo svolto nella gestione delle comunicazioni epistolari, in occasione sia dei momenti di redazione autonoma delle lettere prefatorie sia delle collaborazioni con i tre papi e con l’imperatore.

Vie del cibo

Marina Cavallera, Silvia A. Conca Messina, Alice Raviola Blythe
Le vie del cibo. Italia settentrionale (secc. XVI-XX)

Carocci, 2019

L’interesse per il cibo non è solo parte della quotidianità, ma è al centro dell’attenzione sia delle grandi organizzazioni internazionali – in correlazione con i problemi della fame e del cambiamento climatico globale – sia dei media, con tutto il portato ludico e voyeuristico delle pubblicazioni e dei programmi di cucina. Lo studio della cultura alimentare è da tempo anche un filone storiografico consolidato, che si misura con le questioni della carestia, del divario sociale, della produttività economica, del gusto e dell’autorappresentazione delle corti attraverso la tavola. Il volume affronta l’argomento con particolare riferimento all’area padana, grande motore economico sin dal Medioevo, attraverso l’articolazione in cinque percorsi: la conservazione per mezzo di sale e di acqua; i prodotti derivati dal mondo vegetale; le carni, i pesci e i latticini; i generi di lusso; l’iconografia. Emerge un panorama mosso, dinamico, che induce a riflettere sul mito contemporaneo del “chilometro zero” e a valorizzare il concetto di cibo in movimento fra età moderna e contemporanea.

Bellezza e liturgia

Pavel Aleksandrovic Florenskij
Bellezza e liturgia. Scritti su cristianesimo e cultura

SE, 2020

«In un ritratto il volto è l’idea della persona. L’icona. Il volto è l’idea di chi è raffigurato. L’icona è il tentativo di fissare ed esprimere la visione artistica somma con la quale veniamo a contatto nel momento della creazione. Se l’altare è luogo intelligibile, significa che il confine tra di esso e il mondo dovrà essere segnato da guardie vive e santi reali. L’iconostasi che separa l’altare è una cintura di angeli che sbarra il nostro accesso spirituale al mondo celeste, al luogo intelligibile. E poiché la loro presenza non è sempre evidente a tutti quanti, a ricordarcelo ci sono le icone, tramite le quali ascendiamo dall’immagine all’archetipo».

Vita di Giovanni Morelli

Jaynie Anderson
La vita di Giovanni Morelli nell’Italia del Risorgimento

Officina Libraria, 2019

Prima di Morelli (1816-1891) l’attribuzione di un dipinto a un artista o a una scuola si fondava spesso sulla tradizione o su un’impressione generale, quando non addirittura sull’istinto. La sua formazione medica lo indusse a osservare da vicino i particolari anatomici e a esaminare con rigore scientifico le opere dei grandi maestri rinascimentali. Combinando il vaglio attento, l’analisi e il confronto di dettagli per lo più trascurati da collezionisti, critici ed esperti museali, il metodo morelliano divenne la base della moderna connoisseurship. Fiero patriota italiano di origini svizzere protestanti, Morelli prese parte al Risorgimento rischiando la vita nelle guerre d’Indipendenza. Servì per quattro mandati come deputato nel Parlamento del Regno di Sardegna e in quello dell’Italia unita, per poi essere nominato, nel 1873, senatore a vita. In un’epoca in cui tante grandi raccolte della Penisola erano preda di collezionisti e musei stranieri, si fece promotore di misure legislative, tra le prime al mondo, volte alla tutela delle opere d’arte. La vita di Morelli fu segnata da profonde amicizie e relazioni sentimentali con grandi donne quali Clementina Frizzoni, Laura Acton, Vittoria, figlia della regina d’Inghilterra e principessa ereditaria, poi imperatrice, di Germania. Per lascito testamentario, la collezione di Morelli è passata all’Accademia Carrara di Bergamo, città natale della madre e luogo cui restò sempre legato.

Nemici degli italiani

Amedeo Feniello, Alessandro Vanoli
I nemici degli italiani

Laterza, 2020

Nella storia della nostra Penisola al centro di tutto c’è sempre stato lui: il Nemico. E la sua storia racconta meglio di qualunque altra cosa chi siamo stati e come siamo diventati. Il nemico ha cercato nello Stivale tante cose: una terra ricca e florida da conquistare e depredare, oppure una casa in cui trovare sicurezza e speranze. I nemici in Italia si sono affastellati da secoli, l’uno dopo l’altro, in un gigantesco effetto domino che ci appartiene e costituisce la nostra essenza, multipla e complessa: arrivavano spingendo via chi da tempo abitava luoghi e città. Quando arrivavano i barbari, i nemici di turno, un mondo finiva e un altro iniziava, senza soluzione di continuità. Poi, bisognava aspettare: che i barbari diventassero meno barbari, si amalgamassero con gli altri e cominciassero, anche loro, a temere nuovi stranieri. Insomma, ci sono nemici che vanno e altri che vengono, in un susseguirsi secolare dove, ogni volta, il tempo passa e la storia si sedimenta, la paura diventa oblio e ciascuno degli antichi nemici si ritrova a temere nuovi invasori, nuove minacce alla propria storia e alla propria identità. Questo racconto sarà veloce, composto da scene nelle quali ogni nemico si mostra quando la sua minaccia, sommandosi progressivamente ad altre minacce, diventa sensibile e coerente, per spiegare, molto banalmente, che quei nemici siamo noi. Sono le tante parti che compongono la nostra storia, la nostra cultura, la nostra lingua e la nostra genetica. Senza nessuna retorica e senza alcuna ironia: quelli che sono stati i nemici degli italiani, sono oggi gli italiani.

Ferrarina - Taverna

Franca Valeri
La Ferrarina – Taverna

Einaudi, 2020

Nel 1970 andarono in onda quattro atti unici che la Rai aveva commissionato a Franca Valeri: La cosiddetta fidanzata, La cocca rapita, L’intervista e La Ferrarina – Taverna. Nonostante sia forse uno dei testi piú belli dell’attrice-autrice, quest’ultimo era rimasto fino a oggi inedito. È una commedia nera molto divertente nella quale un uomo e una donna, in palese crisi di coppia, vengono inondati di parole dalla proprietaria di una trattoria (interpretata in tv dalla stessa Valeri). In un crescendo di tensione e comicità, l’ostessa, erede di un intera tradizione di «scocciatori» teatrali, non cessa un attimo di glorificare con intempestiva loquacità la poco verosimile cucina del suo locale e la «distinta» clientela che lo frequenta. Tutta compresa nel suo orgoglio professionale, millantato alquanto, è incapace di percepire la reale situazione e di prevederne l’epilogo. L’ostessa della commedia rappresenta uno dei leggendari personaggi chiacchieroni disegnati in quegli anni dalla Valeri, catafratti nel mondo rimbombante delle proprie parole e insensibili a qualsiasi voce altrui. Ma qui il personaggio è inserito in un perfetto meccanismo a orologeria in cui la sua logorrea inciampa negli inquietanti silenzi e nelle poche gelide parole della coppia per precipitare, insieme a tutta la scena, in un finale memorabile.

Dichiarazione universale dei diritti umani

Raffaella Gherardi
La Dichiarazione universale dei diritti umani. Storia, tradizioni, sviluppi contemporanei

Viella, 2020

L’approvazione della Dichiarazione universale dei diritti umani (1948) è unanimemente riconosciuta come un evento storico cruciale, una pietra miliare nel lungo cammino delle idee e delle norme sui diritti umani e nella riconfigurazione delle relazioni tra gli Stati, oltre che tra Stati e cittadini. Se nel corso degli anni i diritti umani sono innegabilmente divenuti un paradigma etico-politico, un linguaggio e un corpus normativo saldo, potente (talvolta prepotente?), i problemi connessi al loro fondamento, alla loro giustificazione e alla loro universalità, così come alla loro violazione, applicazione selettiva ed esportazione paternalistica, continuano a rimanere aperti.

Impero del cibo

Andrea Casadio
L’ impero del cibo. Come le grandi multinazionali ci ingozzano, ci affamano, ci ingannano

Piemme, 2020

Questo libro vuole essere un manuale di sopravvivenza per sfuggire all’impero del cibo: grazie a decine di esempi, interviste, dati storici e studi neuroscientifici, Andrea Casadio smonta tutti i falsi miti sull’alimentazione e ci insegna che per condurre una vita sana ed equilibrata il segreto è recuperare un rapporto più sereno con ciò che mangiamo. Il cibo incarna tutte le grandi contraddizioni del nostro tempo. Se nel resto del pianeta milioni di esseri umani soffrono la fame, nei paesi occidentali più della metà degli abitanti è sovrappeso, e gran parte di chi non ha reali problemi di peso si sottopone comunque a diete ossessive quanto inutili, che spesso provocano gravi disturbi del comportamento. Non siamo tutti impazziti: il problema è che le grandi multinazionali alimentari speculano sulle nostre fragilità. Per loro il cibo è solo una merce, e se da una parte si ingegnano in tutti i modi per farci diventare schiavi dei loro prodotti, dall’altra ci ingannano vendendoci alimenti dietetici inefficaci, quando non inutili o dannosi. Nel frattempo, in tv spopolano cuochi-star e dietologi-guru. Tutti parlano di come e cosa mangiare, eppure la maggior parte di noi consuma i pasti sempre più in fretta, e la tavola ormai non è più il luogo della famiglia, ma il teatro delle nostre solitudini e delle nostre ansie. Se un tempo il cibo era nutrimento, convivialità, amore, oggi è soprattutto una merce, uno spettacolo, un simbolo a cui attribuiamo un valore salvifico o nefasto, un’ossessione. E può diventare una droga, perché i colossi dell’alimentazione sanno fin troppo bene che la giusta dose di certi ingredienti crea dipendenza.

Da Minosse a Omero

Louis Godart
Da Minosse a Omero. Genesi della prima civiltà europea

Einaudi, 2020

L’Egeo è il mare su cui sta l’Arcipelago in cui si scrive, come una profezia, l’origine dell’Occidente. Oltre che per lo splendore di mare e isole, all’Egeo si ritorna con quell’idea non dichiarata di rifare un percorso verso le fonti da cui proveniamo e verso l’irriducibile differenza che ci ha generato. Louis Godart inizia il suo viaggio antichissimo da storie che si svolgono fra Ottocento e Novecento e che hanno per protagonisti Heinrich Schliemann, Arthur John Evans e Michael Ventris, che attraverso gli scavi di Troia, Micene, Cnosso e la decifrazione della Lineare B hanno restituito alla storia i mondi scomparsi dell’epopea omerica. Dalle vicissitudini di questi uomini, dalla loro passione individuale, Louis Godart, con un itinerario fondato su fonti archeologiche anche di prima mano, parte alla scoperta delle antiche radici della storia dell’Egeo. Dal Paleolitico si arriva fino alla glittica del Bronzo Antico e alle statuette cicladiche, primissima, insuperata testimonianza della venerazione per la dea madre che attraversa tutto il Mediterraneo. Da qui si continua con le tracce delle nove città di Troia e con un’ipotesi per quella di Priamo, e poi ancora con il complesso della civiltà cicladica, al cui centro sta l’evento distruttivo e capitale dell’esplosione del vulcano di Santorini, che distrugge la città di Thera, ne conserva le pitture murali, come in una Pompei cicladica, e forse fonda il mito non tramontato di Atlantide. E poi Creta, che in questo libro splende più che mai al centro di un Mediterraneo fitto di traffici che vanno dall’interno del continente asiatico attraverso le coste dell’attuale Siria fino all’Egitto dei Faraoni. Un’isola di cui si seguono le ragioni possibili del passaggio dalla civiltà palaziale minoica, figurata nel mito di Minosse, a quella piú concreta e mercantile, ma ugualmente raffinata, dei greci micenei, il transito dallo Stato minoico a quello miceneo. Creta e l’Egeo, la loro cultura, l’apparizione della scrittura , i luoghi di culto, i poteri, i commerci, gli scambi e i miti, vengono scolpiti da Louis Godart in questo libro come crocevia di mondi fra oriente e occidente, come luogo di trasformazioni, di guerre e certamente di rapine, un universo di conflitti che portarono per vie affini all’epopea di Gilgames come a quelle dell’Iliade e dell’Odissea. Più seducenti di una leggenda, più icastiche di un mito, le ipotesi scientifiche di Godart trasformano il nostro sguardo su ciò che credevamo di conoscere.

Ultimo classico

Antonio De Simone
L’ ultimo classico. Max Weber. Filosofo, politico, sociologo

Mimesis, 2019

Nelle gradazioni del possibile in cui si configura l’orizzonte di senso della realtà, dove si rappresentano le immagini del mondo e si interpretano nella storia le forme della soggettività e della politica, ovvero le frequenze, i casi e i destini dell’umano evento, Max Weber si appalesa come «un classico nostro contemporaneo», forse “l’ultimo classico” che, pur nelle sue interne e irresolubili contraddizioni vitali e di pensiero, può ancora rappresentare una guida essenziale per comprendere la complessità costitutiva dell’agire umano dotato di senso. Il “paradigma weberiano”, con i suoi sviluppi critici e problematici, entro e oltre il Novecento, non ha smesso, anche nelle trasformazioni della filosofia, della politica e delle scienze umane e sociali contemporanee, di declinarci, con la sua originale Zeitdiagnose, nella nostra “ontologia dell’attualità”, quali sono i problemi rilevanti del conflitto della ragione nel disincanto moderno. Nelle pagine di questo libro Antonio De Simone ricostruisce i motivi salienti in cui si articolano gli esercizi di pensiero nei quali rilegge alcuni dei principali temi che possono, nel loro insieme, restituire i diagrammi principali dell’antropologia dell’umano che Weber diagnostica criticamente nella sua enciclopedica opera filosofica, politica, storica, giuridica, etica e sociologica. Un’analitica e un’ermeneutica della modernità che, con accenti diversi, hanno continuamente attratto l’attenzione dei grandi interpreti contemporanei che all’opera di Weber hanno rivolto il loro ascolto per decifrarne l’ineffabile destino, e che questo volume recepisce non solo nella sua storica e determinata Wirkungsgeschichte ma anche come lascito problematico di una grande “lezione” e di una difficile e indispensabile “eredità” di pensiero di un genio poliedrico inteso appunto come “filosofo, politico e sociologo”.

Vivo che passa

Claude Lanzmann
Un vivo che passa. Auscwitz 1943 – Theresienstadt 1944

Cronopio, 2020

“Cerchi di andare all’interno dei campi, cerchi di vedere tutto quello che può”. Essere soprattutto due occhi e vedere, cercare di vedere al di là di ciò che gli veniva mostrato: questo era il compito di Maurice Rossel, delegato della Croce Rossa Internazionale cui fu concesso di visitare il campo di Auschwitz nel 1943 e, qualche mese dopo, il ghetto di Theresienstadt. Eppure questa intervista che egli ha concesso a Claude Lanzmann nel 1979 diventata un film autonomo, parla solo della sua cecità, del suo aver visto senza vedere ed è in grado di interrogare, oggi, lo sguardo opaco che caratterizza il nostro presente.

Libero arbitrio

Christian List
Il libero arbitrio. Una realtà contestata

Einaudi, 2020

I filosofi hanno discusso per secoli sull’esistenza e sulla natura del libero arbitrio. Oggi, molti studiosi di orientamento scientifico negano che esista, contestando in particolare che si possa scegliere tra possibilità alternative. Se le leggi della fisica regolano tutto ciò che accade, come possono le nostre scelte essere libere? Chi crede nel libero arbitrio sarebbe dunque ingannato dall’abitudine, da una convinzione o da una dottrina religiosa. Questo libro sfida l’ortodossia scientifica, e propone una nuova e accorata difesa del libero arbitrio impugnando gli stessi criteri naturalistici che di solito vengono impiegati per confutarlo. Christian List ammette che il libero arbitrio, insieme ai suoi prerequisiti – intenzionalità, possibilità alternative, controllo causale sulle nostre azioni -, non fa parte della fisica, e sostiene che esso vada invece considerato un fenomeno di «livello superiore», appartenente all’ambito della psicologia. È uno di quei fenomeni che, pur emergendo dai processi fisici, al pari di un ecosistema o dell’economia, resta autonomo da essi. Quando il libero arbitrio viene contestualizzato in modo corretto, ammettere che è reale non solo è scientificamente onesto, ma diventa indispensabile per spiegare il nostro mondo.

Io, il popolo

Nadia Urbinati
Io il popolo. Come il populismo trasforma la democrazia

Il Mulino, 2020

Da non confondersi con i regimi dittatoriali e autoritari, il populismo – nella prospettiva dell’autrice – va considerato una variante del governo rappresentativo, basata sul rapporto diretto tra un leader e il «suo popolo», rivendicato come «vero» contro l’establishment. Il rischio democratico non risiede allora nella domanda di espansione della democrazia, o nell’enfasi posta sul richiamo al popolo, ma nella selettività con cui il leader individua il suo popolo, facendone un’arma di parte da brandire contro l’altro. Il popolo dei populisti di fatto rifugge dall’inclusività e dalla generalità del popolo sovrano. Un contributo illuminante alla comprensione di un atteggiamento e di una prassi politica segnati da un crescente successo.

Impero nascosto

Daniel Immerwahr
L’impero nascosto. Breve storia dei grandi Stati Uniti d’America

Einaudi, 2020

Ricco di sorprese e analisi innovative, sempre animato da una concezione originale di cosa significhino oggi impero e globalizzazione, questo libro getta una luce piena di contrasti sul ruolo degli Stati Uniti nella storia mondiale. La storia degli Stati Uniti al di fuori degli Stati Uniti, dalle conquiste ottocentesche dell’Alaska, delle Hawai’i, delle Filippine e di Puerto Rico alla miriade di isole, arcipelaghi e basi militari intorno al globo dove sventola la bandiera a stelle e strisce. La vicenda di un impero che ha sempre negato di essere tale. L’America si è sempre vantata di essere un esempio di sovranità e indipendenza. Sappiamo che ha diffuso il suo denaro, la sua lingua e cultura in giro per il mondo, ma continuiamo a pensare ad essa come a un universo geo-graficamente ben definito, limitato a nord dal Canada, a sud dal Messico e dagli oceani ai lati. Nulla di meno vero. A partire dall’Ottocento, gli Stati Uniti cominciarono ad annettere numerosissimi territori oltremare e dopo la Seconda guerra mondiale l’impero americano raggiunse la sua massima espansione, con piú persone che vivevano al di fuori del continente che al suo interno. Tuttavia, negli anni che seguirono, si concepí un nuovo tipo di influenza che non richiedesse il controllo delle colonie, anche grazie a innovazioni in diversi campi (dall’elettronica ai trasporti e dalla medicina alla cultura popolare). La pillola anticoncezionale, la chemioterapia, la plastica, Godzilla, i Beatles, lo stesso nome «America»: non possiamo capire niente di tutto ciò senza comprendere il concetto di impero territoriale. Ricco di sorprese e analisi innovative, sempre animato da una concezione originale di cosa significhino oggi impero e globalizzazione, questo libro getta una luce piena di contrasti sul ruolo degli Stati Uniti nella storia mondiale.

Accademia degli agiati

Stefano Ferrari
L’Accademia degli Agiati nel Settecento europeo: irradiazioni culturali

Edizioni del Grifo, 2007

Il volume raccoglie le storie intellettuali di dieci personaggi della cultura italiana ed europea del ‘700 che hanno come denominatore comune quello di essere stati associati, in momenti diversi, all’Accademia degli Agiati di Rovereto. Alcuni di loro sono figure di primissimo piano, conosciute dal grande pubblico e note alla grande storiografia. Le peculiarità intellettuali di questi dieci personaggi hanno comportato delle indagini di prima mano, spesso costruite su una documentazione archivistica inedita, in settori lasciati ai margini da una storiografia non allenata all’esplorazione di nessi e transferts tra spazi e realtà culturali diversi.

Nuovo illuminismo radicale

Marina Garcés
Il nuovo illuminismo radicale

Nutrimenti, 2019

Autoritarismo, fanatismo, catastrofismo, terrorismo. Questi sono solo alcuni dei volti di un’imponente reazione anti-illuminista che caratterizza, e spesso domina, il racconto del nostro presente. Di fronte all’attuale crisi di civiltà, la risposta sembra contemplare soltanto due vie d’uscita: condanna o salvezza. Ma ciò che si nasconde dietro questa divisione manichea è in realtà una resa: la nostra rinuncia alla libertà, vale a dire a migliorare insieme le nostre condizioni di vita. Perché crediamo in questi racconti apocalittici? Quali paure e quale opportunismo li alimentano? In questo agile pamphlet, la filosofa Marina Garcés teorizza un nuovo illuminismo radicale, un atteggiamento che sia in grado di contrastare le facili credulità del nostro tempo e di opporsi alle conseguenti forme di oppressione. Prefazione di Michela Murgia.

Mondi mediterranei

Daniel Baloup, David Bramoullé, Bernard Doumerc
I mondi mediterranei nel Medioevo

Il Mulino, 2020

«Triplex confinium», zona divisa tra Africa, Asia ed Europa, il Mediterraneo è un grande mare chiuso su cui si affacciano mondi differenti. Nel Medioevo i loro rapporti si sono costruiti sulla mescolanza di volta in volta prodotta dallo spostamento dei luoghi di potere, dalle concentrazioni economiche e commerciali e dal confronto tra culture. Il libro porta uno sguardo originale su questo turbolento crogiolo di civiltà, cogliendolo nella sua complessità non riducibile alla mera contrapposizione fra cristianesimo e islam. La prima parte tratta la frammentazione dell’unità mediterranea romana, il controllo delle isole e degli stretti, il rapporto con l’entroterra; la seconda la costruzione di società diverse con la convivenza o scontro fra religioni e identità differenti, e l’integrazione dei migranti; la terza la circolazione terrestre e marittima, le diaspore, gli scambi culturali.

Elegie

Massimiano
Elegie

Mondadori, 2020

Poeta dotto, che riassume la tradizione elegiaca latina, che si colloca all’insegna di Boezio, e che ha assimilato la cultura biblica e cristiana al punto di utilizzarne espressioni e frasi, Massimiano «recepisce e interiorizza il cosiddetto “pessimismo greco”, che trova la sua espressione nelle parole del satiro Sileno, secondo il quale la cosa migliore per l’uomo è non essere nato e, una volta nato, morire presto. Il non essere è l’unico modo per sottrarsi all’infelicità che appartiene all’essere, anche e soprattutto nella vecchiaia, l’esperienza più tragica della vita». Se le figure femminili – Licoride, Aquilina, Candida e la Graia puella – si situano al centro delle “Elegie”, è “Senectus” la vera donna alla quale Massimiano soggiace come un amante alla propria Dama. Realista a oltranza, egli non rifugge dalle immagini più forti e più crude. Scrittore latino nell’Italia ostrogota del VI secolo, Massimiano è il poeta della senescenza: dell’uomo e dell’intero mondo antico.

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